<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	>

<channel>
	<title>Mondo &#187; claudia astarita</title>
	<atom:link href="http://blog.panorama.it/mondo/author/claudia-astarita/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://blog.panorama.it/mondo</link>
	<description>Canale Mondo di Panorama.it</description>
	<pubDate>Thu, 24 May 2012 12:08:34 +0000</pubDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.7.1</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>“Eliminiamo i rifiuti stranieri”: nuove offensiva xenofoba della tv di stato cinese</title>
		<link>http://blog.panorama.it/mondo/2012/05/23/eliminiamo-i-rifiuti-stranieri-nuove-offensiva-xenofoba-della-tv-di-stato-cinese/</link>
		<comments>http://blog.panorama.it/mondo/2012/05/23/eliminiamo-i-rifiuti-stranieri-nuove-offensiva-xenofoba-della-tv-di-stato-cinese/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 23 May 2012 15:56:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudia astarita</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

		<category><![CDATA[NotiziaHome]]></category>

		<category><![CDATA[Cina]]></category>

		<category><![CDATA[orientexpress]]></category>

		<category><![CDATA[razzismo]]></category>

		<category><![CDATA[xenofobia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">3078213</guid>
		<description><![CDATA[L'ondata di xenofobia che ha travolto la Cina diventa ogni giorno più preoccuapante. Soprattutto perché il governo pare non essere interessato ad intervenire per frenare la collera della popolazione]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_78218" class="wp-caption aligncenter" style="width: 682px"><img class="size-large wp-image-78218" src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2012/05/cina-proteste-large.jpg" alt="(Credits: AP Photo/Scanpix/ Morten Holm)" width="672" height="403" /><p class="wp-caption-text">(Credits: AP Photo/Scanpix/ Morten Holm)</p></div><br />
<img class="alignleft" style="margin-right: 1em;float: left" src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2011/01/astarita-new.jpg" alt="Claudia Astarita" width="100" height="75" /></p>
<p>Cosa sta succedendo in <strong>Cina</strong>? Nel paese c&#8217;è stato un improvviso <a title="cina" href="http://www.bbc.co.uk/news/world-asia-china-18172710"><strong>risveglio xenofobo</strong> </a>oppure la popolazione tutto a un tratto ha trovato la forza per condannare ad alta voce &#8221;l&#8217;atteggiamento <strong>maleducato</strong>, <strong>arrogante</strong>, a tratti persino <strong>violento</strong>&#8221; degli stranieri che hanno &#8220;<strong>invaso la loro patria</strong>&#8220;?<span id="more-78213"></span></p>
<p>Che la Repubblica popolare si senta in competizione con l&#8217;Occidente non è certo una novità. Ma che il violoncellista russo dell&#8217;Orchestra Sinfonica di Pechino sia licenziato per aver insultato una signora cinese su un vagone di un treno o che una televisione pubblica apostrofi la giornalista americana <a title="melissa" href="http://blog.panorama.it/mondo/2012/05/09/blogger-e-giornalisti-scomodi-nuova-ondata-di-espulsioni-in-cina/" target="_blank">Melissa Chan</a> come &#8220;sgualdrina straniera&#8221; sì.</p>
<p>Da un popolo che è riuscito a inventare un motore di ricerca come<em> <strong><a title="ren" href="http://blog.panorama.it/mondo/2008/09/11/cina-quando-la-caccia-alle-streghe-parte-da-un-motore-di-ricerca/" target="_self">ren rou</a></strong></em>, letteralmente &#8220;<strong>carne umana</strong>&#8220;, per far circolare video e informazioni in base alle quali decidere insieme quali comportamenti dei loro concittadini condannare e che con chi non è cinese ha sempre avuto un rapporto di amore-odio, però, è poco realistico aspettarsi che il <strong>rispetto</strong> fino ad oggi dimostrato nei confronti dei <em>laowai</em>, gli <strong>stranieri</strong>, fosse veramente autentico.</p>
<p>Ecco perché è opportuno riflettere sui recenti episodi di <strong>pseudo razzismo</strong> si sono verificati in Cina. Per contestualizzarli e per tentare di capire che tipo di grande potenza la Repubblica popolare sta diventando e come ha intenzione di interagire con il resto del mondo.</p>
<p>Alcune delle <strong>lamentele circolate in rete</strong> non possono essere considerate così insolite. Come quelle contro gli americani che hanno accolto il dissidente <a title="chen" href="http://blog.panorama.it/mondo/2012/05/03/chen-guancheng-abbandonato-dagli-americani-lattivista-scomodo-restera-in-cina/" target="_blank"><strong>Chen Guangcheng</strong>  </a>e quelle contro <a title="filippini" href="http://blog.panorama.it/mondo/2011/09/30/cinesi-pronti-a-combattere-per-il-sudest-asiatico/" target="_blank"><strong>filippini e vietnamiti</strong> </a>che vogliono ingiustamente appropriarsi delle isole cinesi nel Mare della Cina meridionale. Ben più provocatori sono stati invece i video postati su <a title="youku" href="http://v.youku.com/v_show/id_XMzkzNDY5ODI0.html" target="_blank"><strong>Youku</strong></a>, la versione cinese di Youtube.</p>
<p>Il primo sul tentato <strong>stupro di una donna cinese</strong> da parte di un cittadino britannico nella capitale. Immagini un po&#8217; disturbate, sicuramente tagliate, ma in cui si vedono perfettamente i passanti condannare l&#8217;aggressione dello straniero, che ricompare poi alla fine della registrazione in un altro angolo della capitale, con di fianco un uomo che tenta di proteggerlo e un altro che prova a prenderlo a calci. Il secondo sul <strong>violoncellista russo</strong> che, sul treno che collega Shenyang a Pechino, offende una signora seduta nel posto accanto al suo dopo che quest&#8217;ultima si era lamentata per la sua scelta di appoggiare i piedi sul sedile di fronte. L&#8217;artista si è scusato pubblicamente, ma il governo lo ha <strong>licenziato</strong>.</p>
<p>Le dichiarazioni più controverse e preoccupanti sono state quelle di <a title="rui" href="http://www.agichina24.it/in-primo-piano/costume-e-societ" target="_blank"><strong>Yang Rui</strong></a>, il presentatore più famoso di <strong>Cctv-9</strong>. La settimana scorsa, sul suo account <strong>Sina Weibo</strong>, la versione cinese di Twitter, ha pubblicato il seguente messaggio: &#8220;il dipartimento di Pubblica Sicurezza vuole eliminare i <strong>rifiuti stranieri</strong>, arrestare i <strong>teppisti provenienti da altri Paesi</strong> e proteggere le ragazze innocenti. [...] Bisogna far fuori le <strong>teste di serpente</strong>, coloro che non riescono a trovare lavoro negli Stati Uniti e in Europa e vengono in Cina a rubare i nostri soldi, che compiono azioni illecite e diffondono un&#8217;immagine negativa del paese spingendo i cinesi a emigrare. Le <strong>spie straniere</strong> adescano le ragazze cinesi per mettersi al sicuro, fanno finta di essere turisti ma <strong>passano dati sensibili</strong> sulla mappatura e la localizzazione a Giappone, Corea e Paesi occidentali. <strong>Abbiamo cacciato via a calci quella sgualdrina straniera</strong> e chiuso l&#8217;ufficio di Al-Jazeera a Pechino. Dovremmo zittire quelli che demonizzano la Cina e <strong>rimandarli a casa</strong>&#8220;. Un punto di vista che anche questa settimana ha ripreso più volte nel corso delle sue dirette.</p>
<p>Se una televisione come Cctv-9 può permettersi di esprimersi in questo modo senza ricevere nessuna condanna ufficale, come si può sperare che la popolazione non faccia altrettanto e gli attacchi contro gli stranieri all&#8217;interno dei confini nazionali non aumentino? In questo caso, infatti, anche se altri media hanno suggerito a Yang Rui di mantenere un profilo più basso, nessuno lo ha licenziato&#8230;</p>
<p>&#8212;<br />
<em><strong></strong></em><em><strong>Claudia Astarita</strong> insegna &#8220;The Politics of China&#8221; alla John Cabot University e si occupa di India per il CeMiSS. Scrive approfondimenti sull&#8217;Asia per diverse testate e ha lavorato per molti anni come ricercatrice a New Delhi e Hong Kong. L&#8217;Oriente è la sua passione e coglie ogni occasione per tornare nei luoghi che ama</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.panorama.it/mondo/2012/05/23/eliminiamo-i-rifiuti-stranieri-nuove-offensiva-xenofoba-della-tv-di-stato-cinese/feed/</wfw:commentRss>
<enclosure url="http://blog.panorama.it/mondo/files/2012/05/cina-proteste-large.jpg" length="93362" type="image/jpeg" />
		</item>
		<item>
		<title>Nell’India globalizzata per gli anziani non c’è spazio</title>
		<link>http://blog.panorama.it/mondo/2012/05/22/nellindia-globalizzata-per-gli-anziani-non-ce-spazio/</link>
		<comments>http://blog.panorama.it/mondo/2012/05/22/nellindia-globalizzata-per-gli-anziani-non-ce-spazio/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 22 May 2012 15:28:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudia astarita</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Apertura#1]]></category>

		<category><![CDATA[NotiziaHome]]></category>

		<category><![CDATA[età media]]></category>

		<category><![CDATA[India]]></category>

		<category><![CDATA[invecchiamento popolazione]]></category>

		<category><![CDATA[orientexpress]]></category>

		<category><![CDATA[ospizio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">3078155</guid>
		<description><![CDATA[Dimenticati da figli "vittime della glovalizzazione e dei vizi dell'Occidente", gli indiani anziani si ritrovano a condividere la loro quotidianità in ospizi che diventano ogni giorno più affollati]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_78161" class="wp-caption aligncenter" style="width: 682px"><img class="size-large wp-image-78161" src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2012/05/india-large.jpg" alt="(Credits: Marco Cerbo)" width="672" height="403" /><p class="wp-caption-text">(Credits: Marco Cerbo)</p></div>
<p><img class="alignleft" style="margin-right: 1em;float: left" src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2011/01/astarita-new.jpg" alt="Claudia Astarita" width="100" height="75" /><br />
Anche in <strong>India</strong> gli <strong><a href="http://www.latimes.com/news/nationworld/world/la-fg-india-elderly-20120515,0,1860485,full.story">anziani</a></strong> iniziano ad essere un <strong>problema</strong>. Politico, economico e sociale. E dire che il Subcontinente ha sempre sottolineato il suo significativo &#8220;<a href="http://blog.panorama.it/economia/2010/09/30/india-il-miracolo-economico-e-sempre-piu-vicino/"><strong>vantaggio demografico</strong></a>&#8221; rispetto agli altri paesi dell&#8217;Asia, <strong><a href="http://blog.panorama.it/economia/2012/04/26/cina-sostenere-crescita-bisogna-convincere-cinesi-fare-figli/">Cina</a> </strong>inclusa, come una garanzia per continuare a mantenere tassi di sviluppo altissimi senza doversi occupare del &#8220;problema degli anziani&#8221;.</p>
<p>E invece, nonostante <strong>l&#8217;età media </strong>sia ancora al di sotto dei trent&#8217;anni, complice un&#8217;aspettativa di vista in rapido miglioramento, New Delhi si trova oggi a dover fare i conti con la presenza, nel paese, di 96 milioni di anziani.<span id="more-78155"></span> Un numero destinato a raddoppiare entro il 2030. Una prospettiva che ha spinto gli esperti a immaginare che se il governo non inizierà ad occuparsi di questa emergenza oggi, il paese, a cui <a href="http://blog.panorama.it/economia/2011/12/12/india-la-crisi-economica-parte-dalla-rupia/">le <strong>difficoltà</strong> oggi di certo non mancano</a>, si ritroverà nel medio periodo ancora più in <a href="http://blog.panorama.it/economia/2012/02/14/india-la-crescita-continua-a-rallentare/">crisi</a>. Un monito che non può che spaventare chi sa che il Subcontinente sta già attraversando una fase di profonda crisi da cui non è così scontato che riuscirà a risollevarsi.</p>
<p>Solo il 15% degli over sessanta riceve regolarmente una <strong>pensione</strong>. Di un dollaro e mezzo al giorno. Una cifra ridicola, per non dire offensiva, a prescindere dal costo medio della vita in India. Non è un caso quindi che New Delhi si sia piazzata all&#8217;ultimo posto della classifica dei paesi che meglio garantiscono un&#8217;adeguata <strong>assistenza agli anziani </strong>pubblicata da <em>The Economist</em>. Dopo Sud Africa, Messico, e persino <strong>Uganda</strong>.</p>
<p>E&#8217; possibile che i burocrati del Subcontinente non si siano mai preoccupati del problema dell&#8217;invecchiamento della popolazione sia perché con un&#8217;età media al di sotto dei trent&#8217;anni non lo hanno mai considerato urgente, sia perché convinti che un modello culturale che  approva il concetto di<strong> famiglia allargata</strong>, affidando quindi ai giovani il compito di occuparsi degli anziani, non avrebbe mai trasformato le conseguenze dell&#8217;invecchiamento in un &#8220;problema dello stato&#8221;.</p>
<p>Le previsioni di New Delhi si sono invece rivelate sbagliate. Perché gli indiani più giovani, pur continuando a glorificare la superiorità e le virtù della famiglia allargata, quando possono fanno di tutto per &#8220;affidare ad altri&#8221; la cura dei genitori anziani. E molti sono persino arrivati a prendere in considerazione l&#8217;ipotesi di chiuderli in un <strong>ospizio</strong>. Un comportamento che è sempre stato sanzionato socialmente. Ma che oggi, improvvisamente, è diventato comodo. Soprattutto per chi decide di trasferirsi nelle grandi città alla ricerca di un lavoro.</p>
<p>In pochissimo tempo la<strong> società indiana è radicalmente cambiata</strong>. E lo dimostra il fatto che se oggi <strong>settantenni e ottantenni </strong>rifiutano a priori l&#8217;ipotesi di trasferirsi in una stanza in cui non hanno mai vissuto, i<strong> sessantenni </strong>ammettono che l&#8217;India non è più quella di una volta e riconoscono l&#8217;utilità di poter trascorrere le giornate in compagnia di coetanei che, perché no, potrebbero presto trasformarsi in nuovi amici. Con cui condividere sia gli acciacchi fisici sia i problemi legati alla difficoltà di accettare che i loro figli abbiano adottato uno stile di vita che diventa ogni giorno più &#8220;<strong>egoista e dissoluto</strong>&#8220;. E magari convincersi, insieme, che la colpa non è dei <strong>modelli educativi </strong>che hanno trasmesso loro quando erano bambini ma della <strong>globalizzazione</strong> e degli atteggiamenti <strong>viziosi e immorali </strong>mutuati dall&#8217;Occidente.</p>
<p>&#8212;<br />
<em><strong></strong></em><em><strong>Claudia Astarita</strong> insegna &#8220;The Politics of China&#8221; alla John Cabot University e si occupa di India per il CeMiSS. Scrive approfondimenti sull&#8217;Asia per diverse testate e ha lavorato per molti anni come ricercatrice a New Delhi e Hong Kong. L&#8217;Oriente è la sua passione e coglie ogni occasione per tornare nei luoghi che ama</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.panorama.it/mondo/2012/05/22/nellindia-globalizzata-per-gli-anziani-non-ce-spazio/feed/</wfw:commentRss>
<enclosure url="http://blog.panorama.it/mondo/files/2012/05/india-large.jpg" length="91975" type="image/jpeg" />
		</item>
		<item>
		<title>Il governo filippino alla popolazione: preparatevi a entrare in guerra con la Cina</title>
		<link>http://blog.panorama.it/mondo/2012/05/17/il-governo-filippino-alla-popolazione-preparatevi-a-entrare-in-guerra-con-la-cina/</link>
		<comments>http://blog.panorama.it/mondo/2012/05/17/il-governo-filippino-alla-popolazione-preparatevi-a-entrare-in-guerra-con-la-cina/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 17 May 2012 11:34:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudia astarita</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

