TGCOM News
Calcioscommesse, indagato anche Bonucci Criscito: "Nessuna combine" Ascolta l'intervista - Nel mirino un'organizzazione transnazionale dedita alle combine degli incontri. Coinvolti a vario titolo nomi eccellenti del calcio italiano - Inchiesta "Last Bet" a Cremona: eseguite 19 ordinanze di custodia cautelare, dieci per calciatori . A Mauri e Milanetto contestata l'associazione a delinquere finalizzata alla truffa e alla frode sportiva.

Panorama.it

Mondo

Scopri il nuovo Panorama
  • Home
  • Edicola
  • Archivio
  • Login
  • Registrati
  • Epoca
Feed Rss
  • Italia
  • Mondo
  • Economia
  • Cult
  • Hitech e Scienza
  • Panoramauto
  • Libri
  • Opinioni
  • Foto
  • Sport
  • Video
  • Newsletter
  • Mobile&Apps
  • Ultimora
  • Poker

Archivio per autore: » mariazuppello

Caso Battisti: il Senato brasiliano convoca il ministro della Giustizia

OkNotizie

Tweet

  • Tags: audizione, cesare-battisti, Commissione-Esteri-del-Seneto, Maria-Luiza-Fontenele, Tarso-Genro
  • Lascia un commento

battisti
La Commissione esteri del Senato brasiliano ha chiesto al ministro della Giustizia Tarso Genro una spiegazione urgente sulla concessione dello status di rifugiato politico a Cesare Battisti, l’ex leader dei Pac (Proletari armati per il Comunismo) in carcere a Papuda, vicino Brasilia. L’audizione è stata programmata per giovedì 12 marzo. Non si tratterà comunque di una discussione sul merito della decisione, come ha sottolineato il Presidente della Commissione, il senatore Heraclito Fortes piuttosto di un chiarimento da parte del ministro sulla sua posizione. Cesare Battisti, condannato nel 1988 all’ergastolo in contumacia per quattro omicidi che ha negato è scappato in Brasile nel 2004 ed è stato arrestato nel 2007 a Rio de Janeiro. L’Italia è attualmente in attesa del pronunciamento della Corte suprema del Brasile sulla sua richiesta di estradizione.
Intanto la lobby dei deputati brasiliani pro Battisti ha annunciato per i prossimi giorni una serie di manifestazioni per influenzare la decisione del Supremo Tribunale Federale. L’iniziativa è coordinata dal Comitato per la Liberazione di Cesare Battisti. Tra le iniziative in programma un sit-in di fronte alla sede del Supremo Tribunale Federale a Brasilia, un calendario di visite all’ex terrorista nel carcere di Papuda e soprattutto la partecipazione all’audizione del Ministro Genro.
A favore di Cesare Battisti si è anche espressa l’ex sindaco di Fortaleza Maria Luiza Fontenele ascoltata dal Tribunale Federale del Cearà come testimone nell’ambito di un processo che accusa Battisti di aver usato in Brasile un documento falso, ritrovato in casa il giorno dopo il suo arresto. Per l’ex sindaco la comparsa in aula è stato un atto di solidarietà nei confronti dell’ex terrorista. “Bisogna essere solidali con le persone perseguitate” ha dichiarato, definendo il comportamento del governo italiano una mancanza di rispetto nei confronti della sovranità del Brasile.

  • mariazuppello
  • Venerdì 6 Marzo 2009

Il senatore brasiliano: “Perché chiedo verità sul caso Battisti”

OkNotizie

Tweet

  • Tags: Brasile, cesare-battisti, Edoardo-Matarazzo-Suplicy
  • Lascia un commento

Cesare Battisti

LEGGI ANCHE: Così uccideva Battisti, il terrorista dei salotti buoni

Edoardo Matarazzo Suplicy, il senatore brasiliano del PT, il partito dei lavoratori di Lula, tra i politici più attivi nella difesa di Cesare Battisti e della decisione del ministro della giustizia Tarso Genro di concedergli lo status di rifugiato politico, ha parlato in esclusiva con Panorama.it dopo aver visitato Battisti nel carcere di Papuda, vicino a Brasilia.

Senatore, la liberazione di Battisti è dunque una questione di ore?
Non so se sia una questione di ore o di settimane, certo è che se non sarà questa settimana sarà la prossima. Il presidente del Supremo Tribunale dovrebbe sicuramente rispettare, infatti, il parere espresso dal nostro ministro della Giustizia Tarso Genro che vuole liberare Battisti e concedergli lo status di rifugiato politico.

