TGCOM News
Calcioscommesse, indagato anche Bobo Vieri Criscito salta gli Europei, Bonucci resta azzurro - Nel mirino un'organizzazione transnazionale dedita alle combine degli incontri. Coinvolti a vario titolo nomi eccellenti del calcio italiano - Inchiesta "Last Bet" a Cremona: eseguite 19 ordinanze di custodia cautelare, dieci per calciatori . Il gip ha detto no all'arresto del genoano Giuseppe Sculli. Spunta anche il nome di Vieri. Il suo legale: "Assolutamente estraneo".

Panorama.it

Mondo

Scopri il nuovo Panorama
  • Home
  • Edicola
  • Archivio
  • Login
  • Registrati
  • Epoca
Feed Rss
  • Italia
  • Mondo
  • Economia
  • Cult
  • Hitech e Scienza
  • Panoramauto
  • Libri
  • Opinioni
  • Foto
  • Sport
  • Video
  • Newsletter
  • Mobile&Apps
  • Ultimora
  • Poker
 
 

[SUPERGERMANIA] - Miracolo a Berlino - IL REPORTAGE

OkNotizie

Tweet

  • Tags: Berlino, economia sociale di mercato, economia tedesca, germania, mercato del lavoro in germania, panorama in edicola, personaggi
  • Un commento

Economia sociale di mercato. Miracolo a Berlino

di Elisabetta Burba

* “Sono arrivata in Germania con mille euro in tasca e ho trovato lavoro in due settimane, senza sapere una parola di tedesco. Mettendocela tutta, in un anno ho conquistato una posizione di responsabilità”. Giulia Depentor, 28 anni, laureata in Scienze politiche, di San Donà di Piave, manager in una startup online a Berlino, è l’incarnazione del “sogno tedesco”. Ossia di quel modello economico-sociale decantato dal premier italiano Mario Monti, ma anche dal suo dirimpettaio francese Nicolas Sarkozy e dal commentatore statunitense Fareed Zakaria.

Un modello che permette a tanti giovani squattrinati di raggiungere sicurezza e stabilità attraverso duro lavoro, coraggio e risolutezza, proprio come gli eroi di Horatio Alger, l’ottocentesco cantore del sogno americano. Ma se il mito d’Oltreoceano è ormai appannato, quello tedesco è in piena ascesa: sono decine di migliaia i giovani che lasciano i paesi più colpiti dalla recessione per cercare fortuna in Germania. “Nel 2011 abbiamo registrato un aumento dell’immigrazione dagli altri paesi europei” dice a Panorama il sindaco di Berlino Klaus Wowereit. “Anche a Berlino ne sono arrivati tanti, in particolare dalla Grecia e dalla Spagna”.

Per la precisione, nei primi sei mesi del 2011 sono arrivati 435 mila immigrati. La quota in arrivo dalla Grecia (quasi 9 mila persone) è cresciuta dell’84 per cento rispetto all’anno precedente, quella in arrivo dalla Spagna (oltre 7.200 persone) è aumentata del doppio. Ma in tanti arrivano anche dall’Italia, dove un giovane su tre è senza lavoro. In Germania invece lo trovano. “Io sono stato assunto in due giorni” dice il fidanzato di Giulia Depentor, Alessio Madeyski, 28 anni, anche lui di San Donà. “A Padova facevo uno stage pagato in un’azienda farmaceutica. Qui sono stato assunto da un’azienda che si occupa di social media, sebbene io abbia una laurea in biologia molecolare”. Di italiani come Giulia e Alessio ne arrivano tanti a Berlino. “Secondo alcune stime, sarebbero almeno 80 mila” spiega Andrea D’Addio, giornalista freelance. “Anche se non tutti trovano lavori qualificati: molti finiscono nei call center”.

Perché l’economia tedesca tiene. Lo dimostrano tutti i dati, a partire dall’indice Ifo, l’indicatore della fiducia delle aziende tedesche curato dall’istituto Ifo di Monaco di Baviera. A gennaio, l’indice è cresciuto per il terzo mese di seguito, toccando quota 108,3 punti (il punto più basso era stato toccato nel marzo 2009 con 82,2 punti, il picco nel dicembre 2010 con 109,5 punti). Ottimismo più che fondato: a differenza di altri paesi dell’eurozona, la Germania, pur avendo subito un rallentamento, non sta fronteggiando anni di austerità. L’anno scorso il Pil è cresciuto del 3 per cento: il doppio degli Stati Uniti. E i consumi privati sono aumentati dell’1,5 per cento rispetto al 2010, la crescita più rapida degli ultimi cinque anni. Unica nota dolente, la produzione industriale, che a dicembre ha subito un calo del 2,9 per cento. Nello stesso mese, però, gli ordini all’industria sono aumentati: + 1,7 per cento.

