
Un genitore davanti alla scuola di Tolosa (Credits: LaPresse)
Non tira una bella aria per gli ebrei d’Europa. Il massacro di Tolosa - dove un insegnante e quattro scolari sono rimastI uccisI nell’attacco di un cecchino - colpisce per il bersaglio, la giovanissima età delle vittime (il più piccolino dei bimbi uccisi aveva appena 3 anni), e perché si tratta di un attentato “riuscito”. Ma solo pochi giorni fa si è scoperto che nel mirino della violenza antisemita c’era anche la sinagoga di Milano. Continua

(Credits: AP Photo/Oded Balilty)
Duecento razzi lanciati dai miliziani palestinesi hanno colpito il territorio israeliano, 37 raid aerei israeliani su Gaza che hanno ucciso 19 palestinesi: quella che si sta combattendo in questi giorni, tra la Striscia di Gaza e il Sud di Israele, è una vera guerra, combattuta a colpi di razzi grad a media gettata (da parte palestinese), di aerei e droni (da parte israeliana). Come spesso accade in questi casi, in contemporanea alla guerra vera se ne sta combattendo un’altra, virtuale, mentre le parti in causa difendono le proprie ragioni su internet. Continua

(Credits: P Photo/Charles Dharapak)
L’incontro con Barack Obama è stata una vittoria o una sconfitta per il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu? Dipende. Se quello che Netanyahu voleva era una dichiarazione pubblica che gli Stati Uniti sono preoccupati dall’atomica iraniana e considerano la sicurezza di Israele una priorità… Allora ha avuto ciò che desiderava. Ma secondo alcuni quello che il premier israeliano desiderava è una forma di sostegno più consistente alla sua linea interventista nei confronti dell’Iran. Continua

(Credits: AP Photo/Pablo Martinez Monsivais)
Peres e Netanyahu, insieme, negli Stati Uniti. Se durante questo fine settimana si recheranno a Washington le due più alte cariche dello Stato israeliano è perché la ragione della visita è molto importantie alcuni direbbero una questione di vita o di morte: chiedere a Obama di fermare l’atomica iraniana con le buone, o sostenere un’azione israeliana per farlo con le cattive. Continua

Julian Assange (Credits: AP Photo/Kirsty Wigglesworth)
Israele non sta per bombardare il programma atomico iraniano… Semplicemente perché l’ha già distrutto. È questa l’ultima “bomba” sganciata da WikiLeaks. Oggi, infatti, la celebre organizzazione di Assange ha reso pubbliche alcune e-mail riservate, rubate alla società americana di intelligence strategica Stratfor, che vanta tra i suoi clienti il Dipartimento di Sicurezza Nazionale statunitense e il Corpo dei Marine. I messaggi sarebbero stati ottenuti grazie alla collaborazione con gli hacker di Anonymous, gli stessi che recentemente hanno rese pubbliche le e-mail private degli stretti collaboratori del dittatore siriano Bashar Al-Assad. Continua

(Credits: Epa/Afp/Sven Nackstrand)
Bombardare l’Iran? Più facile a dirsi che a farsi. Da tempo, infatti, in molti si domandano se Israele voglia fermare il programma atomico di Teheran con un’azione militare (e diversi elementi fanno pensare che l’intenzione ci sia) Ma, secondo alcuni, la questione da porsi è un’altra: siamo sicuri che, anche volendo, Gerusalemme sia in grado di effettuare un raid aereo del genere? Già, perché oltre alle questioni politiche, ideologiche e diplomatiche… Non bisogna dimenticarsi le questioni pratiche. Continua

Una manifestazione per Khader Adnan a Ramallah (Credits: AP Photo/Nasser Shiyoukhi)
La vicenda di Khader Adnan riassume in sé tutto quello che non va in Israele, Palestina e nell’informazione che li circonda. Partiamo dai fatti: Khader Adnan, 33 anni, è un palestinese di Jenin arrestato durante un raid dell’esercito israeliano il 17 dicembre e che per sessanta giorni ha portato avanti uno sciopero della fame - tanto che per questo si è meritato il soprannome di Bobby Sands della Palestina - attirandosi le simpatie di organizzazioni per i diritti umani quali Amnesty International e Human Rights Watch che ne hanno chiesto la liberazione. Continua

Un avamposto militare iraniano (Credits: AP Photo/YJC, Mohammad Ali Marizad)
Israele è pronta a sferrare il suo attacco, l’Iran pure. Chi colpirà per primo? La tensione tra le due nazioni è sempre stata alta, questo lo si sa, ma le notizie delle ultime ore fanno capire che questa volta Gerusalemme e Teheran si stanno preparando molto concretamente a una guerra. Da un lato, la Repubblica islamica ha preso un impegno formale, con l’alleato siriano, ad attaccare Israele su due fronti. Dall’altro lato il capo dell’intelligence israeliana è volato a Washington per saggiare le reazioni americane in caso di un attacco contro Teheran. Continua
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