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Supporter dell’opposizione in piazza a Tbilisi
Da una parte le accuse. Mosca vuole volere abbattere il governo di Tbilisi con un colpo di stato. Dall’altra, come risposta, il sarcasmo. “Sono follie: il presidente georgiano Mikhail Saakashvili deve rivolgersi a uno psichiatra”, ha dichiarato, con una nota, il Cremlino. Guerra di parole, dopo il conflitto armato della scorsa estate. Tensione alle stelle, a poche ore dall’inizio delle prime manovre militari della Nato in Georgia. Frizioni che si riverberano direttamente sul clima e sui rapporti tra Russia e Alleanza Atlantica, dopo la distensione cercata (e ottenuta) da Barack Obama e Dmitri Medvedev nelle scorse settimane. Nonostante i toni si siano abbassati, rispetto a quelli abituali ai tempi dell’amministrazione di George W. Bush, alla fine, però anche tra Bruxelles e Mosca, in questa occasione, sono volate parole grosse.
E il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha fatto sapere che non parteciperà al Consiglio Nato-Russia, previsto per il 19 maggio prossimo. Ufficialmente, si tratta di una “ritorsione” all’espulsione di due diplomatici russi da parte dell’Alleanza Atlantica, la scorsa settimana. In realtà , i motivi di contrasto rimangono sempre quelli: i rapporti dell’Alleanza Atlantica con Georgia e Ucraina, le due repubbliche “ribelli” che, per Mosca, non dovrebbero entrare sotto la piena “influenza occidentale” perché troppo vicine al cuore dell’impero ex sovietico. Così, come era prevedibile, le manovre militari programmate da tempo in Georgia, sono diventate una miccia a lenta combustione. “Nel paese, la tensione è stata alta per tutta la giornata” racconta Tengo Gogotishvili, giornalista di punta della televisione di Tbilisi Rustavi 2, una delle firme che seguì la guerra della scorsa estate in prima linea, a rischio della propria vita.
Due gli episodi cruciali: l’arresto da parte delle forze di sicurezza del ministero degli interni di alcuni alcuni alti ufficiali, accusati di volere effettuare un colpo di stato in combutta con i servizi speciali russi. E, poi, l’ammutinamento - rientrato dopo alcune ore - di un reparto militare in una base dell’esercito nei pressi della capitale georgiana. “Secondo le autorità , i russi hanno cercato di impedire le manovre Nato commissionando un golpe” racconta Tengo Gogotishvili. “La guerra fredda con Mosca è all’ordine del giorno, con i continui tentativi del Cremlino di abbattere il presidente Saakashvili. Il ministero degli Interni dice di avere le prove della preparazione del colpo di stato. Gli alti ufficiali fermati avrebbe dovuto causare l’ammutinamento dei militari nel corso delle esercitazioni militari Nato che prendono l’avvio domani sul territorio georgiano” chiosa il giornalista televisivo. Il Cremlino ha risposto con fermezza alle accuse georgiane. Invitando, senza mezzi termini, Mikheil Saakashvili ad andarsi a “curare”.
“Stiamo cominciando ad abituarci alle folli accuse da parte delle autorità politiche e militari della Georgia, che ogni volta che c’è una tempesta sostengono sia tutta responsabilità di Mosca” ha dichiarato l’ambasciatore russo presso la Nato Dmitri Rogozin. “In realtà , un reparto militare georgiano si è ribellato nel corso della giornata. Un battaglione corazzato con base a Mukhrovani, secondo il ministro della Difesa David Sikharulidze, nel corso della mattina ha annunciato di voler disobbedire agli ordini”. Per tutto il giorno, racconta ancora Tengo Gogotishvili, sono proseguite le trattative tra il governo e i presunti ribelli fino a quando i “ribelli” si sono arresi e il loro comandante è stato arrestato. Solo al termine di questo ammutinamento, la tensione in Georgia è lievemente diminuita. Ma è destinata a rialzarsi.
La Russia non vuole ad ogni costo che la Nato metta un piede in un paese così vicino ai suoi confini. Nello scorso agosto, la guerra scoppiò per il controllo delle due repubbliche autoproclamate di Ossezia del Sud e Abkhazia, russofile, che dopo l’attacco georgiano e la controffensiva russa, sono passate, di fatto, alla fine del conflitto sotto le ali del Cremlino. Ora, il contrasto rimane profondo, i rapporti sono avvelenati e il filo americano Mikheil Saakashvili è visto come un pericolo da Mosca. La Nato cerca di sostenerlo, anche se con meno detreminazione rispetto all’epoca della presidenza Bush. L’Orso Russo però non vuole mollare la presa. E non lo farà .