Ma la Germania tiene anche dal punto di vista sociale. Con sei settimane di ferie retribuite l’anno (tre volte più degli Usa), un tasso di disoccupazione al 6,7 per cento e un benessere esteso (grazie ai sussidi concessi ai bassi salari, una famiglia di quattro persone ha un’entrata minima garantita di circa 2000 euro al mese), un contributo di 160 euro per ogni bambino, sembra la versione contemporanea del paese di Bengodi. Una sintesi, quella fra welfare e produttività, che crea pace sociale. Non è un caso che le cronache recenti non abbiano mai registrato in Germania scontri di piazza simili a quelli che spesso incendiano le banlieue parigine, i sobborghi londinesi o le piazze americane.

Per trovare la chiave della pax germanica, Panorama ha condotto un’inchiesta sul campo, visitando nuove start-up e antiche università, mettendo a confronto economisti mainstream e sindacalisti combattivi, interpellando manager occhialuti e ventenni con il piercing, contrapponendo giornalisti alla moda a storici severi. E tutti, ma proprio tutti, hanno citato (o evocato) una formula magica: economia sociale di mercato.

“Il nostro non è un sistema capitalistico”, mette le mani avanti Michael Plasse, direttore operativo del mensile Manager Magazin, la Bibbia degli imprenditori tedeschi. “Noi siamo un’economia sociale di mercato”. Cioè quella terza via fra capitalismo e collettivismo teorizzata dall’economista tedesco Wilhelm Röpcke e introdotta nella Germania occidentale post-bellica da Ludwig Erhard, il ministro dell’Economia del cancelliere cristiano-democratico Konrad Adenauer. “In parole povere, è un sistema che non lascia tutto al mercato, ma prevede l’intervento dello Stato con un ruolo correttivo” spiega Plasse nella nuova sede del gruppo Der Spiegel, un edificio di vetro nel nuovissimo quartiere Hafencity, che sorge su un’isola del fiume Elba dove un tempo sorgevano i magazzini portuali. “A differenza dei sistemi capitalistici, in Germania chi è in difficoltà può contare sull’aiuto dello Stato, che ha organizzato un articolato sistema di solidarietà sociale”.

Il sancta sanctorum di questa dottrina economica è semi-nascosto in un austero palazzo di Mitte, il centro storico di Berlino risorto a nuova vita dopo la riunificazione. La Fondazione per l’economia sociale di mercato ha una vista spettacolare sulle chiese più imponenti di Berlino (il Französischer Dom e il Deutscher Dom), memento plastico della componente cristiana della dottrina. “L’economia sociale di mercato si basa su un equilibrio. Composto da sindacati ragionevoli (molto potenti, ma senza pretese folli che rischiano di danneggiare le aziende), imprenditori bravi e capaci, uno Stato forte (che garantisce sicurezza sociale, ma vigila anche affinché tutti contribuiscano equamente) e una cittadinanza disciplinata (disposta ad assolvere al proprio dovere, in primis a pagare le tasse)”, spiega l’efficientissimo presidente, il politologo Michael Eilfort. “Tutte queste componenti portano alla pace sociale. Da non dimenticare poi il decentramento, che non solo snellisce le pratiche amministrative ma ridistribuisce le risorse dai Länder più ricchi a quelli meno forti”.

Un modello virtuoso, che affonda le radici nell’immediato dopoguerra. “L’inclinazione all’armonia sociale fa parte del carattere nazionale” spiega il professor Eilfort. «Dopo la guerra, era diffusa una tendenza egualitaria anche fra i cristiano-democratici. Il ministro Erhard ha invece proposto un’economia di mercato, che però fosse sociale. Quest’aggettivo è incredibilmente importante: senza di esso, la Germania non avrebbe mai accettato l’economica di mercato. Fondamentale è stata anche la chance storica: nel dopoguerra la Germania era kaputt. Ripartendo da zero, le cose non potevano che migliorare. E così è stato, con il miracolo economico e tutto il resto”.