		<category><![CDATA[NotiziaHome]]></category>

		<category><![CDATA[Cina]]></category>

		<category><![CDATA[Filippine]]></category>

		<category><![CDATA[Mare cinese meridionale]]></category>

		<category><![CDATA[orientexpress]]></category>

		<category><![CDATA[Scarborough]]></category>

		<guid isPermaLink="false">3077963</guid>
		<description><![CDATA[Continua a salire la tensione nel Mare cinese meridionale. E il governo filippino allerta la popolazione perché la guerra potrebbe essere vicina ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_78023" class="wp-caption aligncenter" style="width: 682px"><img src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2012/05/filippine-large.jpg" alt="(Credits: AP Photo/Rolex Dela Pena, Pool)" width="672" height="403" class="size-large wp-image-78023" /><p class="wp-caption-text">(Credits: AP Photo/Rolex Dela Pena, Pool)</p></div><br />
<img class="alignleft" style="margin-right: 1em;float: left" src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2011/01/astarita-new.jpg" alt="Claudia Astarita" width="100" height="75" /><br />
Oggi più che mai il <strong>governo cinese </strong>deve sfruttare ogni occasione per dimostrate di essere <strong>forte</strong> e, soprattutto, <strong>credibile</strong>. Poco meno di dieci giorni fa, dopo quattordici anni in cui i <strong>giornalisti stranieri </strong>erano solo stati minacciati di una possibile espulsione per i loro articoli parziali, Pechino ha deciso di passare ai fatti e non ha rinnovato il visto all&#8217;americana <a href="http://blog.panorama.it/mondo/2012/05/09/blogger-e-giornalisti-scomodi-nuova-ondata-di-espulsioni-in-cina/">Melissa Chan</a>. Momento in cui hanno pensato in tanti che se la <strong>crisi delle Filippine </strong>fosse stata affrontata nello stesso modo, nel Sudest Asiatico sarebbe potuta scoppiare una <strong>guerra</strong> che, in realtà, nessuno vuole o è pronto a combattere. <span id="more-77963"></span>Iniziando a sperare che per risolvere la<a href="http://blog.panorama.it/mondo/2012/05/11/la-cina-minaccia-di-guerra-manila-e-fa-un-regalo-alla-strategia-americana-nel-pacifico/"> crisi con le Filippine </a>sul controllo dell’arcipelago di<strong> Scarborough</strong>, che i cinesi chiamano <strong>Huangyan</strong>, fosse Manila a fare qualche passo indietro per evitare l&#8217;escalation.</p>
<p>E invece non solo il braccio di ferro continua, ma ieri mattina il Ministro degli Esteri filippino ha persino esortato la popolazione a &#8220;<strong>prepararsi al peggio</strong>&#8221; e a &#8220;farsi trovare pronta per sopportare qualsiasi <strong>sacrificio</strong>&#8220;. Dando quasi per scontato che la guerra sia sul punto di scoppiare. </p>
<p>Di fronte a un pubblico di uomini d&#8217;affari <strong>Albert del Rosario </strong>non ha fatto nulla per nascondere le vere intenzioni del governo. &#8220;Dobbiamo difendere ciò che è nostro, e se verremo provocati, dobbiamo essere pronti a fare sacrifici&#8221;. Sono queste le parole con cui Manila ha deciso di rispondere alle affermazioni del diplomatico <strong>Dai Bingguo</strong>, che appena un paio di giorni fa ha annunciato che Pechino non avrebbe tollerato essere presa in giro dalle piccole nazioni del Sudest Asiatico. </p>
<p>Del Rosario ha persino preso in considerazione l&#8217;ipotesi di far sì che sia il Tribunale Internazionale per il Diritto del Mare ad esprimersi in maniera definitiva in merito alla sovranità delle isolette contese del Mare cinese meridionale, non senza aggiungere sarcasticamente &#8220;se decideremo di rivolgerci alla corte la Cina deciderà forse di accettarne l&#8217;arbitrato imparziale? Certo che no!&#8221; </p>
<p>In realtà va sottolineato che le Filippine ci hanno provato a stemperare la tensione, ma quando Pechino ha imposto il <strong>divieto di pesca </strong>nelle acque contese dal 16 maggio al 1 agosto, presentandolo come &#8220;una reiterazione del bando estivo che la Cina emette ogni anno dal 1999&#8243;, Manila ha capito che qualsiasi scelta accomodante sarebbe stata interpretata come un&#8217;implicita approvazione della linea di Pechino. Ecco perché, se il compromesso è impossibile, è bene che l&#8217;intera popolazione sia pronta al peggio. </p>
<p>&#8212;<br />
<em><strong></strong></em><em><strong>Claudia Astarita</strong> insegna &#8220;The Politics of China&#8221; alla John Cabot University e si occupa di India per il CeMiSS. Scrive approfondimenti sull&#8217;Asia per diverse testate e ha lavorato per molti anni come ricercatrice a New Delhi e Hong Kong. L&#8217;Oriente è la sua passione e coglie ogni occasione per tornare nei luoghi che ama</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.panorama.it/mondo/2012/05/17/il-governo-filippino-alla-popolazione-preparatevi-a-entrare-in-guerra-con-la-cina/feed/</wfw:commentRss>
<enclosure url="http://blog.panorama.it/mondo/files/2012/05/filippine-large.jpg" length="80305" type="image/jpeg" />
		</item>
		<item>
		<title>India: i giovani sfidano con la musica il governo corrotto</title>
		<link>http://blog.panorama.it/mondo/2012/05/17/india-i-giovani-sfidano-con-la-musica-il-governo-corrotto/</link>
		<comments>http://blog.panorama.it/mondo/2012/05/17/india-i-giovani-sfidano-con-la-musica-il-governo-corrotto/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 17 May 2012 09:49:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudia astarita</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

		<category><![CDATA[NotiziaHome]]></category>

		<category><![CDATA[Bollywood]]></category>

		<category><![CDATA[corruzione]]></category>

		<category><![CDATA[crisi-economica]]></category>

		<category><![CDATA[India]]></category>

		<category><![CDATA[musica]]></category>

		<category><![CDATA[orientexpress]]></category>

		<category><![CDATA[Skavengers]]></category>

		<category><![CDATA[sviluppo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">3077832</guid>
		<description><![CDATA[La musica indiana diventa politicamente impegnata. E tenta di singere le masse a ribellarsi e denunciare senza vergogna il malcostume politico]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_77956" class="wp-caption aligncenter" style="width: 682px"><img class="size-large wp-image-77956" src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2012/05/india-musica-large.jpg" alt="(Credits: AP Photo/Rajesh Kumar Singh)" width="672" height="403" /><p class="wp-caption-text">(Credits: AP Photo/Rajesh Kumar Singh)</p></div>
<p><img class="alignleft" style="margin-right: 1em;float: left" src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2011/01/astarita-new.jpg" alt="Claudia Astarita" width="100" height="75" />I <strong>colori</strong>, l&#8217;<strong>energia </strong>e il ritmo incalzante della musica di <strong>Bollywood</strong> non piacciono più agli indiani? Non proprio. Diciamo che mentre le melodie classiche, semi-classiche e moderne continuano ad essere destinate ai momenti di svago e intrattenimento collettivo, una fetta di giovani musicisti del Subcontinente, improvvisati o meno non importa, stufa di essere presa in giro da una classe dirigente che continua a promettere &#8220;<strong>grandi cambiamenti</strong>&#8221; che non arrivano mai, ha deciso di <strong>cambiare genere</strong>. <span id="more-77832"></span></p>
<p>L&#8217;economia ristagna, le opportunità per i giovani non ci sono, il sistema scolastico non è competitivo, le <strong>discriminazioni </strong>sono all&#8217;ordine del giorno, la <strong>libertà di culto </strong>non viene tutelata, la <strong><a href="http://blog.panorama.it/mondo/2011/04/28/india-anna-hazare-vince-la-battaglia-contro-la-corruzione/">corruzione</a></strong> ha raggiunto livelli inaccettabili e, come se non bastasse, al di là dei confini nazionali nessuno sembra voler veramente ammettere che il Subcontinente è oggi la <strong>grande potenza mondiale</strong> che la sua popolazione ritiene di aver creato.</p>
<p><strong>Frustrazioni</strong>, queste, che che hanno fatto scattare nei giovani l&#8217;esigenza di <strong>ribellarsi</strong>, di convincere il resto del paese che dei politici di oggi non ci si può fidare, e di farlo utilizzando <strong>metodi non violenti</strong>. Come la <strong>musica rock o il reggae</strong>, con testi in inglese, in maniera da riuscire a far arrivare l&#8217;onda di un&#8217;insoddisfazione che cresce ogni giorno di più anche al di là dei confini, nel tentativo di far capire non tanto agli stranieri quanto alle comunità della diaspora che è arrivato il momento di fare qualcosa. Prima che il paese entri in una pericolosissima e inarrestabile strong&gt; spirale involutiva .</p>
<p>I più famosi, al momento, sono gli <strong>Skavengers</strong>, un gruppo talmente coraggioso e intraprendente da essere riuscito a organizzare un concerto a Thiar Jail, la prigione più grande dell&#8217;India, a New Delhi. Concludendolo con il pezzo &#8220;<strong>io voglio giustizia</strong>&#8220;. Taru Dalmia, un musicista della band, ha spiegato che il motivo che li ha spinti a dedicarsi alla <strong>musica impegnata </strong>è legato alla consapevolezza che le notizie riportate sui giornali e dalla televisione non riflettano la realtà. E, ancora più grave, una buona parte degli scandali peggiori che si verificano nel paese non viene nemmeno denunciata. &#8220;Con la nostra musica riusciremo a far venire a galla tutto quello che i politici vogliono tenere nascosto&#8221;.</p>
<p>Il desiderio di ribellione in alcune fette della popolazione è talmente forte da essere riuscito a mettere in secondo piano la diffidenza con cui da sempre gli indiani interagiscono con i <strong>pakistani</strong>. Permettendo a un gruppo musicale di Islamabad, i <strong>Laal Band</strong>, di avere successo nel Subcontinente. Le loro canzoni parlano di <strong>terrorismo</strong>, denunciano lo strapotere dei militari e degli uomini. Per loro la <strong>provocazione</strong> è fondamentale, e quando vengono censurati sono contenti, perché la condanna implica che il messaggio lanciato ha avuto un effetto.</p>
<p>La musica politicamente impegnata resta, per il momento, un <strong>genere di nicchia</strong>. Ma la speranza è che pian piano i gruppi che trattano questo genere diventino famosi, facendo in modo che il messaggio di ribellione che tentano di trasmettere raggiunga anche le <strong>masse</strong>. Intimorendo il governo al punto tale da spingerlo, finalmente, ad<a href="http://blog.panorama.it/mondo/2011/08/29/india-hazare-vince-grazie-a-un-governo-troppo-debole/"> intervenire</a>.</p>
<p>&#8212;<br />
<em><strong></strong></em><em><strong>Claudia Astarita</strong> insegna &#8220;The Politics of China&#8221; alla John Cabot University e si occupa di India per il CeMiSS. Scrive approfondimenti sull&#8217;Asia per diverse testate e ha lavorato per molti anni come ricercatrice a New Delhi e Hong Kong. L&#8217;Oriente è la sua passione e coglie ogni occasione per tornare nei luoghi che ama</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.panorama.it/mondo/2012/05/17/india-i-giovani-sfidano-con-la-musica-il-governo-corrotto/feed/</wfw:commentRss>
<enclosure url="http://blog.panorama.it/mondo/files/2012/05/india-musica-large.jpg" length="95919" type="image/jpeg" />
		</item>
		<item>
		<title>Sciarpe e capelli avvelenati per uccidermi: il Dalai Lama spiega il complotto dei cinesi</title>
		<link>http://blog.panorama.it/mondo/2012/05/15/sciarpe-e-capelli-avvelenati-per-uccidermi-il-dalai-lama-spiega-il-complotto-dei-cinesi/</link>
		<comments>http://blog.panorama.it/mondo/2012/05/15/sciarpe-e-capelli-avvelenati-per-uccidermi-il-dalai-lama-spiega-il-complotto-dei-cinesi/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 15 May 2012 07:45:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudia astarita</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Apertura#1]]></category>