Sulla Georgia, dopo la guerra con la Russia della scorsa estate, si sta addensando una nuova tempesta che, seppur più lieve, rischia di sconvolgere gli equilibri del Paese caucasico. Lo scontro fra il presidente Mikheil Saakashvili e l’opposizione, infatti, è giunto a un nuovo scontro e 13 partiti di minoranza vogliono portare 100mila persone nelle strade di Tbilisi a manifestare contro il leader uscito dalla “Rivoluzione delle rose”.
Il motivo? Saakashvili avrebbe tradito proprio le promesse di quella rivoluzione, che lo ha portato al potere nel 2003 e starebbe costruendo - secondo i suoi oppositori - una dittatura personale che ha portato un impoverimento di massa nel Paese. Se l’opposizione riuscirà nel suo intendo, si saprà soltanto fra qualche giorno, quando i risultati di questa sfilata con decine di migliaia di cittadini avrà spiegato i suoi frutti; di certo, sarà la più grande dimostrazione di piazza da quando sei anni fa l’ex presidente Eduard Shevardnadze fu costretto a dimettersi proprio dalla pressione di Saakashvili e dei suoi sostenitori. Tuttavia, per quanto unita dal risentimento contro il leader filo-americano, l’opposizione si presenta a questo appuntamento profondamente spaccata su obiettivi e tattiche per raggiungerli, mentre Saakashvili si trincea dietro i 4 anni di mandato presidenziale che gli restano, nonostante la decisione di scendere in guerra contro la Russia ne abbia fortemente indebilito il supporto.
“È una lotta di potere - ha spiegato Alexander Rondeli, presidente della Fondazione georgiana per gli studi strategici e internazionali - Da quando è stato eletto nel 2003 Saakashvili, col suo fare arrogante e ambizioso, ha iniziato riforme radicali che la società ha fatto fatica a metabolizzare”. Al punto che, contro di lui, si sono schierati non solo i nemici di un tempo, ma anche tanti ex alleati che si sono messi alla testa dei manifestanti che oggi hanno marciato contro il presidente: fra loro l’ex ministro degli Esteri, Salome Zourabichvili, quello della Difesa, Irakli Okruashvili e anche l’ex speaker del parmento Nino Burjanadze. “Siamo qui perché dobbiamo esserci - ha ditto Levan Gachechildaze, uno dei leader dell’opposizione - Siamo qui e staremo fino alla fine, perché Saakashvili se ne deve andare”. Un’opinione condivisa anche da Irakli Alasania, ex ambasciatorre all’Onu che ha rotto con il Presidente subito dopo la guerra della scorsa estate.
Ma nonostante la sua base elettorale sia stata pesantemente erosa dalla scorsa primavera e la situazione si sia fatta peggiore da settembre in poi, in concomitanza con la crisi internazionale, Saakashvili non sembra intenzionato a mollare. E difficilmente riusciranno a spingerlo alle dimissioni, sembrano convinti gli analisti internazionali. È ancora saldo in sella e se non commetterà l’errore di usare la polizia contro i manifestanti, come fece nel 2007, difficilmente si tornerà a votare”.

