
(Credits: Ansa/Jay Carney)
“La preoccupazione americana sulla crisi economica dell’Europa è notevole ed è accresciuta dal conturbarsi della situazione greca. Sarà questo uno dei temi più trattati al G8 di Camp David“. Il professor Monti si fa portavoce di Obama. Una nota della Casa Bianca conferma che nella telefonata che c’è stata tra il presidente statunitense e il premier italiano, Obama ha ringraziato “per i significativi contributi dell’Italia alla Nato“. I due presidenti hanno poi parlato della “situazione economica attuale in Europa e si sono detti d’accordo sulla necessità di intensificare gli sforzi destinati a promuovere la crescita e la creazione di posti di lavoro”.
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Angela Merkel e Norbert Roettgen (Credits: AP Photo/Martin Meissner)
Alla fine s’incaricherà la Storia, quella con la “S” maiuscola, di mettere al loro posto gli eventi e i personaggi (i personaggi storici, quelli con i quali giochiamo al gioco delle cose e degli animali). Nella colonnina dei leader di questo inizio di XXI Secolo ci sarà anche il cancelliere tedesco Angela Merkel, che avrà accompagnato e in qualche modo accelerato il definitivo sfaldamento dell’originaria area dell’Euro e rappresentato al meglio (cioè al peggio) il declino del vecchio mondo, l’Europa.
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Damasco, immagine dell'esplosione (Credits: La Presse)
Proviamo a immaginare la riunione segretissima nella quale è stato deciso di far saltare due autobombe kamikaze a Damasco. Le esplosioni hanno provocato ieri 55 morti e centinaia di feriti, e lo sventramento della sede del “settore Palestina” dell’Intelligence siriana, quello nato per coordinare le operazioni anti-israeliane con base in Libano ma poi diventato un’arma formidabile contro l’opposizione interna, soprattutto islamica. Continua

(Credits: AP Photo/Ahmad Masoud)
L’ambasciatore Giulio Terzi prova a fare il ministro degli Esteri e in una intervista a Repubblica dice una cosa importante: “È probabile che 300 osservatori dell’ONU in Siria non siano sufficienti e si debba tornare al Consiglio di Sicurezza per chiedere una forza più robusta, fino a 2-3.000 uomini in base al capitolo VII della carta delle Nazioni Unite (quella che prevede l’ingerenza umanitaria, ndr). Una missione armata, capace di garantire la protezione di alcune aree e la sicurezza degli osservatori che oggi è invece affidata al governo siriano”.
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(Credits: AP Photo/Michel Euler)
Che cosa farà Nicolas Sarkozy? E, soprattutto, che cosa farà Carla Bruni? L’ex coppia presidenziale deve ripensare il suo futuro. Ma né Nicolas, né Carla, sembrano davvero pronti ad abbandonare le luci della ribalta. Certo, un eccesso di protagonismo privo di stile ha penalizzato l’ormai ex “re di Francia” e la sua consorte di origini (precipitosamente rinnegate) italiane.
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Francois Hollande con una sostenitrice al mercto di Tulle, nella Francia meridionale (AP Photo/Bob Edme)

I malanni dell’Europa alla prova delle urne. Vota la crisi.
Domani, forse, ci troveremo di fronte a un continente diverso. La storia cammina, non corre. Ci sono momenti, però, nei quali sembra che la storia prenda la rincorsa. E domani potrebbe essere uno di quelli.
Finora abbiamo assistito negli ultimi mesi a un’altalena di disastrosi dati economici provenienti da piccoli, medi e grandi Paesi dell’Unione europea e dell’Eurozona.
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(Credits: Bild)
Che c’è di strano? Perché ci sorprende leggere di una massaia tedesca che fa la spesa a Berlino il venerdì sera, sola soletta, al bancone dei salumi di un grande magazzino, il Kaufhaus di Galleria Lafayette? Per quale ragione una scena così normale, la fotografia rubata da un improvvisato avventore paparazzo che l’ha poi ceduta alla Bild, il più popolare quotidiano tedesco, ci appare come lo specchio della forza della Germania e, al contrario, la plastica dimostrazione dei nostri demeriti di europei meridionali?
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Liberia, 2003: un bambino di 9 anni combatte nell'esercito di Taylor (EPA/NIC BOTHMA)
L’Africa di Charles McArthur Ghankay Taylor. L’Africa dei diamanti che grondano sangue. L’Africa delle mutilazioni, dei bambini soldato, degli eserciti privati, dei capi di Stato eletti a stragrande maggioranza attraverso il terrore. Il suo slogan elettorale del 1997 che lo portò al potere in Liberia fino all’agosto 2003: “He killed my ma, he killed my pa, but I will vote for him”. Ha ucciso mamma, ha ucciso papà, ma voterò per lui. Vi chiederete perché. Ovvio: perché se i liberiani non gli avessero donato il 75 per cento dei voti contro il 10 del suo avversario, avrebbe ucciso pure loro.
Ma Charles Taylor, oggi, è un nome che colleghiamo a una bella notizia. Per la prima volta un ex capo di Stato è stato condannato dal Tribunale internazionale dell’Aja per crimini di guerra e contro l’umanità. Continua
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