		<category><![CDATA[NotiziaHome]]></category>

		<category><![CDATA[Chen Guangcheng]]></category>

		<category><![CDATA[Cina]]></category>

		<category><![CDATA[complotto]]></category>

		<category><![CDATA[dalai-lama]]></category>

		<category><![CDATA[orientexpress]]></category>

		<category><![CDATA[Tibet]]></category>

		<guid isPermaLink="false">3077618</guid>
		<description><![CDATA[Il Dalai Lama accusa la Cina di aver addestrato una squadra di donne per avvelenarlo. Ma ammette di non poter confermare l'attendibilità dell'informazione ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_39356" class="wp-caption aligncenter" style="width: 682px"><img class="size-large wp-image-39356" src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2011/03/dalai-lama-2-large.jpg" alt="(Credits: Epa/Divyakant Solanki)" width="672" height="402" /><p class="wp-caption-text">(Credits: Epa/Divyakant Solanki)</p></div>
<p><img class="alignleft" style="margin-right: 1em;float: left" src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2011/01/astarita-new.jpg" alt="Claudia Astarita" width="100" height="75" />Essere accusata pubblicamente di aver tentato di <strong>assassinare il Dalai Lama </strong>per Pechino è troppo. Sotto più punti di vista. Da qui <strong>l&#8217;immediata smentita</strong> delle rivelazioni fatte dal leader spirituale dei buddisti tibetani al <em><a href="http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/asia/tibet/9261729/Dalai-Lama-reveals-warning-of-Chinese-plot-to-kill-him.html">Sunday Telegraph</a></em>. &#8220;Sono <strong>accuse infondate</strong>&#8220;, ha risposto il portavoce del ministero degli Esteri cinese Hong Lei alla denuncia di aver iniziato un <strong>programma di sicurezza speciale </strong>riservato a donne il cui unico obiettivo sarebbe quello di avvelenare il Dalai Lama<span id="more-77618"></span>. &#8220;Anzi, le sue accuse sensazionalistiche non meriterebbero neppure una smentita ufficiale&#8221;.</p>
<p><strong>Tenzin Gyatso </strong>avrebbe invece spiegato alla stampa britannica di aver iniziato da qualche tempo a vivere seguendo strettissime misure di <strong>sicurezza </strong>su diretta indicazione delle autorità di Nuova Delhi. Convinte che &#8220;i cinesi stiano addestrando dei tibetani, in particolare donne, a usare <strong>veleni</strong> come <a href="http://www.bbc.co.uk/news/world-asia-china-18055146">capelli o sciarpe avvelenate.</a> L&#8217;obiettivo di queste signore è riuscire a essere benedette da me per toccarmi e intossicarmi fino alla morte&#8221;, ha spiegato il Dalai Lama.</p>
<p>&#8220;Ha ammesso lui stesso che si tratta di <strong>informazioni impossibili da verificare</strong>&#8220;, ha commentato con indignazione il giornale cinese <em>Global Times</em>. &#8220;La congiura di cui parla quell&#8217;uomo ricorda piuttosto la trama di un film di arti marziali. Ma non importa: se vuole accusarci di complotti così poco realistici faccia pure. <strong>Sta solo perdendo tempo e credibilità</strong>. Agli occhi di tutti&#8221;.</p>
<p>&#8220;E&#8217; <strong>paranoico</strong> e<strong> sta invecchiando</strong>&#8220;, commentano i lettori del <em>China Daily</em>. &#8220;Dovremmo provare anche noi ad andare alla polizia per denunciare che, anche se la notizia non può essere confermata, siamo certi che dei robot stiano rubando nelle nostre case. Chi ci ascolterebbe?&#8221; O ancora &#8220;L&#8217;Occidente non può credere a questo tipo di <strong>propaganda</strong>&#8221; e &#8220;questa storia manifestamente falsa ha confermato al mondo intero che il Dalai Lama non è altro che un <strong>fanatico</strong> che racconta solo bugie&#8221;. Come quella del <a href="http://blog.panorama.it/mondo/2010/03/14/hip-hop-tibetano-per-ribellarsi-a-pechino/"><strong>Tibet indipendente</strong></a>, verrebbe da aggiungere&#8230;</p>
<p>Questa volta la Cina ha reagito in fretta e con <strong>determinazione</strong> da un lato per evitare che il presunto complotto ai danni di Tenzin Gyatso potesse mettere in imbarazzo Pechino. Per la seconda volta nell&#8217;arco di pochi giorni, visto che il controverso caso di <a href="http://blog.panorama.it/mondo/2012/05/03/chen-guancheng-abbandonato-dagli-americani-lattivista-scomodo-restera-in-cina/"><strong>Chen Guangcheng </strong></a>non si è ancora chiuso. Dall&#8217;altro perché, alla luce della <a href="http://blog.panorama.it/mondo/2012/05/14/cina-sempre-piu-in-crisi-e-il-congresso-del-partito-potrebbe-essere-rimandato/"><strong>crisi</strong> che il Partito sta attraversando</a>, è fondamentale dimostrare ai cinesi e al mondo che le più scottanti questioni di politica interna (controllo sui dissidenti e irredentismo religioso) sono perfettamente sotto controllo.</p>
<p>Con Chen Guangcheng ci è riuscita: dopo il braccio di ferro con gli Stati Uniti che si è concluso con l&#8217;apparente vittoria di Washington testimoniata dall&#8217;invito al dissidente cieco a studiare presso la Facoltà di Giurisprudenza della New York University, è stata Pechino a insabbiare le sue pratiche per il visto e a &#8220;sfogare la rabbia&#8221; per l&#8217;imbarazzo causato dal <strong>dissidente</strong> <a href="http://wwww.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2012/05/13/Cina-Chen-stanno-vendicando-mia-famiglia_6862361.html">contro i suoi familiari</a>. Ora deve trovare il modo per ottenere lo stesso risultato con i nuovi problemi creati dal Dalai Lama. E il semplice fatto che nessun paese abbia fino ad ora commentato le accuse di Tenzin Gyatso è certamente un <strong>segnale positivo</strong>. Ma solo dal punto di vista di Pechino.</p>
<p>&#8212;<br />
<em><strong></strong></em><em><strong>Claudia Astarita</strong> insegna &#8220;The Politics of China&#8221; alla John Cabot University e si occupa di India per il CeMiSS. Scrive approfondimenti sull&#8217;Asia per diverse testate e ha lavorato per molti anni come ricercatrice a New Delhi e Hong Kong. L&#8217;Oriente è la sua passione e coglie ogni occasione per tornare nei luoghi che ama</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.panorama.it/mondo/2012/05/15/sciarpe-e-capelli-avvelenati-per-uccidermi-il-dalai-lama-spiega-il-complotto-dei-cinesi/feed/</wfw:commentRss>
<enclosure url="http://blog.panorama.it/mondo/files/2011/03/dalai-lama-2-large.jpg" length="51597" type="image/jpeg" />
		</item>
		<item>
		<title>Cina sempre più in crisi. E il Congresso del Partito potrebbe essere rimandato</title>
		<link>http://blog.panorama.it/mondo/2012/05/14/cina-sempre-piu-in-crisi-e-il-congresso-del-partito-potrebbe-essere-rimandato/</link>
		<comments>http://blog.panorama.it/mondo/2012/05/14/cina-sempre-piu-in-crisi-e-il-congresso-del-partito-potrebbe-essere-rimandato/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 14 May 2012 13:05:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudia astarita</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