Anche il Sanremo europeo ha le sue polemiche. Niente canzoni equivoche sui gay né plagi, il problema al festival della canzone Eurovision, è di politica internazionale. Il titolo della canzone presentata dalla Georgia è “We don’t wanna put in“. E tra “Put in” e Putin, Vladimir, la differenza è davvero poca. Il testo del brano conteneva altri riferimenti al premier russo. Si aggiunga che quest’anno la finale del festival si svolgerà proprio a Mosca, perché l’anno scorso il vincitore era russo. E così la canzone è stata giudicata inaccettabile dagli organizzatori per il testo. La frase che allude con un gioco di parole a Putin è ripetuta anche nel ritornello della canzone. E il regolamento del festival vieta rieferimenti politici nei brani in gara. Secondo quanto riporta il sito della Bbc, un portavoce del festival ha spiegato che non sono permessi nella competizione “nè testi, nè dichiarazioni, nè gesti di natura politica”. Eurovision è un festival molto seguito nell’Est Europa in cui partecipano artisti da vari paesi, in Italia però è sempre stato poco considerato (si ricorda una partecipazione dei Jalisse nel 1997). I vincitori sono decisi con il televoto. L’evento che si terrà in maggio nella capitale russa, avrà luogo a meno di un anno di distanza dal conflitto tra Russia e Georgia per il controllo del sud dell’Ossezia. Le relazioni tra i due paesi sono state tese per molti anni. E la Georgia aveva inizialmente annunciato che non avrebbe preso parte al festival per protesta. Ma a dicembre aveva cambiato idea dichiarando la propria volontà di partecipare. La canzone che era stata scelta da un giuria con l’aiuto di una votazione pubblica avrebbe dovuto essere interpretata dal trio femminile 3G insieme al vocalist Stephane. L’European Broadcasting Union, che ha sede a Ginevra e organizza l’evento, ha fatto sapere che la Georgia può riscrivere il testo della canzone o selezionare un altro pezzo.
Anche l’anno scorso il festival fu teatro di polemiche per la partecipazione di Rodolfo Chikilicuatre, un comico spagnolo che impersonava un falso cantante, con tanto di falso ciuffo alla Elvis e chitarra giocattolo. Fu scelto dai telespettatori spagnoli perché sostenuto da un programma televisivo satirico e mandato alla finale di Eurovision per dimostrare la squallidità del concorso. Fu eliminato al primo turno.
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Il video della canzone "incriminata"
L'esibizione di Rodolfo Chikilicuatre

Vera Nikolajevna Putina, 82 anni. Foto dal sito volyafilms.nl
Un’ombra dal passato. Quello dell’uomo più potente della Russia, di cui si sa poco o niente degli anni precedenti il suo ingresso nel Kgb: Vladimir Putin. Una donna dell’Ossezia del Sud, Vera Nikolajevna Putina, dichiara di essere sua madre. L’ ottantaduenne vive a Metekhi, un villaggio del Caucaso a pochi chilometri da Gori, la città natale di Josif Stalin. Il portavoce del premier russo Dmitri Peskov ha smentito “in toto” la storia. Ma la donna, nata ad Achora, negli Urali, nel 1926, si dice pronta a dimostare la parentela con un test del Dna se necessario. Si sa pochissimo dell’infanzia e dell’adolescenza dell’uomo che dal 1999 ha governato la Russia. D’altra parte si tratta di un ex agente del Kgb.
Nella biografia diffusa alle ambasciate si legge: nato a San Pietroburgo il 7 ottobre del 1952. Laureato in legge all’Università di Stato di Leningrado nel 1975. Nello stesso anno entra a far parte dei servizi segreti, che lascerà nel 1990. Nella sua quasi-autobiografia, “First Person“, Putin dice di essere il figlio unico di un sommergibilista della Marina russa e che i suoi genitori, di provata fede comunista ma anche ortodossi, sarebbero entrambi morti di cancro a pochi mesi di distanza l’uno dall’altro, nel 1996.
Vera Putina, al contrario, sostiene che quell’uomo sia suo figlio. E ne ha parlato al quotidiano inglese Daily Telegraph, mostrando le foto di un bambino dagli occhi di ghiaccio come quelli dell’attuale premier. La storia della donna ha dell’incredibile: sostiene che il piccolo Putin visse nel villaggio georgiano dai tre fino ai dieci anni di età , quando fu mandato dai nonni paterni ad Ochyor, in Russia. Sempre nel racconto dell’anziana, il padre dell’ex presidente, da lei chiamato “Vova” era un russo, Platon Privalov, che l’avrebbe abbandonata già incinta perché sposato con un’altra donna. Vova sarebbe nato il 7 ottobre 1950, due anni esatti prima della data della biografia ufficiale. Illegittimo e cresciuto in Georgia. Il nuovo marito di Vera Putina, georgiano, avrebbe imposto alla donna di allontanarlo da casa. Del caso si era occupato negli anni ‘90 il quotidiano georgiano “Alya”, ma sempre secondo la versione di Vera Putina, i servizi segreti, all’epoca dell’ occupazione di “Vova” come agente del Kgb e poi politico, le avrebbero ordinato senza troppi giri di parole di tenere la bocca chiusa. Un divieto che sarebbe venuto meno con la guerra russo-georgiana della scorsa estate. Il racconto della donna è supportato da altri abitanti della zona incontrati dal quotidiano inglese, come l’ex maestra Shura Gabinashvili, che mostra un registro in cui un Vladimir Putin risulta iscritto a scuola a Metekhi fino al 1960. “Era il ragazzo più basso della classe ” racconta l’anziana, “ma voleva primeggiare in tutto”.