Germania anno zero, appunto… L’effetto livellatore della guerra era stato amplificato anche dal fatto che, con la creazione della Ddr, tante grandi famiglie tedesche erano state annichilite. Gli Junker prussiani, per esempio, avevano perso tutto: circa 500 grandi proprietà terriere erano state espropriate e oltre 30 mila chilometri quadrati di terre distribuiti a mezzo milione di contadini. “Nel dopoguerra i tedeschi sono stati dominati da due sentimenti molto efficaci: un enorme senso di colpa e la consapevolezza che occorresse ripartire da zero” spiega il filosofo Ugo Perone, l’ex direttore dell’Istituto italiano di cultura a Berlino che è stato appena chiamato all’università Humbold a insegnare Filosofia della religione. “A differenza nostra, i conti con il passato i tedeschi li hanno fatti. E questo ha dato loro una forza straordinaria”.

Ma le radici storiche del miracolo tedesco hanno anche un carattere prettamente economico. “La Germania vanta una forte interazione fra ricerca e industria e una formazione professionale istituzionalizzata” spiega Oliver Janz, docente di Storia europea moderna alla Freie Universität di Berlino. “La conseguenza è chiara: operai più qualificati. Il messaggio per l’Italia è che un paese che non investe in ricerca e formazione non deve meravigliarsi se poi non riesce a sfornare prodotti che non siano facilmente imitabili dagli orientali. Perché in un mondo in cui l’high-tech conta sempre di più, la formazione artigianale condotta a livello familiare (come nel Triveneto) non basta più”. Non a caso, secondo l’Ocse nel 2010 le imprese italiane hanno speso in ricerca e sviluppo poco più dello 0,6 per cento del Pil, mentre quelle tedesche hanno quasi toccato quota 2 per cento.

Ma non è tutto. “Un altro punto forte della Germania postbellica è la condivisione del valore della nazione, intesa semplicemente come koiné di solidarietà” continua il professor Janz. “Da 20 anni per esempio tutti noi paghiamo una tassa di ’solidarietà’ per l’Est. Che non è bassissima: finora in tutto io ho versato 15 mila euro. Ebbene: questa tassa è accettata da tutti. E nessuno la mette in discussione”.

Come la condivisione, la cogestione è uno degli assi portanti della pax germanica. Introdotta per legge nel 1951 dal cancelliere Konrad Adenauer e rafforzata nel 1976 dal successore Helmut Schmidt, questa forma di governance prevede una partecipazione attiva dei lavoratori nei processi decisionali delle aziende. “Niente di rivoluzionario, ma un semplice controllo responsabile”, mette le mani avanti il germanista Gian Enrico Rusconi. “Perché, e questa è la chiave di lettura del successo tedesco, la Germania è una nazione conservatrice, che ha tenuto il meglio delle famose virtù tedesche”.

Duro lavoro, onestà, frugalità: sono le virtù prussiane di Federico il grande, il monarca illuminato di cui la Germania ha appena celebrato il trecentesimo compleanno. “Nei consigli di vigilanza delle imprese siedono sempre rappresentanti del sindacato, che ‘cogestiscono’ l’azienda assieme ai rappresentanti del padronato“, spiega Hans-Jürgen Urban, membro del consiglio d’amministrazione della Ig-Metall, il leggendario sindacato industriale con 2 milioni e mezzo di iscritti che, di questi tempi, può permettersi il “lusso” di chiedere un aumento dei salari del 6,5 per cento. “In generale, il sindacato ha voce in capitolo su questioni rilevanti, come gli investimenti più significativi e gli orientamenti della strategia aziendale globale. Ma dipende dai settori: diciamo che la cogestione è più forte nell’industria dell’acciaio”.

Un ruolo molto diverso, rispetto a quello dei nostri sindacati. “I sindacati italiani sono molto politicizzati, molto attivi su questioni extra-aziendali” spiega Urban, secondo cui un operaio in Germania guadagna in media 3 mila euro lordi al mese (circa 2.100 netti). “I sindacati tedeschi, pur avendo un mandato politico, attribuiscono enorme importanza all’ancoramento alla vita aziendale, al proprio operato all’interno dell’impresa”.

