
Fanti di Marina in esercitazione (Credits: Marina Militare)
Versioni discordanti e molti aspetti ancora da chiarire caratterizzano la vicenda che sta creando tensioni tra Roma e Nuova Delhi. Mercoledì scorso, a 30 miglia dalle coste indiane, la petroliera italiana Enrica Lexie con a bordo un team di protezione anti-pirati di sei militari del reggimento San Marco viene avvicinata da un peschereccio, imbarcazione spesso utilizzata dai pirati somali come nave madre per gli abbordaggi. Secondo quanto riportato dalla Marina Militare il natante non avrebbe risposto alle intimazioni radio e con segnali luminosi di mantenere le distanze dal mercantile. Solo dopo tre raffiche sparate in mare, a prua, dai militari, il peschereccio avrebbe cambiato rotta allontanandosi. Tiri d’avvertimento (che rientrano nelle procedure standard adottate per scoraggiare in modo non letale gli abbordaggi dei pirati) sparati dai Fanti di Marina dopo che avevano notato a bordo dell’imbarcazione la presenza di uomini armati.
La notizia dell’attacco sventato è stata diffusa ai media dalla Marina ma alcune ore dopo due motovedette e un aereo della Guardia Costiera indiana raggiungono la Lexie intimando di dirigersi verso il porto di Kochi ufficialmente per fornire dettagli circa l’attacco pirata, in realtà per rispondere dell’uccisione di due pescatori che sarebbero stati colpiti dalle raffiche dei militari italiani a 14 miglia dalle coste indiane. La guardia Costiera indiana sostiene che la nave italiana ha riferito dell’attacco solo due ore e mezzo dopo al centro anti-pirateria di Mumbai e accusa gli italiani di aver “commesso un errore di valutazione nello sparare contro pescatori disarmati”.
Fonti italiane hanno smentito che la polizia dello stato indiano del Kerala abbia confiscato i passaporti dell’equipaggio della Enrica Lexie ma i marittimi e i militari non possono muoversi dal porto di Kochi dove il console generale, Giampaolo Cutillo, e il capitano del mercantile hanno già incontrato il commissario della polizia locale. Secondo i media indiani la polizia ha aperto un’indagine per omicidio a carico dell’equipaggio della petroliera italiana basata sulle dichiarazioni rilasciate dagli altri pescatori.
Molti i punti oscuri da chiarire. Innanzitutto i fatti raccontati dai pescatori indiani non coincidono con il rapporto degli uomini del San Marco e le testimonianze dell’equipaqggio della petroliera. Vi sono 16 miglia e 4 ore di differenza tra le due versioni mentre il peschereccio sul quale sarebbero morti i due pescatori sarebbe diverso per forma, colore e dimensione da quello visto da militari e marittimi italiani avvicinarsi in modo aggressivo alla Enrica Lexie. Il capo della polizia locale, P. Chandrashekhar, sostiene che i pescatori non abbiano mai sparato contro la nave italiana dalla quale distavano 100 metri ma in realtà nessuno ha detto che qualcuno abbia sparato contro la petroliera mentre in mare cento metri sono una distanza molto ravvicinata.
I funerali dei due pescatori, previsti per oggi, rischiano poi di rendere impossibile un esame balistico sui proiettili che li hanno colpito, utile a stabilire se si tratta o meno di armi in dotazione al team del San Marco. Una perizia che potrà forse essere forse eseguita sui proiettili che, secondo gli indiani, avrebbero colpito il peschereccio. Le testimonianze dei pescatori riferiscono che solo due uomini erano ai comandi della barca mentre altri tre stavano dormendo. Marittimi e militari italiani dicono invece di aver visto alcune persone armate sull’imbarcazione. Sul piano giuridico, inoltre, l’incidente è avvenuto in acque internazionali dove la nave italiana è tenuta a informare le autorità di Roma, non quelle indiane che invece hanno di fatto sequestrato la petroliera imponendole di raggiungere il porto di Kochi. Il team militare poi non è giudicabile da autorità straniere.
In Italia hanno aperto inchieste il ministero della Difesa e la Procura militare e civile ma il rischio che l’India intenda processare marittimi e militari italiani consiglierebbe forse di puntare sull’istituzione di una commissione italo-indiana che chiarisca i fatti prima che un eventuale incidente in mare si trasformi in un grave incidente diplomatico tra due Paesi amici. Va infatti ricordato che a bordo della Enrica Lexie, nave della compagnia Fratelli D’Amato, vi sono anche 19 marinai indiani. Nel dicembre scorso la stessa compagnia aveva imposto ai pirati somali il pagamento del riscatto per la liberazione della petroliera Savina Caylyn in due tranche distinte per garantire anche la liberazione dei 17 marittimi indiani che i criminali avrebbero voluto tenere prigionieri per scambiarli con le autorità di Nuova Delhi che detengono numerosi pirati somali.