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Il presidente francese Nicolas Sarkozy, presidente di turno della Ue, ha annunciato, terminati i colloqui della Troika Ue con il presidente russo Medvedev, che le forze russe si ritireranno completamente dal territorio georgiano entro un mese. Medvedev e Sarkozy hanno annunciato che entro il primo ottobre saranno dispiegati in Georgia almeno 200 osservatori della Ue.
Il leader del Cremlino ha precisato che il ritiro sarà completato dieci giorni dopo il dispiegamento degli osservatori internazionali. Medvedev ha poi annunciato che il 15 ottobre a Ginevra comincerà un “dibattito internazionale” sull’Ossezia del sud e sull’Abkhazia.
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L’Unione Europea ha approvato l’invio di una missione con compiti di polizia nel territorio georgiano. “C’è un accordo politico” ha dichiarato il ministro degli Esteri Franco Frattini durante dell’incontro informale tra i ministri degli esteri ad Avignone “per dispiegare una missione tra i 150 e i 200 uomini nelle cosiddette zone di sicurezza temporanee” in cui sono oggi presenti i soldati russi. I ministri degli Esteri dell’Unione Europea hanno formalizzato oggi un pacchetto di aiuti economici per la Georgia che prevede l’erogazione complessiva di 500 milioni di euro per tre anni (fino al 2010) elargiti “su progetto”, come ha specificato Frattini. Agli aiuti europei si sommerà un miliardo di dollari promesso dagli Usa: “Serve restituire fiducia” ha chiarito il ministro degli Esteri “alla capacità della Georgia di evolvere come libero mercato”. Nell’ambito della missione Ue di polizia il contributo italiano potrebbe oscillare tra le 15 e le 20 unità . Secondo Frattini, il premier Silvio Berlusconi ha espresso durante una telefonata con il leader russo Vladimir Putin “il forte auspicio dell’Italia per l’attuazione piena dell’accordo in sei punti sul conflitto russo-georgiano”. E Putin avrebbe confermato a Berlusconi la disponibilità russa ad accettare una missione Ue di polizia sul territorio georgiano, e la contemporaneità tra il dispiegamento della missione europea ed il ritiro da parte delle truppe russe dalla zona temporanea di sicurezza tra la Georgia ed il confine amministrativo dell’Ossezia del Sud.
Il prossimo 15 settembre la missione di polizia dell’Unione Europea sarà deliberata formalmente dal Consiglio degli Affari Generali: “la decisione dovrebbe essere operativa entro la fine del mese” ha spiegato Frattini. Al più presto “lanceremo le procedure formali per la nomina del capo missione”. La missione affiancherà quella dell’Osce che sarà aumentata nel numero fino a cento unità . Sul territorio oggi sono presenti già venti uomini, dei quali otto autorizzati dai russi a muoversi nell’Ossezia del sud. Della missione Osce fa già parte un italiano mentre un altro “sta per partire”, ha aggiunto il capo della Farnesina. “Gli uomini dell’Ue, con compiti simili a quelli svolti dai carabinieri italiani nelle missioni all’estero, saranno dispiegati prima nei territori presidiati dai georgiani e poi in quelli controllati dai russi”, che contemporaneamente dovranno ritirarsi. Sarkozy, ha aggiunto Frattini, andrà a Mosca con la proposta della missione e dell’inchiesta internazionale e il mandato di chiedere ai russi il ritiro dalla zona attorno alla città portuale georgiana di Poti. Insieme a questo, ha precisato Frattini, “va sollecitata ai georgiani la rinuncia formale all’uso della forza”. L’Ue nominerà al più presto un rappresentante speciale per la Georgia, mentre è emersa la necessità di un quintetto che veda la presenza di Onu, Ue, Osce, Stati Uniti e Russia.
Nicolas Sarkozy
Nicolas Sarkozy durante la conferenza stampa.
