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La tredicesima giornata dei Giochi di Pechino è iniziata con la prima medaglia azzurra in atletica. Il bronzo di Elisa Rigaudo, 28 anni, finanziera di Cuneo, nei 20 km di marcia femminile è stato conquistato sotto il diluvio. A vincere l’oro è la russa Olga Kaniskina, che in 1 ora 26′31″ raggiunge il record olimpico, davanti alla norvegese Kyersti Platzer, argento con 1 ora 27′07”.
Rigaudo ha chiuso in 1 ora 27′12”. Subito dopo la gara, Elisa, avvolta nella bandiera italiana, dedica la medaglia al suo allenatore Sandro Damilano e al marito Daniele: “Questo bronzo, per me, vale come un oro” commenta, poi ringrazia il suo team: “Dalla psicologa Marisa Muzzo al mio fisioterapista, al mio omeopata e alle Fiamme Gialle, che dal 2001 mi hanno preso con loro”, e aggiunge, “devo dire grazie anche alla federazione, che ha speso un casino per me”. Commossa e ancora incredula per la vittoria racconta: “E pensare che ad aprile ero a pezzi e per disperazione sono andata in Ecuador ad allenarmi in quota a 3.900 metri. Evidentemente mi è servito, insieme al fatto che ho finalmente risolto i miei problemi di asma bronchiale”.
L’atleta cuneese porta così a casa la ventunesima medaglia azzurra di questa Olimpiade. In tutto sono 6 ori, 7 argenti e 8 bronzi. Altre tre medaglie arriveranno invece dal pugilato.
Ancora buone notizie nell’atletica in rosa: Antonietta Di Martino si è qualificata per la finale del salto in alto femminile, ottenendo il quarto posto nel gruppo eliminatorio con un salto di 1,93 metri.
Arriva in semifinale nel taekwondo Veronica Calabrese, che ha superato al primo turno la colombiana Doris Patino per 2-0 nella categoria 57 kg e ai quarti la senegalese Bineta Diedhiou (3-0). Nella vela, dopo quella della classe tornado, è arrivata settima la coppia azzurra formata da Francesco Marcolini ed Edoardo Bianchi, è attesa un’altra finale, quella della classe star, in cui gareggiano Diego Negri e Luigi Viale.
La Spagna è in lutto per la tragedia di ieri all’aeroporto Barajas di Madrid. Oggi sarà osservato un minuto di silenzio da tutta la delegazione presso Casa Spagna. Gli spagnoli avrebbero voluto un minuto di silenzio nelle gare che li vedono impegnati oggi, hanno anche chiesto di indossare una fascia nera in segno di lutto, ma il Comitato olimpico ha detto di no.
Gallery: le vittorie delle atlete italiane a Pechino
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Lyudmila Blonska
La sua è (solo) la terza medaglia “taroccata” dell’Olimpiade cinese. L’ucraina Lyudmila Blonska, argento nell’eptathlon, è risultata positiva a un test anti-doping. A dare la notizia è il presidente della Federazione internazionale di atletica leggera (Iaaf), Lamine Diack. Medaglia immeritata quindi e subito ritirata, che ora andrà alla statunitense Hyleas Fountain; bronzo alla russa Tatiana Chernova.
Quello Blonska è il sesto caso di positività di questi Giochi, dopo quelli della ciclista spagnola Maria Isabel Moreno, del tiratore nordcoreano Kim-Jong-Su (un argento e un bronzo), della ginnasta vietnamita So Thi Ngan Thuon, della mezzofondista bulgara Daniela Yordanova e della greca Fani Halkia, campionessa olimpica dei 400 ostacoli ai giochi di Atene 2004.
Sei casi di doping su un totale di 4.133 controlli, che hanno portato il Cio a esprimere soddisfazione per il così basso numero di “illeciti sportivi”. Possibile? I Giochi più puliti quindi nella capitale del “taroccato”? Le domande e i dubbi sono più che legittimi: stanno davvero controllando bene? O le eventuali sostanze assunte dagli eroi di Pechino si sono talmente evolute da rendersi introvabili? E ancora: perché controllare mentre le gare sono in pieno svolgimento (quindi senza sorpresa), quando si sa che è soprattutto durante la fase di preparazione che gli atleti truccano il loro “motore”?
