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La fiamma olimpica riparte per i XIII Giochi Paralimpici

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  • Tags: Cina, olimpiadi-2008, pechino-giochi-paralimpici
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Oscar Pistorius durante la prova all'Arena di Milano

Questa volta non c’entrano né la Grecia né il barone De Coubertin. Perché i Giochi Paralimpici nascono oltremanica, nel Buckinghamshire, dove nel 1948 il medico britannico Ludwig Guttmann organizzò la prima competizione sportiva per i veterani che nella Seconda Guerra Mondiale avevano riportato danni alla colonna vertebrale: i cosiddetti Stoke Mandeville Games (dal nome della cittadina dove vennero disputati). Nell’edizione del 1952 parteciparono anche alcuni atleti olandesi e nel 1958 il medico italiano Antonio Maglio, allora direttore del centro paraplegici dell’Inail, propose a Guttmann di disputare l’edizione del 1960 a Roma, che nello stesso anno avrebbe ospitato le Olimpiadi. Parte così il tandem fra gli Stoke Mandeville Games e i più noti Giochi Olimpici. Bisognerà però attendere il 1984 per la nascita della denominazione “Giochi Paralimpici” e il 2001 per l’abbinamento istituzionale con i Giochi Olimpici.

Abbassato il sipario sulla XXIX Olimpiade, si riaccendeno i riflettori su Pechino in occasione della XIII edizione dei Giochi Paralimpici: il 28 agosto parte la torcia, che dopo aver percorso tutta la Cina per un totale di oltre 13 mila km e grazie a 850 teofori, tornerà nella capitale dell’ex Impero Celeste, per dare il via ufficiale alle Paralimpiaidi, allo Stadio Nido d’uccello, il 6 settembre. Circa 4000 gli atleti, in rappresentanza di 150 nazioni: fra questi 86 gli italiani, che gareggeranno in dodici discipline (atletica, canottaggio, ciclismo, judo, nuoto, scherma in carrozzina, sport equestri, tennis in carrozzina, tennistavolo, tiro a segno, tiro con l’arco, vela). Portabandiera della falange azzurra sarà Francesca Porcellato (campionessa di atletica e veterana dei Giochi con 5 partecipazioni, la prima a Seul 1988), accompagnata dalla sedicenne nuotatrice lombarda, Cecilia Camellini.

Fra le star di questa edizione i sudafricani Oscar Pistoius e Natalie Du Toit. Se il primo ha tentato invano la doppia qualificazione per l’Olimpiade tradizionale, la 26enne nuotatrice è riuscita invece, prima atleta nella storia dello sport, a qualificarsi sia per le Paralimpiadi che per le Olimpiadi, dove ha portato a termine a la 10 chilometri di fondo, classificandosi al sedicesimo posto. Tra le novità di questa edizione, anche una copertura mediatica completa, durante i 12 giorni di gare: per questa che spesso è trattata come una manifestazione cenerentola, il Comitato Paralimpico, ha infatti creato un canale su YouTube: accedendo all’indirizzo ParalympicSportTV sarà possibile assistere a tutte le gare.

  • cecilia.pierami
  • Giovedì 28 Agosto 2008

76 anni, 56 figli e 47 mogli: il vecchietto record è un brasiliano

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  • Tags: Brasile, figli, harem, sertao, sultano
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Brasile

Difficile che la festa del papà, che in Brasile si festeggia a inizio agosto, a casa Almeida passi come una giornata qualsiasi. La folla ad Estancia, un piccolo paese del Sergipe, nell’arido nordest del ”sertao“, è infatti quella delle grandi occasioni e lui, il festeggiato, può vantare una progenie di ben 56 eredi, a cui si aggiungono 69 nipoti. Un piccolo esercito che il 76enne José de Paula Almeida si è creato nel corso degli anni grazie al contributo delle sue due mogli e delle 45 compagne da cui ha avuto figli.

Un vizio quello di cambiare compagna di letto, che sembra non aver ancora abbandonato questo allevatore di bestiame, tanto che tutt’oggi vive con sei donne che chiama mogli e può contare su quattro fidanzate, che invece vivono a casa con i propri genitori. Cattolico, ma mica tanto, Josè è soprannominato dalla sua gente il ”fazendeiro sultano”: ”Credo di essere il miglior padre del mondo” ha esclamato nel riunire tutti i suoi 57 figli, aggiungendo: “Ho un amore infinito e tutti mi adorano: tutto quello che faccio lo faccio per loro, che vivono fra Rio de Janeiro, San Paolo e il resto del Brasile”.
Al contrario per placare gelosie e pretese nel corso degli anni fra le sue concubine la formula del rampante 76enne prevede poco amore e tante comodità: ”Mi piacciono le mie donne”, ammette l’anziano proprietario terriero, “però non ne amo nessuna. L’amore è un pericolo. Proibisco anche a loro dirmi che mi amano. Ad ognuna apro un conto in banca: le tratto bene. Le mie ex mogli, che ora stanno con un altro uomo, dicono che non c’è nessuno uguale a me al mondo”. Parità di trattamento anche per tutti i figli: ”A tutti dò una casa e un piccolo terreno, ma sufficiente per farli vivere bene. Nessuno resta disoccupato”. Le donne non le amerà, ma è molto buono con loro. ”Lo dimostra il fatto”, spiega Almeida, “che non sono stato citato in giudizio da nessuna delle decine di mie compagne amorose”.

