TGCOM News
La neve fa paura: peggioramento nella notte Nel Riminese evacuate 159 persone Meteo - La Protezione civile avverte: le nevicate che stanno mettendo in ginocchio mezza Italia si intensificheranno nella notte - A Roma ha ripreso a nevicare, situazione critica in Romagna. Problemi anche in Umbria: scuole chiuse. Vicino a Urbino rischio crollo per un palazzo medioevale.

Panorama.it

Mondo

Egitto, la nascita del nuovo regno - SPECIALE CON PANORAMA
  • Home
  • Edicola
  • Archivio
  • Login
  • Registrati
  • Annunci
  • Epoca
Feed Rss
  • Italia
  • Mondo
  • Economia
  • Cult
  • Hitech e Scienza
  • Panoramauto
  • Libri
  • Opinioni
  • Foto
  • Sport
  • Video
  • Newsletter
  • Mobile&Apps
  • Ultimora
  • Poker

Archivio per autore: » diego.manila

Unione europea: il valzer di poltrone scatena le diplomazie europee

OkNotizie

Tweet

  • Tags: Bruxelles, Fogh-Rasmussen, Gordon-Brown, Javier-Solana, Jean-Claude-Juncker, José-Manuel-Barroso, nicolas sarkozy, presidente-del-Consiglio-europeo
  • Lascia un commento

Jose Manuel Barroso.

Salvo brutte sorprese, a otto mesi dall’entrata in vigore del Trattato di Lisbona prevista il 1° gennaio 2009, le principali diplomazie europee stanno affilando i coltelli per la nomina del prossimo presidente del Consiglio dell’Unione europea. Una battaglia senza esclusioni di colpi, resa tanto più complicata che entro fine anno i 27 Stati membri dovrebbero pronunciarsi sul destino di José Manuel Barroso, attuale presidente della Commissione, e quello dell’Alto Rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri e la politica di sicurezza comune, lo spagnolo Javier Solana.

Il ruolo di Sarkò. A guidare il valzer di poltrone sarà Nicolas Sarkozy, presidente di turno dell’Ue dal 1° luglio al 31 dicembre 2007. Al capo di Stato francese spetta infatti il compito di trovare un consenso tra i suoi 27, cosa non facile se si pensa agli interessi cruciali che si annidano attorno alle tre figure istituzionali menzionate. Per la poltrona del presidente del Consiglio, destinato dal 2009 in poi a rappresentare l’Unione europea nei Summit internazionali più importanti, sembra profilarsi un testa a testa tra il premier danese Anders Fogh Rasmussen e il suo omologo lussemburghese Jean-Claude Juncker. Il primo avrebbe l’appoggio del Regno Unito, mentre il secondo, noto per il suo spirito europeista, ha già incassato il sì dell’Eliseo. Proprio da Parigi, fonti vicine a Sarkò hanno rivelato ai principali quotidiani d’Oltralpe che la scelta del lussemburghese sarebbe quella più logica: “Rasmussen mira ormai alla Nato” scrive sul suo blog il corrispondente di Libération a Bruxelles, “mentre l’ex premier spagnolo Felipe Gonzalez non è candidato a nulla e Tony Blair è bruciato” (nonché “troppo euroscettico” sottolinea Le Figaro).

Candidature grigie. L’esclusione del leader britannico conferma la decisione degli Stati membri di voler piazzare sulla poltrona della presidenza del Consiglio una figura di alto profilo istituzionale, ma non carismatica. Juncker sarebbe il candidato perfetto: presidente dell’Eurogruppo (organo informale che riunisce una volta al mese i ministri dell’Economia e delle Finanze degli Stati membri alla vigilia dell’Ecofin) e membro del Partito popolare europeo (Ppe), il premier del Lussemburgo è ormai un’istituzione nelle istituzioni (fu uno dei grandi architetti del Trattato di Maastricht). Ma a Londra, la sua candidatura viene giudicata “inaccettabile” (sul Tamigi il suo europeismo è considerato esasperante). Sarkozy dovrà quindi dimostrare grandi capacità persuasive nei confronti Gordon Brown: nel passato i governi inglesi non hanno mai esitato a esercitare il diritto di veto per imporre le loro preferenze (lo sanno bene i belgi Jean-Luc Dehaene e Guy Verhofstadt, le cui candidature alla presidenza della Commissione furono stroncate a favore di Jacques Santer nel 1994 e di Barroso nel 2004). Non a caso ieri il Times ha indicato come grande favorito il premier danese Rasmussen, apprezzato per le sue tendenze liberali.