Dal Cio nessuna risposta, se non quella per ribadire i suoi dati ufficiali: “Siamo arrivati a 4133 test in totale: 3292 su campioni di urine (tra cui 657 per scovare l’Epo) e 848 su campioni di sangue(455 controlli per l’ormone della crescita, Gh)”, spiega Giselle Davies, portavoce del Comitato olimpico internazionale. “Arriveremo a circa 4.500 per la fine del Giochi, il numero più alto mai raggiunto nella storia della Olimpiadi”. Di questi controlli antidoping, circa il 64% sono stati effettuati dal periodo tra il 27 luglio e l’8 agosto, vale a dire prima dell’apertura ufficiale dei Giochi.
Una netta diminuzione quindi che il Comitato attribuisce al cosiddetto effetto deterrente. Ad Atene 2004 ad esempio vennero eseguiti 3.500 controlli, ma i casi positivi furono 26. “Si sta vincendo la battaglia contro l’uso di sostanze dopanti” commenta Davies, che assicura “Nessun rischio di giochi truccati, le analisi sono condotte di concerto con tutte le autorità antidoping, dalla Wada (l’agenzia mondiale per la lotta al doping) alle varie federazioni internazionali”.
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The best of us. Così erano definiti gli atleti olimpici protagonisti del video spot del Comitato internazionale olimpico (Cio). Dovevano essere i campioni delle XXIX Olimpiadi, ma sono stati sconfitti. Tutti, meno una: la zarina del salto con l’asta, Ylena Isinbayeva, che ha portato il tetto del cielo un po’ più su.
C’erano il velocista americano Tyson Gay, il fondista etiope Haile Gebrselassie, il tennista svizzero Roger Federer, la nuotatrice francese Laure Manaudou, la ginnasta italiana Vanessa Ferrari, l’ostacolista cinese Liu Xiang, il cestista cinese Yao Ming, sono tutti tornati a casa senza medaglia. E come nella saga di Highlander, ne è rimasto soltanto uno.
Solo Ylena Isinbayeva, la regina del salto con l’asta, è riuscita a rompere, con il primato del mondo a 5.05, l’incantesimo che sembrava aver colpito tutti gli atleti del video.
Lei è una delle prime a comparire nel filmato e con il suo oro, conquistato ieri, riscatta le sconfitte dei suoi colleghi, che dopo il video sembravano colpite da una maledizione.
Gebrselassie (due ori olimpici nella sua specialità) è arrivato sesto nei 10.000 metri e non farà la maratona finale a causa dello smog che sovrasta Pechino e che potrebbe “risvegliare” l’asma che lo attanaglia; Gay ha perso nella semifinale dei 100 metri; Federer vincitore con Wawrinka nel doppio maschile, è stato eliminato da Blake nei quarti del singolare; la star olimpica Manaudou (tre medaglie ad Atene) ha perso tutte le gare; Vanessa Ferrari si è infortunata, così come Liu Xiang che non ha neanche iniziato la sua gara per colpa di un tendine d’Achille infiammato e si è ritirato nei 110 ostacoli; speranze deluse anche per Yao Ming, campione della Nba, ma non nella sua nazionale eliminata alle Olimpiadi; Tyson Gay, campione del mondo in carica non si è qualificato per la finale dei 100 metri piani.
Il VIDEO spot “sfortunato” del Cio
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L’ultima sciabolata olimpica, la squadra femminile di fioretto l’ha tirata contro la squadra nazionale di calcio (l’Under 21 allenata da Casiraghi).
E non erano nemmeno in pedana le quattro “moschettiere” super medagliate, ma sulla via del ritorno in Italia. All’aeroporto intercontinentale, davanti al check-in dell’Air China, l’incontro-scontro tra le ragazze del fioretto Valentina Vezzali, Margherita Granbassi, Giovanna Trillini e Ilaria Salvatori e i baby-calciatori, eliminati dal Belgio nei quarti di finale, è avvenuto a causa di un biglietto aereo. Davanti al gate le campionesse hanno infatti scoperto che per ritornare a Roma, avrebbero dovuto viaggiare nella classe economica, insieme agli altri atleti olimpici come Andrea Minguzzi, oro nella lotta greco-romana, mentre ai “sopportati” ragazzi del pallone era riservata la business class: “Ma come, noi abbiamo vinto un oro e due bronzi e ci trattano così, mentre loro che non hanno vinto niente se ne staranno in business?” è stato uno dei commenti più pacati.