		<category><![CDATA[NotiziaHome]]></category>

		<category><![CDATA[18° congresso del Partito comunista]]></category>

		<category><![CDATA[Bo Xilai]]></category>

		<category><![CDATA[Cina]]></category>

		<category><![CDATA[crisi-economica]]></category>

		<category><![CDATA[orientexpress]]></category>

		<category><![CDATA[riforme]]></category>

		<guid isPermaLink="false">3077515</guid>
		<description><![CDATA[Se il Congresso del Partito comunista di ottobre verrà effettivamente rimandato Pechino non potrà più nascondere di essere in crisi. Ecco perché sarebbe meglio evitarlo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_62539" class="wp-caption aligncenter" style="width: 682px"><img width="672" class="size-large wp-image-62539" src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2011/12/politburo-large.jpg" alt="L'attuale Politburo, con la vecchia guardia in prima fila e la nuova in seconda (Credits: Xinhua/ZUMApress.com)" height="403" /><p class="wp-caption-text">L&#39;attuale Politburo, con la vecchia guardia in prima fila e la nuova in seconda (Credits: Xinhua/ZUMApress.com)</p></div>
<p><img width="100" class="alignleft" style="margin-right: 1em;float: left" src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2011/01/astarita-new.jpg" alt="Claudia Astarita" height="75" /></p>
<p>&#8220;Il <strong>18esimo Congresso del Partito comunista cinese</strong> potrebbe essere posticipato&#8221;. Molto rumore per nulla? <a title="forse" href="http://www.agichina24.it/focus" target="_blank">Forse</a>. Perché l&#8217;ultima versione è che l&#8217;appuntamento più importante del decennio ci sarà. Magari non a ottobre, ma sicuramente entro la fine del 2012. Quindi &#8220;<strong>senza ritardo</strong> o slittamento alcuno&#8221;, raccontano a <em>Panorama.it</em> alcuni analisti basati a Pechino.<span id="more-77515"></span></p>
<p>In poche ore ha fatto il giro del mondo la notizia, lanciata da &#8220;<a title="fonti" href="http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/asia/china/9254172/China-may-delay-crucial-party-congress-in-wake-of-Bo-Xilai-scandal.html" target="_blank">fonti anonime in contatto con <em>Reuters</em></a>&#8220;, che il prossimo Congresso sarebbe stato rimandato. Presumibilmente per il momento di <strong>grandi difficoltà</strong> che sta attraversando il Partito alle prese con le conseguenze di una <strong>crisi economica</strong> sempre più difficile da gestire e, soprattutto, con una <strong>frammentazione interna</strong> al Politburo che non fa presagire nulla di buono.</p>
<p>&#8220;Sotto molti aspetti la crisi attuale può essere ricollegata a quello che è successo nei giorni di <strong><a title="tiananmen" href="http://blog.panorama.it/mondo/2009/02/06/cina-vietato-ricordare-piazza-tienanmen/" target="_blank">Tiananmen</a></strong>. Assenza di una strategia economica realistica e immediatamente implementabile. Società in fibrillazione e pronta a scendere in piazza per chiedere <strong>&#8216;cambiamenti e riforme&#8217;</strong> pur senza avere chiaro quali e perchè. E leadership profondamente divisa&#8221;, ha spiegato un analista di Hong Kong. &#8220;Oggi l&#8217;economia continua a rallentare. I <a title="blogger" href="http://blog.panorama.it/mondo/2012/05/09/blogger-e-giornalisti-scomodi-nuova-ondata-di-espulsioni-in-cina/" target="_blank">blogger</a> utilizzano la rete per avanzare richieste di maggiore autonomia e per discutere di riforme senza avere un leader o messo a punto una strategia ben precisa. E il partito è più diviso che mai. Eppure l&#8217;impasse di Tiananmen è stata superata in <strong>cinque giorni</strong>: dopo il massacro del 4 giugno il 9 giugno <strong>Deng Xiaoping</strong> si è assunto pubblicamente la responsabilità dei fatti e ha annunciato che la Cina avrebbe continuato a seguire la strada delle riforme economiche&#8221;. Alla domanda &#8220;<strong>E oggi la crisi da chi verrà risolta?&#8221;</strong> il nostro interlocutore sorride. Perché il problema della nazione è proprio l&#8217;assenza di leader carismatici, potenti, scaltri e lungimiranti come Deng Xiaoping. Un&#8217;incertezza che apre mille altri interrogativi.</p>
<p>&#8220;Se il partito è così tanto diviso, chi ha preso la decisione su <a title="bo xilai" href="http://blog.panorama.it/mondo/2012/03/21/cina-perche-bo-xilai-e-stato-epurato-lanalisi/" target="_blank"><strong>Bo Xilai</strong></a>?&#8221;, ci dicono da Pechino. &#8220;Chi ha permesso che lo scandalo <a title="chen" href="http://blog.panorama.it/mondo/2012/05/03/chen-guancheng-abbandonato-dagli-americani-lattivista-scomodo-restera-in-cina/" target="_blank"><strong>Chen Guangcheng</strong> </a>avesse l&#8217;impatto internazionale che ha avuto? Chi sta <a title="controllo" href="http://blog.panorama.it/mondo/2012/05/11/la-cina-minaccia-di-guerra-manila-e-fa-un-regalo-alla-strategia-americana-nel-pacifico/" target="_blank">perdendo il controllo </a>del Mare cinese meridionale?&#8221;. Insomma, il vero punto è <strong>chi comanda, oggi, a Pechino</strong>. Probabilmente tutti e nessuno. Molti hanno scritto che i problemi di oggi sono legati all&#8217;indecisione su chi debba andare a sostituire Bo Xilai nel Comitato permanente. Ma quello che davvero dovremmo chiederci è perché <strong><a title="xi jinping" href="http://blog.panorama.it/mondo/2012/01/18/xi-jinping-e-li-keqiang-ecco-chi-sono-i-nuovi-leader-della-cina/" target="_blank">Xi Jinping</a></strong>, l&#8217;uomo di <strong>Jiang Zemin</strong>, non sia in grado di imporre il suo punto di vista. Soprattutto in un momento in cui la Cina non può proprio permettersi di perdere tempo.</p>
<p>Quindi lo <strong>scandalo</strong> non è tanto che il Congresso possa essere rimandato, quanto il fatto che questa ipotesi sia stata presa in considerazione. C&#8217;é chi crede che spostando il Congresso a fine anno Hu Jintao e Wen Jiabao avranno il tempo di adottare qualche riforma in più, ma con una leadership tanto divisa non è detto che la dirigenza attuale decida di accanirsi su cambiamenti che potrebbero anche risultare frettolosi e impopolari.</p>
<p>Da Hong Kong c&#8217;è chi ha notato che proprio la scorsa settimana è ricomparso sulle pagine dei giornali cinesi <strong><a title="jiang" href="http://blog.panorama.it/mondo/2011/07/06/perche-i-cinesi-non-possono-sapere-se-e-morto-jiang-zemin/" target="_blank">Jiang Zemin</a></strong>. Del quale è stato celebrato l&#8217;ennesimo merito culturale. Un fatto che, oltre a smentire le voci sul suo precario stato di salute, potrebbe far presagire un suo coinvolgimento nella gestione di questa pericolosissima crisi. Del resto carisma, sagacia e lungimiranza di certo non gli mancano&#8230;</p>
<p>Nella Repubblica popolare si respira un&#8217;atmosfera molto particolare. Tutti vogliono parlare di quello che sta succedendo, dallo scandalo Bo Xilai, dalla fuga di Chen Guangcheng alle ipotesi di slittamento del Congresso, ma nessuno vuole esporsi pubblicamente. Forse perché, nella Cina di oggi, è diventato ancora più imprevedibile il trattamento riservato a chi si permette di <strong>criticare il paese</strong>.</p>
<p>&#8212;<br />
<em><strong></strong></em><em><strong>Claudia Astarita</strong> insegna &#8220;The Politics of China&#8221; alla John Cabot University e si occupa di India per il CeMiSS. Scrive approfondimenti sull&#8217;Asia per diverse testate e ha lavorato per molti anni come ricercatrice a New Delhi e Hong Kong. L&#8217;Oriente è la sua passione e coglie ogni occasione per tornare nei luoghi che ama</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.panorama.it/mondo/2012/05/14/cina-sempre-piu-in-crisi-e-il-congresso-del-partito-potrebbe-essere-rimandato/feed/</wfw:commentRss>
<enclosure url="http://blog.panorama.it/mondo/files/2011/12/politburo-large.jpg" length="64195" type="image/jpeg" />
		</item>
		<item>
		<title>Le donne in carriera sopra i 25 anni per i cinesi sono “avanzi”. E nessuno le sposa</title>
		<link>http://blog.panorama.it/mondo/2012/05/11/le-donne-in-carriera-sopra-i-25-anni-per-i-cinesi-sono-avanzi-e-nessuno-le-sposa/</link>
		<comments>http://blog.panorama.it/mondo/2012/05/11/le-donne-in-carriera-sopra-i-25-anni-per-i-cinesi-sono-avanzi-e-nessuno-le-sposa/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 11 May 2012 08:42:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudia astarita</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

		<category><![CDATA[NotiziaHome]]></category>

		<category><![CDATA[Cina]]></category>

		<category><![CDATA[donne]]></category>

		<category><![CDATA[figlio unico]]></category>

		<category><![CDATA[mogli]]></category>

		<category><![CDATA[orientexpress]]></category>

		<guid isPermaLink="false">3077280</guid>
		<description><![CDATA[Superati i 25 anni le donne, in Cina, diventano "avanzi". Troppo vecchie ma anche troppo ambiziose per trovare un compagno...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_22541" class="wp-caption aligncenter" style="width: 682px"><img class="size-large wp-image-22541" src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2010/07/bellezza-cina-2-large.jpg" alt="Cinesi al trucco (Credits: LaPresse)" width="672" height="402" /><p class="wp-caption-text">Cinesi al trucco (Credits: LaPresse)</p></div>
<p><img class="alignleft" style="margin-right: 1em;float: left" src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2011/01/astarita-new.jpg" alt="Claudia Astarita" width="100" height="75" />I cinesi le chiamano indistintamente <em><a href="http://www.foreignpolicy.com/articles/2012/04/23/the_startling_plight_of_china_s_leftover_ladies?page=full">sheng nu</a></em>, <strong>avanzi</strong>, ma in realtà vengono divise in tre categorie: &#8220;sheng nu che combatte&#8221;, &#8220;sheng nu che deve trionfare assolutamente&#8221; e &#8220;sheng nu disperata&#8221;. Sono le <strong>donne cinesi che hanno superato i 25 anni </strong>e che, solo per motivi anagrafici, le famiglie e la società intera le considera <strong>inadatte a crearsi una vita</strong>. A trovare un marito e ad avere dei figli. <span id="more-77280"></span></p>
<p>E&#8217; paradossale constatare che in una nazione in cui le <a href="http://blog.panorama.it/mondo/2010/01/18/cina-una-terra-di-uomini-senza-una-donna/">mogli vengono di fatto importate</a> dai paesi confinanti le donne in età da marito restino single. E invece in una società che continua ad evolversi a gran velocità anche incongruenze come questa possono diventare realtà.</p>
<p>La situazione ha radici profonde nella <strong>tradizione confuciana</strong>, secondo cui avere figlie femmine è una iattura, ma si è arrivati al punto di vedere un tasso di natalità maschile del 20% superiore a quello femminile in conseguenza della politica del <a href="http://blog.panorama.it/mondo/2010/04/23/abusi-in-cina-e-in-corso-una-campagna-di-sterilizzazione-forzata-nel-guangdong/"><strong>figlio unico </strong></a>lanciata negli anni &#8216;80. Se nel 1982 solo il 5% delle donne tra i 25 e i 29 anni era ancora single, nel 1995 questa percentuale è salita al 10% e nel 2008 al 15%. Se poi si considera che, da un lato, tra gli uomini i single istruiti sono meno dell&#8217;1% mentre i non sposati che vivono nelle campagne superano il 25%, e dall&#8217;altro che solo a Shanghai il 7% delle ragazze che hanno completato le scuole superiori non si è sposata, diventa evidente che le vere protagoniste di questa radicale trasformazione sono le<strong> donne</strong>.</p>
<p>Non è un caso che i cinesi abbiano di recente coniato un nuovo proverbio che spiega che &#8220;<strong>gli uomini sposano le donne, e le donne con dottorato di ricerca non si sposano</strong>&#8220;. Insomma, nella Repubblica popolare del ventunesimo secolo <strong>l&#8217;emancipazione femminile </strong>ha completamente stravolto la società. Le ragazze di oggi studiano, trovano lavori soddisfacenti e, soprattutto, ricevono stipendi che le rendono realmente indipendenti. Non come succedeva ai tempi di Mao, quando anche per avere diritto a una casa servivano un marito e l&#8217;autorizzazione del partito.</p>
<p>Queste ragazze non snobbano il matrimonio, ma sono diventate molto più <strong>selettive</strong> quando si tratta di scegliere il compagno della vita. Lo vogliono non tanto bello e romantico, ma <strong>ricco, istruito, con un&#8217;automobile costosa e un lavoro prestigioso</strong>. Ed è proprio per questo che nella Cina di oggi si sposano gli uomini di città e restano soli quelli delle campagne. Ma in un paese in cui la <strong>rete sociale </strong>di fatto non esiste e della cura dei genitori anziani si sono sempre occupati i figli, una trasformazione così radicale può avere effetti drammatici. Ancora di più per chi sceglie oggi di rimanere single.</p>
<p>Ecco perché <strong>genitori</strong> che hanno ormai perso le speranze, <strong>uomini soli </strong>e donne che hanno raggiunto lo stadio delle &#8220;disperate&#8221; hanno iniziato ad adottare strategie diverse per risolvere questo problema. I primi, con in tasca foto e dati dei figli (età, reddito, livello di istruzione, interessi, eccetera), cercano nei <a href="http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/452167/">parchi</a> principali della loro città genitori come loro alla (disperata) ricerca di un partner. Gli uomini chiedono alle famiglie di trovare per loro una <a href="http://blog.panorama.it/mondo/2011/08/09/cina-il-triste-destino-delle-spose-in-vendita/"><strong>sposa nel Sudest Asiatico</strong></a>. Le donne frequentano corsi che, sulla carta, dovrebbero aiutarle a trovare marito. Ma in realtà si limitano a tentare di convincerle a <strong>rivedere le loro aspettative al ribasso</strong>. Perché &#8220;è meglio accontentarsi di un uomo meno bello e meno ricco che rimanere single per tutta la vita&#8221;&#8230;</p>
<p>&#8212;<br />
<em><strong></strong></em><em><strong>Claudia Astarita</strong> insegna &#8220;The Politics of China&#8221; alla John Cabot University e si occupa di India per il CeMiSS. Scrive approfondimenti sull&#8217;Asia per diverse testate e ha lavorato per molti anni come ricercatrice a New Delhi e Hong Kong. L&#8217;Oriente è la sua passione e coglie ogni occasione per tornare nei luoghi che ama</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.panorama.it/mondo/2012/05/11/le-donne-in-carriera-sopra-i-25-anni-per-i-cinesi-sono-avanzi-e-nessuno-le-sposa/feed/</wfw:commentRss>
<enclosure url="http://blog.panorama.it/mondo/files/2010/07/bellezza-cina-2-large.jpg" length="63443" type="image/jpeg" />
		</item>
		<item>
		<title>Blogger e giornalisti scomodi: nuova ondata di espulsioni in Cina</title>
		<link>http://blog.panorama.it/mondo/2012/05/09/blogger-e-giornalisti-scomodi-nuova-ondata-di-espulsioni-in-cina/</link>
		<comments>http://blog.panorama.it/mondo/2012/05/09/blogger-e-giornalisti-scomodi-nuova-ondata-di-espulsioni-in-cina/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 09 May 2012 17:34:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudia astarita</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