Dopo-Solana. Ma non sono da escludere colpi di scena. Il più clamoroso potrebbe vedere l’attuale presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, approdare alla guida del Consiglio consegnando a Juncker le chiavi del Berlaymont. L’ipotesi piace a Parigi che durante la sua presidenza di turno vorrebbe porre fine all’incognita Solana. Problema: la nomina del prossimo Alto Rappresentante Ue degli Affari esteri è vincolata all’esito delle elezioni parlamentari europei previste nel 2009. Di fronte al probabile trionfo delle destre, per gli Stati membri si impone la necessità di controbilanciare lo strapotere del Ppe (Barroso, Juncker e Rasmussen ne fanno parte) lasciando ai socialisti il compito di proporre un loro leader. Il nome di Solana circola con insistenza nei corridoi di Bruxelles, ma in alcune capitali europee c’è chi sostiene che prolungare l’incarico dello spagnolo rischia di compromettere la svolta che l’Ue intende dare alla sua immagine già appannata attraverso la scelta di volti nuovi. Come se Barroso e Juncker portassero quel vento di freschezza indispensabile per riavvicinare le istituzioni al cittadino europeo…

  • diego.manila
  • Giovedì 8 Maggio 2008

Il boom dei prezzi dei cereali mette a rischio la pace mondiale

OkNotizie

Tweet

  • Tags: alimentazione, carovita, cereali, fame, Fao, paesi-poveri
  • Lascia un commento

Una bambina della comunità  'El Eden' si nutre all'interno della casa costruita dal sindaco Guatemala City. Nel Paese un bambino su due soffre di malnutrizione

Una rivolta globale della fame. È il rischio che corre la comunità internazionale se non saprà affrontare le rivolte esplose in oltre 30 Paesi del Sud del mondo causate dalla vertiginosa crescita dei prezzi dei beni di prima necessità. È questo il messaggio lanciato dal Direttore generale del Fao, Jacques Diouf, in occasione della presentazione a Roma del rapporto trimestrale (”Crop Prospects and Food Situation“) per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO).

Tra i dati più preoccupanti c’è il costo delle importazioni dei cereali dei Paesi più poveri, destinato a crescere del 56% tra il 2007 e il 2008 (addirittura del 76% nei Paesi africani): un valore che si somma all’aumento già registrato nel biennio 2006-2007 (+37%). Tra l’utilizzo sempre più intenso di cereali destinati al mercato degli agrocarburanti, il boom delle tariffe petrolifere (quindi dei trasporti) e il boom dei consumi in Cina e India, le scorte cerealicole sono scese al loro livello più basso dal 1980 (-5% dall’inizio dell’anno rispetto al 2007): questo nonostante la produzione mondiale sia destinata a crescere del 2,6% nel 2008. Risultato: dal riso alla farina, dal mais al latte, passando per la carne, i beni di prima necessità sono diventati pressoché inaccessibili per centinaia di migliaia di persone nel Sud del mondo. Qualche esempio? Tra dicembre 2007 e marzo 2008, a Douala (Camerun) il costo di un litro di olio di palma è cresciuto del 140%, mentre il prezzo di un chilo di zucchero o di riso è quasi raddoppiato in Togo, Camerun e Burkina Faso.

Nei Paesi ricchi le spese alimentari rappresentano in media il 16% del budget familiare, nei Paesi importatori di alimenti questo rapporto sale al 60-80% (oltre il 73% in Nigeria). Per far fronte all’emergenza, la Fao ha lanciato la cosiddetta “Iniziativa sul rialzo dei prezzi” con l’obiettivo di offrire assistenza alle aree più colpite dall’attuale crisi. Ma potrebbe non bastare. Il suo Direttore Diouf esorta i donatori a rivedere i loro programmi di assistenza aumentando i loro fondi di almeno 1,2 miliardi di dollari. Secondo l’Onu, a rischio sono la pace e la stabilità politica del parte più povera del pianeta.

