
Clint Eastwood (Credits: LaPresse/ Cliff Owen)
Dall’alto dei suoi 81 anni, della sua autorevolezza artistica, della sua capacità di scandagliare nei suoi film i chiaro scuri della storia americana; dall’alto dei suoi record politici, che dicono repubblicano da sempre, ma senza dogmi, senza conservatorismi tradizionali, con una visione culturale tanto aperta da - come scrive il New York Times - “arrivare a fargli cambiare i suoi sentimenti politici”, Clint Eastwood è risultato credibile quando ha smentito che lo spot della Chrysler, mandato in onda nell’intervallo del Super Bowl fosse una pubblicità a favore di Barack Obama.
“Non è un endorsement nei suoi confronti. Io non sono certo politicamente legato a Mr Obama - ha detto il regista in una intervista alla Fox News - In questo momento non appoggio alcun candidato, ma se qualcuno vuole fare politica con lo spirito di questo spot, a me va benissimo”.
Quei due minuti sulla rinascita di Detroit, sul risorgere dell’industria automobilistica - il cui destino è legato alla ripresa dell’economia statunitense - quello che può essere considerato il sequel dello spot dello scorso anno (quando protagonista fu il rapper Eminem e la sola città, non il Paese), quell’Halftime in America sono (stati) così potentemente evocativi da toccare molti nervi scoperti della politica americana. Non solo tra le fila del Partito Repubblicano, ma - per gli analisti più attenti - anche tra quelle degli avversari democratici.
Karl Rove, l’ex braccio destro di George W. Bush, ha detto di sentirsi offeso per quello spot. “L’industria automobilistica ripaga con il suo appoggio la politica di aiuti dell’amministrazione nei suoi confronti”, ha detto, scordandosi forse che il salvataggio della GM (e poi quello della Chrysler) iniziarono con i prestiti concessi proprio da parte del governo guidato da Bush Junior. Newt Gingrich, invece, lo ha apprezzato: “Mi è piaciuto. Dobbiamo tornare a lavorare insieme per rimettere l’America sul giusto binario”.
Più in generale, i commenti del GOP sono stati negativi, alimentati anche dal fatto che si è scoperto che un paio di importanti manager dell’agenzia pubblicitaria a cui era stato affidato avevano lavorato in passato per Barack Obama.
Ma la questione vera è che i repubblicani sono apparsi spiazzati dallo spot; si sono sentiti scippati di un concetto che non sono stati in grado (ancora) di mettere con forza e capacità persuasiva in questa campagna elettorale: l’ottimismo, la possibilità di farcela con uno sforzo collettivo, di essere i protagonisti dell’uscita dal periodo oscuro della crisi economica.
Quei due minuti di Clint Eastwood, quel “Secondo tempo per l’America” ha fatto venire in mente a molti quel New Morning America che fu lo slogan vincente di Ronald Reagan nell’anno della sua elezione. Allora la promessa era quella di uscire dai cupi anni ‘70, dalla crisi del Watergate e dalle incertezze di Carter per andare verso una nuova epoca di ritrovato benessere e forza.
Per certi versi, Clint Eastwood quello spirito l’ha ritrovato, proponendo una visione e sguardo verso il futuro che i candidati repubblicani non hanno avuto in questi mesi di campagna elettorale. Così anche per loro è diventato quasi automatico vedere in quell’esortazione dell’attore californiano ad affrontare il secondo tenpo della partita (per la rinascita dell’America) l’invito a votare per il secondo mandato di Barack Obama.
Ma anche per la Casa Bianca, lo spot - seppur la sua interpretazione corrente, le polemiche siano state, alla fine, una sorta di regalo per la campagna del presidente - può essere motivo di grande riflessione. Anche in questo caso si può dire che Clint Eastwood riesca a toccare delle corde, riesca a mettersi in comunicazione con un sentire diffuso che Barack Obama non sembra essere più in grado di fare con l’efficacia di un tempo.
Se la campagna elettorale è poesia e il governo è prosa, come diceva Mario Cuomo, gli spot del presidente mandati in onda in queste prime settimane dell’anno fanno capire quanto fosse felice quell’immagine dell’ex governatore di New York. Una prosa che si mostra solida, ma ben lontana dalla magia, dall’empatia, dall’entusiamo del 2008. A quattro anni di distanza - e nonostante gli oggettivi risultati raggiunti - Barack Obama non riesce più a incarnare quell’idea di impresa comune, di cambiamento, di speranza che la sua figura, invece, suscitava in milioni di americani.