  • cecilia.pierami
  • Domenica 17 Agosto 2008

La cerimonia delle Olimpiadi? Troppo bella per essere anche vera

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  • Tags: Cina, olimpiadi-2008, Pechino
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Pechino 2008
Lin Miaoke, 9 anni

LEGGI ANCHE: Lo speciale Olimpiadi - Guarda la GALLERY

Luci, fuochi di artificio, rulli di tamburi e una macchina organizzativa che marcia sulle note della perfezione. Così al mondo la Cina ha presentato la sua Olimpiade. Una cerimonia tanto bella da non sembrare vera. E infatti a pochi giorni dall’apertura dei Giochi, si cominciano a scorgere le prime falle. Tutto il mondo aveva visto i 91 mila spettatori dello stadio ‘Nido d’Uccello’ rimanere incantati quando la piccola Lin Miaoke, 9 anni, aveva intonato alla perfezione le note di una canzone popolare. Peccato che fosse in playback.

L’ammissione sulla tv di stato cinese


La voglia di perfezione cinese ha infatti superato la realtà: Chen Qigang, direttore musicale della cerimonia, in un’intervista all’emittente televisiva di Stato, ha rivelato che la piccola era stata scelta solo per il suo aspetto. A prestarle la voce Yang Peiyi, sette anni, che con la sua faccia paffuta e la dentatura non proprio perfetta non era riuscita a superare l’esame “fotogenia” degli organizzatori della cerimonia. A questo si aggiunga che alcune immagini spettacolari, ritrasmesse dalle televisioni di tutto il mondo, sarebbero state precedentemente registrate per essere poi messe in onda e che il tutto esaurito dello stadio sarebbe stato raggiunto con la presenza sugli spalti di militari a riempire i posti vuoti.

Che la ricerca di perfezione sarebbe stata la cifra stilista di questa Olimpiade, se ne era accorto il veneziano Marco Balich, per Torino 2006 direttore artistico, e a Pechino incaricato del Coordinamento del Protocollo per il Cio. “La cerimonia di Zhang Yimou è stata bellissima - ha commentato Balich a poche ore dall’apertura ufficiale dei Giochi - perfetta dal punto di vista tecnico, ma direi troppo istituzionale”. 100 milioni di euro il costo della cerimonia, migliaia di comparse, ma poca emozione: “Da questo punto di vista meglio Atene”, spiega Balich “Al contrario di quanto avviene di solito, e com’è stato anche a Torino 2006, i volontari a Pechino non sono veramente tali, ma fanno parte del corpo militare. Lo si nota: tutti alti uguali, tutti con il medesimo taglio di capelli, ecc. Certo impeccabili sotto molti punti di vista, ma anche molto, troppo istituzionali”.

La cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici

Se i cinesi si sono dimostrati perfetti quanto a realizzazione, non sono stati altrettanto disciplinati rispetto al protocollo Cio: “Gli episodi sono stati diversi”, racconta Balich. “Un’apparente gentilezza non corrisponde sempre alla disponibilità a sottostare alle regole. Per esempio la bandiera del paese ospitante, per quanto più grande delle altre, deve essere più piccola di quella olimpica. Non è stato facile convincerne i cinesi. Alla fine siamo arrivati al compromesso: asta e bandiera cinese erano più piccole di solo 30 cm, in modo che non fosse percettibile la differenza, ma allo stesso tempo che il protocollo fosse salvo”. Nel continuo tira e molla, i cinesi sono riusciti a segnare anche un altro punto a proprio vantaggio: “Normalmente la bandiera del paese ospitante viene issata all’asta e solo quella olimpica viene portata all’interno dello stadio”, spiega Balich. “L’unica eccezione fu fatta per Salt Lake City nel 2002: la bandiera che era stata trovata fra le macerie di Ground Zero, pochi mesi prima, fu fatta entrare trionfalmente nello stadio. Alla fine? Come si è visto, la bandiera della Repubblica Popolare è stata portata fin sotto al pennone da otto soldati in alta uniforme”.

  • cecilia.pierami
  • Martedì 12 Agosto 2008

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