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Leggenda metropolitana vuole che Catherine Ashton sia una scoperta di José Manuel Barroso. Si dice infatti che proprio il presidente della Commissione europea, rimasto favorevolmente impressionato da questa laburista del Lancashire durante una cena a Londra, sia stato suo mentore suggerendola al governo inglese al posto del dimissionario Peter Mandelson a Bruxelles. Continua
Paese che vai, multe che trovi. A monsieur Dupont parcheggiare lungo un boulevard parigino senza pagare il ticket costa 11 euro. Ma se mister Smith sosta nel centro di Londra dimenticandosi le monetine per il parchimetro prende un’ammenda di 80 sterline, 102 euro. Il più comprensivo verso chi lascia l’auto sulle strisce blu scordandosi di pagare è il Comune di Berlino, che lo considera un peccato veniale: solo 5 euro di multa. Molto più severi i vigili di Madrid che, per la stessa infrazione, impongono di pagare 90 euro. A Berna e Lubiana la multa è di 40 euro, 36 a Milano, 15 a Bruxelles, 68 a Copenaghen…
Nell’Europa a 27, dove tutto, dal peso delle uova al colore dei passaporti, tende a essere armonizzato, l’entità delle pene per gli automobilisti colpevoli delle stesse infrazioni è regolata in completa autonomia dalle singole municipalità.
Nessun attacco di panico però per i turisti a quattro ruote che nelle prossime settimane troveranno un foglietto sotto il parabrezza dell’auto (mal) parcheggiata in una capitale europea: per il momento non esiste ancora l’Europol delle multe e i proprietari delle targhe straniere difficilmente vengono individuati. Ma in un prossimo futuro l’Ue vuole introdurre il pagamento delle contravvenzioni al passaggio del confine fra stati membri.
Per evitare contestazioni è ovviamente meglio non avventurarsi nelle zone a traffico limitato (ztl): la trasgressione costa 25 euro a Berlino, 35 a Parigi, 68 a Copenaghen, 70 a Milano e 160 euro a Lubiana. L’ingresso nel centro di Atene è permesso a targhe alterne (controllate quella del giorno). L’inosservanza delle ztl e dei limiti di circolazione nei centri abitati è la principale causa di sanzioni nei comuni italiani: 5,7 milioni di contravvenzioni l’anno, il 60 per cento dei 9,5 milioni di verbali redatti (26 mila al giorno, al ritmo di 18 al minuto). Ancora pochi però se comparati ai 27 milioni di sanzioni subite dai francesi che, per saldarli, nel 2007 hanno versato 2 miliardi di euro alle pubbliche casse.
Gli 8,3 milioni di patentati italiani invece hanno sborsato 1,5 miliardi: il palmarès spetta a Firenze con 117 euro pro capite. Il censimento effettuato in 103 capoluoghi di provincia dalla fondazione Caracciolo dell’Aci ha evidenziato l’importanza di questo introito per i bilanci comunali: nel 2006, per esempio, il Comune di Milano ha riscosso 105,9 milioni di euro in contravvenzioni, destinati ad aumentare con l’introduzione dell’Ecopass (70 euro di ammenda).
Tartassatissimi da quando l’ex sindaco Ken Livingstone nel 2003 ha introdotto la «congestion charge» (pedaggio di 8 sterline per un ingresso in centro), i guidatori londinesi hanno beccato 6,1 milioni di multe nel 2006, quasi il doppio dei 3,3 milioni di sanzioni dei berlinesi. In difesa dei «motorist» britannici sono sorte organizzazioni come Ticketbusters, che aiuta a fare ricorso contro le telecamere, installate ovunque per controllare i guidatori, all’origine del 70 per cento delle contravvenzioni.
Anche l’antica Royal automobile association è scesa in campo: «Le multe per il parcheggio non sono motivate da intralci al traffico, ma dal fatto che i municipi vogliono aumentare le loro entrate. È quasi impossibile guidare a Londra senza essere multati in qualche modo» ha dichiarato Rebecca Bell, uno dei responsabili dell’associazione. L’anno scorso solo nei 12 municipi del centro di Londra sono stati incassati 371 milioni di euro.
Molti comuni offrono sconti ai multati che si affrettano a pagare. A Londra viene dimezzata la «penalty notice» per chi la salda entro 14 giorni. A Madrid, 3 milioni di abitanti e 1,1 milioni di veicoli circolanti, lo sconto è del 30 per cento se si paga entro 2 settimane. Nella capitale spagnola le multe, specie per sosta vietata, fioccano anche perché è quasi impossibile sfuggire ai 1.500 esattori del Ser, Servicio de estacionamento regulado, che controllano i parchimetri cittadini con grande attenzione (basta sforare di un minuto per essere multati).