Nello spot si parla delle divisioni della politica, del fatto che queste non producono il bene comune, ma anzi; lotte e urla che non permettono di vedere ciò che invece vedono i comuni cittadini, con le loro storie da ordinary people, da ceto medio, capaci di ricostruire laddove avevano perso quasi tutto, di guardare in avanti dopo che un lungo periodo di crisi sembrava volesse ricacciarli indietro, di giocare ancora la loro partita.
Quello di Clint Eastwood, in questo senso potrebbe essere interpretato a metà tra lo spot politico e l’esortazione civile, recitata seguendo uno dei tipici canoni di questo paese (”L’importante non è quante volte cadi, ma quante volte cadi e ti rialzi” diceva con una metafora che superava lo sport e sfociava nell’esistenziale, Vince Lombardi, il mitico allenatore - guarda a caso - di football) e declamata in uno dei momenti di maggiore aggregazione di massa negli Usa (il Super Bowl è seguito da milioni e milioni di persone).
L’America è pronta per giocare il secondo tempo e a provare di vincere la partita. Lo spirito corale che emerge da quei 120 secondi non sembra a beneficio di questo e o quel candidato, ma sembra suggerire la necessità che si trovi o che ci sia - come appunto dice il regista californiano - una persona in grado di capirlo e di interpretarlo, di seguirlo e di dirigerlo. Capace di far rombare ancora una volta i motori dell’America
—
Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori
- Sabato 11 Febbraio 2012


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Commenti
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Il 12 Febbraio 2012 alle 2:53 jimmie01 ha scritto:
Zurleni scrive:”… gli oggettivi risultati raggiunti…”. Zurleni, ti dispiace specificare quali sono i risultati raggiunti da ObaMAO? Sai, Zurleni, c’e’ gente che vive negli USA ( come me ) e che per quanto faccia mente locale e si scervelli non riesce a vedere nessun risultato raggiunto. Al contrario di te. Saluti.
P.S. Che dici, Anna, riuscira’ il Sig. Zurleni nell’ intento di farmi conoscere i risultati raggiunti dall’ ” Unto dal Signore “?
Il 12 Febbraio 2012 alle 17:38 anna.one ha scritto:
@ …specificare quali sono i risultati raggiunti da ObaMAO?
Ma caro jimmie stai scherzando ..giusto? È riuscito perfino ad -”union..ificare” gli zombies!
http://img829.imageshack.us/im.....shirt2.jpg
Il 13 Febbraio 2012 alle 6:10 anna.one ha scritto:
Yeah, it’s halftime in America… (Si, è “primo tempo” in America)
http://www.youtube.com/watch?v.....YVmgrskMSg
..to kick his skinny butt…. di prendere a calci il suo sederino ..lol
Questa parodia è andata viral.
Il 13 Febbraio 2012 alle 7:41 anna.one ha scritto:
Caro Jimmie, ora sono seria e ho un po’ di tempo disponibile per una lenzuolata, purtroppo con Obozo è impossibile essere concisi riguardo i suoi magnifici risultati.
Dunque , i risultati di Obummer?
L’intenzione di Barry O. non fu mai dal principio quella d’essere il caretaker dell’Ufficio, aderente alla Costituzione. Vede la Repubblica Americana fatalmente difettosa che abbisogna la sua marca di redenzione; dopotutto questo è quello che ha imparato fin dall’infanzia (con il recitare il Quran :)) Marxismo, ed ora lo pratica.