  • diego.manila
  • Venerdì 11 Aprile 2008

Tibet: l’Ue divisa sulle Olimpiadi di Pechino

OkNotizie

Tweet

  • Tags: olimpiadi-2008, Pechino, Tibet, Unione-Europea
  • Lascia un commento

[i]18 marzo 2008[/i] - Un monaco tibetano viene portato via dalla polizia a Kathmandu, Nepal, durante le manifestazioni di protesta.<br /> [i](Credits: Ansa)[/i]

Guarda la GALLERY

“La posizione della Commissione europea rimane invariata: il boicottaggio non è il modo appropriato per chiedere il rispetto dei diritti delle minoranze etniche e religiose”. Raggiunta telefonicamente da Panorama.it, la portavoce della Commissione per gli affari esterni, Christiane Hohman, risponde così all’invito di Hans-Gert Pöttering, il presidente del Parlamento, di disertare l’apertura dei Giochi olimpici di Pechino: “I responsabili politici che vogliono andare in Cina, come io stesso ho previsto di fare, dovrebbero chiedersi se un simile viaggio rappresenti un atteggiamento responsabile”. In totale contrasto con la linea politica espressa ieri dalla Commissione europea, le dichiarazioni di Pöttering rischiano di gettare lo scompiglio tra le istituzioni dell’Ue. Finora, l’ipotesi di boicottaggio della giornata inaugurale ha trovato pochi riscontri favorevoli, se non quello del ministro degli Affari esteri francese, Bernard Kouchner, che ha definito il suggerimento del presidente del Parlamentro europeo “interessante”. Contraria invece la cancelliera tedesca Angela Merkel, il cui portavoce ha affermato che “un boicottaggio non cambierebbe in nessun modo la situazione dei diritti dell’uomo, della gente del Tibet o dei tibetani delle altre province cinesi”. Da Bruxelles, Christiane Hohman fa capire che “la Commissione rimane estremamente preoccupata per la situazione in Tibet” per poi concludere che “la scelta di boicottare o meno i Giochi Olimpici ricade sui governi dei singoli paesi membri”. Alla luce delle pressioni sempre più intense delle organizzazioni non governative (oggi un centinaio di persone hanno manifestato nel quartiere europeo della capitale belga), le prossime settimane si annunciano molto complicate.
n

Repressione in Tibet e diritti umani: l’Italia deve boicottare le Olimpiadi di Pechino?
  • diego.manila
  • Mercoledì 19 Marzo 2008

Guerra in Ciad, imbarazzo a Parigi e Bruxelles

OkNotizie

Tweet

  • Tags: Bernard-Kouchner, chad, Ciad, darfur, francia, Idriss-Déby, NDjamena, nicolas sarkozy, onu, rep-centrafricana, sudan, Unione-Europea
  • Lascia un commento

Campo profughi Djabal, nell'est del Ciad.<br /> [i](Credits: Ansa)[/i]
Campo profughi Djabal, nell’est del Ciad

Per gli esperti non vi è il minimo dubbio: l’offensiva dei ribelli ciadiani sulla capitale N’Djamena per rovesciare il regime di Idriss Déby non è soltanto la risposta spontanea di una popolazione ridotta allo stremo da diciotto anni di dittatura.

La fuga degli espatriati occidentali, l’esodo di decine di migliaia di civili e l’accerchiamento militare della capitale del Ciad sono il frutto della politica espansionista del Sudan che sta cercando con ogni mezzo di impedire l’arrivo della forza europea Eufor in Ciad e Repubblica centraficana.

Annunciati il 1° febbraio, i primi soldati irlandesi e austriaci dovranno quindi aspettare ancora prima di vedere un tramonto africano. “Una questione di giorni” sostiene Bruxelles, rinfrancata dal cessate il fuoco accettato oggi dai ribelli. Il rinvio, a dire il vero, era nell’aria. Nel settembre 2007, la risoluzione 1788 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite aveva autorizzato in novembre l’invio di 3.700 soldati europei (di cui 2.100 francesi) nell’est del Ciad per proteggere circa 450.000 civili in fuga dal Darfur e garantire anche la distribuzione degli aiuti umanitari ad altre migliaia di sfollati ciadiani e centrafricani.

Protagonista assoluta è la Francia di Nicolas Sarkozy e del suo ministro degli Esteri Bernard Kouchner. Per entrambi, la necessità di soccorrere le vittime di un conflitto che in Francia è stato ipermediatizzato non è affatto un capriccio: di mezzo c’è la necessità di ricostruire l’immagine un po’ appannata di Parigi nel continente africano. Una necessità che, associata alla sensibilità di Kouchner per i drammi umani, si scontra però con la dura realtà del terreno.