(©Photo by Massimo Di Vita)
Sì al dialogo, ma senza rinunciare alla fermezza diplomatica. Questa la linea adottata dall’Unione europea al termine del summit straordinario che si è tenuto ieri pomeriggio a Bruxelles sulla crisi in Georgia.
Dopo l’intervento militare della Russia ad inizio agosto e il riconoscimento ufficiale di Mosca dello stato di indipendenza proclamato una settimana fa dalle regioni separatiste georgiane dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud, i capi di Stato e di governo dei 27 paesi europei hanno deciso di posticipare in date non precisate le riunioni programmate dalla Ue e dalla Russia per negoziare un nuovo accordo di partenariato strategico. Secondo quanto annunciato dal presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, questa decisione verrà attuata “sino a quando il ritiro delle truppe (russe dispiegate in Georgia, ndr) non sarà rispettato”. Dal suo canto, il presidente francese Nicolas Sarkozy, presidente di turno della Ue, ha giustificato la posizione di Bruxelles: “Quello della Russia” ha dichiarato “è un comportamento che nelle ultime settimane ha destato non poche preoccupazioni, e non soltanto in Europa”.
Il documento finale presentato alla stampa internazionale fa registrare alcune divergenze rispetto al testo originale preparato dalla presidenza francese alla vigilia del summit. A dimostrazione delle profonde divisioni che la crisi georgiana ha provocato nella Ue, la bozza di dichiarazione del Consiglio europeo non prevedeva la posticipazione dei negoziati strategici con Mosca. “La crisi della Georgia pone la relazione tra l’Ue e la Russia di fronte a un bivio” indicava la bozza, invitando Bruxelles di procedere a una “valutazione” elaborata in base all’evolversi “della situazione e in particolare dell’applicazione da parte della Russia degli impegni presi” per ritirare le proprie truppe dal territorio georgiano. Questa valutazione, che sarebbe stata sostenuta fino al summit Ue-Russia fissato fissato a Nizza per il 4 novembre, doveva “condurre a delle decisioni sul proseguimento delle discussioni riguardo il futuro delle relazioni tra l’Unione e la Russia in vari settori”, tra cui quello energetico. Ma i nuovi venti di tensione giunti dal Caucaso hanno convinto i paesi europei più oltranzisti al dialogo con Mosca (Regno Unito e Polonia in testa) a non seguire la strategia di apertura ventilata da Francia, Germania e Italia. Per il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, l’accordo raggiunto ieri dai 27 ha permesso di superare “quello che poteva essere un momento pericoloso per l’Unione europea, la quale rischiava di accogliere la volontà di alcuni paesi di imporre sanzioni contro la Russia sulla base di una versione dei fatti”. Durante la sua conferenza stampa, il premier italiano ha insistito sul fatto che “in questa situazione l’Europa dovesse dare un segnale della sua presenza e dell’unità dei suoi Stati membri. E lo ha fatto, come dimostra il mandato pieno dato al presidente di turno dell’Ue Nicolas Sarkozy”. Nel tentativo di ricucire i rapporti con Mosca e scongiurare l’ipotesi di una rottura diplomatica tra la Russia e l’Occidente, Barroso e Sarkozy hanno annunciato che, assieme al capo della diplomazia europea Javier Solana, si recheranno lunedì prossimo a Mosca e Tbilissi con lo scopo di ottenere un ritiro definitivo delle truppe russe dal territorio georgiano. A detta del presidente francese, “l’appuntamento fissato per metà settembre sarà molto importante” per l’accordo di partenariato russo-europeo.
La tensione tra Russia e Stati Uniti? E’ destinata a crescere. Le accuse di Vladimir Putin di un coinvolgimento americano nell’attacco georgiano contro l’Ossezia del Sud ? Un messaggio del Cremlino a John Maccain: non ti sognare di seguire la strada del tuo predecessore contro di noi, nel caso in cui fossi eletto alla Casa Bianca. Il prossimo obiettivo (politico, non militare) di Mosca ? L’Ucraina, ovviamente. Robert McMahon, giornalista, è il vicedirettore della rivista web del Council of Foreign Affairs, una delle più importanti istituzioni mondiali nel campo dell’analisi della politica internazionale. Da Washington, ora Mcmahon, dopo anni sul campo nell’Europa Orientale, monitora tutte le mosse di Mosca. E non è sorpreso della piega presa dagli avvenimenti.