«Il parcheggio a pagamento serve per incentivare i madrileni a usare metrò e autobus: proprio per questo il tempo massimo di un ticket è un’ora» ha dichiarato il sindaco madrileno Alberto Ruiz-Gallardón. La città di Madrid incassa 46 milioni di euro l’anno in multe, quasi l’1 per cento del suo bilancio. L’ammenda più cara, 300 euro, è per chi lascia l’auto in seconda fila, atto di grande maleducazione che ai milanesi costa invece solo 36 euro.
Pur usando la bicicletta come mezzo di trasporto preferito, i 505 mila abitanti di Copenaghen nel 2007 hanno totalizzato 23 milioni di euro in multe. «In percentuale rappresenta lo 0,68 del bilancio cittadino» nota Venlig Hilsen, funzionaria comunale.
Nella capitale danese, come in quasi tutte le città europee, le contravvenzioni si possono pagare via internet. I più solleciti a saldare sono gli svedesi, anche perché a chi non provvede in tempo l’amministrazione preleva l’importo dal conto bancario. Non solo, viene segnalato come moroso e per 3 anni non può accedere a prestiti o rinnovare il contratto d’affitto.
I francesi invece restano affezionati al vecchio «francobollo multa». Lo si compra dal tabaccaio, lo si incolla sulla contravvenzione e si spedisce al centro d’incasso di Rennes. l
(hanno collaborato Alex Andersen, Matteo Manzonetto, Gian Antonio Orighi,Walter Rauhe, Alberto Toscano, William Ward)
[/i]<br />](http://gallery.panorama.it/albums/upload/foto/50anni_europa/nuove/normal_trattato_festa_08.jpg)
In attesa di vedere cosa riuscirà a fare Angela Merkel nei prossimi tre mesi, se siete fra coloro che hanno seguito le celebrazioni del 50° anniversario dei Trattati di Roma e volete lasciare un contributo sul futuro dell’Europa, dite la vostra nel forum (in italiano) oppure fate sentire la vostra voce (in inglese) al blog di Margot Wallstroem, vicepresidente e responsabile della comunicazione a Bruxelles.
Il cancelliere tedesco, che guida la presidenza dell’Ue, ieri è riuscito nella prima impresa: rimettere sul tavolo europeo la spinosa questione della costituzione europea. La dichiarazione solenne, adottata a Berlino in occasione dei 50 anni dell’Europa, segna un punto a favore di quanti vogliono riaprire il dibattito sul futuro del trattato. Non sfugge, certo, che la firma del documento sia stata lasciata ai rappresentanti delle tre istituzioni (e non a tutti i leader), che la parola costituzione sia stata evitata, che il testo sia stato epurato da impegni troppo vincolanti e tutto sia stato condito da fin troppa retorica. Sta di fatto che, con l’obiettivo di una “rinnovata base istituzionale” da definire entro le prossime elezioni europee (data, alla fine, accettata da tutte le capitali), i paesi Ue cercano una via d’uscita alla crisi innescata da circa due anni.
Dopo la doppia bocciatura del trattato costituzionale nei referendum francese e olandese, infatti, il capitolo rischiava di rimanere lettera morta. Formalmente il processo di ratifica non si è interrotto, tant’è che molti paesi sono andati avanti e diciotto hanno ormai dato il proprio “imprimatur” al testo (cioè la maggioranza dei paesi e dei cittadini europei). Sette, però, hanno temporaneamente sospeso qualsiasi decisione (fra questi, i più euroscettici Regno Unito, Svezia, Polonia e Repubblica ceca) bloccando tutto. Cosa succederà ora?
Nelle intenzioni della Merkel sostenuta da molti governi, il piano per la soluzione dovrebbe arrivare a giugno nel vertice conclusivo del semestre tedesco. Dopo il voto politico in Francia e prima di passare la mano al Portogallo (cui spetta il turno nel secondo semestre dell’anno), il cancelliere proverà a tirare le fila delle diverse posizioni. Un cammino non facile. Le opzioni sono almeno tre: lasciare il trattato così come è (come vorrebbero i paesi che l’hanno già ratificato), rivedere solo una parte (la terza, quella relativa alle politiche dell’Ue, che è anche la più lunga e complicata) o riscriverlo «ex novo» salvando un nocciolo di quanto è stato concordato. Difficile dire quale prevarrà e anche se il lavoro sarà affidato a una nuova conferenza intergovernativa (una specie di bicamerale in salsa europea) come è avvenuto in passato. Il cahiers de doléance è lungo. Di certo più verrà rimesso in discussione, più si rischia di annacquare quanto già faticosamente conquistato. Il tempo stringe: nel 2008 si alterneranno alla guida dell’Ue prima la Slovenia e poi la Francia. Tutto dovrebbe concludersi nel semestre francese, in tempo per le elezioni europee del 2009. Diversamente, nel 2009, saranno la Repubblica ceca e la Svezia ad avere la presidenza l’Ue: due euroscettici che allontanerebbero il lieto fine.
