
Il libro che contiene le dichiarazioni scottanti rivelate da Kim Jong-nam (Credits: AP Photo/Shizuo Kambayashi)
Quando è morto il padre Kim Jong-nam, il fratello maggiore di Kim Jong-un, l’attuale leader della Corea del Nord, è scappato a Pechino ufficialmente per “sentirsi al sicuro“. Da chi non si sa, visto che da tempo il primogenito di Kim Jong-il è stato costretto a “ritirarsi” a Macao, dove trascorre la sue giornate tra slot machines, tavoli verdi e belle donne.
E’ possibile che la scelta di rifugiarsi a Pechino sia stata legata al desiderio di provare a presentarsi ai leader del partito come il successore ideale per il regime nordcoreano proprio in virtù della sua maggiore età e dell’appoggio che, in patria, l’esercito non gli ha mai negato. Nonostante il padre lo avesse categoricamente escluso dalla linea di successione a causa del suo passato a base di feste e gioco d’azzardo, preferendogli il fratello minore, la cui passione per il lusso è stata giudicata come meno pericolosa sia dei vizi di Kim Jong-nam sia degli atteggiamenti effemminati del secondogenito Kim Jong-chul.
Fatto sta che a Pechino nessuno gli ha dato retta. Anche perché, da Pyongyang, Kim Jong-un, che dal 2001 segue passo dopo passo tutti gli spostamenti dell’infido fratello, dopo aver saputo del suo viaggio in Cina ha subito fissato un incontro con le autorità del paesi per “rendere loro omaggio in qualità di nuovo leader della Corea del Nord”. Eppure, se quando Kim Jong-nam ha ripreso la sua quotidianità dissoluta macanese il giovane neo dittatore ha tirato un sospiro di sollievo, per evitare imbarazzanti colpi di scena Kim Jong-un lo ha comunque escluso dal comitato incaricato di organizzare il funerale del padre, gli ha impedito di partecipare alla cerimonia, e ha confermato che non avrebbe avuto nessun ruolo nel nuovo establishment coreano. Insomma, di fatto gli ha indirettamente fatto capire che non avrebbe mai più messo piede in Corea del Nord.
Le ragioni di questo accanimento possono essere tante. Un’insicurezza personale sulle effettive capacità di guidare il paese. Un legame forte con l’esercito che Kim Jong-nam è riuscito a conservare anche a distanza e che potrebbe rivelarsi presto più pericoloso del previsto. Senza trascurare una personalità e un temperamento particolarmente difficili da gestire. Caratteristiche, queste, che potrebbero presto indurre Kim Jong-un a rivedere la sua scelta di “isolamento a tutti i costi” o spingerlo a far tacere il fratello per sempre.
Kim Jong-nam ha accettato per anni l’emarginazione cui lo aveva costretto il padre, anche per i vantaggi derivanti da quest’ultima: poteva rimanere lontano da casa, divertirsi come e quanto desiderava, senza rischiare troppo dal punto di vista della successione visto che, anche se fosse rimasto in Corea del Nord, con il padre alla guida del paese nessno gli avrebbe mai dato retta. Quando però anche il fratello, per giunta minore, ha dimostrato di non esser interessato a chiudere quella che per Kim Jong-nam avrebbe dovuto essere solo una fase di isolamento, quest’ultimo si è ribellato. Lasciando che superbia e sfrontatezza prendessero il sopravvento sul buon senso. E così ha rilasciato interviste, ha pubblicato un libro, e ha persino creato un falso account di Facebook per spiegare al mondo i motivi per i quali il fratello più giovane non sarebbe mai riuscio a combinare qualcosa di buono in Corea del Nord.
Eppure, dal momento che questa prima ribellione non ha ottenuto gli effetti sperati perché Kim Jong-un ha scelto di far finta di nulla, Kim Jong-nam è riuscito a farlo infruriare quando ha dichiarato alla stampa giapponese che suo padre non aveva mai dato il suo consenso per lasciare che la successione fosse affidata a un terzogenito, visto che la millenaria tradizione confuciana non lo permette. E chi conosce la Corea del Nord, Kim Jong-un incluso, sa che è vero. Per Kim Jong-il l’isolamento del figlio maggiore doveva servire da punizione per fargli cambiare atteggiamento. Il padre infatti non è mai riuscito a dimenticare l’episodio imbarazzante in cui si fece coinvolgere nel 2001, quanto tentò di entrre in Giappone con un passaporto falso. Ma prima di allora gli erano stati affidati incarichi molto importanti (gli stessi che gli hanno permesso di consolidare gli attuali legami con l’esercito) che solo il successore designato avrebbe potuto ottenere. Poi, a sentire Kim Jong-nam, l’incidente mai dimenticato, l’irrigidimento del carattere del padre e la malattia lo hanno tenuto lontano da casa più a lungo del previsto, permettendo a Kim Jong-un di approfittarne. E ora, per nor perdere tutto quello che ha già conquistato, il neo dittatore ha deciso di umiliare il fratello cancellandogli visti e carte di credito. E nessuno si stupirebbe se nelle prossime settimane di Kim Jong-nam si perdessero definitivamente le tracce.
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Claudia Astarita insegna “The Politics of China” alla John Cabot University e si occupa di India per il CeMiSS. Scrive approfondimenti sull’Asia per diverse testate e ha lavorato per molti anni come ricercatrice a New Delhi e Hong Kong. L’Oriente è la sua passione e coglie ogni occasione per tornare nei luoghi che ama
- Giovedì 23 Febbraio 2012


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