		<category><![CDATA[NotiziaHome]]></category>

		<category><![CDATA[Bo Xilai]]></category>

		<category><![CDATA[censura]]></category>

		<category><![CDATA[Chen Guangcheng]]></category>

		<category><![CDATA[Cina]]></category>

		<category><![CDATA[dissidenti]]></category>

		<category><![CDATA[libertà-di-stampa]]></category>

		<category><![CDATA[orientexpress]]></category>

		<guid isPermaLink="false">3077081</guid>
		<description><![CDATA[Blog censurati e giornalisti espulsi: Pechino sempre più intransigente sulla "libertà di stampa"]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="672" class="aligncenter size-large wp-image-77112" src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2012/05/melissa-chan-large.jpg" alt="La giornalista americana Melissa Chan (Credits: AP)" height="403" /><br />
<img width="100" class="alignleft" src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2011/01/astarita-new.jpg" alt="Claudia Astarita" height="75" style="margin-right: 1em;float: left" /><br />
La rete televisiva <strong>Al Jazeera</strong> ha chiuso temporaneamente l&#8217;ufficio a Pechino del suo servizio inglese dopo che le autorità cinesi ne hanno espulso la corrispondente, l&#8217;americana <a href="http://www.washingtonpost.com/world/asia_pacific/china-expels-al-jazeera-reporter-as-media-relations-sour/2012/05/08/gIQAlip49T_story_1.html"><strong>Melissa Chan</strong></a>. O meglio, si sono rifiutati di rinnovarle il visto nonostante la giornalista lavorasse nella Repubblica popolare dal 2007. Una misura che anche presa in maniera isolata avrebbe destato non pochi sospetti visto che l&#8217;ultima espulsione risale al 1998. Ma che nell&#8217;atmosfera di <strong>tensione</strong> che si respira nella Cina di oggi ha creato ancora più <strong>confusione e sgomento</strong>.<span id="more-77081"></span></p>
<p>Contro l&#8217;espulsione dell&#8217;americana si è mobilitato all&#8217;istante il Club dei correspondenti esteri di Pechino, che ha accusato il governo di utilizzare espedienti come il rinnovo dei visti per tenere la bocca chiusa ai <strong>corrispondenti scomodi</strong>. E la trentunenne californiana era proprio tra questi: ha un account Twitter seguito da 14mila persone e ha curato una serie di documentari su temi scottanti. Come quello sui <strong>campi di lavoro</strong> mandato in onda a novembre 2011, per denunciare quelli che Al Jazeera ha definito &#8220;una <strong>forma di moderna schiavitù</strong> in cui milioni di prigionieri producono beni da rivendere in tutto il mondo&#8221;, anche con la complicità di aziende occidentali.</p>
<p>Nel corso di una conferenza stampa a Pechino il portavoce del ministero degli Esteri cinese Hong Lei ha evitato di rispondere a domande dirette sul caso Chan ma ha ribadito che la Repubblica popolare continuerà a &#8220;dare il benvenuto a tutti quei giornalisti che, oltre a <strong>rispettare le leggi cinesi</strong>, si impegneranno a riportare le notizie in maniera imparziale&#8221;. Insomma, o si scrive in maniera da evitare <strong>scandali</strong> (per la Cina) o si lascia il paese.</p>
<p>Non è la prima volta che il Partito utilizza la minaccia di espulsione o un lentissimo rinnovo del visto di soggiorno per fare pressioni sulla stampa straniera. Ma negli ultimi 14 anni nessuna di queste minacce ha mai avuto un seguito. Al massimo si veniva invitati alla più vicina stazione di polizia per &#8220;<strong>prendere un te&#8217;</strong>&#8220;, anche se qualcuno conferma di essere stato malmenato. Poi qualcosa è cambiato. C&#8217;è chi dice che la Cina si sia ritrovata costretta a dare un <strong>segnale forte</strong>. E messa sotto pressione dalle vicende di <a title="bo" href="http://blog.panorama.it/mondo/2012/03/15/bo-xilai-troppo-maoista-e-determinato-pechino-lo-sospende/" target="_blank"><strong>Bo Xilai</strong> </a>e <a title="chen" href="http://blog.panorama.it/mondo/2012/05/03/chen-guancheng-abbandonato-dagli-americani-lattivista-scomodo-restera-in-cina/" target="_blank"><strong>Chen Guangcheng</strong> </a>abbia deciso di cancellare il visto di Melissa Chan, considerata comunque una giornalista scomoda, per indurre tutti i suoi colleghi a prestare ancora più attenzione al modo in cui parlano della Cina. Del resto, il Partito ha sempre &#8220;<strong>ammazzato i polli per spaventare le scimmie</strong>&#8220;&#8230;</p>
<p>Gli argomenti che spaventano Pechino al momento sono tre. Il caso <strong>Bo Xilai</strong>, che continua a trasmettere l&#8217;immagine di un <a title="partito" href="http://blog.panorama.it/mondo/2012/01/18/cina-a-ottobre-ricambio-al-vertice-ma-i-nuovi-leader-sono-a-responsabilita-limitata/" target="_blank"><strong>Partito diviso</strong> </a>(c&#8217;è addirittura chi ha pensato che la fuga di Chen Guangcheng sia stata &#8220;autorizzata&#8221; dalle autorità proprio per evitare che il paese continuasse a interrogarsi sulle sorti dell&#8217;ex segretario del Partito comunista di Chongqing). Il caso <strong>Chen Guangcheng</strong> che, pilotato o meno, ha comunque generato qualche dubbio sulle capacità della Cina di controllare il paese. Visto che, secondo alcuni, l&#8217;evaso non solo si sarebbe spostato con estrema facilità dallo Shandong a Pechino, ma nella capitale sarebbe persino riuscito a incontrare altri <strong>dissidenti</strong> (teoricamente) supercontrollati. Poi ci sono le preoccupazioni per tutti quei collegamenti al movimento dei <strong><a title="gelsomini" href="http://blog.panorama.it/mondo/2011/03/07/cina-i-gelsomini-tornano-in-piazza/" target="_blank">gelsomini</a></strong> cui i blogger orientali paiono essere particolarmente affezionati. E proprio per questo, uno dopo l&#8217;altro, account e siti vengono censurati. Per quanto tempo non si sa. Ma visto che l&#8217;anniversario del <a title="tiananmen" href="http://blog.panorama.it/mondo/2010/06/21/anche-a-hong-kong-non-ce-piu-spazio-per-le-memorie-di-tiananmen/" target="_blank"><strong>massacro di Tiananmen</strong> </a>si avvicina, è possibile che fino almeno a metà giugno l&#8217;atmosfera in Cina continuerà a rimanere tesa.</p>
<p>&#8212;<br />
<em><strong></strong></em><em><strong>Claudia Astarita</strong> insegna &#8220;The Politics of China&#8221; alla John Cabot University e si occupa di India per il CeMiSS. Scrive approfondimenti sull&#8217;Asia per diverse testate e ha lavorato per molti anni come ricercatrice a New Delhi e Hong Kong. L&#8217;Oriente è la sua passione e coglie ogni occasione per tornare nei luoghi che ama</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.panorama.it/mondo/2012/05/09/blogger-e-giornalisti-scomodi-nuova-ondata-di-espulsioni-in-cina/feed/</wfw:commentRss>
<enclosure url="http://blog.panorama.it/mondo/files/2012/05/melissa-chan-large.jpg" length="66021" type="image/jpeg" />
		</item>
		<item>
		<title>Monaci o musulmani per un giorno: spopolano i pacchetti turistici per chi vuole convertirsi</title>
		<link>http://blog.panorama.it/mondo/2012/05/09/monaci-o-musulmani-per-un-giorno-spopolano-i-pacchetti-turistici-per-chi-vuole-convertirsi/</link>
		<comments>http://blog.panorama.it/mondo/2012/05/09/monaci-o-musulmani-per-un-giorno-spopolano-i-pacchetti-turistici-per-chi-vuole-convertirsi/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 09 May 2012 11:36:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudia astarita</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

		<category><![CDATA[NotiziaHome]]></category>

		<category><![CDATA[Buddismo]]></category>

		<category><![CDATA[Chiang Mai]]></category>

		<category><![CDATA[Islam]]></category>

		<category><![CDATA[orientexpress]]></category>

		<category><![CDATA[religione]]></category>

		<category><![CDATA[Sufismo]]></category>

		<category><![CDATA[Tibet]]></category>

		<guid isPermaLink="false">3076964</guid>
		<description><![CDATA[Partono dall'Asia i tour religiosi per aspiranti buddisti, monaci tibetani, musulmani e curiosi del sufismo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_77057" class="wp-caption aligncenter" style="width: 682px"><img class="size-large wp-image-77057" src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2012/05/monaci-large.jpg" alt="(Credits: Walter Ngai)" width="672" height="403" /><p class="wp-caption-text">(Credits: Walter Ngai)</p></div>
<p><img class="alignleft" style="margin-right: 1em;float: left" src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2011/01/astarita-new.jpg" alt="Claudia Astarita" width="100" height="75" />&#8220;<strong>Vedere per credere</strong>&#8220;. E questo il motto di Ben Bowler, un australiano di origini irlandesi che da qualche anno si è trasferito a Chiang Mai, una località al nord della Thailandia, per coordinare da lì la sua nuova attività: tour religiosi per <strong>aspiranti buddisti</strong>, <strong>monaci tibetani</strong>, <strong>musulmani</strong> e, perché no, anche curiosi del <strong>sufismo</strong>.</p>
<p>L&#8217;idea di Bowler è che nessuno possa davvero rendersi conto di cosa significhi credere in una religione diversa dalla propria prima di aver provato ad immergersi nella stessa in maniera totale<span id="more-76964"></span>. &#8220;Tante persone si <strong>convertono</strong> prima di aver raggiunto la piena consapevolezza di come cambierà la loro vita dopo questo importantissimo momento. C&#8217;è chi fa scelte importanti come questa dopo aver guardato qualche video o dopo aver letto qualche pagina di scritture per interpretare le quali non ha gli strumenti. O chi decide di rimanere ateo perché non ha mai avuto l&#8217;occasione per confrontarsi con un modello religioso sconosciuto&#8221;.</p>
<p>Problemi che l&#8217;australiano ha risolto organizzando <strong>viaggi religioso-culturali-spirituali</strong> che possano permettere a chi vi partecipa di sentirsi musulmano, buddista o monaco tibetano per dieci giorni o tre settimane, a seconda del pacchetto scelto. Quello breve per musulmani, ad esempio, è organizzato in <strong>Turchia</strong> e prevede il pernottamento presso famiglie islamiche; corsi di storia, religione e calligrafia; visite a luoghi sacri e letture di passi del Corano. Tutto per poco più di 700 euro, ma senza dimenticare <strong>shopping </strong>e altri svaghi &#8220;non religiosi&#8221;, visto che si tratta pur sempre di una vacanza&#8230; Gli aspitanti buddisti si raccolgono invece a Chiang Mai, in Thailandia, i tibetani nella Spiti valley dell&#8217;Himalaya. Naturalmente dal lato indiano.</p>
<p>Qualcuno ha criticato l&#8217;iniziativa definendola un &#8220;<strong>supermercato spirituale</strong>&#8220;, altri hanno smesso di sostenerlo quando ha lanciato il programma &#8220;musulmano per un mese&#8221;, convinti che l&#8217;unica cosa da imparare in un programma del genere sia come diventare terroristi. Molte agenzie di viaggi sono restie a pubblicizzare questi pacchetti, ma chi ha partecipato a uno di questi ritiri spirituali li considera <strong>un&#8217;esperienza unica e affascinante</strong>. Bowler, invece, non continua a organizzarli solo per permettere a chi sa apprezzarli, uomini e donne, giovani e pensionati dei cinque continenti, di partire. Ma per continuare a scioccare e infastidire chi li critica con superbia e arroganza. Nella speranza di riuscire, un giorno, a convincerli che la diversità non è necessariamente qualcosa di negativo. Anche quando riguarda spiritualità e religione.</p>
<p>&#8212;<br />
<em><strong></strong></em><em><strong>Claudia Astarita</strong> insegna &#8220;The Politics of China&#8221; alla John Cabot University e si occupa di India per il CeMiSS. Scrive approfondimenti sull&#8217;Asia per diverse testate e ha lavorato per molti anni come ricercatrice a New Delhi e Hong Kong. L&#8217;Oriente è la sua passione e coglie ogni occasione per tornare nei luoghi che ama</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.panorama.it/mondo/2012/05/09/monaci-o-musulmani-per-un-giorno-spopolano-i-pacchetti-turistici-per-chi-vuole-convertirsi/feed/</wfw:commentRss>
<enclosure url="http://blog.panorama.it/mondo/files/2012/05/monaci-large.jpg" length="78125" type="image/jpeg" />
		</item>
		<item>
		<title>Chen Guancheng abbandonato dagli americani. L’attivista scomodo resterà in Cina</title>
		<link>http://blog.panorama.it/mondo/2012/05/03/chen-guancheng-abbandonato-dagli-americani-lattivista-scomodo-restera-in-cina/</link>
		<comments>http://blog.panorama.it/mondo/2012/05/03/chen-guancheng-abbandonato-dagli-americani-lattivista-scomodo-restera-in-cina/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 03 May 2012 09:18:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudia astarita</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