Una disparità di trattamento che ha subito innescato un’altra polemica dopo quella dei giorni scorsi sul detassamento dei premi olimpici. Ma a smentire l’accusa di privilegi nei confronti degli atleti azzurri, siano essi calciatori o fiorettisti, è Raffaele Pagnozzi, capo delegazione dell’Italia ai Giochi: “Il Coni ha pagato il biglietto aereo per tutti gli atleti in classe economica, senza alcuna disparità tra i vari sport. Per noi sono tutti uguali”. Per Pagnozzi il Coni non ha fatto alcuna discriminazione, “questa è cosa nota a tutti come è dimostrato anche dalle cifre per le spese di viaggio esposte nel corso della conferenza stampa prima dei Giochi”. E aggiunge: “Se poi qualche federazione, come la federcalcio, ha voluto incrementare il budget stanziato con fondi federali per un cambio di classe è una decisione che non ci riguarda”.
In realtà le lamentele delle fiorettiste altro non sono che la punta dell’iceberg di un’insofferenza diffusa degli atleti olimpici verso il calcio. “Non guadagniamo come i calciatori, quindi ci devono detassare i premi”; “Gli arbitri non ci tutelano perché le nostre Federazioni sono deboli”; “Le televisioni ci danno spazio solo una volta ogni quattro anni”. Eccole, in numerose varianti, le proteste con cui gli atleti impegnati a Pechino hanno via via palesato “l’allergia” verso il pallone. Sentimento comune un po’ a tutti i campioni degli sport “minori”, manifestato soprattutto durante le Olimpiadi.
A consolare la Vezzali & Co. probabilmente penserà il parlamento italiano. Già prima di partire per Pechino, il presidente della Federazione “Tiro a volo” e deputato del Pdl Luciano Rossi ha depositato alla Camera una proposta di legge per detassare i premi olimpici. Nella relazione che accompagna il documento il parlamentare spiega la propria iniziativa con la necessità di risolvere una anomalia. Perché “appare contraddittorio” tassare, e quindi ridurre a posteriori, i riconoscimenti del Comitato olimpico nazionale agli “importanti meriti e sacrifici degli atleti italiani che attraverso i loro traguardi danno lustro e onore al Paese che rappresentano”.
Lustro comunque ripagato agli azzurri con premi lordi tra i più alti al mondo: 140mila euro per un oro, 75mila per un argento e 50mila per un bronzo.
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È stato un infortunio al tendine del piede destro a fermare l’Achille dell’atletica cinese, Xiang Liu, 25 anni, oro nel 2004 ad Atene sui 110 ostacoli e campione del mondo a Osaka nel 2007. Un ritiro che ha gettato la Cina nel dramma, lasciando l’amaro in bocca a tutti i suoi connazionali che speravano nel suo oro.
E invece… Liu ha rinunciato a partire nelle batterie, dopo che era apparso già sofferente prima di entrare in pista. E non sono bastati alcuni calci con la gamba destra dati a un pannello, per vincere il dolore muscolare e la rabbia. L’eroe di Atene, l’ostacolista da 12″88, ha provato la falsa partenza della batteria ma si è fermato al primo ostacolo, poi, tenendosi la gamba destra, è uscito dallo stadio.
Sun Haiping, allenatore e amico personale del campione, ha detto che Liu “ha fatto di tutto” per riuscire a gareggiare a Pechino consapevole che il “sogno olimpico” della maggioranza dei suoi connazionali, secondo un sondaggio della scorsa primavera, era di vederlo vincere in patria. In tanti in Cina erano venuti a Pechino quasi esclusivamente per vedere il loro eroe, “sono venuto espressamente per lui”, ha detto Sun Yejun, un impiegato della Volkswagen, “per me i Giochi Olimpici sono finiti”. Una delusione visibile nei volti degli spettatori che la televisione cinese ha inquadrato quando Liu Xiang ha lasciato lo stadio “Nido d’uccello”.
