
Mitt Romney (Credits: LaPresse/Gerald Herbert)
E se di fronte a una debacle di Mitt Romney nel Super Tuesday, e se davanti a una vittoria a metà di Rick Santorum, i vertici del Partito Repubblicano decidessero di fare scendere in campo un altro candidato, tirandolo fuori dal cilindro, per evitare una (quasi) sicura sconfitta nelle presidenziali di novembre?
“Quelli che erano semplici sussurri ora sono diventate delle grida, quello che prima era un timido bussare ora è diventato una battere con forza sulla sua porta”. La frase è di Eric Holcomb, uno dei principali consiglieri di Mitch Daniels, governatore dell’Indiana, indicato dai gossip di palazzo come uno dei più accreditati nomi per diventare il “Candidato Salva GOP”.
Si, perchè a questo punto, l‘establishment repubblicano si è messo a fare i conti anche con lo scenario peggiore: quello che vedrebbe in corsa due cavalli perdenti, non in grado di superare Barack Obama. Mitt Romney e Rick Santorum stanno evidenziando tutti i loro limiti. E se, soprattutto, il primo dovesse uscire sconfitto dal Super Martedì, l’idea è quella di fare giocare la partita a un outsider: Mitch Daniels, appunto, oppure Chris Christie, governatore del New Jersey.
Entrambi sono grandi elettori di Mitt Romney, ma entrambi, se in pubblico dispensano ottimismo in privato, invece, sono alle prese con la possibile decisione. Le pressioni su di loro sono abbastanza forti. In passato, Nancy Reagan e Henry Kissinger (giusto per fare un paio di nomi) avevano chiesto a Christie di correre per la Casa Bianca, ma il governatore del New Jersey aveva risposto picche.
Allo stato attuale, lui e Mitch Daniels non sembrano intenzionati a fare marcia indietro, ma se il Partito dovesse chiamare potrebbero rispondere con un “obbedisco”. L’altro nome che gira è quello di Jeb Bush. L’ex governatore della Florida, fratello di George W. è sicuramente molto quotato e apprezzato tra le fila del GOP, ma la sua discesa in campo sembra essere un’ipotesi più remota: forse è ancora presto per vedere un altro Bush alla Casa Bianca, anche se i bookmaker ci scommettono.
Ma se dovesse scendere in campo dopo il Super Tuesday, il nuovo possibile candidato potrebbe conquistare il numero sufficiente di delegati per conquistare la nomination? Calcoli alla mano, la risposta è positiva. Il calendario è stato disegnato in modo tale che le primarie negli stati più grandi si tengano dopo il Super Tuesday. Un calcolo fatto non a caso, in previsione del fatto che potessero emergere problemi con i candidati già in corsa.
Per far vincere il nuovo cavallo si muoverebbero tutti i governatori del GOP e l’intero partito, fino ad arrivare alla possibile conta finale alla Convention di Tampa dove l’establishment repubblicano cercherebbe di imporre il proprio uomo. Si ripeterebbe lo scenario del 1976, quando Gerald Ford e Ronald Reagan si contesero la nomination al congresso del partito.
Nessuno vuole che questo scenario diventi realtà, ma le performance di Mitt Romney (il candidato dell’establishment) non sono state buone. Le sue difficoltà sono sempre maggiori e se dovesse perdere in Michigan e in Ohio, per lui sarebbe molto difficile essere ritenuto un candidato competitivo.
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Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori
- Lunedì 20 Febbraio 2012


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