“Siamo in una fase veramente calda - dice Robert McMahon. L’intervista alla Cnn, durante la quale Vladimir Putin ha accusato l’amministrazione Bush di aver spinto la Georgia contro l’enclave osseta per facilitare la campagna elettorale del candidato repubblicano è una pietra miliare del nuovo corso dei rapporti con la Russia. Con quelle parole siamo tornati indietro di almeno 15 anni. Se poi, le sommiamo ai movimenti delle navi militari di entrambe le potenze nel Mar Nero, be’… il panorama è veramente fosco. Ma c’è la possibilità di tornare ad usare toni amichevoli, anche se io scommetterei sull’aumento della tensione nelle prossime settimane”.
Una parvenza di dialogo comunque rimane. Una comunicazione aspra, in ogni caso. Che è fatta di messaggi distensivi accanto a chiusure nette. Il giornalista del C.F.A. racconta un paio di esempi. Ieri, nel vertice del Gruppo di Shangai - che include oltre la Russia, anche la Cina e e le repubbliche ex sovietiche dell’Asia centrale, dopo aver incassato l’appoggio dei paesi membri alla sua azione militare in Ossezia, la Russia si è dimostrata disponibile con l’Occidente e ha deciso di non impedire il passaggio sul suo territorio del materiale militare destinato alle truppe Nato in Afghanistan. Una mano tesa a Washington. Ritirata poche ore più tardi quando il ministro degli esteri russo Andrei Nesterenko ha minacciato conseguenze irreversibili nelle relazioni con l’Alleanza Atlantica dopo che il Consiglio della Nato ha condannato il riconoscimento moscovita di Abkhazia e Ossezia del sud. Un altro schiaffo dell’Orso Russo.
Che non si accontenterà di annettersi di fatto le due repubbliche ribelli georgiane. “Nell’agenda di Mosca, ora, al primo posto c’è l’Ucraina. Secondo molti osservatori - e io concordo con loro - se la Georgia è importante per Mosca, Kiev è fondamentale dal punto di vista strategico. Lì, nella penisola della Crimea ci sono le basi militari navali russe. L’Ucraina è la porta verso l’Europa occidentale, da lì passano i gasdotti e gli oleodotti diretti verso il Vecchio Continente. Lì, inoltre, abitano una ventina di milioni di persone originarie della Russia, come ha ricordato qualche giorno fa il Presidente Dmitri Medvedev. Anche Kiev ha chiesto di entrare nella Nato. La Georgia è stato un durissimo segnale di avvertimento nei confronti della dirigenza ucraina. Mosca vuole condizionare la politica di Kiev.”
Dopo questa escalation, la Casa Bianca vorrebbe isolare il più possibile Mosca. Ma, i partner europei sono restii a usare metodi duri con un paese - la Russia - ha il coltello dalla parte del manico, se si pensa alla questione energetica. Oggi, Parigi ha fatto sapere che nel vertice straordinario dei capi di stato e di governo della Ue che si tiene lunedì a Bruxelles non verranno adottate provvedimenti contro Mosca. ‘L’ora delle sanzioni non è arrivata”, hanno affermato le fonti dell’Eliseo. E ‘questa la dimostrazione di una divisione tra Usa e Europa sulla politica da adottare con la Russia ? “Al di là della retorica sull’unità , io penso che gli interessi europei nei rapporti con Mosca siano troppo importanti e delicati per accettare le richieste di Washington - afferma Robert McMahon. “Casa Bianca dice : cacciamo fuori i russi dal G8, ma la Germania risponde: aspetta un attimo, quello che è successo in Georgia è stato molto grave, ma noi non vogliamo arrivare ad una rottura con loro.” Vediamo come si comporterà Nicolas Sarkozy. La Francia è presidente di turno dell’Unione Europea. “Ma George W. Bush, nonostante tutte le dichiarazioni di simpatia da parte sua, non deve aspettarsi molto dalla Ue, per ora. E probabilmente anche in futuro” - chiosa il vice direttore di Council of Foreign Affairs.