Una tragedia che non impedisce però di difendere un campione che sino all’ultimo ha cercato di realizzare un sogno: “Ho visto la sua espressione decisa prima della gara ma poi il dolore lo ha sopraffatto”, ha detto il capo degli allenatori dell’atletica Feng Shu Yong durante la conferenza stampa, pochi minuti dopo il ritiro di Liu. E l’allenatore Sun, in lacrime, ha aggiunto: “Ha lottato fino all’ultimo, ha un carattere di ferro, fuori dal normale”. Descrivendo l’infortunio, i due tecnici hanno precisato che Liu ha avuto “un grave infortunio sabato mattina al tendine del piede destro”.
Il campione cinese aveva già subito un problema analogo sei anni fa. Alla fine del maggio scorso, sempre per un problema al tendine, si era ritirato dal Gran Premio Reebook di New York. E le sue condizioni, nell’ultimo periodo erano peggiorate: nonostante le attese che su di lui riponeva tutta la Cina dell’atletica, Liu da mesi aveva un problema inguinale. Ma sulle sue reali condizioni fisiche la Cina ha sempre mantenuto uno stretto riserbo. Forse anche perché tutti erano consapevoli del danno in termini di immagine, con ricadute anche economiche, che l’assenza di Liu Xiang avrebbe causato. Liu, l’atleta più sponsorizzato della Cina, vanta tra gli sponsor: Cadillac, Coca Cola, Nike, Nutrilite.
E ora che sulla sua Olimpiade è calato il sipario, non mancano gli onori al campione. La Federazione Internazionale di Atletica Leggera (Iaaf), “non pensa che Liu Xiang abbia perso i Giochi di Pechino, ma che i Giochi abbiano perso Liu”, commenta la portavoce della Iaaf Anna Legnani, che aggiunge “Sono sicura al cento per cento che per lui è stato un grosso dolore”, soprattutto per la mancata competizione diretta tra Liu e il cubano Dayron Robles, i due favoriti nella gara dei 110 ostacoli. La portavoce ha ricordato infatti che già in occasione dei Campionati del Mondo indoor non fu possibile seguire un confronto tra i due campioni, perchè quella volta fu Robles a essere colpito da un infortunio.
Il VIDEO servizio con la rinuncia di Liu:
Il VIDEO di YouTube con l’oro di Liu ad Atene 2004:
Il VIDEO di YouTube con Liu campione del mondo a Osaka 2007:
Lotta e tiro a volo. Andrea Minguzzi e Chiara Cainero. Sono due atleti poco noti con due specialità particolari a vincere oggi la medaglia d’oro. E sei è il numero fortunato.
Nella sesta giornata dell’Olimpiade, la sesta medaglia d’oro italiana arriva nella lotta greco-romana. A conquistarla è Andrea Minguzzi, imolese, 26 anni, che nella categoria 84 chilogrammi, sale sul podio dopo un’avvincente gara con l’ungherese Zoltan Fodor (argento) per 4-1. Una vittoria che arriva subito dopo quella di Chiara Cainero nel tiro a volo specialità skeet.
L’ultimo oro dell’Italia nella greco-romana fu vinta da Vincenzo Maenza venti anni fa, a Seul ‘88, nella categoria 48. E ora a vincere è un figlio d’arte: il padre di Andrea, Massimo è infatti stato lottatore negli anni ‘70 ed è stato lui il suo primo allenatore. Poi l’incontro al Club Atletico Cisa di Faenza con il maestro Vincenzo Maenza, due volte campione olimpico, che al termine della sua attività agonistica è diventato suo allenatore. Minguzzi ha al suo attivo otto titoli italiani e diversi trofei internazionali, ma soprattutto ad arricchire il suo palmares ci sono le due medaglie di bronzo alle ultime due edizioni dei campionati europei, nel 2007 a Sofia e nel 2008 a Tampere.