![I 25 stati della Comunità Europea<br> [i]© European Community, 2007[/i]](http://gallery.panorama.it/albums/userpics/10027/normal_europa_bandiere.jpg)
LA GALLERY: 50 anni di Unione Europea
“Il periodo di riflessione è finito. Ora è il tempo delle decisioni” aveva detto a proposito della Costituzione europea il cancelliere tedesco Angela Merkel, all’inizio del suo semestre di presidenza dell’Ue. E, nel suo primo discorso all’Europarlamento a Strasburgo, aveva ribadito che “un eventuale fallimento sarebbe un errore storico”. Ma sono in tanti a remare contro. Francia, Regno Unito, Polonia e Repubblica ceca, per esempio, hanno sollevato continui ostacoli nella stesura del testo della “dichiarazione di Berlino”, che viene adottata al vertice europeo domenica 25 marzo, nel giorno del 50° anniversario della firma dei Trattati di Roma. La solennità dei festeggiamenti per il mezzo secolo dell’Europa sta mettendo in sordina i contrasti. Ma la Merkel ha dovuto limare più volte la bozza del documento, prima di sottoporre alle 27 capitali Ue la versione definitiva. E, nelle diverse redazioni inviate ai governi (accompagnate da qualche mugugno polemico per via della “segretezza” del metodo adottato), è stato cambiato più di un dettaglio.
Del resto, la Francia (che, insieme all’Olanda, ha bocciato il trattato al referendum popolare a maggio 2005) si trova alla vigilia di un decisivo passaggio elettorale. E i tre candidati all’Eliseo - Nicolas Sarkozy, Ségolène Royal e François Bayrou - hanno espresso intenzioni diverse su cosa fare. Anche polacchi e cechi hanno fatto pesante ostruzionismo. Varsavia resta critica sulla Costituzione europea per l’assenza della menzione delle radici cristiane e per interessi di bottega (il premier Jaroslaw Kaczynski spinge per rinegoziare il sistema di voto che darebbe meno peso al suo paese). Il governo di Praga, invece, non vuole concedere più ampio potere a Bruxelles in alcuni settori. Manca, poi, la volontà di tutti ad andare avanti con una voce unica in politica estera (mentre la Costituzione prevede di creare un ministro degli Esteri).
Il cancelliere tedesco ha dovuto rinunciare a scrivere la parola “costituzione”, rendere più generico il passaggio sull’importanza dell’allargamento e anche quello relativo alla politica estera e di sicurezza comune. Però, è riuscita a mettere nero su bianco il traguardo dell’euro (fieramente contrastato, per settimane, dal Regno Unito), le priorità di una politica energetica comune e di un’azione in difesa del clima. Infine, la versione finale contiene la data del 2009 come termine per superare lo stallo attuale. Un timido primo passo. Ma è pur sempre qualcosa da cui partire, rispetto all’inerzia totale di questi ultimi due anni.
Per saperne di più sulla Costituzione europea: il testo integrale
Chi l’ha approvata e chi no: la mappa interattiva paese per paese
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LA GALLERY: 50 anni di Unione Europea
Non c’è la parola Costituzione, ma un impegno a “rinnovare di continuo la forma dell’Europa in conformità ai tempi”. Insieme alla data del 2009 come termine ultimo per farlo. Questo contiene l’ultima bozza della “Dichiarazione di Berlino”, inviata dal cancelliere tedesco Angela Merkel alle 27 capitali Ue ieri sera, e che sarà adottata domenica nel vertice europeo straordinario di Berlino dove si festeggeranno anche i 50 anni dal Trattato di Roma.