E con l’Italia come la mettiamo?
Personalmente ritengo che il governo italiano debba attenersi alla decisione sovrana di quello brasiliano. Non si tratta di un atto di ostilità nei confronti dell’Italia e degli italiani. Però sulla condanna di Battisti da parte della giustizia italiana restano ancora molti dubbi.
Sì, ma l’ex fidanzata di Battisti, Maria Cecilia, ha dichiarato in un’intervista aPanorama che lui le ha raccontato l’effetto che provava nel vedere il sangue sgorgare dal corpo di una sua vittima. Inoltre sono stati sentiti vari testimoni tra cui il suo ex compagno Pietro Mutti che, a differenza di quanto sostenuto dal Brasile, non si è affatto arricchito con il pentimento né ha cambiato la sua identità. Ha parlato di questo con Battisti?
Certo. Battisti ha smentito nel modo più categorico quanto dichiarato dalla sua ex. Ribadendo per una volta ancora la sua estraneità ai quattro omicidi per i quali è stato condannato in Italia. Quanto a Mutti tengo a precisare che non è stata pubblicata una fotografia attuale né è stato detto dove si trovi.

Cosa le ha detto Battisti in relazione agli omicidi per cui nel nostro paese è stato condannato?
Ha ammesso di aver partecipato a diverse azioni sovversive e azioni contro lo stato italiano degli anni’70 ma che non ha commesso i quattro omicidi. Dopo il ritrovamento del corpo di Aldo Moro nel maggio del 1978 Battisti venne a sapere che i suoi compagni stavano preparando un’altra azione criminale ma non sapeva assolutamente di cosa si trattasse. Si recò ad una riunione del gruppo (Pac, Proletari Armati per il Comunismo ndr) e chiarì la sua posizione di netto distacco dai piani dei suoi compagni chiedendo loro che desistessero dall’idea.

E quale fu la reazione dei suoi compagni?
Fu una reazione durissima, non ci scapparono le botte ma a parole fu durissima.
Battisti dunque si fece da parte. E fu uno choc per lui apprendere dai giornali del primo omicidio per cui poi sarebbe stato condannato.

Ma quando ci fu questo litigio interno al gruppo perché Battisti non è andato dalla polizia a denunciare i suoi compagni?
No, di questo non mi ha parlato. Però capisco che all’epoca lui fosse clandestino e che quindi fosse normale che non contemplasse questa ipotesi.

Durante queste due ore di colloquio Battisti che parole ha avuto per le vittime?
Mi ha raccontato che ha scritto personalmente al figlio di Torreggiani (figlio del gioielliere Pierluigi ucciso dai Pac nel febbraio del 1979, ndr) dicendogli che è disposto a spiegare a lui e agli altri familiari delle vittime, guardandosi negli occhi, che non ha partecipato a nessuno di questi omicidi né che li ha pianificati. Sì, è disposto ad incontrarli per un chiarimento.

Secondo lei, Senatore, come si concluderà la vicenda Battisti?
Io sono nipote e pronipote di italiani e sono una persona che durante la sua vita ha imparato ad ammirare coloro che nel loro cammino hanno sempre cercato la verità perché alla fine la giustizia vincesse. Tra le menti che più hanno influenzato la mia vita ci sono personaggi del calibro di Galileo Galilei e di Copernico che nelle loro esistenze si sono sempre battuti fino in fondo per la verità. Ecco, per il caso Battisti è quello che io auspico e desidero.

  • mariazuppello
  • Lunedì 2 Marzo 2009

Esclusivo: la lettera integrale di Battisti al Tribunale Supremo brasiliano

OkNotizie

Tweet

  • Tags: Brasile, cesare-battisti, giustizia, Italia, Supremo-Tribunale-Federale, terrorismo
  • Un commento

Cesare Battisti
Partecipa al FORUM - Leggi tutte le tappe della vicenda - Leggi la LETTERA originale (in portoghese) di Cesare Battisti

Non ai giornalisti, che non ha voluto incontrare a fine gennaio perché “spossato”, né al popolo brasiliano o a quello italiano come nelle sue sue lettere precedenti. Nella terza missiva scritta in una ventina di giorni, 19 pagine fitte fitte lette ieri sera nel Senato brasiliano dall’onorevole Eduardo Matarazo Suplicy, questa volta Cesare Battisti si è rivolto direttamente ai “Signori Ministri del Supremo Tribunale Federale”, che dal prossimo 3 marzo, quando riprenderanno i lavori in quello che è il massimo organo giuridico verde-oro, decideranno se estradarlo in Italia dove è stato condannato per 4 omicidi o se potrà godere dello status di rifugiato politico concessogli lo scorso 13 gennaio dal ministro della Giustizia verde-oro Tarso Genro. Panorama.it ha avuto accesso all’originale della lettera e, dopo averla tradotta, la propone integralmente al vaglio dei suoi lettori. Perché giudichino e si facciano da soli un’opinione. Per la cronaca sempre ieri in Italia la Camera dei deputati ha approvato con 412 voti a favore e nessun voto contrario una mozione per riaffermare con forza al Brasile la richiesta di estradizione dell’ex terrorista.