La “cecchina” friulana e il “picchiatore” imolese indossano la medaglia e conquistano l’Italia, che sino a oggi non conosceva i due atleti.
Chiara, classe 1978, ha iniziato la sua carriera sportiva nella società Tav Campoformido e ora, allenata da Francesco Fazi, ha conquistato l’oro con la squadra della Guardia Forestale, dopo due vittorie ai campionati europei, nel 2006 e 2007.
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cainero
Altri oro rosa a Pechino. L’italiana Chiara Cainero ha conquistato il primo gradino del podio nel tiro a volo specialità skeet, dopo uno spareggio palpitante con l’americana Kimberly Rhode che si è aggiudicata l’argento e la tedesca Christine Brinker, a cui va la medaglia di bronzo. La quinta medaglia d’oro per l’Italia arriva sotto una pioggia battente, dopo che l’atleta di Udine, la prima italiana a vincere una medaglia nella specialità, aveva cominciato la finale con 72 punti, record olimpico in qualificazione.
“Quando ho visto che dovevo fare lo spareggio ho pensato: adesso li devo rompere, sono entrata per romperli”. Così Chiara ha raccontato la sua emozione ai microfoni della Rai subito dopo la gara.
Ed è stata un’ottima prova anche quella della staffetta femminile azzurra nella 4×200 stile libero, che si è piazzata quarta in 7′49”76. Le atlete Renata Spagnolo, Alessia Filippi, Flavia Zoccari e Federica Pellegrini hanno stabilito il nuovo record europeo.
Un’altra medaglia, d’argento o d’oro, arriverà oggi grazie al lottatore Andrea Minguzzi, imolese, 26 anni, guardia di finanza, che combatterà per l’oro nella categoria fino a 84 chili contro l’ungherese Zoltan Fodor.
Alla sesta giornata dei Giochi di Pechino, l’Italia è al sesto posto, con cinque ori, quattro argenti e tre bronzi, ma è ancora la Cina a dominare il medagliere con 20 ori contro i 10 conquistati dagli Usa. Anche se i due Paesi hanno lo stesso numero complessivo di medaglie. Complessivamente, sono 50 su 204 i paesi che hanno vinto finora almeno una medaglia.
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È ancora il pink power a far salire sul podio olimpico l’Italia. Federica Pellegrini cancella a suon di bracciate la delusione dei 400, e dopo l’argento di Atene, conquista l’oro di Pechino dei 200 stile libero. Non solo: con il primato del mondo a 1′54″88, è la prima donna a scendere sotto 1′55″. Poi, dopo la fatica e la grinta arriva la commozione: ancora in acqua, Federica piange.
È l’emozione di una ragazza che ha appena compiuto vent’anni e che detiene i record delle gare più classiche dello stile libero.
La Pellegrini è la prima italiana a conquistare un oro olimpico in piscina e si gode la vittoria. Vinta all’ultima bracciata sotto l’assalto della rivale di turno, la slovena Sara Isakovic. Federica sale sul podio e mostra tutto l’orgoglio di una campionessa: “Lo dedico a me stessa”, dice, “perché non ho mai mollato”.
I primi complimenti alla campionessa olimpica sono quelli del ministro delle Politiche Agricole, Luca Zaia: “Quella di Federica è una vittoria strepitosa e incarna lo spirito e la tempra dei veneti, che non si arrendono di fronte alle difficoltà. Dopo la sconfitta dell’altro giorno non si è abbattuta, ma ha reagito alla grande ottenendo questa splendida vittoria che con il record mondiale è storia. Siamo orgogliosi e felici per lei”.
Ma i complimenti non sono solo politici: a fare il tifo per la nuotatrice, sugli spalti, c’era anche la stella del basket Nba, Kobe Bryant, che avrebbe detto: “È grande, la voglio conoscere”. Felice e lusingata, Federica accoglie con piacere il messaggio dell’asso dei Los Angeles Lakers, ma risponde “il mio Luca Marin non ha rivali in questo campo”. Arriva così a dieci il totale delle medaglie tricolore, di cui quattro ori. Al quinto giorno di gare, l’Italia è al quarto posto nella classifica delle medaglie conquistate.
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