
Staffan de Mistura, l'inivato della Farnesina in India (Credits: Ansa)
L’incidente tra Italia e India avvenuto a bordo della petroliera Enrica Lexie rischia di assestare un duro colpo ai rapporti bilaterali tra i due Paesi. Roma e New Delhi hanno potuto contare negli ultimi anni su un quadro di eccellenti relazioni, mentre si ritrovano adesso impegnate in una severa corsa contro il tempo alla ricerca di un compromesso “che tamponi il misfatto”.
Una seccatura non da poco per il governo Monti, tutto proiettato sul dossier Europa, e messo di fronte alla “prima dura prova di confronto politico internazionale”. Mai come su questo dossier l’Italia ha prima d’ora percepito il difficile confine che separa l’attività di un politico da quella di un tecnico. “La tecnocrazia non è il giusto balsamo per affrontare una crisi diplomatica” afferma una feluca di lungo corso. E così che in India arriva Staffan de Mistura, guru delle relazioni internazionali e gran sultano della persuasione. Seguito, tra qualche giorno, da “un’inopportuna missione economica” del suo superiore Giulio Terzi.
SURRISCALDAMENTO DIPLOMATICO - Il caso della nave Erica Lexie, coinvolta lo scorso 15 febbraio nell’incidente avvenuto al largo di Kollam (circa 150 km a sud di Kochi) e nel quale sono rimasti uccisi due pescatori indiani, sta provocando un certo surriscaldamento delle relazioni tra Italia ed India. Due Paesi che fino a qualche giorno fa potevano contare su un’esclusiva dinamicità di rapporti commerciali, e il cui orizzonte della collaborazione tende in qualche modo ad allontanarsi.
L’India, identificata insieme a Brasile, Cina e Russia quale gigante emergente dell’economia mondiale, è caduta sotto il corteggiamento di molte cancellerie europee. Non da ultima dell’Italia il cui interscambio commerciale con New Delhi è salito negli ultimi anni a 7,2 miliardi di euro, e con una crescita delle esportazioni del 23% che ha visto l’Italia diventare il quarto partner commerciale indiano tra i paesi dell’Unione europea, ed il settimo a titolo di investimenti diretti stranieri (Fdi).
SITUAZIONE DA FUNAMBOLI - Un partner privilegiato, appunto, e su cui pesa ancora di più il difficile equilibrio da tenere in questa impresa “da funamboli”. Che la traversata non sia facile lo si deduce non solo dalla notifica delle autorità indiane di trasformare in arresto il fermo dei due marò pugliesi Massimiliano Latorre e Salvatore Girone Bari.
Ci sono le dichiarazioni del ministro degli esteri di qualche giorno fa in cui si puntualizzava su un “Monti informato”, del Presidente della Repubblica Napolitano che ha bollato il caso come “ingarbugliato”, e infine della decisione presa oggi dal governo italiano di inviare in India il sottosegretario De Mistura. Parliamo di un alto funzionario internazionale che, lungi dall’essere considerato una delle tante pedine del governo dei tecnici, rappresenta il funambolo perfetto per un caso che in Farnesina hanno cominciato a etichettare con la parola “crisi”.
IL SULTANO DELLA PERSUASIONE - De Mistura, infatti, da molti considerato il diplomatico internazionale per eccellenza e dalle ineccepibili capacità di persuasione, vanta un rispettabilissimo curriculum nei teatri di crisi. Per trentasei anni ha speso la sua vita nei luoghi più instabili e problematici del mondo (Afghanistan, Iraq, Libano, Rwanda, Somalia, Sudan ed ex Jugoslavia). Ha lavorato presso molte agenzie dell’Onu e ha ricevuto incarichi di Rappresentante Speciale di Ban Ki-moon per l’Iraq e l’Afghanistan. Certo, l’India non sarà considerato un teatro di guerra dove la paura fa correre a grandi falcate, ma il dossier sui marò necessita di una trincea che non faccia ulteriormente retrocedere l’Italia.
I TONI MORBIDI DELLA DIPLOMAZIA - Il 17 febbraio scorso il ministro degli esteri Giulio Terzi aveva inviato all’omologo Krishna un’epistola molto asciutta in cui, dicendosi dispiaciuto per la morte dei due pescatori indiani (this loss of life is a tragic occurance) annunciava la volontà di una collaborazione comune per la ricerca della verità su quanto accaduto (We would like to work together, in order to find a mutually agreed procedure to find the truth).
Di li a poco, come preannunciato nella lettera, partiva una delegazione interministeriale composta dal responsabile del servizio del contenzioso diplomatico della Farnesina (Marrapodi), dall’Ammiraglio Caffio e dal rappresentante della giustizia (Selvaggi) per incontrare la controparte indiana e avviare un primo confronto. Richieste dai toni esclusivamente diplomatici quelle italiane che, nonostante abbiano rivendicato l’esclusività di competenza giurisdizionale sul caso - essendo l’incidente avvenuto in acque internazionali - non sono riuscite ad evitare la beffa. In piena riunione, infatti, la delegazione apprendeva dell’intimidazione effettuata dalle autorità di polizia locali ai nostri militari di scendere a terra in modo tale da rendere esecutivo il provvedimento di arresto.
RESPINTA LA COMMISSIONE - A nulla sarebbe valsa, peraltro, la proposta avanzata dall’Italia di costituire una commissione bilaterale d’urgenza per ricostruire i fatti. Ipotesi duramente respinta dagli indiani e che convinto il governo italiano ad affrontare la questione “un po’ più di petto”, con l’invio di un funzionario con alle spalle un’esperienza senza eguali nelle maggiori aree di crisi.
GLI AFFARI - De Mistura arriverà già oggi in India e inizierà a esplorare i canali per una trattativa con gli indiani già da domani. Curiosità vuole che mentre una parte del palazzo della diplomazia italiana lavorerà per seguire questi delicati passi, la Direzione Generale per la promozione del sistema-Paese guidata dall’Ambasciatore Melani lavorerà - come se nulla fosse accaduto - alla visita in India che il ministro Terzi si affretta a compiere il prossimo fine settimana insieme ad un nutrito gruppo di imprenditori italiani e giornalisti e che ha l’obiettivo di rafforzare il partenariato strategico commerciale italo-indiano.
Nelle stanze del governo raccontano di una lunga e meditata decisione sull’opportunità di rinviare o meno la missione economica. Laddove, tuttavia, le perplessità sarebbero state frenate dal fatto che - in caso di congelamento - l’impressione data sarebbe stata quella di una difficoltà a relazionarsi con l’India. “Forse qualcuno dovrebbe consigliare al ministro Terzi di approfondire i precedenti contenziosi dei nostri connazionali detenuti in India, - non da ultimo il caso Falcone - per fargli capire che non basterà la faccia di Colaninno ad ammorbidire le posizioni di New Delhi sul caso dei marò”.
- Martedì 21 Febbraio 2012

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Commenti
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Il 22 Febbraio 2012 alle 16:29 napoli56 ha scritto:
Bé dopo quel”We would like to work together,in order to find a mutually agreed procedure to find the truth” mi meraviglio che i diplomatici italiani non siano stati spernacchiati già all` arrivo in India.
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