Da mesi il regime sudanese sta ingaggiando un braccio di ferro con la comunità internazionale per ritardare sine die l’arrivo dei soldati europei in Ciad. Per Khartoum, infatti, la presenza di truppe europee nel paese confinante sarebbe una iattura, quanto quella del possibile dispiegamento in Darfur della forza “ibrida” composta da 20.000 militari e 6.000 poliziotti Onu e dell’Unione africana. Il motivo è semplice: il Sudan non ha mai fatto mistero di nutrire ambizioni egemoniche su un’area nel cui sottosuolo potrebbero esserci ingenti risorse petrolifere. A fare le spese della volontà di potenza regionale di Khartoum, non è soltanto Bruxelles, costretta ancora una volta all’impotenza, ma anche Parigi che, per voce del suo ministro della Difesa, Hervé Morin, ha denunciato la presenza di milizie janjaweed (sostenute da Khartoum in Darfur e note per i loro crimini efferrati) tra i ribelli ciadiani.

A loro volta i ribelli accusano il governo francese di sostenere il presidente del Ciad e di vincolare lo sbarco dell’Eufor alla permanenza al potere del capo di Stato ciadiano. Un’accusa che ha fondamento: la Francia è già presente nella capitale con 1.300 militari in forza ad una missione (”Sparviero”) chiamata non soltanto a evacuare espatriati, ma anche a garantire “un appoggio logistico” all’esercito ufficiale del Ciad. Un’assistenza di parte che cozza contro la presunta neutralità dell’operazione “Eufor Ciad-Centrafica” a cui parteciperanno 2.100 soldati francesi.

Da Bruxelles a Parigi, l’imbarazzo è ormai palpabile. L’emittente radiofonica d’oltralpe France-Info parla addirittura di una chiara presa di distanza da parte dell’Ue nei confronti dell’Eliseo. La trappola ciadiana si sta rivelando fatale per l’Europa.

  • diego.manila
  • Martedì 5 Febbraio 2008

Kenya: la mission impossible di Kofi Annan

OkNotizie

Tweet

  • Tags: africa, Kenya, Kofi-Annan, Louis-Michel, Mwai-Kibaki, nairobi, Nazioni-Unite, Parlamento-europeo, Raila-Odinga
  • 2 commenti

Rifugiati sotto il camion degli aiuti
Rifugiati a Nairobi sotto il camion degli aiuti

Guarda la GALLERY

Come risolvere la crisi del Kenya? La domanda vale oro, la risposta molto, ma molto, di più. Problema: ad oggi nessuno tra esperti e rappresentanti della comunità internazionale è in grado di trovare una soluzione. A provarci questa volta è l’ex Segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, appena giunto a Nairobi per convincere il presidente uscente Mwai Kibaki, dell’etnia Luo, e il suo tenace oppositore Raila Odinga, dell’etnia Kikuyu, a chiudere il conflitto che li oppone dal 27 dicembre scorso, quando Kibaki vinse, tra polemiche e accuse di brogli, le ultime presidenziali.

Al suo arrivo nella capitale keniota, Annan ha invitato le parti in conflitto ad avviare “un dialogo sulla base della buona volontà” ricordando che “non ci potrà essere pace e stabilità senza il rispetto dello stato di diritto”. Ma il carismatico diplomatico ghanese dovrà fare i conti con il blocco imposto dai protagonisti della crisi e con una violenza politica che rischia di trasformarsi anche in violenza etnica tra Luo (Kibaki) e Kikuyu (Odinga). Per voce del ministro degli Affari Esteri, il governo Kibaki ha subito precisato che quella di Annan “non è una missione di mediazione e che la legittimità del presidente non è negoziabile”. Sul fronte opposto, Raila Odinga, ex ministro e leader dell’Orange democratic movement, non dà segni di cedimento. Per l’ennesima volta ha chiesto alla comunità internazionale di adoperarsi per “organizzare elezioni trasparenti”.

I massacri tra le due fazioni intanto non si fermano. Le manifestazioni promosse da Odinga in tutto il paese (e seguite con scarso seguito) sono state represse nel sangue e macchiate da episodi di violenza che hanno ulteriormente accresciuto il bilancio delle vittime registrate dall’inizio della crisi. La soglia dei settecento morti dopo la contestata vittoria di Kibaki sarebbe già stata superata, secondo le stime più attendibili, e 250.000 profughi kenioti, rifugiatisi per lo più in Uganda dopo l’esplosione delle violenze, aspettano ancora di tornare a casa.

Disorientata, la comunità internazionale sembra più che mai divisa sulle strategie da adottare. E ancora una volta, l’Unione europea, la grande assente delle crisi africane, non fa bella figura. La scorsa settimana, il Parlamento si era pronunciato a favore di “un congelamento totale degli aiuti al Kenya”. Il Commissario europeo allo Sviluppo e agli aiuti umanitari, Louis Michel, sbarcato ieri a Nairobi, si è invece detto convinto che la sospensione degli aiuti colpirebbe soprattutto le fasce sociali più povere del Kenya.