Eccellentissimi Ministri del Supremo Tribunale Federale
Gilmar Mendes-Presidente
Cesar Peluso-Vice Presidente
Celso de Mello
Marco Aurélio
Ellen Gracie
Carlos Britto
Joaquim Barbosa
Eros Grau
Ricardo Lewandowski
Carmen Lucia
Menezes Direito
Signori Ministri, mi permetto di rivolgermi alle Vostre Eccellenze con la convinzione del fatto che per la prima volta posso avere l’opportunità di essere ascoltato appieno dall’alta Corte di questo paese, anche per esporre le ragioni per le quali mi è stato impedito di difendermi in modo adeguato nelle precedenti occasioni in cui sono stato giudicato.
Voglio dire la verità sul mio caso e chiarire gli episodi relazionati alle terribili accuse lanciate contro di me. Non ho mai avuto la possibilità in Italia di difendermi. Mai un giudice o un poliziotto mi ha fatto una sola domanda sugli omicidi commessi dal gruppo a cui appartenevo, i Pac, Proletari armati per il Comunismo. Mai la giustizia italiana ha ascoltato la mia testimonianza. Mai un giudice mi ha chiesto: “lei ha ucciso?” (il motivo, semplicissimo, è perché era latitante, ndr). Oggi, trenta anni dopo, per la prima volta nella mia vita ho l’occasione di spiegarmi davanti ad una giustizia, la giustizia del Brasile. E credo sinceramente nella serietà e nella coscienza di questa giustizia. Ringrazio molto le Vostre Eccellenze per la disponibilità, Signori Ministri, di ascoltare la mia parola.
Sono cresciuto in una famiglia comunista molto militante. Mio padre e i miei fratelli mi hanno portato molto giovane all’azione politica. A dieci anni mio padre già mi portava a scandire slogan di rivolta nelle strade. Ma a diciassette anni ho capito che l’uomo il cui è ritratto era appeso in casa era Stalin e l’ho buttato dalla finestra. Questo aprì una crisi politica con mio padre e lasciai la mia famiglia per unirmi alla strada con le centinaia di migliaia di persone in rivolta dal ’68 contro il binomio della politica italiana: “Democrazia Cristiana-Partito Comunista Italiano, DC-PCI”. Appartenevo all’epoca ad un gruppo di giovani autonomi che viveva in una comunità. Erano militanti non armati. E’ altresì vero che per finanziare la nostra attività militante, volantini, ecc. raccoglievamo risorse attraverso i furti. Per abbellire questi delitti che sono stati estremamente numerosi in questa epoca in Italia tutti i giovani chiamavano queste azioni non “furti” ma “espropri proletari”. E devo confessare che io detestavo queste azioni semplicemente perché avevo paura. Questa paura è continuata durante tutta la mia militanza, un tema su cui tornerò.
Fu a causa di una di queste “espropriazioni proletarie” che venni incarcerato per la prima volta ma realmente ciò fu dovuto alla nostra vita di militanti senza soldi. In prigione ho incontrato un uomo più anziano, Arrigo Cavallina, appartenente ad un gruppo di lotta armata, i Pac. Non mi piaceva la sua personalità fredda e al tempo stesso febbrile ma mi impressionavano la sua cultura e le sue teorie rivoluzionarie anche se non capivo tutto ciò che diceva. Quando sono stato liberato nel 1976, sono tornato alla mia comunità: si era trasformata in un deserto. Alcuni compagni erano morti, morti per mano della polizia nelle manifestazioni. Gli altri erano devastati dalle droghe. A quell’epoca grandi quantità di droga a buon mercato furono distribuite massicciamente in tutte le grandi città per distruggere il movimento di rivolta. Immediatamente le consegne vennero sospese e tutti i giovani che erano caduti nella trappola dell’”eroina” si erano trasformati in fantasmi, in stato di “necessità”, preoccupati solo di trovare la droga e non più votati all’azione politica. Amareggiato da questo spettacolo feci il grande errore della mia vita: presi un treno per Milano ed entrai nel gruppo armato dei Pac. Senza comprendere a quel tempo che, anche là, sarei caduto in una trappola fatale.