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Per superare l’isolamento diplomatico Mosca cerca un primo sostegno internazionale al suo riconoscimento dell’Ossezia del sud e dell’Abkhazia al vertice, in programma tra oggi e domani a Dushambé, in Tagikistan, dello Sco, l’organizzazione per la cooperazione di Shangai che raggruppa Russia, Cina ed ex repubbliche sovietiche centroasiatiche come Kazakhstan, Uzbekistan, Kirzichistan e Tagikistan. Lo prevedono alcuni media russi, tra cui il quotidiano in inglese Moscow Times che cita una fonte del ministero degli esteri russo: “Mi auguro che lo Sco firmerà una dichiarazione che esprima inequivocabilmente un sostegno alla posizione russa nel conflitto con Tbilisi, condannando la violenza e apprezzando il ruolo della Russia nel mediare le ostilità ”. Una bozza di dichiarazione è attualmente sul tavolo degli esperti. Se dovesse incassare il sì dello Sco, di cui Mosca dovrebbe assumere la presidenza di turno, si tratterebbe del sostegno più forte ricevuto finora da Mosca, dopo quelli isolati - e interessati - di Minsk e Damasco.
È intorno a mezzogiorno che il presidente russo Dmitry Medvedev è apparso sugli schermi della televisione di Stato per fare quell’annuncio che era nell’aria ormai da qualche giorno: “Firmerò il decreto per il riconoscimento dell’indipendenza di Abkhazia e dell’Ossezia del Sud che mi ha sottoposto il parlamento. Non è stata una scelta semplice ma è l’unico modo di salvare delle vite umane. Ormai è chiaro che una soluzione pacifica al conflitto non è nelle intenzioni della Georgia”. Il j’accuse del numero uno del Cremlino contro la leadership georgiana e i suoi “guardiani stranieri” è totale e la responsabilità della guerra ricade, secondo Mosca, interamente su Tbilisi: “La sua scelta, il presidente georgiano Mikhail Shakaasvili, l’ha compiuta la notte dell’8 agosto”, quando le truppe georgiane hanno attaccato la provincia ribelle dell’Ossezia del Sud. “Saakashvili - ha rincarato - ha scelto il genocidio per raggiungere i propri obiettivi politici”.
Reazioni internazionali. Non si sono fatte attendere le reazioni all’annuncio del Cremlino, giunto al termine di un Consiglio di Sicurezza sul Mar Nero cui ha partecipato anche il premier russo Vladimir Putin. A cominciare da Shakaasvili che ha equiparato il riconoscimento all’annessione, chiamando attorno a sé la solidarietà di tutto il suo popolo ma soprattutto della comunità internazionale. La Francia, che ha la presidenza di turbo dell’Ue, punta a ottenere dall’Unione Europea una condanna unanime della decisione della Russia già questo pomeriggio. Anche Angela Merkel, il cancelliere tedesco, durante un viaggio in Estonia, è apparsa tutt’altro che conciliante. “È una scelta totalmente inaccettabile e l’Unione europea dovrà dirlo forte e chiaro”. La posizione di Gran Bretagna, Stati Uniti e Nato era più scontata: “Ribadiamo la sovranità e l’integrità territoriale gerorgiana”, ha scritto in una nota il Foreign Office britannico. “Riconoscere l’indipendenza dei due territori georgiani è un atto deplorevole”, ha dichiarato un’infuriata Condoleezza Rice. Secondo il segretario generale della Nato, l’olandese Jaap de Hoop Scheffer, la mossa del Cremlino costituisce invece una “violazione diretta di numerose risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite riguardanti l’integrità territoriale georgiana”. Anche sul fronte economico la risposta degli investitori all’annuncio di Medvedev è stata tutt’altro che entusiasta: meno sei per cento alla borsa di Mosca.
Le precisazioni del Cremlino. Sulle accuse di non aver rispettato il patto Saarkozy, Medvedev, in un’ intervista al canale televisivo in lingua inglese ‘Russia Today‘, ha precisato la sua verità : “Mosca ha pienamente adempiuto ai propri impegni, previsti nei sei punti del piano a nome dell’Ue. Abbiamo ritirato le nostre truppe dalla Georgia, tranne che nella cosiddetta fascia di sicurezza”. Poi un accenno alla questione dell’indipendenza del Kosovo che aveva diviso su fronti diversi Russia e Occidente: “Quando si parlò del Kosovo, i partner occidentali lo giustificarono come un caso particolare. Ma ogni caso di riconoscimento è di per sé particolare. La situazione era particolare in Kosovo, la situazione è particolare in Ossezia del Sud e Abkhazia”, ha terminato con una punta di veleno.
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