Scene di guerriglia urbana a Nairobi

Da profondo conoscitore dell’Africa Michel sa pure che, nonostante la corruzione dilagante, l’amministrazione keniota è una delle poche sul continente africano ad aver creato un sistema di tassazione efficiente che rende praticamente ininfluente il peso degli aiuti europei nel budget statale. Ma il governo Kibaki non può considerarsi al riparo dei guai. Due mesi di conflitto stanno mettendo a durissima prova l’economia del paese. Secondo l’ufficio del turismo keniota, le violenze hanno svuotato gli alberghi (-90%) provocando un buco finanziario di 31 milioni di euro nel solo mese di gennaio in un Paese in cui il settore alberghiero genera il 20% del Pil nazionale. Non bastasse, la crisi keniota sta mettendo a rischio tutta la regione dell’Africa centrorientale. Per Kibaki e Odinga, il destino dei paesi frontalieri non è all’ordine del giorno. La loro battaglia si sta giocando tutta in casa. E anche da qualche parte in Europa. Entrambi infatti si sarebbero rivolti alla Corte penale internazionale dell’Aia: Odinga per denunciare “crimini contro l’umanità”, Kibaki addirittura per “genocidio”. Al peggio non c’è davvero fine.

Una donna schiva le pallottole tra manifestanti di fazioni opposte

  • diego.manila
  • Venerdì 25 Gennaio 2008

Mugabe, un guastafeste al summit Europa-Africa di Lisbona

OkNotizie

Tweet

  • Tags: Bruxelles, Gordon-Brown, Lisbona, Manuel-Barroso, Regno-Unito, Robert-Mugabe, Summit-Unione-Europea-Africa, Zimbabwe
  • Lascia un commento


Pace, conflitti, cooperazione, migrazioni, tutela ambientale, good governance, diritti umani e rapporti economico-commerciali. Tanti quanto cruciali sono i temi che l’Unione Europea e l’Africa si apprestano ad affrontare a Lisbona nel prossimo week-end. E davvero tanta è stata l’attesa per il vertice bilaterale. Il motivo? Bisognerebbe chiederlo al presidente della Commissione Ue, Manuel Barroso, letteralmente terrorizzato all’idea che lo scontro frontale tra il governo laburista inglese e il presidente dello Zimbabwe, Robert Mugabe, possa offuscare i dibattiti del summit. A dire il vero, è già tanto se il vertice euro-africano sia stato mantenuto.
Dal 2000, prima l’ex premier inglese Tony Blair, poi l’attuale inquilino di Downing Street Gordon Brown hanno imposto ai loro omologhi europei il rifiuto di fare incontrare i capi di Stato dei rispettivi continenti qualora il dittatore fosse stato incluso nella lista degli invitati. Mugabe tuttavia, ha sempre potuto contare sull’appoggio dei suoi pari, convinti che l’esclusione di un “membro della famiglia” equivalesse a uno schiaffo politico inaccettabile per il continente africano.
Ma quest’anno la musica è cambiata. E non tanto perché le posizioni della Gran Bretagna si siano ammorbidite – anzi, Gordon Brown ha già fatto sapere che dopo la conferma della presenza di Mugabe a Lisbona non parteciperà al vertice -, quanto per la convinzione da parte di molti paesi europei che la recente offensiva cinese in terre africane necessita di una risposta chiara da parte dell’Ue. Non sarà facile.
Mentre Pechino accumula i contratti milionari con gli africani, Bruxelles è invischiata in una guerra commerciale senza quartiere con i paesi Acp (Africa-Caraibi-Pacifico). Ma piuttosto che attirare l’attenzione sulle sfide del summit, i media europei non fanno altro che puntare i riflettori sul caso Mugabe. Per i giornalisti inglesi, l’ossessione è d’obbligo. “Per favore, venite” titola The Economist rivolgendosi ai leader africani, “ma non portate i vostri mostri”. Chiaro il riferimento a Mugabe e al suo omologo sudanese Omar el Beshir, “due dittatori che non avrebbero mai dovuto essere accolti a Lisbona”. Il quotidiano The Indipendent da invece spazio alle posizioni dei leader europei, convinti che “la presenza di Mugabe non offuscherà i dibattiti”. Di sicuro, per Gordon Brown è uno smacco.
“In realtà” ricorda a Panorama.it Giovanni Carbone, politologo dell’Università degli Studi di Milano, “il Regno Unito non è mai riuscito a levare questa cortina di opposizione contro Mugabe. Questo rivela che al di là della Cina, l’Africa ha sempre rivendicato una certa autonomia nei confronti dell’Europa”.