Il suo manifesto politico, non retorica politica, fu chiaro a molti, tu compreso altri..beh bevono ancora molta Kool Aid, vedo anche in Italia, but I digress, dunque col “In solo cinque giorni inizieremo la fondamentale trasformazione dell’America”, intendeva ogni parola e visto i risultati ha avuto successo nel raggiungere il suo goal. Yeah, un bel successo! +1
Inizio’ con uil suo puppet Holder con il Fast and Furious, si sospetta (Senator Issa andrà a fondo), con il proposito di sopprimere i diritti sanciti dal Second Amendment e per molti, me compresa, solo questo basterebbe per mandarlo marciando dall’Oval Office direttamente a Fort Leavenworth. Fail
Come scrive Steve McCann, arriva un momento e un punto indelebile nella storia che definiscono un presidente. Spesso l’evento non può essere importante nello schema più grande delle cose, ma la gestione di esso è di un rilievo tale che il successo o il fallimento nella gestione della questione è fissato in modo permanente sull’individuo.
Un tale momento è accaduto a Barry O. La sua incompetenza, incapacità di condurre, prevaricazioni, petulanza e l’immaturità dimostrata durante la crisi del debt ceiling hanno creato in modo indelebile l’immagine di un miserabile fallimento nelle menti di una massa critica di persone negli Stati Uniti e in tutto il mondo.
Egli non sarà mai in grado di superare il ritratto che è stato impresso nella mente di troppi.
L’unico interesse di Barack Obama nel dibattito è stato quello di elevare il limite di indebitamento sufficiente per tirare avanti fino alle prossime elezioni, e come una clava per denigrare i repubblicani.
La sua preoccupazione non era per il popolo americano e l’impatto dello schiacciante debito nazionale, né un downgrade di credito imminente e inevitabile. Piuttosto, che l’aumento del tetto del debito non sarebbe diventato un problema durante la campagna presidenziale. +2
Sarà ricordato come il Presidente che perse una…A, la prima volta dal 1917!
Quindi, tagli alla spesa creati di sana pianta, combinati con le tasse aumentate all’1%, a scopo di attizzare le braci di invidia di classe, sono stati sbandierati dal suo partito per giustificare un aumento del tetto del debito di $ 2,4 trilioni.
La distruzione operata dal quasi $ 5,5 trilioni di dollari che avrà aggiunto al bilancio della nazione entro la fine del suo mandato è stata immateriale, quindi nessun piano dettagliato era imminente dalla Casa Bianca, e nessuna menzogna o accusa finalizzata dall’ opposizione era troppo assurda da raccontare. L’unico motivo di importanza era la sua rielezione, la salute a lungo termine del paese sia dannata.
Il suo narcisismo e la storia continua nel ricevere adulazione pubblica non gli permetterà di comprendere il danno. Non capisce che ormai pochi si ascoltano i suoi discorsi, non importa quanto bene consegnati, che pochi crederanno a ciò che sta dicendo, per come ha mentito e offuscato i fatti così spesso. Molti leader mondiali sono già arrivati alla conclusione che Barack Obama è un leader di cui non ci si può fidare, i cittadini degli Stati Uniti stanno cominciando a capire che lui è un uomo senza un nucleo di principi così incapace di guidare la nave dello Stato.
I media, sempre più consapevoli della sua colpevolezza sullo stato attuale degli affari della nazione , hanno iniziato a fare più domande penetranti e a malavoglia dubitano della qualifica di Obama per l’ufficio. Editorialisti una volta infatuati con la sua capacità di fornire un discorso e, il colore della pelle, hanno finalmente iniziato ad ammettere il loro errore. La sinistra è diventata più aperta nella sua critica, come ora capisce che l’eroe su cui hanno investito tante speranze, è un guscio vuoto.
Se non ci sarà un wag the dog o un’altra sorpresa, la presidenza Obama è finita. Egli ha abdicato ogni responsabilità al Congresso, in particolare la Camera dei Rappresentanti, che ha poca scelta, ma ad assumere un ruolo che non sono strutturati per fare: guidare il paese nel miglior modo possibile fino al novembre 2012.
Il popolo americano è sempre più rassegnato al fatto che deve concentrarsi su come sopravvivere nel miglior modo possibile fino alle elezioni.
Durante il termine di un presidente c’è un tempo e un problema o una crisi che definiscono la sua presidenza. Barack Obama ha avuto la sua e non è riuscito.
E non ho nemmeno toccato la politica estera!!!!!
:)
Il 14 Febbraio 2012 alle 14:36 [Elezioni Usa 2012] Mick Jagger e gli altri: chi sostiene e chi ha perso fiducia in Obama - Esteri | Allnewz.it ha scritto:
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