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Gianandrea Gaiani ha seguito sul campo tutte le missioni militari italiane. Dirige Analisi Difesa, collabora con i quotidiani Il Sole 24 Ore, Il Foglio e Libero ed è opinionista del Giornale Radio RAI e Radio Capital. Ha scritto Iraq Afghanistan: guerre di pace italiane
- Venerdì 17 Febbraio 2012

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Commenti
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Il 17 Febbraio 2012 alle 20:38 marcopagliarino ha scritto:
certo che se lo dicono gl’indiani dev’essere vero ma conosco anche uelli della SanMarco militart pe cui l’onore e’ tutto e se hanno visto armi hanno fatto bene a raigire in quel modo e che l’india ora con tutti isuoi problemi interni si infilano dove non devono forniscano almeno le prove ci facciano fare un’autospia ma dubito che ne abbianopesino allelperson povere a cui daanni ricevono aiuti esteri menre loro ingrossano l’armamento non vi ricords un po’iran e nort krea e…….ipocriti
Il 19 Febbraio 2012 alle 18:10 - Vivi Capena ha scritto:
[...] crisi diplomatica tra Italia e India. Due fucilieri di marina italiani della Enrica Lexie, la petroliera coinvolta nell’uccisione di due pescatori indiani, sono stati arrestati oggi [...]
Il 22 Febbraio 2012 alle 12:48 ablelawrence ha scritto:
India has a free and independent judiciary which will determine the veracity of the Italian claims. The best course of action for the Italians would be to accept the jurisdiction of the Indian court which would any way try the case and then accept the verdict.
There have been recent reports by fishermen of unprovoked firings by jittery and trigger happy security guards on merchant ships plying the busy Indian coast. Indian navy and coast have been proactive in protecting ships which have been targeted in the Arabian sea with helicopter bourne marine cammandos ready for action if necessary.
If ever there ever was a real pirate attack, they should have contacted Indian authorities and taken evasive action rather than take law into their own hands. Since they did have trained guards, they could have waited rather than being trigger happy.
Italian sailors and marines cant act with impunity killing faceless poor fishermen.
What if an Indian ship had fired at an Italian vessel in the Mediterranean and killed Italian citizens.
Which law would have applied.
India follows rule of law and Italian govt cannot expect Indian government to subvert its rule of law on the basis of “pressure” applied by incompentent ministers who are only raising the emotional temperature which would only adversely affect their cause.
If the Italian government had acted quickly by cooperating with the authorities rather than stone walling investigations citing jurisdiction (Indians can easily enforce its jurisdiction when ever it wants) and won some sympathy by quickly offering some decent compensation to those who have been destituted (fishermen live a hand to mouth existence and death of a breadwinner would lead to penury), then those actions would have perhaps created the right atmosphere where govt and courts could have acted with greater lenience.
Now that the incomepetent ministers have muddied the waters, the best course would be to submit to the courts jurisdiction and calm things by being gracious in the face of calamity and rectify the mistakes that have been done
Il 22 Febbraio 2012 alle 17:50 anna.one ha scritto:
@What if an Indian ship had fired at an Italian vessel in the Mediterranean and killed Italian citizens.
Which law would have applied.
In acque internazionali la legge indiana. Semplice.
@Indians can easily enforce its jurisdiction when ever it wants)
Really?
@… and won some sympathy by quickly offering some decent compensation
..soooo, it’s only a question of money!
Come sospettavo, il governo Italiano avrebbe dovuto pagare subito un congruo riscatto..oops, risarcimento è tutto sarebbe stato spazzato sotto il tappeto. Purtroppo da come vanno le cose, è il governo indiano che non si attira troppa simpatia con il condannare subito i Marines Italiani senza prima aver concluso l’investigazione forense. Che ne dicono della nave greca che era nei paraggi?
Pioneer, newspaper indiano:We will go by our law”,”Cold blooded killers…Just like ruthless Mafia” etc. etc.
La colpa non è degli “incompetenti ministri Italiani” che hanno “muddied the water” perchè non si sono presentati subito con la borsa piena di Euros facendo gli inchini, ma degli isterici media indiani che sono i colpevoli principali per aver incitato il linciaggio (per ora morale)dei Marines Italiani prima che il loro governo se ne occupasse e prima che si avessero i fatti che ancora non sono chiari.
L’anno scorso la Sri Lankan Navy ha ucciso 9 e ferito 30 pescatori indiani, ma naturalmente il Sri Lanka è un vicino e l’Italia..beh, puo’ pagare, right?
Infatti una vedova visto che l’India ha uno dei più lenti sistema giudiziari nel mondo, dove i casi possono durare dieci anni, si è affrettata a chiedere $200.000 in risarcimento e la detenzione del tanker.
Il 23 Febbraio 2012 alle 2:15 jimmie01 ha scritto:
Questi stavano meglio quando c’erano gli inglesi, Anna. E dire che la gente e’ contro il colonialismo. Ci fossero stati quelli, una comica di giustizia non ci sarebbe stata. Pensa un po’, Anna, ci sono ancora le carrozze ferroviarie con lo stemma dell’ impero della GB!!!!Questo ti dice tutto degli indiani!!!!
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