  • diego.manila
  • Venerdì 7 Dicembre 2007

Combatte il crimine per l’Onu. E ha due modelli: una fiction e Hong Kong

OkNotizie

Tweet

  • Tags: crimine, giustizia, Nazioni-Unite, pirateria-commerciale, Sandro-Calvani, sequestri, Unicri, Unodc
  • Un commento

Sandro Calvani, direttore UNICRI, è stato per anni responsabile dell'agenzia Onu per la lotta alla droga in Colombia.
L’uomo giusto al posto giusto. Per questo il Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon, ha nominato nel maggio scorso Sandro Calvani alla guida dell’Istituto interregionale dell’Onu per la ricerca sul Crimine e la Giustizia (Unicri), che a sede a Torino. In forza al Palazzo di Vetro dal 1988, Calvani, 54 anni, è considerato uno dei massimi esperti di criminalità organizzata. Tra sequestri e traffici illeciti, il nuovo direttore dell’Unicri spiega a Panorama.it come intende combattere il crimine e il terrorismo internazionali.

Il tema dei sequestri è tornato all’ordine del giorno. Stasera a Roma e Milano si ricordano i 3000 ostaggi delle Farq colombiane. Lei è stato a lungo Rappresentante dell’Ufficio Onu contro la Droga e il Crimine (Unodc) in Colombia. Che idea si è fatta?
Oggi il sequestro è la forma più selvaggia di abuso dei diritti umani. La libertà personale è qualcosa di iscritto nel Dna dell’essere umano, ancor prima che nascessero le convenzioni Onu e la Dichiarazione universale dei diritti umani. È un tema su cui bisogna prestare estrema attenzione, anche da parte dei media. Non posso purtroppo non ricordare la vicenda di un bambino colombiano, Emmanuel. È il primo caso, nel XXI secolo, di un minorenne sequestrato prima ancora di nascere in quanto il gruppo armato delle Farc aveva rapito sua madre, tenuta prigioniera quando era incinta. Che umanità può conoscere un bambino cresciuto in quel modo e la cui famiglia non ha mai visto una sua fotografia?
Qual è secondo lei il modo più appropriato per combattere questo fenomeno?
Il fenomeno va combattuto a monte, instaurando una sicurezza molto più diffusa sul territorio. In Colombia, tanto per fare un esempio, negli ultimi decenni oltre il 40 per cento del territorio era privo di qualsiasi rappresentanza governativa. Ma la polizia non basta a far prevalere lo Stato di diritto. Oltre la forza, è necessario puntare sulla legalità, cioè sull’educazione affinché i sequestratori prendano coscienza che, a partire dalla loro comunità, vengono considerati come bestie. Spetta poi ai governi promuovere vere politiche di sviluppo in aree abbandonate a se stesse. La sconfitta di questi gruppi passa anche attraverso la costruzione di scuole, di ospedali e di altri servizi in cui l’efficienza prevale su tutto il resto.
Lei è appena stato nominato a capo di un Istituto incaricato di contrastare il crimine internazionale, il terrorismo globale, il traffico di esseri umani, la corruzione e favorire l’affermarsi di principi di giustizia. In questo tentativo di ristabilire un po’ di ordine sul pianeta, sembra che lei abbia più responsabilità di Bush e Ban Ki Moon messi insieme, non le pare?