Nel testo, dato per definitivo e anticipato dall’agenzia stampa tedesca Dpa (Deutsche Presse Agentur), si legge: “L’Europa è stata per secoli una idea, una speranza di pace e comprensione. Questa speranza ha trovato conferma. L’unità europea ci ha portato pace e benessere. Ci ha donato affinità e ci ha fatto superare contrasti. Ogni paese membro ha contribuito a riunificare l’Europa e a rafforzare democrazia e stato di diritto. Dobbiamo ringraziare l’amore per la libertà dei popoli dell’Europa centro-orientale, se oggi è stata definitivamente superata la divisione innaturale dell’Europa. Con l’unità europea abbiamo tratto le lezioni dalle sanguinose contrapposizioni e dalla storia piena di sofferenze. Oggi noi viviamo insieme come mai era stato possibile prima”.
“Noi cittadine e cittadini dell’Unione europea siamo uniti nella nostra fortuna.
I - Noi realizziamo nell’Unione europea i nostri comuni ideali: per noi al centro vi è l’uomo. La sua dignità è inviolabile. I suoi diritti sono inalienabili. Donne e uomini hanno gli stessi diritti.
Noi abbiamo come obiettivo la pace e la libertà, la democrazia e lo stato di diritto, il rispetto reciproco e la responsabilità, il benessere e la sicurezza, la tolleranza e la partecipazione, la giustizia e la solidarietà.
Noi viviamo e operiamo insieme nell’Unione europea in una maniera straordinaria. Ciò si esprime nella convivenza democratica degli stati membri e delle istituzioni europee.
L’Unione europea si basa sull’uguaglianza e relazioni solidali.
Così rendiamo possibile un giusto equilibrio di interessi fra gli stati membri.
Noi preserviamo nell’Unione europea l’autonomia e le molteplici tradizioni dei loro paesi membri. Le frontiere aperte e la vivace varietà di lingue, culture e regioni ci arricchiscono. Molti obiettivi li possiamo raggiungere non da soli ma soltanto insieme. L’Unione europea, gli stati membri e le loro regioni e comuni si dividono i compiti.
II - Noi siamo di fronte a grandi sfide, che non si fermano alle frontiere nazionali. L’Unione europea è la nostra risposta ad esse. Solo insieme possiamo conservare anche in futuro il nostro ideale sociale europeo, per il benessere di tutte le cittadine e i cittadini dell’Unione europea. Questo modello europeo unisce successo economico e responsabilità sociale. Il mercato comune e l’Euro ci rendono forti. In tal modo noi possiamo formare secondo i nostri concetti e valori la crescente interdipendenza dell’economia a livello mondiale e la sempre più intensa competitività sui mercati internazionali. La ricchezza dell’Europa è nel sapere e nella capacità delle sue persone: questa è la chiave per la crescita, l’occupazione e la coesione sociale.
Noi combatteremo insieme il terrorismo e la criminalità organizzata. I diritti civili e di libertà li difenderemo anche lottando contro i loro nemici. Razzismo e xenofobia non dovranno più avere una chance.
Noi ci impegniamo affinché i conflitti nel mondo vengano risolti pacificamente e le persone non siano vittime di guerre, terrorismo o violenza. L’Unione europea vuole favorire libertà e sviluppo nel mondo. Noi vogliamo reprimere povertà, fame e malattie. In questo vogliamo anche per il futuro assumere un ruolo guida.
Noi vogliamo andare avanti insieme nella politica energetica e nella difesa del clima, e dare il nostro contributo affinché venga scongiurato il mutamento climatico.
III – L’Unione europea vive anche in futuro della sua apertura e della volontà dei suoi paesi membri, e al tempo stesso a consolidare lo sviluppo interno dell’Unione europea.
L’Unione europea continuerà a favorire la democrazia, la stabilità e il benessere al di là dei suoi confini.
Con l’unità europea è divenuto realtà un sogno delle passate generazioni. La nostra storia ci ammonisce a difendere tale fortuna per le future generazioni. A questo scopo dobbiamo rinnovare di continuo la forma dell’Europa in conformità ai tempi. E per questo oggi, 50 anni dopo la firma dei Trattati di Roma, noi siamo uniti nell’obiettivo di porre l’Unione europea fino alle elezioni del Parlamento europeo nel 2009 su una rinnovata base comune. Poiché noi sappiamo: l’Europa è il nostro comune futuro”.

Cinque paragrafi, passaggi brevi, non più di tre pagine in tutto. Ma la frase chiave, quella che avrebbe inchiodato i 27 leader dell’Ue a sbloccare l’impasse della Costituzione europea entro giugno 2009, non c’è. Almeno per il momento. Questo, secondo le nostre anticipazioni, il testo della “Berliner Erklärung”, la dichiarazione di Berlino che sarà sottoscritta domenica 25 marzo in occasione del 50° anniversario dei Trattati di Roma (cornice della cerimonia sarà lo Schlueterhof, il cortile del Deutsches Historisches Museum).