Proprio come i sindacati, anche i partiti tedeschi sono lontani anni luce da quelli italiani. Uno dei loro grandi meriti è la continuità. Così come la cogestione è stata introdotta dai cristiano-democratici e rafforzata dai socialdemocratici, anche le riforme liberalizzatrici dell’Agenda 2010 sono state varate dai socialdemocratici e proseguite dai cristiano-democratici. È quella che il quotidiano parigino Le Monde ha definito “virtù della continuità”. Tutto è iniziato con uno scandalo.

Proprio così: è stato uno scandalo (legato alle statistiche degli Uffici del lavoro) a dar avvio al processo riformatore di grande respiro che ha ribaltato l’economia tedesca. Il 22 febbraio 2002 il cancelliere Gerhard Schröder ha istituito una commissione d’inchiesta presieduta da Peter Hartz, membro del Cda della Volkswagen. In pochi mesi la Commissione ha varato un progetto di riforma del mercato del lavoro poi confluita nell’Agenda 2010, presentata il 14 marzo 2003 da Schröder con un discorso al Bundestag rimasto alla storia: “Ridurremo le prestazioni statali, favoriremo la responsabilità individuale e dovremo esigere maggiori contributi individuali da tutti”.

Il tutto affinché nel 2010 la Germania potesse tornare “alla testa dello sviluppo economico e sociale dell’Europa“. Parole profetiche… Nel solo biennio 2008-2009, la produttività in Germania è aumentata di 8,7 punti (contro il calo italiano del 2,9 per cento).
Ma non ci sono solo luci. Giacomo Corneo, un brillante economista italiano che grazie a un normale concorso ha vinto la cattedra di Scienza delle finanze alla Freie Universität, è piuttosto critico. “Secondo me c’è in generale un’interpretazione molto rosea della realtà economica tedesca” racconta nel suo ufficio, che un tempo ospitava l’Istituto di fisica, fondato nel 1911 dal Kaiser Guglielmo II per sviluppare l’economia tedesca. “Tanto per cominciare occorre dire che solo negli ultimi tre anni il Pil tedesco è andato meglio rispetto al resto dell’Europa”. Come mai? “Soprattutto grazie alle esportazioni. Il rapporto fra export e Pil in Germania ancora 15 anni fa era circa il 30 per cento, mentre adesso è salito al 50 per cento. È cresciuto tantissimo, per una serie di motivi che non hanno tanto a che fare con le virtù dei tedeschi, quanto con fattori accidentali. Ossia con l’entrata in scena di Cina, India e Russia e con il fatto che nei paesi ricchi, Usa in primis, è aumentata l’ineguaglianza dei redditi. Questi due fattori hanno portato all’aumento della domanda per beni di lusso, come le automobili. E questo ha favorito la Germania, da sempre specializzata in beni ad alta tecnologia”.

E l’Agenda 2010 di Schröder, non ha giocato un ruolo nel miracolo tedesco? “Negli anni Novanta, la Germania aveva un tasso di disoccupazione intorno al 10 per cento, per cui il mercato del lavoro era davvero il punto focale. Schröder, seguendo il blairismo di moda all’epoca, decise di introdurre le famose riforme Hartz. L’idea di base era aumentare gli incentivi per i lavoratori a bassa qualificazione a cercare lavoro e a tenerselo una volta trovato, anziché stare a casa con i sussidi di disoccupazione (al tempo relativamente generosi). Allora Schröder ha diminuito i sussidi e aumentato i controlli. Questo però ha avuto una serie di ripercussioni non favorevoli. Da una parte è aumentata la burocrazia, dall’altra è stata introdotta una compensazione economica ai bassi salari, che ha portato circa 8 milioni di persone a ricevere sussidi. E le imprese ne hanno in parte indirettamente approfittato: visto che lo Stato compensa le sperequazioni, hanno diminuito gli stipendi. Il risultato è stato lo sviluppo di un settore a bassissimi salari, che prima non esisteva. La Germania negli ultimi anni, soprattutto dopo le riforme di Schröder è diventato un paese duale. Da una parte ci sono gli operai delle grandi industrie come Volkswagen o Siemens che guadagnano cifre ben superiori ai 3 mila euro lordi al mese, dall’altra parte ci sono settori con salari minimi anche di quattro euro all’ora”.