		<category><![CDATA[NotiziaHome]]></category>

		<category><![CDATA[18° congresso del Partito comunista]]></category>

		<category><![CDATA[Bo Xilai]]></category>

		<category><![CDATA[Chen Guancheng]]></category>

		<category><![CDATA[Cina]]></category>

		<category><![CDATA[dissidenti]]></category>

		<category><![CDATA[Liu Xiaobo]]></category>

		<category><![CDATA[orientexpress]]></category>

		<category><![CDATA[Piazza-Tiananmen]]></category>

		<guid isPermaLink="false">3076458</guid>
		<description><![CDATA[Niente asilo politico per Chen Guancheng: è un attivista troppo pericoloso per essere protetto dagli americani]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_76475" class="wp-caption aligncenter" style="width: 682px"><img src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2012/05/chen-guancheng-large.jpg" alt="L&#39;attivista Chen Guancheng con la moglie e la figlia (Credits: LaPresse)" width="672" height="403" class="size-large wp-image-76475" /><p class="wp-caption-text">L'attivista Chen Guancheng con la moglie e la figlia (Credits: LaPresse)</p></div><br />
<img class="alignleft" style="margin-right: 1em;float: left" src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2011/01/astarita-new.jpg" alt="Claudia Astarita" width="100" height="75" /></p>
<p>Pechino è di nuovo nell’occhio del ciclone. Dopo il caso <strong><a href="http://blog.panorama.it/mondo/2012/03/21/cina-perche-bo-xilai-e-stato-epurato-lanalisi/">Bo Xilai</a></strong> si è aperto lo scontro su <strong><a href="http://www.bbc.co.uk/news/world-asia-17866176">Chen Guancheng </a></strong>e la sua misteriosa <strong>fuga dalla casa-prigione </strong>in cui era rinchiuso da anni. Questa volta, però, la Repubblica popolare deve a tutti i costi trovare un modo per <strong>uscirne a testa alta</strong>. Per dimostrare alla popolazione che la <strong>leadership è unita </strong>e non ha nessuna intenzione di piegarsi all’ennesimo tentativo americano di interferire nelle questioni di politica interna.  <span id="more-76458"></span></p>
<p>Per capire l’importanza della fuga di Chen Guancheng bisogna anzitutto ricostruire gli avvenimenti. Senza dimenticare un&#8217;importante premessa. Ovvero che <strong>in Cina dissidenti e attivisti sono sorvegliati speciali</strong>, persone pericolosissime per le quali il Partito non è disposto a scendere a compromessi (come è successo per l’assegnazione del Nobel per la Pace a <strong><a href="http://blog.panorama.it/mondo/2010/10/08/liu-xiaobo-ecco-perche-ha-vinto-il-nobel-per-la-pace/">Liu Xiabo </a></strong>nel 2010), non uomini coraggiosi che rischiano la vita per trasformare la Repubblica popolare in una nazione in cui <strong>libertà</strong>, <strong>uguaglianza</strong> e <strong>rispetto per i diritti umani </strong>non siano più dei tabù.</p>
<p>Tra i &#8220;nemici della Cina&#8221;, l’avvocato autodidatta Chen Guancheng, 40 anni, è forse tra i più pericolosi. La sua colpa non è solo quella di chiedere riforme e libertà come <strong>Ai Weiwei</strong>, <strong>Liu Xiaobo </strong>o <strong>Hu Jia</strong>, ma, soprattutto, quella di aver messo in imbarazzo il paese portando all’attenzione dell’opinione pubblica la prassi degli <strong><a href="http://blog.panorama.it/mondo/2011/05/23/aborti-forzati-aiutano-la-cina-nella-ricerca-sulle-staminali/">aborti</a></strong> e delle <strong>sterilizzazioni forzate </strong>applicata nella provincia dello Shandong per rispettare le quote sui <a href="http://blog.panorama.it/mondo/2011/04/01/i-cinesi-sono-troppi-pechino-corre-ai-ripari/">figli unici </a>decise dal governo. Un &#8220;crimine&#8221; che ad agosto 2006 è stato puntito con quattro anni e tre mesi di detenzione&#8230;con l&#8217;accusa formale di aver &#8220;danneggiato una proprietà e aver incitato un gruppo di persone a bloccare il traffico&#8221;. Tra i cinesi, con la passione e la tenacia con cui ha tentato di aiutarli si è guadagnato il sprannome di &#8220;<strong>avvocato scalzo</strong>&#8220;. </p>
<p>Una volta scarcerato, a settembre 2010, a Chen Guancheng sono stati assegnati gli &#8220;<strong>arresti domiciliari a vita</strong>&#8220;. E&#8217; stato quindi rinchiuso nella sua casa di Dongshigu, nella prefettura di Linyi, nello Shangdong, dove è rimasto fino al 26 aprile scorso. Controllato a vista da tre squadre composte da ventidue persone. Che hanno impedito per anni a chiunque, dai familiari, ai giornalisto o alle star del cinema, di entrare in contatto con lui. Allontanandoli, quando necessario, anche a colpi di mattoni. Ecco perché è ancora molto difficile credere che Chen Guancheng, <strong>cieco dalla nascita</strong>, sia riuscito da solo a scavalcare il muro che circonda la sua casa e a camminare per ore prima di raggiungere un &#8220;luogo sicuro&#8221; da cui è poi partito per Pechino. Fatto sta che nella notte tra il 26 e il 27 aprile è successo proprio questo, l&#8217;avvocato è stato messo al sicuro <strong>nell&#8217;Ambasciata americana </strong>a Pechino, da dove però ieri è stato invitato (più probabile costretto) a uscire. </p>
<p>Chen Guancheng è infatti un <strong>rifugiato scomodo </strong>per tutti. Per Pechino perché la sua liberazione confermerebbe al paese che la leadership, oltre ad essere divisa, è molto debole. Per Washinghton perché rappresenterebbe un nuovo caso <a href="http://www.nybooks.com/blogs/nyrblog/2012/apr/30/chen-guangcheng-fang-lizhi-beijing-dilemma/"><strong>Fang Lizhi</strong></a> e <strong><a href="http://blog.panorama.it/mondo/2012/02/09/cina-il-mistero-del-funzionario-scomparso-e-dei-suoi-legami-con-gli-stati-uniti-la-storia/">Wang Lijun</a></strong>. Due persone che in momenti molto diversi (nel <a href="http://blog.panorama.it/mondo/2012/04/07/morto-fang-lizhi-piazza-tienanmen/">1989 </a>il primo, poco più di un mese fa il secondo) hanno chiesto asilo politico agli americani ma sono stati uno cacciato, l&#8217;altro invitato ad uscire, rispettivamente, dall&#8217;Ambasciata di Pechino e dal Consolato di Chengdu.</p>
<p>Chi ha sperato che il caso Chen Guancheng sarebbe stato risolto in maniera diversa ha dovuto subito ricredersi. Mercoledì pomeriggio un funzionario dell&#8217;Ambasciata americana ha spiegato che l&#8217;attivista era stato &#8220;trasferito in un ospedale per essere sottoposto a cure mediche prima di ricongiungersi alla famiglia&#8221;. Confermando che anche la moglie, i due figli e la madre erano state &#8220;liberate&#8221;. E cogliendo l&#8217;occasione per annunciare che &#8220;Chen resterà in Cina, verrà trasferito in un&#8217;altra provincia, frequenterà l&#8217;università, e i funzionari americani saranno custodi della sua sicurezza&#8221;. Tutto questo mentre il portavoce del ministero degli Esteri cinese Liu Weimin chiedeva le <strong>scuse ufficiali </strong>degli Stati Uniti, accusati di essersi intromessi in una questione di politica interna in cui nessuno li aveva coinvolti. </p>
<p>Altri attivisti, però, temono che Chen e la sua famiglia siano ancora in <strong>pericolo</strong>. C&#8217;è chi afferma di aver saputo da lui che la decisione di abbandonare la protezione Usa gli è stata estorta. E probabilmente hanno ragione: con la vicenda Bo Xilai ancora molto lontana da una conclusione definitiva, la fuga di un dissidente protetto dagli americani sarebbe stata troppo difficile da gestire per il Partito. Da qui la necessità di un compromesso che permetta alla Cina di non perdere la faccia e agli Stati Uniti di non inimicarsi troppo Pechino: Chen Guancheng rimarrà in Cina e verrà &#8220;protetto dagli americani&#8221;. Fino a quando l’opinione pubblica internazionale non si dimenticherà di lui e potrà così tornare sotto la <strong>custodia &#8220;più sicura&#8221; dei cinesi</strong>. </p>
<p>&#8212;<br />
<em><strong></strong></em><em><strong>Claudia Astarita</strong> insegna &#8220;The Politics of China&#8221; alla John Cabot University e si occupa di India per il CeMiSS. Scrive approfondimenti sull&#8217;Asia per diverse testate e ha lavorato per molti anni come ricercatrice a New Delhi e Hong Kong. L&#8217;Oriente è la sua passione e coglie ogni occasione per tornare nei luoghi che ama</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.panorama.it/mondo/2012/05/03/chen-guancheng-abbandonato-dagli-americani-lattivista-scomodo-restera-in-cina/feed/</wfw:commentRss>
<enclosure url="http://blog.panorama.it/mondo/files/2012/05/chen-guancheng-large.jpg" length="59157" type="image/jpeg" />
		</item>
		<item>
		<title>La Cina assume maggiordomi: europei e con la pelle chiara</title>
		<link>http://blog.panorama.it/mondo/2012/04/20/la-cina-assume-maggiordomi-europei-e-con-la-pelle-chiara/</link>
		<comments>http://blog.panorama.it/mondo/2012/04/20/la-cina-assume-maggiordomi-europei-e-con-la-pelle-chiara/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 20 Apr 2012 12:33:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudia astarita</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

		<category><![CDATA[NotiziaHome]]></category>

		<category><![CDATA[Cina]]></category>

		<category><![CDATA[europa]]></category>

		<category><![CDATA[maggiordomo]]></category>

		<category><![CDATA[orientexpress]]></category>

		<category><![CDATA[ricchezza]]></category>

		<category><![CDATA[status symbol]]></category>

		<guid isPermaLink="false">3075077</guid>
		<description><![CDATA[Per i cinesi il maggiordomo è diventato uno status symbol. E se viene dall'Europa e ha la pelle chiara è ancora meglio]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_75459" class="wp-caption aligncenter" style="width: 682px"><img src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2012/04/casa-cina-large.jpg" alt="La casa perfetta per i cinesi (Credits: LaPresse)" width="672" height="403" class="size-large wp-image-75459" /><p class="wp-caption-text">La casa perfetta per i cinesi (Credits: LaPresse)</p></div><br />
<img class="alignleft" style="margin-right: 1em;float: left" src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2011/01/astarita-new.jpg" alt="Claudia Astarita" width="100" height="75" /><br />
Per un cinese il <strong>maggiordomo perfetto </strong>può essere solo <strong>europeo</strong>. Da qui la recentissima mania dei nuovi ricchi d&#8217;Oriente di riempire le loro lussuosissime abitazoni di &#8220;aiutanti/servitori&#8221; dalla pelle chiara. Per mostrarli ad amici e parenti come simboli di un affrancamento definitivo dalla <strong>povertà</strong>. <span id="more-75077"></span>Per avere qualcuno che possa occuparsi delle loro case dalle dimensioni spropositate. E, perché no, anche per imparare come vivono e come si comportano i &#8220;<strong>ricchi d&#8217;Occidente</strong>&#8220;. Le cui abitudini i maggiordomi del Vecchio Continente dovrebbero conoscere alla perfezione. </p>
<p>Pensano questo i cinesi che ogni giorno intasano le linee telefoniche delle <strong>accademie per maggiordomi </strong><a href="http://www.modernbutlers.com/">più prestigiose d&#8217;Europa</a>. Che a loro volta, in barba alla crisi finanziaria internazionale, si sono trovate ad investire per riuscire a rispondere alla domanda dei paesi emergenti&#8230;trainata dalla Repubblica popolare. </p>
<p>Un&#8217;opportunità che molti giovani disoccupati europei sembrano essere sempre più interessati a cogliere. Soprattutto dopo aver scoperto che il numero di <strong>milionari asiatici </strong>potrebbe salire a 2,8 milioni entro il 2015. </p>
<p>&#8220;I cinesi possono chiedere davvero di tutto&#8221;, racconta Stephane, &#8220;anche di annullare un volo in piena notte -una richiesta non troppo complicata da esaudire visto che in genere si tratta di jet privati, o anche di organizzare per loro, indipendentemente dal fatto che ne abbiano voglia o meno, una<strong> spaghettata </strong>o di dover preparare un <strong>hamburger</strong> &#8216;autentico&#8217; negli orari più improbabili, e naturalmente sempre quando le cucine sono chiuse, perché magari un amico ha fatto sapere loro che gli occidentali &#8216;lo fanno spesso&#8217;&#8230;&#8221;. </p>
<p>Che coi cinesi sia necessario rimanere sull&#8217;attenti 24 ore su 24 ormai lo sanno un po&#8217; tutti, ma il loro principale <strong>difetto </strong>come datori di lavoro non è tanto questo, quanto l&#8217;abitudine a trattare il personale di servizio che vive con loro come un gruppo di servitori, vale a dire come persone che non meritano grande <strong>rispetto</strong>. Eppure, <strong>maleducazione</strong> e <strong>arroganza</strong> non bastano a scoraggiare gli aspiranti maggiordomi del Vecchio Continente. &#8220;Gli <strong>stipendi </strong>sono talmente alti che siamo disposti ad accettare qualsiasi prevaricazione. Quando poi i cinesi capiranno che in Occidente nessuno ci tratta come fanno loro, rimarranno solo i <strong>vantaggi</strong>!&#8221;. </p>
<p>I taycoon della Repubblica popolare offrono infatti fino a 130mila euro l&#8217;anno. Per non parlare dei <strong>benefit</strong>: vivere -gratis- in una casa da sogno e viaggi a cinque stelle. Insomma: in tempi di crisi (e non) è proprio un lavoro ideale. </p>
<p>&#8212;<br />
<em><strong></strong></em><em><strong>Claudia Astarita</strong> insegna &#8220;The Politics of China&#8221; alla John Cabot University e si occupa di India per il CeMiSS. Scrive approfondimenti sull&#8217;Asia per diverse testate e ha lavorato per molti anni come ricercatrice a New Delhi e Hong Kong. L&#8217;Oriente è la sua passione e coglie ogni occasione per tornare nei luoghi che ama</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.panorama.it/mondo/2012/04/20/la-cina-assume-maggiordomi-europei-e-con-la-pelle-chiara/feed/</wfw:commentRss>
<enclosure url="http://blog.panorama.it/mondo/files/2012/04/casa-cina-large.jpg" length="82950" type="image/jpeg" />
		</item>
		<item>
		<title>Soldati americani in posa con i cadaveri: le foto choc del Los Angeles Times</title>
		<link>http://blog.panorama.it/mondo/2012/04/18/soldati-americani-in-posa-con-i-cadaveri-le-foto-choc-del-los-angeles-times/</link>
		<comments>http://blog.panorama.it/mondo/2012/04/18/soldati-americani-in-posa-con-i-cadaveri-le-foto-choc-del-los-angeles-times/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 18 Apr 2012 21:30:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudia astarita</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

