Alla vigilia delle primarie in Florida dello scorso 31 gennaio Newt Gingrich e Mitt Romney, i due principali candidati alla nomination repubblicana per le elezioni presidenziali di novembre, avevano inseguito a lungo il suo endorsement, che alla fine non è mai arrivato. Ora, forse, si capisce il perché: secondo alcuni quotidiani e siti web statunitensi, Jeb Bush potrebbe rappresentare il jolly, il candidato a sorpresa in grado di unificare le anime del partito se la corsa repubblicana dovesse portare a una convention aperta, senza una chiara maggioranza di delegati per un candidato.
Vero? Falso? L’interessato e la famiglia hanno smentito, preferendo concentrarsi su una eventuale candidatura nel 2016. Eppure un fronte sul quale l’opzione 2012 trova conferme esiste, ed è quello dei solitamente bene informati bookmaker stranieri. Nel corso del weekend, mentre le indiscrezioni su un coinvolgimento del governatore della Florida prendevano corpo, diversi operatori on line hanno riaperto le giocate sulla sua candidatura, con quote relativamente basse.
Sulle lavagne di SkyBet e StanJames, per esempio, la nomination di Jeb Bush è quotata 25 volte la posta: pochissimo, se si considera che il fratello minore dell’ex presidente George W. ufficialmente è fuori dalla contesa e che comunque a fine 2011, quando il suo nome compariva ancora tra i papabili, nessuno lo pagava meno di 70 a 1.
Quote leggermente superiori sul tabellone di WorldBetExchange, dove l’eventuale candidatura di Bush viene pagata 27 volte la posta, su Betfair dove viaggia a 31, e infine su BetVictor e Ladbrokes (con moltiplicatore rispettivamente a 40 e 50).
I professionisti dell’azzardo, insomma, sembrano credere alla possibilità, se è vero che il nome di Bush è ormai l’unico quotato oltre a quelli dei quattro candidati rimasti ufficialmente in lizza: oltre a Romney e Gingrich, sopravvivono infatti soltanto Rick Santorum e Ron Paul, in qualche caso con quote vicine a quelle dello stesso Jeb.
Altra ipotesi che filtra media statunitensi è quella secondo cui Bush potrebbe essere chiamato a comporre (in qualità di candidato vicepresidente) il ticket del Grand Old Party che affronterà Obama a novembre. Anche in questo caso i bookmaker non si fanno cogliere impreparati e in moti casi offrono quote poco allettanti sulla giocata: da 5 a 16 volte l’importo puntato.
Da avversario designato di Barack Obama o da candidato vicepresidente, insomma, la possibilità che il terzo membro della famiglia Bush in meno di 25 anni punti alla Casa Bianca non sembra più così campata in aria.
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Gianluca Ferraris, giornalista, ha iniziato a scrivere di calcio e scommesse per lenire la frustrazione accumulata su entrambi i fronti. Non ha più smesso
- Lunedì 20 Febbraio 2012


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