Il capo militare di questo gruppo era Pietro Mutti. Ma era importante anche Arrigo Cavallina. Ho descritto a lungo la strana personalità di Pietro Mutti nel libro che ho scritto in Brasile durante la mia fuga. “La mia fuga senza fine”. Questo lavoratore aveva avuto gravi problemi con la droga e ne era uscito grazie all’azione politica. Questo faceva di lui un fanatico, una vera macchina da guerra. Al di là del suo carattere molto timido diventammo amici. Ma Pietro Mutti mi supervisionava incessantemente per vedere se ero all’”altezza” e io cercavo di esserlo. I Pac erano specializzati in azioni sociali e nel miglioramento delle condizioni in carcere. Il gruppo commetteva regolarmente azioni di esproprio contro le banche per garantirsi il proprio finanziamento e anche azioni contro luoghi di “lavoro nero”, cioè lavoro senza carta di lavoro. Quello sì, io l’ho fatto. Tutto questo attivismo militante non l’ho mai negato. Pietro Mutti aveva sentito perfettamente la mia paura durante queste “azioni obbligatorie” che ho sempre detestato. Eravamo armati anche se una buona parte delle armi non funzionava. Avevo sempre paura che uno dei compagni sparasse ad una guardia della banca nel caso in cui questa guardia avesse alzato la mano con l’arma in pugno. Avevo sviluppato una tecnica per evitare questo timore: mi lanciavo a mani nude sulla guardia e la spingevo a terra di sorpresa. Perché sapevo che una volta a terra nessuno le avrebbe sparato. Ho fatto queste numerose volte. Racconto questa piccola storia che può sembrare aneddotica per assicurarvi, Signori Ministri, che non sono in nessun modo “un uomo sanguinario” come è stato scritto continuamente ma è vero il contrario. Vostre Eccellenze, potete anche chiedere informazioni ai miei fratelli Vincenzo e Domenico su come reagivo quando ero giovane mentre uccidevano un animale nella nostra piccola proprietà agricola, anche se era un pollo. Questa avversione al sangue non scema mai nella vita di un uomo. Anzi aumenta. E non ho mai ucciso né ho mai voluto uccidere nessuno.
Voglio chiarire alle Vostre Eccellenze ciò che so sui quattro omicidi per i quali sono stato accusato in mia assenza con diverse accuse. Le accuse sono state che io avrei commesso gli assassini di Santoro e Campagna, che sarei stato complice nel caso della morte di Sabbadin e che avrei organizzato l’azione che uccise Torregiani, morto lo stesso giorno di Sabbadin. Sappiano, Signori Ministri, che sono stato arrestato nel 1979 con altri militanti clandestini e che sono stato giudicato in Italia nel primo processo dei Pac cui ero presente. Ci sono stati numerosi casi di tortura durante questo processo, con il supplizio dell’acqua ma io non sono stato torturato. In nessuna occasione durante questo processo mi hanno fatto una sola domanda in relazione agli omicidi. I poliziotti sapevano perfettamente che non li avevo commessi. Di conseguenza fui condannato nel 1981 per “sovversione contro l’ordine dello Stato” che corrispondeva a verità e che io non negai durante il processo. Sono stato condannato a 13 anni e 6 mesi di prigione, perché all’epoca le pene d’accordo con le allora nuove leggi d’urgenza venivano moltiplicate per tre per gli attivisti. Questo tempo fu poi ridotto a 12 anni. Il mio processo, l’unico vero processo al quale ebbi diritto in Italia fu così concluso. Mi trovavo in una delle “prigioni speciali” che erano state costruite per noi che venivamo definiti “terroristi”. Come prova del fatto che la giustizia italiana riconosceva in quell’epoca la mia innocenza riguardo alle accuse di omicidio, fui trasferito in un carcere per “coloro i cui atti non causarono morte”. Ma il procuratore Armando Spataro che capeggiava il sistema di torture nell’area di Milano, continuava a darmi fastidio e bloccò la mia corrispondenza con la mia famiglia. Seppi con tre mesi di ritardo da una visita di mia sorella che mio fratello Giorgio era morto in un incidente di lavoro. Lo choc per me è stato immenso. Quello e il fatto che ogni giorno nell’ora d’aria i prigionieri sparissero senza motivo, per ritornare in seguito mesi dopo abbrutiti e muti o addirittura senza far ritorno, mi fece prendere coscienza del fatto che le leggi per noi non sarebbero mai state normali. A causa di questo e solo per questo presi la decisione di fuggire. E non per “fuggire dalla giustizia” dato che il mio processo era terminato. Sono evaso il 4 ottobre del 1981 e lasciai fogli in bianco firmati ai miei vecchi compagni per il processo alla mia evasione. Me ne andai in Francia.
