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Siriani davanti l'ambasciata russa, contro il veto russo, in Qatar (AP Photo/Osama Faisal)
Non accenna a concludersi il martirio di Homs, roccaforte siriana della rivolta contro Bashar Al-Assad, di nuovo sottoposta a intensi bombardamenti da parte delle forze lealiste.
Nella strage compiuta tra venerdì e sabato, è morto anche “Omar il siriano”, un giornalista attivista che collaborava con l’Agenzia France Presse (Afp), mentre l’Unicef denuncia che almeno 400 bambini sono rimasti uccisi in undici mesi in Siria.
“La situazione umanitaria a Homs è disastrosa, da tre giorni siamo sotto i mortai e i proiettili dell’esercito di Assad e non c’è modo di fuggire o trovare rifugio. Siamo in trappola”: è la testimonianza concitata di Shadi Juri, abitante di Bab Amro, martoriato quartiere della città, raggiunto via Skype.
Nelle ultime otto ore il raid sulla città ha provocato la morte di almeno 47 persone. All’unisono appelli di aiuto vengono lanciati dai minareti delle moschee: lo mostra in diretta la tv panaraba Al Jazeera collegata con videocamere di attivisti piazzate sui tetti degli edifici e che trasmettono con modem satellitari, unico mezzo di comunicazione vista la prolungata interruzione delle linee telefoniche locali.

Fumo su Homs, 9 dicembre 2011 (AP Photo/SANA)
Tra le vittime di questi lunghi giorni di sangue, c’è “Omar il siriano”, un giornalista attivista che collaborava con l’Agenzia France Presse (Afp) e aveva lavorato anche per The Guardian, Die Welt, e fatto interventi in diretta per Al Jazeera e Cnn. È rimasto ucciso nel bombardamento di Homs compiuto dalle forze siriane nella notte tra venerdì e sabato, definito un “massacro” dai gruppi di opposizione. Lo hanno detto i suoi familiari. Studente di 24 anni, il suo vero nome era Mazhar Tayyara.
Nella notte del bombardamento era uscito dalla sua casa, nel quartiere di Inshaat, per recarsi a Khalidiye, quartiere in quel momento sotto attacco: è morto, colpito alla testa, all’addome e alle gambe da un colpo di artiglieria, mentre aiutava dei feriti.
Nella sempre più lunga e macabra conta degli orrori in Siria, sono struggenti anche i numeri dell’Unicef.
“Alla fine di gennaio, erano morti 400 bambini e più di altrettanti sono stati arrestati”, ha detto la portavoce dell’Unicef, Marixie Mercado, nel corso di un briefing. “Arrivano notizie di bambini che vengono arbitrariamente arrestati, torturati e abusati sessualmente mentre sono nelle carceri”, ha aggiunto l’agenzia Onu in un comunicato.
La Mercado ha spiegato che i dati derivano dalle organizzazioni siriane a tutela dei dritti umani e che l’Unicef li ritiene “attendibili”.

Studenti siriani tornano da scuola a Rastan, nella provincia di Homs, 13 ottobre 2011 (AP Photo/Muzaffar Salman)
- Mercoledì 8 Febbraio 2012

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