Detto per inciso, questi sono i settori in cui finiscono gran parte dei ragazzi italiani a Berlino. “Per contratto non posso dire quanto guadagno, però non ho uno stipendio alto” dice Giulia Depentor che, scrivendo sul magazine online Nuok, ama definirsi una Nuoker (neologismo di cui si fregiano i giovani italiani viaggiatori curiosi e ironici). “Ma, visto che Berlino è a buon mercato, mi permette di vivere dignitosamente, andando al ristorante, al cinema e in vacanza. Tanto che con il mio fidanzato stiamo pensando di comprare casa”.

Altro punto controverso: la tassazione. “Schröder ha diminuito molto la tassazione dei redditi elevati”, spiega Corneo. “Ai tempi di Kohl aveva raggiunto come punto massimo il 56 per cento. Schröder l’ha abbassata al 42 per cento, poi la Grande coalizione l’ha portata al 45. Tenendo conto della sovrattassa di solidarietà si arriva al 48 per cento”. I socialdemocratici hanno cioè abbassato le tasse ai ricchi? “Sì. E la Grande coalizione ci ha messo del suo, eliminando dalla dichiarazione dei redditi i redditi da capitale”.

Misure adottate per far ripartire i consumi dei ceti alti, ma che hanno provocato scontento nei ceti bassi. E, come insegna la storia, quando i ceti bassi in Germania sono scontenti, il rischio dell’estremismo è dietro l’angolo. Così, 70 anni dopo l’inizio della Soluzione finale, la solfa è sempre la stessa: l’antisemitismo. Una ricerca commissionata dal Bundestag ha appena rivelato che un tedesco su sei ritiene che gli ebrei abbiano “troppa influenza”. E basta salire su un taxi per sentirsi dire che “a comandare nel mondo è la lobby ebraica”. È anche per frenare questo risentimento che Michael Plasse, il direttore di Manager Magazin, è a favore di un innalzamento delle tasse: “Schröder ha abbassato troppo l’aliquota massima. Occorre rivederla”. Perché la pace sociale viene prima di tutto.

* L’articolo è in versione integrale, più estesa rispetto a quella sul numero di edicola.

  • redazione
  • Lunedì 20 Febbraio 2012

Vedi anche:

  • [SUPERGERMANIA] Ma quant’è ingiusta l’Europa - L'INTERVISTA
  • Germania: la Dama di Ferro sempre più in alto nel gradimento in patria - IL COMMENTO
  • Governi tecnici, diktat tedeschi, elezioni che saltano: la democrazia è al tramonto? - L'OPINIONE
  • Germania: Gauck eletto presidente della Repubblica federale
  • Grecia: scontri e violenze ad Atene dopo il suicidio di un pensionato
Afghanistan: morti tre militari italiani in un incidente stradale »
« [SUPERGERMANIA] - Angela Merkel, comanda lei

Commenti

Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.

Il 22 Febbraio 2012 alle 20:24 CPF: c’a potimu fà! « virginiamcfriend ha scritto:

[...] So che oggi voglio essere come Giulia e Alessio. [...]

Devi aver fatto log-in per inserire un commento.


LE NEWS, I CANDIDATI, IL CALENDARIO... LE NEWS, I CANDIDATI, IL CALENDARIO...

I PERSONAGGI DELLA SETTIMANA I PERSONAGGI DELLA SETTIMANA

TUTTE LE TIMELINE DI PANORAMA.IT TUTTE LE TIMELINE DI PANORAMA.IT

STORIE DAL MONDO STORIE DAL MONDO

IL MONDO IN CLASSIFICA IL MONDO IN CLASSIFICA

LE NOTIZIE CHE NON VI ABBIAMO DATO LE NOTIZIE CHE NON VI ABBIAMO DATO

GLI EVENTI POLITICO-ECONOMICI DELLA SETTIMANA GLI EVENTI POLITICO-ECONOMICI DELLA SETTIMANA

SCOMMESSE SUL MONDO SCOMMESSE SUL MONDO

LE OPINIONI DI SERGIO ROMANO LE OPINIONI DI SERGIO ROMANO

RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE

FALLIMENTO O SALVATAGGIO FALLIMENTO O SALVATAGGIO

LA PRIMAVERA ARABA LA PRIMAVERA ARABA

INDIGNADOS DI TUTTO IL MONDO INDIGNADOS DI TUTTO IL MONDO

GHEDDAFI, FINE DI UN DITTATORE GHEDDAFI, FINE DI UN DITTATORE





FacebookTwitter
NewsletterFeed rss
Mobile & AppsServizi SMS
segui panorama su twitter