Prima di andare, nel 1982, in Messico. E perché ignoravo completamente che la giustizia italiana stava muovendo un nuovo processo contro i Pac, questo famoso processo in mia assenza in cui sono stato condannato all’ergastolo. Appresi la notizia con stupore quando tornai in Francia, nella stessa data in cui seppi della morte di mio padre risalente a due anni prima. Questo fatto, la perdita di mio padre, fu più importante di qualsiasi decisione della Giustizia, poiché pensai che nessun giudice coscienzioso avrebbe potuto considerare con serietà un processo così.
Devo ricominciare la mia storia nel 1978 quando ancora ero membro dei Pac. Chiedo scusa se mi sto prolungando, Signori Ministri, ma è la prima volta, ripeto, che posso spiegarmi davanti ad una giustizia degna di questo nome e desidero dire alle Vostre Eccellenze tutto ciò che so. Nel maggio del 1978, appresi, come tutti gli italiani e il mondo intero del sequestro e dell’assassinio di Aldo Moro da parte delle Brigate rosse. Guardavo con orrore questa immagine del portabagagli dell’auto in televisione e posso dire che quel giorno diventai un altro uomo. C’è nella mia vita un “antes Aldo Moro” e un “post Aldo Moro”. Quel giorno sentii due cose: l’orrore che quell’azione mi ispirava e la nausea di fronte a tutto quel sangue schizzato da tutte le parti. Compresi anche che l’uso delle armi era una trappola nella quale l’estrema sinistra era caduta. Quel giorno decisi di rompere con la lotta armata definitivamente. In tutta Italia la morte di Aldo Moro suscitò enormi discussioni in tutti i gruppi armati. Per quanto riguarda i Pac decidemmo per una nuova parola d’ordine, in base alla quale saremmo stati armati per difenderci ma mai per attaccare le persone. Stupidamente mi tranquillizzai per questa decisione votata dalla maggioranza. Ma un mese dopo, nel giugno 1978, un gruppo autonomo dei Pac, diretto da Arrigo Cavallina e comandato da Pietro Mutti, senza consultare la totalità dei membri responsabili, uccise il capo degli agenti penitenziari, Santoro. Ci fu immediatamente una riunione, molto agitata, Pietro Mutti e Arrigo Cavallina difesero questo omicidio con grande vigore. Quello stesso giorno lasciai il gruppo come una buona parte dei vecchi membri che si opponevano ad ogni attacco contro le persone. Pietro Mutti divenne furibondo con me, mi considerava un traditore. Mi unii dunque a quello che era chiamato “un collettivo di gruppi territoriali”.  Ugualmente armati ma non offensivi. Vivevo come molti altri clandestini in un vecchio edificio di Milano. Sapevamo quasi tutto quello che accadeva e che si diceva in quella città ed è così che all’inizio dell’anno 1979 abbiamo saputo che i Pac stavano preparando un’azione contro uomini di estrema destra che praticavano autodifesa, che andavano sempre armati (una specie di milizia). Io non sapevo quale era la persona presa di mira e non sapevo che realmente i Pac avevano deciso di uccidere due di questi giustizieri di estrema destra, Torreggiani a Milano e Sabbadin nella regione di Venezia (l’avere reagito a due rapine a mano armata, questo il motivo alla base dei due omicidi, nella spiegazione di Battisti al Supremo Tribunale Federale trasforma un gioielliere e un macellaio, le due vittime, in giustizieri
“di estrema destra”, ndr).
Volevo impedire queste azioni, sanguinose, stupide e controproducenti per la resistenza (per la storiografia la resistenza finisce il 25 aprile del 1945, con la fine della Seconda Guerra Mondiale. Per lo meno ardito definire “resistenza” il terrorismo degli anni Settanta, ndr). Un vero suicidio politico oltreché indifendibile. Chiesi autorizzazione, a nome del “gruppo territoriale”, di poter partecipare ad una riunione dei Pac a casa di Pietro Mutti. Vi andai con altri due compagni. Lì c’erano molti membri nuovi che non conoscevo e che avevano sostituito quelli che l’anno precedente se ne erano andati. Spiegai a Pietro Mutti e agli altri la stupidità e la follia del suo progetto. Molto rapidamente la riunione volse al peggio e il tono si alzò moltissimo. I membri del Pac dissero che io non avevo più diritto di dare il parere dato che non appartenevo più al gruppo e la riunione terminò con molta tensione. Io non sapevo chi doveva essere ucciso. Circa un mese dopo, o meno, seppi dai giornali che Torreggiani era stato assassinato e che durante un attacco una pallottola del revolver di Torreggiani aveva colpito il figlio giovane Alberto. Ricordo che rimasi di sasso sul marciapiede