
(Credits: Ap/Remy de la Mauviniere)
Bill Gates alla testa della Banca Mondiale? Per ora è solo una voce riportata da Repubblica e il suo nome è solo uno dei tanti coinvolti nella corsa ancora tutta mediatica alla successione di Robert Zoellick. L’attuale presidente sta per concludere il mandato e non intende fare il bis.
Ma ammettiamo che ci sia del vero. L’amministrazione Obama è in cerca di un candidato di prestigio per ricoprire una carica che fin dalla nascita dell’istituzione finanziaria, a Bretton Woods nel 1944, è sempre stata affidata a un americano. Da quando ha lasciato la guida dell’azienda che ha fondato e che lo ha reso miliardario, Gates si è costruito un curriculum notevole nel campo dello sviluppo, attività principale dell’istituzione finanziaria. Nel 1994 Bill e la moglie costituiscono una fondazione intitolata e gestita dal padre di Mr Microsoft. La dotazione iniziale è 94 milioni di dollari. Nel 2000 tutti i progetti filantropici della coppia confluiscono nella neonata Bill & Melinda Gates foundation.
A tutt’oggi l’impegno della fondazione, che ha sede a Seattle, ammonta a oltre 26 miliardi di dollari, dei quali 6,23 sono stati spesi negli Usa, e 15,271 in programmi legati alla sanità. Il 30 gennaio scorso è stata annunciata una sovvenzione di 750 milioni di dollari al Fondo globale contro Aids, malaria e turbecolosi. Altri 363 milioni di dollari verranno invece impiegati per combattere una decina di cosiddette malattie tropicali dimenticate, come la filariosi, il verme di Guinea, la malattia di Chagas. Gli sforzi della Gates foundation si aggiungono a quelli di 13 case farmaceutiche, della Banca Mondiale, e di alcuni governi.
La fondazione ha investito 465 milioni di dollari nella ricerca per sviluppare un vaccino per la malaria forzi che stanno dando i primi risultati.
Più controversa è l’azione di Gates nel campo dello sviluppo rurale. Il tema è cruciale. Degli oltre 1 miliardo e 300 mila poveri del mondo (che vivono con meno di 1,25 dollari al giorno), 800 milioni vivono in aree rurali. I piccoli contadini e le loro famiglie soprattutto in Africa mancano dei mezzi per sopravvivere degnamente. La Gates foundation ha stanziato 1,7 miliardi di dollari a sostegno dell’agricoltura africana. Soprattutto dei piccoli coltivatori, affermano da Seattle. L’obiettivo è quello di innescare una nuova Green Revolution, questa volta a beneficio del continente nero.
A preoccupare è il tipo di rivoluzione. La fondazione ha comprato nel 2010 un pacchetto di azioni della Monsanto, campione mondiale delle sementi ogm. E nella strategia sullo sviluppo agricolo perseguita dalla Gates foundation non si fa mistero dell’attenzione e del supporto alla ricerca in questo settore, pur riconoscendo che vi sono “preoccupazioni a riguardo”.
L’organismo attraverso cui molti degli investimenti promossi da Bill e Melinda Gates vengono veicolati è Agra (Alliance for a Green Revolution in Africa) fondata nel 2006 in partnership con la Rockfeller Foundation, oggetto di critiche da parte proprio di quei piccoli contadini che la Gates foundation sostiene di voler mettere al centro del proprio operato. Interrogato da alcuni ricercatori, un gruppo di agricoltori africani ha rigettato l’approccio propugnato da Agra affermando di voler dire la loro su quali sono le necessità che ricerca (e filantropi) dovrebbero affrontare.
La questione non è di poco conto, e chi si prepara a occupare la poltrona più alta della Banca Mondiale dovrà farsi carico di una mutata geografia economica. I Paesi emergenti hanno già cominciato a dire di volere un posto nella stanza dei bottoni. E in sostanza di farsi portatori anche di altri modelli di sviluppo. Per questo accanto ai nomi di Gates, Tim Geithner (attuale segretario al tesoro Usa) e Hillary Clinton, c’è chi propone altre due donne Ngozi Okonjo-Iweala, ministro delle finanze della Nigeria, o Sri Mulyani Indrawat l’ex ministro delle finanze indonesiana. Ma qualcuno azzarda anche l’altro banchiere per eccelenza Muhammad Yunus, padre del microcredito e Nobel per la pace.
- Mercoledì 22 Febbraio 2012

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