
Rick Santorum (Credits: LaPresse/ Charles Rex Arbogast)
Se non è un vero e proprio terremoto politico, la vittoria di Rick Santorum nei due caucus in Colorado e in Minnesota e nelle primarie non ufficiali del Missouri è sicuramente un evento in grado di scompigliare le carte della corsa alla nomination repubblicana. Una tripletta inaspettata. Un’affermazione così solida nei numeri da rimettere in discussione alcune di quelle che fino a ieri sembravano delle certezze: l’Inevitabilità del candidato Mitt Romney (che dopo queste tre sconfitte è ancora considerato il frontrunner, ma è molto, molto indebolito) e il nome del suo rivale (che era Newt Gingrich, ma il cui posto sembra essere preso ora proprio dall’ex senatore della Pennsylvania).
Grande è la confusione nel cielo del GOP. Con una serie di votazioni che esprimono le sensibilità politiche locali - che variano di stato in stato e dipendono dalla composizione dell’elettorato -, ma che non riescono ad avere, come sperava Mitt Romney, un comune denominatore (la sua “Eleggibilità” nei confronti di Barack Obama) e che invece rappresentano una base del Partito Repubblicano divisa e frazionata in tanti segmenti, in contrasto uno con l’altro, maggioritari o minoritari a seconda del luogo in cui fa tappa il Grande Circo delle Primarie.
Come è avvenuto alcune settimane fa con l’ex Speaker della Camera, ora è invece la volta di Rick Santorum di risorgere dalle ceneri di un’avventura che sembrava per lui ormai conclusa. La vittoria che fa più impressione è sicuramente quella del Colorado, dove Mitt Romney aveva stravinto nel 2008 ed era - per tutti i sondaggi - il superfavorito. E, invece, i pronostici della vigilia sono stati ribaltati. Dopo una notte di incertezza, i risultati ufficiali indicano che il candidato italo-americano ha conquistato il 40.2% dei voti contro il 34.9 dell’ex governatore del Massachusetts. Terzo e ben distante Newt Gingrich con il 12.8% delle preferenze mentre Ron Paul si è fermato un punto sotto (11.8%).
In Colorado non è servito l’investimento milionario in pubblicità di Mitt Romney, e neppure la presenza di una forte comunità mormone. Rick Santorum ha vinto grazie al voto più conservatore, all’alleanza tra i conservatori sociali, gli evangelivi e il Tea Party, formazione che qui, a differenza di quello che era successo in Nevada, non si è spaccata sul nome da appoggiare, ma che, invece, ha puntato tutto sull’ex senatore della Pennsylvania.
In Minnesota, la partita sembra più aperta, ma ci ha pensato Rick Santorum a chiuderla con un 44.9% che non ammette alcuna replica. In questo stato, Mitt Romney è arrivato addirittura terzo (16.9%) dopo Ron Paul (27.2%).
E, se non importanti per l’assegnazione di delegati per la convention (la loro distribuzione verrà decisa più avanti dal GOP), le primarie non ufficiali del Missouri, con la loro alta affluenza di votanti, quasi il doppio di Colorado e Minnesota, sono da considerare un importante dato politico a favore di Rick Santorum (che se le è aggiudicate).
“Non sono un candidato conservatore in alternativa a Mitt Romney. Lo sono in alternativa a Barack Obama” - ha detto l’ex senatore della Pennsylvania nel suo discorso della vittoria, dichiarando così la sua forza e le sue intenzioni.
Sommata alla prima affermazione in Iowa, la tripletta d’inizio febbraio lo rilancia con forza come rivale di Mitt Romney. Si deve ora aspettare il Super Martedì (il prossimo 6 marzo) per vedere quali sono le vere possibilità di Santorum. In quella occasione, Newt Gingrich cercherà a sua volta di risorgere con alcune vittorie negli stati del sud. i delegati in paolio in una sola notte sono più di 400.
Comunque sia, il terremoto politico c’è stato. Mitt Romney ha perso in casa, in Colorado, dimostrando di non essere ancora (ma lo sarà mai?) in grado di raccogliere il voto più conservatore, mentre il risultato del Nevada sembrava concedergli qualche speranza. Voto conservatore che invece si divide e si concentra a sud su Newt Gingrich e nel Mid West su Rick Santorum.
La corsa che sembrava già finita, si è riaperta. E se la ragione dice che alla fine prevarrà Mitt Romney, è anche vero che questo primo mese di primarie ci fa scoprire un elettorato repubblicano in bilico tra la necessità di avere un candidato che sia in grado di battere Barack Obama e uno che invece lo faccia sentire rappresentato nei suoi valori più profondi.
Non avere alcuno in grado di fare una sintesi tra cuore e cervello, è il grande problema del GOP.
—
Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori
- Mercoledì 8 Febbraio 2012


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Commenti
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Il 9 Febbraio 2012 alle 0:02 anna.one ha scritto:
Nel frattempo Obozo..
http://www.youtube.com/watch?f.....Y6js_YoO1w
Il 9 Febbraio 2012 alle 19:23 Dal Missouri schiaffo all’inevitabilità Ora la partita è tutta da … – La Stampa ha scritto:
[...] Panorama [...]
Il 14 Febbraio 2012 alle 17:30 [Elezioni Usa 2012] VERSO IL SUPER TUESDAY – Sondaggi: Rick Santorum all’assalto di Mitt Romney - Cronaca | Allnewz.it ha scritto:
[...] sondaggi gli danno ragione. Dopo le sue vittorie in Colorado, Minnesota e in Missouri, l’ex senatore del Pennsylvania ha visto salire le sue quotazioni. Un paio di rilevazioni lo [...]
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