nel vedere il giornale. Seppi anche che un altro membro della milizia era rimasto ucciso nello stesso giorno nella regione di Venezia, Sabbadin. Rimasi scioccato e anche pieno di vergogna, molto scosso, perché io avevo fatto parte di questo gruppo che si era trasformato in (un commando ndr) assassino. E due mesi dopo, in aprile –ma non ricordo la data- un poliziotto della Digos, Campagna, morì anche lui. Il senatore Suplicy mi ha interrogato per sapere se avevo alibi nelle date di questi omicidi. Ma penso che possiate comprendere, Signori Ministri, che proprio perché non li ho commessi sono incapace di ricordare le date di questi crimini. Oltretutto vivevamo nascosti negli appartamenti e i giorni erano vuoti, interminabili e molto simili. Mi è impossibile ricordare 30 anni dopo dove mi trovavo in quelle date, sicuramente nell’appartamento che non lasciavamo mai. In seguito d’estate ci fu una grande operazione nel Nord dell’Italia e fui catturato con tutti gli occupanti del palazzo. Sì, è esatto che lì ci fossero armi ma la stessa giustizia italiana stabilì, attraverso una valutazione balistica, che erano nuove, che nessuna di queste era stata usata per sparare un solo tiro.
Molti dei fatti che sto per raccontare non li ho vissuti, dato che stavo in Messico. Seppi di essi nel 1990 in Francia, quando fui informato del contenuto del secondo processo che cominciò con la detenzione di Pietro Mutti nel 1982. Seppi, in Francia, che Pietro Mutti era stato torturato e che si era costituito come “pentito”, che accettava collaborare con la giustizia italiana in cambio della sua libertà e di una nuova identità. Seppi che lui stava per essere accusato, sulla base di indagini della polizia, di essere colui che aveva sparato su Santoro e che mi accusò al suo posto. Durante questo lungo processo Pietro Mutti fece tante accuse che molte volte inciampò nelle sue dichiarazioni impossibili o contraddittorie. Per esempio per salvare la sua fidanzata ha accusato un’altra donna, Spina, di essere complice nell’attentato contro Santoro. Ma nel 1993 la giustizia fu obbligata a riconoscere l’innocenza di Spina e a liberarla. Non ho i documenti con me e devo dire che la scrittrice e ricercatrice francese Fred Vargas conosce molto meglio il mio processo di quanto non lo conosca io. Ma io so che nel 1993, la stessa giustizia ha percepito, a mio avviso per i suoi atti e le sue parole, che Pietro Mutti era “abituato ai giochi di prestigio” e che frequentemente dava il nome di una persona al posto di un’altra. A parte la tortura l’unica discolpa che si può dare a Pietro Mutti per essersi assoggettato a fare le sue terribili e false accuse è che seguiva una regola:proteggere gli accusati presenti gettando la colpa sulle spalle degli assenti come quando ha accusato Spina, fino a quando non si riconobbe la sua innocenza nel 1993. Mutti non è stato l’unico pentito accusatore. Voglio spiegare ai Signori Ministri che a quell’epoca, durante i processi negli anni di piombo, il sistema delle torture e dei “pentiti” fu utilizzato correntemente (guardare il rapporto di Amnesty International e della Commissione Europea) e con un’intensità specifica dal procuratore Spataro. Tutti sapevamo che era terribile avere Spataro come procuratore. Il sistema dei “pentiti” non funzionava sull’unica testimonianza di un solo uomo. Era necessario ottenere altre “testimonianze” di pentiti in modo che l’accusa fosse “ confermata” e sembrasse solida. Ci furono di conseguenza altri membri dei Pac che mi hanno accusato assieme a Pietro Mutti come Memeo, Masala, Barbetta, eccetera. Tutti erano pentiti o “dissociati” e tutti hanno guadagnato  riduzioni di pena o libertà immediata o hanno evitato l’ergastolo. Così per esempio Memeo, quello che ha ucciso Torregiani e Campagna, Cavallina “l’ideologo” dei gruppi dei duri, Fatone, Grimaldi, Masala che hanno fatto parte del commando contro Torreggiani, Diego Giacomini che uccise Sabbadin. Tutti questi hanno ottenuto la loro libertà in cambio delle conferme (delle accuse ndr) di Pietro Mutti.