Il documento di commemorazione dei 50 anni dell’Ue, ribadisce la volontà politica ad andare avanti e ne definisce la missione futura. Ma sul punto più importante, il rilancio costituzionale, è ancora buio. Nelle intenzioni iniziali del cancelliere tedesco Angela Merkel, che guida il semestre di presidenza dell’Ue, la parte conclusiva avrebbe dovuto contenere un riferimento a questo, con l’indicazione delle elezioni del Parlamento europeo nel 2009 come scadenza. Ma il passaggio è rimasto in bianco per settimane, vista la contrarietà di alcuni paesi che vorrebbero rinegoziare il trattato costituzionale.
Una delle ultime versioni circolate, in realtà, conteneva la frase con la data. Ma se in linea di principio i 27 partner sono pronti a condividerla, non tutti sono pronti a metterci sotto la propria firma perché questo equivale a un impegno che alcuni non si sentono di assumere (in particolare, la Francia con il voto politico ormai alle porte). Scartata anche l’ipotesi, suggerita da alcuni diplomatici, di far firmare la dichiarazione di Berlino solo dai rappresentanti delle tre istituzioni: Angela Merkel, a nome dei 27 paesi Ue, il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso e quello del Parlamento europeo Hans-Gert Poettering. Niente di vincolante, allora? Si vedrà. Fino alla cena della sera prima, tutto può ancora succedere.
Al vertice energetico di due settimane fa, Angela Merkel ha strappato sul filo del rasoio il sì dei suoi colleghi a rendere obbligatorio il 20 per cento di energia da fonti rinnovabili al 2020. Chissà che non le riesca anche questo secondo miracolo.
Uno sguardo ai traguardi conseguiti e uno agli obiettivi ancora da raggiungere. E una nuova priorità, l’energia e il cambiamento climatico, all’orizzonte. Questo, in sintesi, il contenuto della dichiarazione solenne di Berlino.
Il primo paragrafo è un tributo al successo della storia dell’integrazione europea, alla pace, alla prosperità economica assicurata in questo mezzo secolo grazie alla creazione del mercato unico e all’euro, alla stabilità come “conquista centrale dell’unificazione europea”. Nel passaggio è ricordata anche «l’adesione dei nuovi partner dell’Europa centrale e orientale che ha aiutato a unire il continente e a consolidare la democrazia». Una seconda parte è dedicata alle caratteristiche della cooperazione e dell’unificazione europea. E sottolinea «la democrazia, il ruolo del diritto, gli uguali diritti e doveri per tutti i paesi come fondamenta della partnership europea». Nella terza sezione (”Valori centrali su cui si basa l’unificazione europea”) si parla della persona umana «la cui dignità è inviolabile», della libertà, responsabilità e solidarietà “come elementi cruciali dello stile di vita europeo”, della diversità “come marchio europeo della tolleranza e del rispetto”. La quarta, invece, sottolinea le priorità esterne e interne dell’Ue: in cima alla lista, energia e cambiamento climatico come “i due fattori chiave della strategia di combattere insieme le minacce globali nelle quali l’Ue deve avere un ruolo da pioniere”. Altro obiettivo futuro, il rafforzamento del ruolo globale dell’Ue attraverso una comune politica estera e di sicurezza e una comune diplomazia. Citata anche la necessità di combattere terrorismo e crimine organizzato e di lavorare insieme contro l’immigrazione clandestina.
Anche Oltreoceano e nel resto del mondo ci si prepara a far festa all’Europa. A Washington il 50° anniversario della firma dei Trattati di Roma sarà celebrato con una “settimana europea” fino al 31 marzo che prevede vari eventi nelle ambasciate, nei consolati, nelle università e negli istituti di cultura. Galà anche nella hall delle Nazioni Unite a New York, il 28 marzo, con un concerto di musica classica eseguito dalla Norddeutsche Rundfunk Symphony Orchestra. Singolare iniziativa quella prevista in Cina: chiunque voglia inviare all’Ue una cartolina di auguri di compleanno può spedirla (fino all’8 giugno) a Bruxelles. La Nuova Zelanda ha invece lanciato un concorso per aspiranti giornalisti: i giovani candidati debbono, entro metà anno, scrivere un articolo di 2.500 parole al massimo o produrre un podcast di tre minuti dando un’interpretazione originale su cosa significa l’Ue. Premio per i vincitori: una gita di una settimana a Bruxelles e Strasburgo.
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