L’Unicri è in realtà un istituto di ricerca applicata, quindi non ha responsabilità dirette di risposta ai fenomeni criminosi che lei ha menzionato. Noi dobbiamo semplicemente individuare esperienze che hanno avuto un esito positivo in alcuni paesi e tentare di applicarle in altri territori. Faccio un esempio. Dal momento in cui la polizia di Hong Kong, nota per essere stata una delle polizie più corrotte al mondo, è riuscita a diventare un corpo amministrativo tra i più efficienti del pianeta, sarebbe utile esportare questo modello di lotta alla corruzione a Mosca o a Bogotà. Questo tipo di iniziativa può contare sul fatto che oggi come oggi esiste un consenso internazionale sulle forme di risposta a cinque grandi crimini: il narcotraffico, il traffico di esseri umani, il riciclaggio di denaro sporco, la corruzione e il commercio illegale di armi. Sfortunatamente questo consenso viene a mancare per crimini minacciosi per lo sviluppo dei diritti umani nel mondo e di cui l’Unicri si occupa. Penso alla pirateria marittima, al crimine ambientale, ai diritti di proprietà intellettuale oppure ai crimini che si verificano su Internet. Per questo tipo di crimini, che saranno sempre più predominanti in futuro, stiamo lavorando a una serie di accordi regionali da estendere a livello globale con l’adozione di Convenzioni Onu tipo quella firmata a Palermo contro la criminalità organizzata.
In che modo pensa di guidare un istituto come l’Unicri?
Vorrei fare di Torino il centro mondiale di ricerca e di formazione su tutti i temi su cui le Nazioni Unite hanno ottenuto buoni risultati. Non si tratta soltanto dell’impatto del crimine sull’economia, ma anche sui diritti civili e umani o sulle situazioni di conflitto. Ormai ci sono guerre create su misura da grandi gruppi criminali. Tuttavia, il primo mio obiettivo rimane quello di demolire i muri che dividono i governi, i parlamenti e la società civile. Temi come il crimine organizzato non possono essere risolti dai soli governi, quindi c’è bisogno di conoscenze e dell’appoggio incondizionato sia della società civile che del settore privato.
E quale potrebbe essere l’apporto del settore privato?
Questo settore ha due componenti. La prima riguarda la prevenzione del modus operandi di alcune forme di criminalità, tipo quelle adottate dai “colletti bianchi” per il furto della proprietà intellettuale. In molti paesi dell’Africa non si può comprare un Cd o un Dvd originale perché esiste soltanto materiale taroccato. Questo fenomeno non fa altro che alimentare la corruzione e rafforzare la frustrazione di artisti africani, i primi ad essere colpiti dalla pirateria commerciale. Le aziende sanno come questo sistema funziona a livello sotterraneo e quindi possono aiutarci a stabilire le modalità di risposta per contrastare questo genere di crimine. In seconda battuta, oggi più che mai occorre sfruttare le opportunità che ci offrono le imprese specializzate nel settore turistico o dell’entertainement per educare la gente a difendersi dalle nuove forme di criminalità organizzata. Bisogna prendere atto che una fiction come La squadra è molto più educativa rispetto a un servizio dedicato a una conferenza delle Nazioni Unite sulla droga oppure delle stesse risoluzioni adottate dal Consiglio di sicurezza.
Quali sono le risorse finanziarie dell’Unicri?
Per il 2007 spero di poter raggiungere i 10 milioni di euro.
Tutto qui?
È ovvio che vorrei disporre di più fondi, ma so anche di poter contare sulle risorse messe a disposizione dall’Organismo internazionale del lavoro (Ilo) presente a Torino.