Per quanto concerne la morte di Santoro ho già parlato della riunione che seguì e che decise la mia uscita dal gruppo. So solo che Arrigo Cavallina e Pietro Mutti difesero con ardore questo crimine durante quella riunione e che la polizia li accusava di averlo commesso. Non appartenevo più al gruppo quando furono commessi gli altri tre omicidi, di conseguenza le mie conoscenze precise sono limitate. Ma i media che mi accusano incessantemente di avere volontariamente “sparato su Torreggiani” e persino “di avere sparato su suo figlio” sanno effettivamente che questo è totalmente falso (Nessuno in Italia ha mai accusato Battisti di avere partecipato fisicamente all’azione ma di averla organizzata, ndr). La giustizia italiana ha riconosciuto che i quattro uomini del commando erano Grimaldi, Fatone, Masala e Memeo il quale sparò sul gioielliere. E fu anche la giustizia a confermare che il proiettile che ferì il figlio Alberto proveniva dalla pistola di suo padre (anche questo è risaputo in Italia, ndr). Credo che all’inizio Mutti mi accusò di questo crimine. Ma dal momento che mi accusava anche dell’omicidio di Sabbadin commesso lo stesso giorno a centinaia di chilometri (da Milano a Mestre la distanza è di circa 260 Km, percorribili in meno di tre ore di auto, ndr), disse che io ero “l’organizzatore”. Ho già detto ciò che accadde nella riunione quando tentati di impedire questa azione. Quanto a Sabbadin, Giacomini “vicecapo per la regione di Venezia” confessò di avergli sparato. Visto che Mutti in un primo momento aveva fornito il mio nominativo come “killer” mi trasformò, dopo le confessioni di Giacomini, nell’autista di supporto. Solo che nemmeno così funzionò dal momento che poi risultò che “l’autista” era una donna. Signori Ministri, non so nemmeno dov’è questa città in cui è stato ucciso Sabbadin (Mestre, ndr). In ultimo so che Mutti mi ha anche di aver sparato a Campagna. All’epoca non seppi nulla sulla preparazione di questo crimine, non più di quanto sapessi di Sabbadin. Ciò che so è che una testimone oculare descrisse l’aggressore come un uomo molto alto, di 1 m 90 mentre io sono 20 cm più basso. Il resto me l’ha spiegato la scrittrice e ricercatrice Fred Vargas: la balistica ha provato che il proiettile proveniva dall’arma di Memeo, lo stesso che sparò a Torreggiani. E che una testimone disse che le era parso di capire dalle parole di Memeo che era lui ad avere sparato. Ma questa testimone è forse un pentito e non ho la certezza sul responsabile della morte di Campagna.
Non sono responsabile di nessuno degli omicidi di cui sono accusato Signori Ministri. Sono stato usato continuamente nel processo come un capro espiatorio per i pentiti. La prova migliore del fatto che dico la verità è che sono state prodotte delle false procure come ha comprovato la perizia grafologica, affinché gli avvocati Gabriele Fuga e Giuseppe Pelazza “ mi rappresentassero” nel processo in mia assenza. Perché? Di sicuro non per difendermi, di sicuro non per il mio bene, dato che sono stato condannato all’ergastolo. Ma certamente per trasformare l’accusa contro di me più accettabile e creare uno scenario favorevole per una pena più rigorosa. Fino a molto tempo dopo la farsa del processo io non sapevo che esistessero false procure. Questa scoperta la devo a Fred Vargas e alla mia avvocatessa francese Elisabeth Maisondieu Camus. E’ stata Fred Vargas che mi ha dato l’informazione quando venne a visitarmi in carcere in Brasile nel 2007. Un vecchio compagno (chi? Pietro Mutti? Bergamini? ndr) diede agli avvocati i fogli bianchi che avevo firmato nel 1981 prima della mia fuga. Due di questi fogli sono stati riempiti dopo, nel 1982, con “apparentemente la mia firma”. Fred Vargas mi ha spiegato che lo stesso testo, quello della vera procura che firmai nel 1979, venne copiato due volte e che i due testi sono sovrapposti in trasparenza dal momento che furono scritti con l’intervallo di due mesi, “datati” maggio e luglio 1982.