		<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>

		<category><![CDATA[fotografie]]></category>

		<category><![CDATA[Los Angeles Times]]></category>

		<category><![CDATA[Militari]]></category>

		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">3075265</guid>
		<description><![CDATA[Fanno il giro del mondo in pochi minuti le foto dei militari americani in Afghanistan, pubblicate dal Los Angeles Times per denunciare gli abusi di una guerra che diventa ogni giorno più controversa e difficile]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_75281" class="wp-caption aligncenter" style="width: 682px"><img src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2012/04/los-angeles-times-large.jpg" alt="(Credits: ANSA/WEB MAC LOS ANGELES TIMES)" width="672" height="403" class="size-large wp-image-75281" /><p class="wp-caption-text">(Credits: ANSA/WEB MAC LOS ANGELES TIMES)</p></div><br />
Sono <strong>raccarpiccianti</strong>, <strong>violente</strong> ed <strong>offensive</strong> le fotografie pubblicate dal <em><a href="http://www.latimes.com/news/nationworld/nation/la-na-afghan-photos-20120418,0,5032601.story">Los Angeles Times</a></em>. E sicuramente innescheranno in America e nel resto del mondo l&#8217;ennesimo dibattito sull&#8217;opportunità di portare avanti un conflitto i cui costi umani sono diventati insostenibili. In una due <strong>soldati americani </strong>sono in posa con dei poliziotti afghani che sostengo le gambe mutilate di un combattente che si è fatto esplodere. Nell&#8217;altra un militare in primo piano sorride mentre alle sue spalle un compagno esamina il <strong>cadavere</strong> di un uomo dagli occhi sbarrati.<span id="more-75265"></span> In altre immagini, rivela il quotidiano di Los Angeles, si vedono due soldati in posa che sostengono la mano di un cadavere con il dito medio sollevato. Di fianco ad altri resti di corpi si intravede invece uno stemma improvvisato con la scritta &#8220;cacciatori di zombie&#8221;. A questi soldati era stato assegnato soltanto il compito di raccogliere le impronte digitali degli insorti per procedere alla loro identificazione, hanno invece messo in scena una sequenza di immagini tra le più <strong>macabre </strong>che si ricordino da parte di truppe regolari dell&#8217;Occidente. </p>
<p>Nonostante le pressioni ricevute dalle autorità militari statunitensi il quarto quotidiano d&#8217;America ha deciso di pubblicare due delle <strong>18 foto </strong>di cui è entrato in possesso. Aggiungendo che si tratta di scatti del 2010 ricevuti da un anonimo soldato della stessa 82sima divisione aviotrasportata a cui appartengono i militari ritratti nelle foto, che ha dichiarato di volerle rendere pubbliche per mettere fine ai problemi di leadership e disciplina che coprometterebbero la sicurezza delle truppe dislocate in Afghanistan. Consapevole che &#8220;posare con cadaveri per fotografie con scopi diversi da quelli ufficiali rappresenta una <strong>violazione delle procedure militari</strong>&#8220;. </p>
<p>Il Presidente <strong>Barack Obama </strong>ha annunciato che un&#8217;<strong>inchiesta</strong> sull&#8217;accaduto è già stata avviata, e anche il segretario alla difesa <strong>Leon Panetta </strong>non ha perso tempo a esprimere la sua condanna per il comportamento &#8220;folle e inaccettabile&#8221; di questi soldati. Ma l&#8217;ennesimo scandalo di cui si sono resi protagonisti i militari americani rischia di aggravare ulteriormente il già delicato rapporto tra forze Nato e Afghanistan. Anche perché è passato appena un mese dalle strage compiuta dal <a href="http://blog.panorama.it/mondo/2012/03/15/afghanistan-il-sergente-impazzito-non-puo-aver-fatto-tutto-da-solo/"><strong>sergente Usa impazzito </strong></a>nella provincia di <strong>Kandahar</strong>. </p>
<p>Il <a href="http://blog.panorama.it/mondo/2012/03/12/afghanistan-la-folle-strage-del-sergente-americano-e-il-futuro-della-democrazia-il-commento/">messaggio</a> che gli afghani ricavano dalla strage personale del singolo sottufficiale impazzito o dalle foto che immortalano i cadaveri come trofei di guerra è certamente il <strong>disprezzo</strong> di una cultura sull’altra, di un popolo invasore su quello assediato. </p>
<p>Le <strong>stragi ingiustificate </strong>dell&#8217;Afghanistan saranno impossibili da dimenticare tanto quanto il video che ritraeva alcuni marines americani colti a urinare sui cadaveri di presunti talebani e le delle torture nel carcere di Abu Ghraib. Momenti che sono il simbolo della<strong> debolezza umana</strong>. Ma che dovrebbero anche portarci a riflettere da un lato sull&#8217;incapacità di disciplinare i propri soldati da parte dell&#8217;esercito più forte del mondo. Uomini che con una frequenza sempre maggiore mostrano di essere capaci di tutto, senza tenere conto di essere inquadrati in una struttura gerarchica militare. Dall&#8217;altro sulle possibili conseguenze della pubblicazione di queste immagini. Capaci di innescare l&#8217;ennesima ondata di attentati per punire tutte le<a href="http://blog.panorama.it/mondo/2012/03/12/massacro-a-kandahar-dal-loro-sito-web-i-talebani-promettono-vendetta/"> &#8220;barbare azioni&#8221; commesse dai &#8220;violenti malati mentali&#8221;</a> americani&#8230;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.panorama.it/mondo/2012/04/18/soldati-americani-in-posa-con-i-cadaveri-le-foto-choc-del-los-angeles-times/feed/</wfw:commentRss>
<enclosure url="http://blog.panorama.it/mondo/files/2012/04/los-angeles-times-large.jpg" length="91512" type="image/jpeg" />
		</item>
		<item>
		<title>Inghilterra: va all’asta il sangue di Gandhi. Per 12mila euro</title>
		<link>http://blog.panorama.it/mondo/2012/04/18/inghilterra-va-allasta-il-sangue-di-gandhi-per-12mila-euro/</link>
		<comments>http://blog.panorama.it/mondo/2012/04/18/inghilterra-va-allasta-il-sangue-di-gandhi-per-12mila-euro/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 18 Apr 2012 13:49:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudia astarita</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

		<category><![CDATA[NotiziaHome]]></category>

		<category><![CDATA[asta]]></category>

		<category><![CDATA[Gandhi]]></category>

		<category><![CDATA[India]]></category>

		<category><![CDATA[Mahatma]]></category>

		<category><![CDATA[orientexpress]]></category>

		<category><![CDATA[sangue]]></category>

		<guid isPermaLink="false">3075200</guid>
		<description><![CDATA[L'Inghilterra vende all'asta il sangue di Gandhi. Comprato, probabilmente, da un tycoon del Subcontinente che non ha voluto rivelare il suo nome al telefono]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_70972" class="wp-caption aligncenter" style="width: 710px"><img src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2012/03/gandhi-the-hindu.jpg" alt="(Credits: Web)" width="700" height="420" class="size-full wp-image-70972" /><p class="wp-caption-text">(Credits: Web)</p></div><br />
<img class="alignleft" style="margin-right: 1em;float: left" src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2011/01/astarita-new.jpg" alt="Claudia Astarita" width="100" height="75" /><br />
Nessuno ha mai dubitato che l&#8217;ennesima <strong>asta</strong> di oggetti appartenuti all&#8217;icona indiana della non-violenza sarebbe stata un successo, naturalmente non senza suscitare polemiche. Esattamente come è successo nel 2009, quando gli <strong>occhiali</strong>, <strong>l&#8217;orologio da taschino</strong>, un paio di <strong>sandali</strong> e la <strong>ciotola in ferro </strong>del Mahatma Gandhi furono messe all&#8217;asta a New York, l&#8217;India ha di nuovo protestato sottolineando &#8220;l&#8217;importanza di <strong>recuperare reliquie </strong>che fanno parte della Storia della Nazione&#8221;.<span id="more-75200"></span></p>
<p>Quattro anni fa un intero Parlamento in genere litigioso e diviso non ha avuto problemi a ribadire all&#8217;unanimità la necessità di impedre che cimeli tanto importanti &#8220;finissero nelle <strong>mani di uno straniero</strong>&#8220;. Gli oggetti in questione sono finiti all&#8217;estero per motivi ben precisi: l&#8217;orologio e la ciotola di ferro che Gandhi usava per i suoi magri pasti furono ereditati dalla nipote Abha, la donna tra le cui braccia Gandhi si spense, il 30 gennaio 1948, colpito da un fanatico indù. I sandali di cuoio furono regalati a un ufficiale inglese che gli aveva scattato una fotografia nel porto di Aden nel 1931. Gli occhialini furono invece donati dal Mahatma a un colonnello dell&#8217;esercito che gli aveva chiesto consiglio, aggiungendo che quelli erano gli &#8220;occhi&#8221; che gli avevano dato la &#8220;visione di un&#8217;India libera&#8221;. Negli anni erano però finiti, uno dopo l&#8217;altro, nelle mani di un <strong>collezionista americano</strong>. </p>
<p>Nel 2009 lo scandalo delle reliquie venne risolto grazie all&#8217;intervento dell&#8217;imprenditore indiano <strong>Vijay Mallya</strong>, che spese 1,8 milioni di dollari per acquistare occhiali, portaocchiali in metallo, sandali e orologio da taschino. &#8220;Riportando la storia degli oggetti di nuovo in India&#8221;. </p>
<p>Questa volta la battaglia si preannuncia ancora più accesa, perché ieri è stata messa all&#8217;asta una scatolina apparentemente insignificante ma contenente la reliquia più importante di tutti: un mix di terriccio e paglia macchiati del <strong>sangue</strong> della Grande Anima (<strong>Mahatma</strong>, in sanscrito), apparentmente provenienti dal luogo dell&#8217;assassinio. Oltre a questa preziosissima scatolina Mullock&#8217;s ha messo all&#8217;asta anche un paio di <strong>occhiali </strong>portati da Gandhi quando si trovava in Inghilterra, il cui prezzo è stato stimato intorno ai 12mila euro. Una settimana fa il Congresso ha annunciato che avrebbe fatto di tutto pur di impedire &#8220;una vendita che avrebbe sicuramente ferito la <strong>memoria</strong> e i <strong>sentimenti</strong> di un intero popolo&#8221;. Immaginando la necessità di approvare con urgenza un provvedimento che permetta al paese di tutelare almeno il sangue del Mahatma. </p>
<p>E invece alla fine la preziosa scatola è stata venduta a 12.200 euro circa, e molti altri oggetti dell&#8217;icona della non-violenza hanno fatto incassare a Mullock&#8217;s<a href="http://www.firstpost.com/world/grass-with-gandhi-blood-sold-for-10000-pounds-279200.html"> cifre da capogiro</a>: gli occhiali hanno superato i 41mila euro, un<strong> libro di preghiere </strong>di Gandhi è stato acquistato per quasi 13mila euro, e un suo <strong>charka</strong>, la ruota per filare il cotone, di legno per più di 32mila. Eppure, il fatto che le polemiche in India si siano placate subido dopo l&#8217;asta e che gli oggetti del Mahatma siano stati tutti acquistati da &#8220;un <strong>anonimo</strong> al telefono&#8221; lascia pensare che, anche questa volta, quanche indiano facoltoso si sia preso l&#8217;onere di riportare nel Subcontinente i cimeli del Padre dell&#8217;India. </p>
<p>&#8212;<br />
<em><strong></strong></em><em><strong>Claudia Astarita</strong> insegna &#8220;The Politics of China&#8221; alla John Cabot University e si occupa di India per il CeMiSS. Scrive approfondimenti sull&#8217;Asia per diverse testate e ha lavorato per molti anni come ricercatrice a New Delhi e Hong Kong. L&#8217;Oriente è la sua passione e coglie ogni occasione per tornare nei luoghi che ama</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.panorama.it/mondo/2012/04/18/inghilterra-va-allasta-il-sangue-di-gandhi-per-12mila-euro/feed/</wfw:commentRss>
<enclosure url="http://blog.panorama.it/mondo/files/2012/03/gandhi-the-hindu.jpg" length="92298" type="image/jpeg" />
		</item>
		<item>
		<title>Corea del Sud: il paradiso in una baraccopoli</title>
		<link>http://blog.panorama.it/mondo/2012/04/16/corea-del-sud-il-paradiso-in-una-baraccopoli/</link>
		<comments>http://blog.panorama.it/mondo/2012/04/16/corea-del-sud-il-paradiso-in-una-baraccopoli/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 16 Apr 2012 11:07:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudia astarita</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

