
(Credits: Oliver Laban-Mattei/Afp/Getty Images)
di Evgeny Utkin
Una volta per i figli c’erano auto di lusso e pellicce. Oggi meglio le aziende. Meglio ancora se ad alta visibilità. Così è successo in Francia. Le petit prince russe Alexander, 25enne figlio di Sergey Pugachev, ha comprato la maggioranza di France-soir, storico quotidiano nazionale, fondato da Pierre Lazareff, figlio di emigrati russi.
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Candele per le vittime
All’indomani del duplice attentato nella metropolitana di Mosca, i quotidiani russi puntano oggi l’attenzione sulla cronaca, sulla testimonianza dei sopravvissuti, ma molto poco sugli impegni che dovrà affrontare il governo per sconfiggere il terrorismo caucasico. Forse perché il ricordo dell’ultima tragedia (la cui riedizione fu preannunciata nei mesi scorsi sui web-site del leader ribelle islamista Doku Umarov) risaliva a 6 anni prima. La gente, insomma, ha creduto, o voluto credere, che le misure prese per la sicurezza del paese (la riforma della polizia) fossero sufficienti e si è illusa che il Caucaso fosse quasi diventato un’oasi di pace. Un terribile errore. Continua

Il leader dell'opposizione filorussa, con il premier sfidante Iulia Timoschenko, ha vinto le presidenziali in Ucraina
I siti di scommesse ucraini difficilmente sbagliano le previsioni. Alla vigilia, uno dei più noti, Dwin, dava Yanukovich a 1,25 mentre Tymoshenko pagava 3,55: metti 100 euro, e nel caso di successo, te ne arrivano 355. Ma anche quelli che hanno scommesso 100 euro su Yanukovich questa notte li hanno dovuti sudare, i fatidici 25 euro. E ora passeranno al (magro) incasso. Continua

Viktor Yanukovich, il leader filorusso del Partito delle Regioni
25 milioni di ucraini - due terzi degli aventi diritto - si sono recati alle urne per eleggere il presidente. E’ stata l’affluenza peggiore degli ultimi 10 anni, causata da sfiducia e freddo. I giornali ucraini ammettono che sono state elezioni “di stanchezza e tristezza” dopo le illusioni della Rivoluzioni arancione di sei anni fa e le disillusioni di oggi. Continua

Il leade dell'opposizione filorussa, con il premier Iulia Timoschenko, anche lei candidata alle presidenziali
Domenica gli ucraini andranno a votare per eleggere il Presidente della Repubblica. Ci sono 18 candidati, tra i quali anche l’attuale presidente, il filo-occidentale Viktor Yuscenko. Continua
Dal 2008 un leader straniero che si rechi in visita in Russia deve incontrare due persone: il presidente e il primo ministro. Possono scegliere l’ordine ma piu spesso vanno prima da Putin e poi incontrano Medvedev. Non ha fatto eccezione Silvio Berlusconi, che venerdi è andato a Sochi per discutere con l’”amico” Putin di energia e di importanti progetti. Si è poi trasferito a Mosca per salutare Medvedev e parlare del futuro G8 all’Aquila.
Alla dacia di Sochi Gazprom ha firmato gli accordi con Bulgaria, Grecia e Serbia, assieme a quello con l’Italia per la realizzazione del gasdotto South Stream. Con l’Italia manca ancora l’ultimo tassello (l’accordo Eni-Gazprom) ma - come ha sottolineato Berlusconi - “dovremmo essere felici che un paese amico ci dà la possibilità di avere l’energia di cui abbiamo bisogno”. E per Putin, gli ottimi rapporti tra i due paesi si sono ottenuti “grazie agli sforzi personali del premier Berlusconi”.
“Se avessimo con la Ue e i paesi europei lo stesso rapporto che abbiamo con l’Italia sarebbe un’ottima cosa per lo sviluppo delle nostre relazioni”, ha proseguito Putin. “Se ha avuto questo ruolo nei rapporti tra Italia e Russia, Berlusconi può averlo anche nei rapporti tra Russia e Ue. Poi toccherà a noi fare la nostra parte”.