  • diego.manila
  • Mercoledì 25 Luglio 2007

IL MONDO CHE SARÀ IL MONDO CHE SARÀ


LE NEWS, I CANDIDATI, IL CALENDARIO... LE NEWS, I CANDIDATI, IL CALENDARIO...

LE OPINIONI DI SERGIO ROMANO LE OPINIONI DI SERGIO ROMANO

I PERSONAGGI DELLA SETTIMANA I PERSONAGGI DELLA SETTIMANA

TUTTE LE TIMELINE DI PANORAMA.IT TUTTE LE TIMELINE DI PANORAMA.IT

IL MONDO IN CLASSIFICA IL MONDO IN CLASSIFICA

STORIE DAL MONDO STORIE DAL MONDO

OGGI AVVENNE OGGI AVVENNE

GLI EVENTI POLITICO-ECONOMICI DELLA SETTIMANA GLI EVENTI POLITICO-ECONOMICI DELLA SETTIMANA

SCOMMESSE SUL MONDO SCOMMESSE SUL MONDO

STATI UNITI, FRANCIA, EGITTO, RUSSIA STATI UNITI, FRANCIA, EGITTO, RUSSIA

RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE

GUARDA IL VIDEO GUARDA IL VIDEO

VAI ALLO SPECIALE VAI ALLO SPECIALE

I FATTI PIÙ IMPORTANTI DEL 2011 I FATTI PIÙ IMPORTANTI DEL 2011

LA PRIMAVERA ARABA LA PRIMAVERA ARABA

INDIGNADOS DI TUTTO IL MONDO INDIGNADOS DI TUTTO IL MONDO

GHEDDAFI, FINE DI UN DITTATORE GHEDDAFI, FINE DI UN DITTATORE





FacebookTwitter
MobileFeed rss
FacebookTwitter

segui panorama su twitter

 
assicurazione
 
mutui
 
prestiti
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 


I più letti di oggi

  • Uno per uno in braccio a Obama - IL COMMENTO
  • Brigate islamiche e occidentali in Siria per combattere Assad
  • [Elezioni Usa 2012] Guerra tra Barack Obama e la Chiesa Cattolica sulla contraccezione: il GOP attacca la Casa Bianca
  • Cina: il mistero del funzionario scomparso e dei suoi legami con gli Stati Uniti - LA STORIA
  • La condanna a Garzón spacca la Spagna
  • Stati Uniti: Barack Obama punta convinto su Super Mario (Monti)
  • Femen, il femminismo in topless - LA FOTOSTORIA
  • Egitto, la nascita del nuovo regno - SPECIALE CON PANORAMA
  • Video choc: torture nel carcere russo di Ekaterinburg
  • Siria, “atroce bagno di sangue”. Dagli Usa un piano per armare i ribelli?

FOTOBLOG: IL MONDO IN DIRETTA FOTOBLOG: IL MONDO IN DIRETTA

LE FOTO PIÙ BELLE DELLA SETTIMANA LE FOTO PIÙ BELLE DELLA SETTIMANA

I VOLTI DELLA SETTIMANA I VOLTI DELLA SETTIMANA

Gli ultimi commenti

  • Obama: piena fiducia all’Italia. Oggi Monti a Wall Street - Il Sole 24 Ore | ItaliaElezioni su Stati Uniti: Barack Obama punta convinto su Super Mario (Monti)
  • Primarie USA – Santorum o.. il Terzo? | POTATO PIE BAD BUSINESS su [Elezioni Usa 2012] Tutto pronto per il duello Romney-Santorum in Colorado e Minnesota. E intanto Obama arma i suoi Super Pac
  • jimmie01 su Washington legalizza i matrimoni gay
  • jimmie01 su Il principe Harry diventa ufficialmente un Top Gun
  • - Vivi Capena su Xi Jinping e Li Keqiang: ecco chi sono i nuovi leader della Cina - RITRATTI
  • Dal Missouri schiaffo all’inevitabilità Ora la partita è tutta da … – La Stampa su [Elezioni Usa 2012] Il terremoto Rick Santorum
  • paolo.manzo su Brasile: Salvador de Bahia nel caos per lo sciopero della polizia

Archivi

  •  2012
    • Febbraio 2012
    • Gennaio 2012
  •  2011
    • Dicembre 2011
    • Novembre 2011
    • Ottobre 2011
    • Settembre 2011
    • Agosto 2011
    • Luglio 2011
    • Giugno 2011
    • Maggio 2011
    • Aprile 2011
    • Marzo 2011
    • Febbraio 2011
    • Gennaio 2011
  •  2010
    • Dicembre 2010
    • Novembre 2010
    • Ottobre 2010
    • Settembre 2010
    • Agosto 2010
    • Luglio 2010
    • Giugno 2010
    • Maggio 2010
    • Aprile 2010
    • Marzo 2010
    • Febbraio 2010
    • Gennaio 2010
  •  2009
    • Dicembre 2009
    • Novembre 2009
    • Ottobre 2009
    • Settembre 2009
    • Agosto 2009
    • Luglio 2009
    • Giugno 2009
    • Maggio 2009
    • Aprile 2009
    • Marzo 2009
    • Febbraio 2009
    • Gennaio 2009
  •  2008
    • Dicembre 2008
    • Novembre 2008
    • Ottobre 2008
    • Settembre 2008
    • Agosto 2008
    • Luglio 2008
    • Giugno 2008
    • Maggio 2008
    • Aprile 2008
    • Marzo 2008
    • Febbraio 2008
    • Gennaio 2008
  •  2007
    • Dicembre 2007
    • Novembre 2007
    • Ottobre 2007
    • Settembre 2007
    • Agosto 2007
    • Luglio 2007
    • Giugno 2007
    • Maggio 2007
    • Aprile 2007
    • Marzo 2007
    • Febbraio 2007
  • Home
  • Fotogallery
  • EPOCA
  • Edicola
  • Archivio
  • Info
torna su
  • Condizioni di partecipazione
  • Credits
  • Scrivi a Panorama
  • Feed Rss
  • Privacy
  • Gruppo Mondadori
  • Pubblicità
  • Abbonamenti
  • Scopri i siti mondadori
  • R101
Arnoldo Mondadori Editore
© 2007 Arnoldo Mondadori Editore S.p.A. - Partita IVA 08386600152