		<category><![CDATA[NotiziaHome]]></category>

		<category><![CDATA[baraccopoli]]></category>

		<category><![CDATA[Corea-del-Sud]]></category>

		<category><![CDATA[Gangnam]]></category>

		<category><![CDATA[Guyrong]]></category>

		<category><![CDATA[orientexpress]]></category>

		<category><![CDATA[povertà]]></category>

		<guid isPermaLink="false">3074680</guid>
		<description><![CDATA[Alle spalle del quartiere più scintillante di Seul sopravvive una baraccopoli, un "piccolo paradiso" che nessuno vuole abbandonare]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_74740" class="wp-caption aligncenter" style="width: 682px"><img src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2012/04/seul-large.jpg" alt="Il centro di Seul (Credits: Ian Muttoo/flickr)" width="672" height="402" class="size-large wp-image-74740" /><p class="wp-caption-text">Il centro di Seul (Credits: Ian Muttoo/flickr)</p></div><br />
<img class="alignleft" style="margin-right: 1em;float: left" src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2011/01/astarita-new.jpg" alt="Claudia Astarita" width="100" height="75" /></p>
<p>Per chi non è mai stato in <strong>Asia</strong> può essere difficile credere che in un paese come la <strong>Corea del Sud</strong>, la quindicesima economia del mondo, il quartiere più povero e quello più ricco della capitale possano convivere separati da un recinto immaginario che nessuno avrà mai il coraggio di superare. Per non parlare del fatto che l&#8217;area più misera di Seul non è una zona ad altissima concentrazione di alloggi di edilizia popolare ma una <strong><a href="http://www.latimes.com/news/nationworld/world/la-fg-south-korea-shantytown-20120403,0,2534127.story">baraccopoli </a></strong>in piena regola. Che, per quanto paradossale possa sembrare, la maggior parte delle persone che ci abita non ha alcuna intenzione di abbandonare. <span id="more-74680"></span></p>
<p>Stiamo parlando del quartiere di <strong>Guyrong</strong>, letteralmente &#8220;tre draghi che salgono verso il cielo&#8221;, alle cui spalle negli anni &#8216;80 è stato costruito in tempi rapidissimi <strong>Gangnam</strong>, il distretto più lussuoso (e caro) di tutta la Corea del Sud. Dove oggi vivono attori, uomini d&#8217;affari e professionisti che hanno già raggiunto l&#8217;apice della loro carriera. Guyrong ha iniziato a ripopolarsi negli anni &#8216;70, quando era ancora un <strong>villaggio</strong> isolato rispetto a Seul&#8230;che sulla carta lo ha inglobato in fretta (e facilmente, visto che a quei tempi l&#8217;economia della tigre asiatica cresceva a tassi superiori al 6%), ma non è ancora riuscita a convincere la comunità locale ad abbandonare le loro baracche di lamiere e bambù per permettere al governo di costruire nuovi alloggi di <strong>edilizia popolare</strong> in cui potrebbero &#8220;vivere in condizioni accettabili&#8221;. </p>
<p>Dalle finestre dei <strong>grattacieli</strong> scintillanti di Gangnam tutti si chiedano come facciano queste persone non solo ad accettare passivamente la loro condizione, ma anche a rifiutare che la municipalità locale si prenda cura di loro. E in effetti alcuni ammettono di non vedere l&#8217;ora di trasferirsi in un contesto più gradevole e sano, visto che a Guyrong non arriva nemmeno l&#8217;acqua corrente. Figuriamoci l&#8217;elettricità. Ma la maggioranza degli abitanti di quest&#8217;area degradata non se ne vuole andare.</p>
<p>&#8220;Siamo diventati ormai una grande famiglia. <strong>Dividiamo tutto</strong>, acqua, risorse, tempo, ed è normale per noi ritrovarci ad ascoltare i discorsi di chi vive nelle baracche adiacenti. In una casa ci sentiremmo isolati e soli, quindi meglio stare qui. Dopo trent&#8217;anni ci siamo abituati, e quelle che per altri sarebbero scomodità si sono trasformate nella nosrta <strong>quotidianità</strong>, con cui conviviamo senza fatica&#8221;.</p>
<p>E&#8217; questo il punto di vista che prevale tra gli abitanti di Guyrong. In maggioranza <strong>anziani</strong>, rimasti senza nessuno che possa occuparsi di loro. Che ricordano la povertà che ha preceduto il boom economico degli anni &#8216;50, e che vogliono continuare a trascorrere la vecchiaia in un contesto sereno, caldo e accogliente. Come quello di una baraccopoli che, per loro, equivale a un paradiso in terra. </p>
<p>&#8212;<br />
<em><strong></strong></em><em><strong>Claudia Astarita</strong> insegna &#8220;The Politics of China&#8221; alla John Cabot University e si occupa di India per il CeMiSS. Scrive approfondimenti sull&#8217;Asia per diverse testate e ha lavorato per molti anni come ricercatrice a New Delhi e Hong Kong. L&#8217;Oriente è la sua passione e coglie ogni occasione per tornare nei luoghi che ama</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.panorama.it/mondo/2012/04/16/corea-del-sud-il-paradiso-in-una-baraccopoli/feed/</wfw:commentRss>
<enclosure url="http://blog.panorama.it/mondo/files/2012/04/seul-large.jpg" length="85577" type="image/jpeg" />
		</item>
		<item>
		<title>I quiz bizzarri per prendere la patente in Cina</title>
		<link>http://blog.panorama.it/mondo/2012/04/12/i-quiz-bizzarri-per-prendere-la-patente-in-cina/</link>
		<comments>http://blog.panorama.it/mondo/2012/04/12/i-quiz-bizzarri-per-prendere-la-patente-in-cina/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 12 Apr 2012 14:58:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudia astarita</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

		<category><![CDATA[NotiziaHome]]></category>

		<category><![CDATA[Cina]]></category>

		<category><![CDATA[corruzione]]></category>

		<category><![CDATA[orientexpress]]></category>

		<category><![CDATA[patente]]></category>

		<category><![CDATA[scuola guida]]></category>

		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">3074616</guid>
		<description><![CDATA[Il Partito comunista cinese ha deciso di riformare i quiz per la patente. Eliminando le domande su sputi e allungamenti muscolari]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_74641" class="wp-caption aligncenter" style="width: 682px"><img src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2012/04/traffico-cina-large.jpg" alt="Traffico in Cina (Credits: AP Photo/Andy Wong)" width="672" height="403" class="size-large wp-image-74641" /><p class="wp-caption-text">Traffico in Cina (Credits: AP Photo/Andy Wong)</p></div><br />
<img class="alignleft" style="margin-right: 1em;float: left" src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2011/01/astarita-new.jpg" alt="Claudia Astarita" width="100" height="75" /><br />
La Cina pare aver iniziato un&#8217;altra curiosa gara con gli Stati Uniti. Quella sui patentati. Con <strong>scuole guida </strong>che sembrano fare a gara per sfornare &#8220;piloti con licenza&#8221; più in fretta rispetto alle vetture che escono ogni giorno dalle catene di montaggio. Del resto, se nel 2009 la Repubblica popolare ha superato l&#8217;America come <strong>principale mercato mondiale dell&#8217;automobile </strong>e, contemporaneamente, il Partito ha deciso di stimolare <strong><a href="http://blog.panorama.it/economia/2012/03/06/cina-crescita-al-75-ora-meglio-rallentare-e-ridurre-il-deficit/">domanda e consumi interni</a></strong>, è evidente che tutti questi veicoli dovranno essere venduti e guidati da cinesi. <span id="more-74616"></span>Solo a <strong>Pechino </strong>a 20 milioni di abitanti corrisondono 5 milioni di automobili!</p>
<p>Tuttavia, per quanto la Cina sia un paese in cui le grandi cifre non dovrebbero impressionare più di tanto, il numero di <strong>incidenti </strong>e <strong>infrazioni </strong>al codice della strada registrati quotidianamente fa sorgere molti dubbi sulla serietà di scuole guida che rilasciano centinaia di permessi al mese&#8230; A fine 2011 i patentati cinesi erano 236 milioni. 22,69 in più rispetto all&#8217;anno precedente. Gli incidenti del 2010 sono stati invece 3,9 milioni, e hanno provocato 65.225 morti e 254.075 feriti.</p>
<p>Per evitare che le trafficatissime strade cinesi continuino la loro lenta e apparentemente inesorabile trasformazione in campi di battaglia, il Partito ha deciso di aprire un&#8217;indagine sulle scuole guida della Repubbica popolare. Scoprendo che tante domande di teoria pensate per formare i giovani guidatori in realtà non li sollecitano a memorizzare cartelli stradali e le principali regole della strada. I quiz <strong>dell&#8217;esame di teoria </strong>sono composti da cento domande, alcune a risposa multipla, altre con la formula &#8220;vero&#8221; o &#8220;falso&#8221;. Per superarli servono almeno novanta risposte esatte. Vediamone alcune:</p>
<p>1) Se un veicolo a motore si rompe su una superstrada, i passeggeri dovrebbero subito spostarsi sul lato anteriore dello stesso per nascondersi.</p>
<p>2) Quando un veicolo a motore si trova su una qualsiasi strada, le persone a bordo non possono sporgere la testa fuori dal finestrino ma possono allungare le braccia all&#8217;esterno per distendere i muscoli. (<strong>Da notare </strong>che le due ipotesi sono in alternativa, quindi indipendentemente dal fatto che l&#8217;affermazione sia vera o falsa, una delle due azioni è implicitamente consentita&#8230;)</p>
<p>3) Il conducente può approfittare del finstrino per sputare lungo la strada. </p>
<p>4) A nessun individuo è permesso di assembrale illegalmente un veicolo a motore. </p>
<p><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-74633" src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2012/04/segnale-thumbnail.png" alt="segnale" width="120" height="90" /></p>
<p>Particolarmente oscuro è il significato di questo cartello, che invece di segnalare un &#8220;pericolo&#8221;, un &#8220;divieto di transito per alcuni veicoli&#8221; o un &#8220;divieto di guidare troppo vicini al veicolo che ci precede&#8221;, indica una &#8220;zona soggetta a incidenti&#8221;. </p>
<p>Oggi, però, le cose stanno cambiando. Il governo ha pubblicato un nuovo <a href="http://www.shekouonline.com/drivingtest.html">testo di riferimento</a> per gli esami di teoria che contiene un migliaio di domande &#8220;sensate&#8221; e che dovrebbe riuscire a formare piloti &#8220;maturi e rispettosi del codice della strada&#8221;. Ma il problema è che le scuole guida si sono già &#8220;adattate&#8221; a questa riforma. Promettendo <strong>esami &#8220;facili&#8221;</strong> a chi è diposto a spendere qualche yuan in più per un corso già oggi tutt&#8217;altro che economico per gli standard cinesi: 8.000 yuan a persona, pari a circa 1.300 dollari. Una cifra che i piloti cinesi più spericolati di certo continueranno a pagare volentieri pur di togliersi la soddisfazione di cominciare a guidare il prima possibile nelle strade della Cina popolare. Naturalmente seguendo solo le loro regole&#8230;</p>
<p>&#8212;<br />
<em><strong></strong></em><em><strong>Claudia Astarita</strong> insegna &#8220;The Politics of China&#8221; alla John Cabot University e si occupa di India per il CeMiSS. Scrive approfondimenti sull&#8217;Asia per diverse testate e ha lavorato per molti anni come ricercatrice a New Delhi e Hong Kong. L&#8217;Oriente è la sua passione e coglie ogni occasione per tornare nei luoghi che ama</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.panorama.it/mondo/2012/04/12/i-quiz-bizzarri-per-prendere-la-patente-in-cina/feed/</wfw:commentRss>
<enclosure url="http://blog.panorama.it/mondo/files/2012/04/traffico-cina-large.jpg" length="66966" type="image/jpeg" />
		</item>
	</channel>
</rss>