 
assicurazione
 
mutui
 
prestiti
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 


I più letti di oggi

  • “Eliminiamo i rifiuti stranieri”: nuove offensiva xenofoba della tv di stato cinese
  • Barack Obama e Mitt Romney: rissa sul posto di lavoro
  • Nell’India globalizzata per gli anziani non c’è spazio
  • Siria: ecco chi ha nella mani il destino di Assad
  • La gara ai grattacieli più alti: il One World Center “perde” la guglia (e il primato)
  • Essere gay in Egitto. Paura, speranza e sfida
  • Laurea e stipendio: le 10 migliori città per studiare e trovare un lavoro
  • Bufera su Ikea: sfruttava prigionieri politici a Cuba e Berlino Est per fare armadi
  • Marò prigionieri: crolla l’attendibilità dei pescatori indiani - L’ANALISI
  • Armenia: battezzano il figlio “Sarkozy” in onore del presidente francese

FOTOBLOG: IL MONDO IN DIRETTA FOTOBLOG: IL MONDO IN DIRETTA

LE FOTO PIÙ BELLE DELLA SETTIMANA LE FOTO PIÙ BELLE DELLA SETTIMANA

I VOLTI DELLA SETTIMANA I VOLTI DELLA SETTIMANA

Gli ultimi commenti

  • indigesto su Nell’India globalizzata per gli anziani non c’è spazio
  • cantastorione su Mitt Romney piace ai barbieri, Barack Obama ai camionisti
  • cantastorione su La nuova vita del generale Stanley Mc-Chrystal: oggi insegno che in guerra e in affari vale la stessa strategia
  • indigesto su Essere gay in Egitto. Paura, speranza e sfida
  • India: i giovani sfidano con la musica il governo corrotto – Mondo … | Made in India su India: i giovani sfidano con la musica il governo corrotto
  • anna.one su 10 cose che accadono oggi: giovedì 17 maggio
  • anna.one su Mitt Romney piace ai barbieri, Barack Obama ai camionisti

Archivi

  •  2012
    • Maggio 2012
    • Aprile 2012
    • Marzo 2012
    • Febbraio 2012
    • Gennaio 2012
  •  2011
    • Dicembre 2011
    • Novembre 2011
    • Ottobre 2011
    • Settembre 2011
    • Agosto 2011
    • Luglio 2011
    • Giugno 2011
    • Maggio 2011
    • Aprile 2011
    • Marzo 2011
    • Febbraio 2011
    • Gennaio 2011
  •  2010
    • Dicembre 2010
    • Novembre 2010
    • Ottobre 2010
    • Settembre 2010
    • Agosto 2010
    • Luglio 2010
    • Giugno 2010
    • Maggio 2010
    • Aprile 2010
    • Marzo 2010
    • Febbraio 2010
    • Gennaio 2010
  •  2009
    • Dicembre 2009
    • Novembre 2009
    • Ottobre 2009
    • Settembre 2009
    • Agosto 2009
    • Luglio 2009
    • Giugno 2009
    • Maggio 2009
    • Aprile 2009
    • Marzo 2009
    • Febbraio 2009
    • Gennaio 2009
  •  2008
    • Dicembre 2008
    • Novembre 2008
    • Ottobre 2008
    • Settembre 2008
    • Agosto 2008
    • Luglio 2008
    • Giugno 2008
    • Maggio 2008
    • Aprile 2008
    • Marzo 2008
    • Febbraio 2008
    • Gennaio 2008
  •  2007
    • Dicembre 2007
    • Novembre 2007
    • Ottobre 2007
    • Settembre 2007
    • Agosto 2007
    • Luglio 2007
    • Giugno 2007
    • Maggio 2007
    • Aprile 2007
    • Marzo 2007
    • Febbraio 2007
  • Home
  • Fotogallery
  • EPOCA
  • Edicola
  • Archivio
  • Info
torna su
  • Condizioni di partecipazione
  • Credits
  • Scrivi a Panorama
  • Feed Rss
  • Privacy
  • Gruppo Mondadori
  • Pubblicità
  • Abbonamenti
  • Scopri i siti mondadori
  • R101
Arnoldo Mondadori Editore
© 2007 Arnoldo Mondadori Editore S.p.A. - Partita IVA 08386600152