Dopo aver incassato il ruolo di ambasciatore privilegato dall’amico Vladimir, Silvio si è trovato “in totale sintonia” anche con Dmitri. Scontata l’approvazione di Medvedev sul progetto di spostare il luogo del G8 da Maddalena all’Aquila, dove si affronterà la discussione su una “nuova architettura finanziaria mondiale”.
Per il presidente russo l’attuale sistema basato sulla predominanza del dollaro non è più sufficiente e bisognerebbe “rafforzarlo, creando una moneta di riserva” e in questo contesto non si dovrebbe escludere “l’idea di fare del rublo una moneta di riserva”. E’ una idea che la Russia coltiva già da qualche tempo, e ha cercato di portarla all’ordine del giorno, senza successo, anche allo scorso G20 a Londra. Il suo auspicio è che all’Aquila non nasceranno solo case nuove e più solide, ma anche una nuova architettura finanziaria mondiale che, indebolita dal terremoto della crisi, cresca più robusta e con più tasselli solidi, come le valute dei paesi forti.
Insomma, due incontri importanti, e non di costume, quelli di Berlusconi, che hanno riacceso la solita domanda che si pongono gli osservatori occidentali, come gli stessi russi: chi governa davvero in Russia?
Alla vigilia del primo anno dall’insediamento al Cremlino di Dmitri Medvedev (il 7 maggio) l’istituto indipendente Levada ha fatto un ampio sondaggo sull’argomento. Putin è considerato sempre il politico più potente, con il 30% dei russi convinti che abbia lui il maggior potere, rispetto al 12% che sceglie invece Medvedev. Il 48% ritiene che i due si dividano in maniera equa il potere. “Medvedev solo ora sta cominciando a trasformarsi in un autentico Presidente. Chi è il vero capo è difficile dirlo, questo non lo sa nessuno, fra questi, io penso, gli stessi Putin e Medvedev” racconta a Panorama.it il politologo Fedor Lukjanov, direttore della rivista Russia in Global Affairs. “In generale il peso di Putin come politico supera ancora quello di Medvedev. è un fatto oggettivo. All’inizio Putin è stato la principale fonte di legittimazione di Medvedev che è diventato presidente grazie a lui. Tuttavia il modello della diarchia è stato creato per una situazione economica più florida e in condizioni di crisi è poco probabile che possa rimanere per sempre. Una trasformazione della struttura del potere è in vista, ma per il momento è difficile predire quale. La mia opinione è che Medvedev conquisterà per gradi il primo piano e Putin arretrerà, ma sarà un processo lungo” conclude Lukjanov.
In pubblico i due leader russi mostrano una sintonia pressoché totale (il punto fondamentale della stabilità del paese), anche se talvolta si mandano delle “frecciate”. Dmitri Medvedevha concesso un’intervista a Novaja Gazeta
e ha sottolineato che lui è il presidente e quindi comanda. Ha osato criticare il governo, senza nominare direttamente Putin. “Lavoriamo (rivolto a governo) con molta lentezza, il che è inaccettabile in questo momento”. E il Premier russo ha dovuto rispondere una settimana fa, in un intervista alla stampa giapponese: “La critica è normale. Anche io non sono sempre contento di come operano certi ministeri. Nella crisi l’attività deve essere analizzata attentamente. Così era, cosi sarà”. Ha voluto anche precisare sul tandem politico: “Il presidente Medvedev ed io abbiamo ottimi rapporti. Ogniuno fa il suo lavoro. Ovviamente, abbiamo punti di incrocio. Ma in 17 anni insieme abbiamo stabilito il meccamismo di consultazioni e di creazione di posizioni comuni. Tutto ciò che abbiamo concordato all’inizio del nostro cammino insieme si sta realizzando ora e funziona bene.” E ha risposto chiaramente ad una domanda delicata sul futuro delle elezioni presidenziali del 2012. “Dipende dall’efficienza del nostro operato, io e il presidente Medvedev decideremo cosa fare nel futuro, sia io che lui. Quello che riguarda lui, meglio chiederglielo direttamente ma, ripeto, io lo conosco da molto tempo, e so che lui è una persona molto onesta e guarderà al suo futuro basandosi sull’interesse del paese e sui risultatati del nostro lavoro”. E se così fosse per tanto tempo ancora, i leader mondiali in viaggio in Russia, dovranno rivolgersi a tutti e due, a Vladimir e a Dmitri. Non è un problema, finchè le due teste dell’Aquila guardano nella stessa direzione.
