
Rick Santorum e Mitt Romney (Credits: LaPresse/Chris Carlson-Charlie Riedel)
Quello che per molti analisti, commentatori, sondaggisti e politici sembrava essere uno scenario impossibile si sta invece materializzando davanti agli occhi di tutti: Rick Santorum rischia di vincere in alcuni stati strategici (Michigan e Ohio, primi tra tutti) e di diventare non solo l’antagonista principe di Mitt Romney, ma anche l’uomo in grado di scippargli lo scettro di Frontrunner per la nomination repubblicana.
Un fatto è sempre più evidente: se l’ex governatore del Massachusetts dimostra di non essere in grado di vincere negli Stati in cui esiste un elettorato (repubblicano) distante dal suo profilo politico moderato, la sue possibilità di diventare il candidato del GOP diminuiscono con forza.
Questo per un motivo molto semplice: per vincere la corsa alla Casa Bianca sarà necessario affermarsi negli Swing States (quelli in bilico tra democratici e repubblicani). Sono stati che si trovano per lo più nel Midwest e nel Sud, che hanno sofferto per la crisi economica, i cui elettori (repubblicani) sono spesso bianchi e impoveriti, blue collars, operai della grande e media industria manifatturiera, ceto medio impiegatizio, il cui benessere sociale, già pesantemente colpito dalla delocalizzazione, è stato eroso ulteriormente negli anni delle vacche magre.
Un elettorato composto per lo più da conservatori tradizionali o sociali, o aderenti al Tea Party, se si guarda al bacino di serbatoio del GOP, mentre quello indipendente (che, appunto, deve decidere con chi stare) guarda molto ai programmi (ma anche alle suggestioni) che un possibile candidato può offrire. Con una priorità: economy, jobs, economy, jobs. Null’altro. Mitt Romney, visto come l’uomo di Wall Street, non sembra molto amato da quelle parti
Ma se non riesce a vincere lì le primarie, come può pensare di conquistare quei Battleground States nelle presidenziali?
I passaggi del 28 febbraio (Michigan) e del Super Tuesday (Ohio, ma anche Georgia) sono fondamentali per capire cosa può accadere alla candidatura di Mitt Romney.
Allo stato attuale, davanti al lui c’e il peggior scenario: Rick Santorum è avanti nei sondaggi. Sia in Michigan (34 a 30), sia in Ohio (42 a 24), mentre in Georgia dovrebbe vincere Newt Gingrich (41 a 25). Non solo. Per tutti gli istituti di rilevazione, l’ex senatore della Pennsylvania è ora in vantaggio a livello nazionale su Romney.
Tutta queste combinazioni di numeri, se poi venissero confermate dai risultati reali, sono una bomba (ad orologeria) piazzata sui binari della campagna elettorale di Romney e in grado (se esplode) di far deragliare il suo convoglio.
Prendiamo il Caso Michigan. Mitt Romney è nato lì, suo padre - una figura storica in quello stato - dopo aver risollevato le sorti della General Motors è stato governatore negli anni ‘60 prima di andare a Washington per ricoprire incarichi governativi, ma tutto questo - almeno guardando i sondaggi - sembra non bastare. Pochi si ricordano di questa storia, come del fatto che quattro anni fa, Romney vinse le primarie con relativa facilità, poco prima di ritirarsi visto i continui successi di John McCain.
Oggi sembra essere tutto diverso e Rick Santorum appare più in grado del suo rivale di catturare i voti di un elettorato che lo sente più vicino alle sue istanze, con le sue origini famigliari, il suo curriculum e le sue posizioni politiche.
Per molti analisti e commentatori le prime mosse di Romney in Michigan sono apparse controverse. Come quella di definire un errore la concessione del prestito federale che ha determinato la salvezza dalla bancarotta di General Motors e Chrysler, concesso prima dall’amministrazione Bush e poi rinnovato da quella Obama.
L’ex senatore della Pennsylvania ha fatto dichiarazioni analoghe, ma con qualche distinguo rispetto alle nettezza espressa dal suo avversario, messaggi in codice all’elettorato dei blue collars. Stesso discorso in Ohio, dove la campagna per le primarie non è ancora iniziata, ma che dovrebbe ricalcare quella che si è aperta in Michigan.
Mitt Romney deve giocare bene le sue carte. O le prossime due settimane rischiano di essere (negativamente) decisive per lui.
—
Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori
- Venerdì 17 Febbraio 2012


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