Il premier russo Vladimir Putin ha dato ordine al ministro dello sport Vitaly Mutko di preparare la richiesta per ospitare in Russia il campionato mondiale di calcio del 2018. Mutko, che ha la carica anche di presidente della federazione di calcio russa, aveva già inoltrato la domanda preliminare alla Fifa. Ma senza il supporto e l’aiuto del governo e personalmente di Vladimir Putin, la richiesta rischiava di finire nel vuoto. Per la Fifa, il Paese che ospita i campionati dovrebbe avere una dozzina di stadi da 40 mila posti, e per il match finale, uno stadio con almeno 80 mila posti. Per non parlare di un sistema infrastrutturale all’altezza, un numero di alberghi sufficiente ad ospitare migliaia di persone, un sistema di trasporto e comunicazioni in grado di fare fronte all’ondata di visitatori. Al momento in Russia esiste solo uno stadio grande: il Luzhniki di Mosca da 84 mila posti. In costruzione ci sono altri 3 stadi con oltre 40 mila posti (due a Mosca ed uno a San Pietroburgo). E quindi per soddisfare le condizioni della Fifa, bisognerebbe costruire ancora tanti stadi (per un costo ciascuno di almeno 250-300 mln di euro). Il costo totale potrebbe superare il costo di Olimpiadi 2014 a Sochi.
Per Bulat Stolyarov, il direttore dell’Istituto della politica regionale, “si tratta di 10-15 miliardi di dollari”. Una somma davvero enorme, visto che l’ultimo campionato è costato alla Germania circa 400 milioni. Ci sono altri concorrenti che voglioni ospitare il campionato di calcio: Australia, Ingilterra, Indonesia, Jappone, Messico, Qatar, Corea del Sud, USA, Belgio-Olanda e Spagna-Portogallo. Per ora Spagna-Portogallo e Ingilterra hanno le migliori chance di aggiudicarselo. Ma c’è ancora tempo. Le decisioni saranno prese nel dicembre 2010. E Vladimir Putin vuole tentare la fortuna, come una volta, quando la sua presenza diretta e un discorso in francese ed inglese indusse la giuria a scegliere la Russia per le Olimpiadi 2014.

Vladimir Zhirinovskij, il controverso leader del Partito liberaldemocratico russo (di destra), ha inviato una lettera aperta a Berlusconi e un’altra a Veronica Lario sul sito del suo partito: “Vorrei esprimerLe la mia solidarietà di uomo”, esordisce rivolto al premier italiano. “Sono amareggiato che tutta la stampa del mondo discuta dei particolari della sua vita privata, danneggiando in questo modo la sua famiglia e il paese in generale”. “È assolutamente normale - continua il leader nazionalista - che Lei voglia per il suo partito gente giovane. Lei ha assolutamente ragione quando dice che bisogna lasciare spazio ai giovani, tra i quali anche le belle donne”.
Nella lettera inviata a Veronica, invece, Zhirinovskij scrive. “Lei deve capire la psicologia dell’uomo, di suo marito, con il quale ha vissuto per 20 anni. Per un uomo i nuovi incontri non sono tradimenti, ma desiderio di sentirsi freschi e dinamici. Ricordi quanto ha ricevuto da questo matrimonio, Lei che è la First lady d’Italia… Se avete incomprensioni, meglio separarsi senza rumore e pacificamente. O ancora meglio, riconciliarsi. Le chiedo, Veronica, per favore, stia calma e non racconti alla stampa tutti i dettagli della vostra vita privata! Questo non aiuterà né lei, né suo marito, e nemmeno i vostri figli”.
Già in passato il leader russo ha candidato donne “giovani e belle” tra le quali - come numero tre del suo partito - la procace showgirl e pornodiva Masha Malinovskaja per elezioni di Belgorod. Che da ottobre scorso fa il deputato della Duma regionale.
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