Una perizia francese ha provato nel gennaio 2005 che le tre firme delle tre procure sono state apposte nello stesso momento e che, ad esempio, il testo della procura del 1990, ipoteticamente inviato dal Messico (ma la busta non esiste) fu dattilografato sopra una mia firma di 9 anni prima. La perizia ha provato anche che le date non sono state scritte di mio pugno così come quanto scritto nelle buste delle due prime “procure”. Quando i miei avvocati francesi hanno saputo questo lo hanno immediatamente comunicato nel gennaio 2005 al consiglio di stato francese. Hanno fatto questo perché la Francia non ha diritto di estradare un condannato in contumacia che non è stato informato del suo processo. Queste tre false procure hanno provato che io non ero stato informato (in caso contrario avrei scritto io stesso le procure). Purtroppo il Consiglio di Stato sottomettendosi alla volontà del Presidente Jacques Chirac si è rifiutato di esaminare la falsità delle procure. Accettarono l’estradizione affermando che “ero stato informato e rappresentato come se le procure fossero vere”. Subito i miei avvocati francesi presentarono la prova dei tre documenti falsi alla Corte Europea ma anche là fu inutile perché certamente per interferenza del governo francese come chiarirò di qui a poco, la Corte Europea chiuse gli occhi, ignorò la prova della perizia e sostenne che le procure erano vere. Il mio avvocato francese Eric Turcon mi ha informato a Brasilia che questa “Corte Europea” era costituita solamente da magistrati francesi molto legati a Jacques Chirac. Già solo questo fatto, Signori Ministri, prova che il mio processo italiano è stato falsato, essendo questo uno degli elementi riconosciuti dal Ministro Tarso Genro. E che l’approvazione del dell’estradizione dei tre Tribunali francesi e subito dopo della Corte Europea è sempre stata basata sull’esistenza di quelle procure che sono assolutamente false, cosa evidente anche ad un esame ad occhio nudo. Perché questi Tribunali, informati della falsificazione di questi documenti, si sono rifiutati di considerare questo punto di massima rilevanza?
Il Segretario Nazionale della Giustizia del Brasile, Romeu Tuma Jr., sollecitato dal Ministro della Giustizia Tarso Genro, ha avuto l’opportunità di esaminare nel dettaglio i documenti presentati dalla storica e archeologa Fred vargas, durante un dialogo di due ore, in compagnia del senatore Eduardo Suplicy, documenti nei quali si evidenzia che c’è stata una falsificazione delle procure, in conformità con l’analisi tecnica riconosciuta ufficialmente fatta dalla responsabile per gli studi sulla grafologia in Francia, la signora Evelyn Marganne. Sarà molto importante che anche le Vostre Eccellenze possano esaminare con attenzione queste prove, che hanno contribuito molto per dare fondamento a quanto espresso nella decisione del Ministro Tarso Genro. Per questo motivo allego qui i documenti portati dalla ricercatrice Fred Vargas al Dottor Romeu Tuma Jr. e inoltrati al Ministro Tarso Genro, dal momento che mostrano l’evidenza della falsificazione delle procure e confermano le spiegazioni dettagliate dei giornali nelle conclusioni della Giustizia italiana riguardo il sottoscritto.
Segnalo che tutti i testimoni raccolti che hanno raccontato che io avrei partecipato ai quattro omicidi sono stati beneficiati dalla “delazione premiata” con conseguente diminuzione delle loro pene e/o della loro liberazione. Il signor Walter Fanganiello Maierovitch afferma nei suoi articoli che la giustizia italiana non accetta la deposizione di un “pentito” che usi la delazione premiata se per caso non dicesse la verità. Comunque, la stessa giustizia italiana non ha invalidato la denuncia contro di me fatta da Pietro Mutti, nonostante le contraddizioni qui segnalate. Osservo anche che nell’intervista concessa da Pietro Mutti alla rivista Panorama sulla quale si è basata la “Rivista Veja” (il più importante settimanale brasiliano, ndr)  per concludere che io sono colpevole dei quattro omicidi, a differenza di quanto si è dato a intendere non c’è una foto recente di Pietro Mutti. La foto pubblicata da Panorama è dei tempi in cui vivevamo assieme e le sue parole sono esattamente le stesse che pronunciò all’epoca della denuncia (Battisti lascia intendere che Panorama si è inventato l’intervista a Mutti perché non ha pubblicato una sua foto recente e perché questi ha confermato quanto già detto anni fa, aggiungendovi tra l’altro dei dettagli inediti “di colore”, ndr). Da parte mia sono disposto a confermare personalmente, di fronte alle Vostre Eccellenze, tutto quanto sto dicendo. Così come sono disposto ad affermare ai famigliari delle quattro vittime, occhi negli occhi, che non ho ucciso i loro cari. So che la giustizia del Brasile terrà conto di tutti gli elementi che, messi assieme, provano la mia innocenza e il modo tremendo con cui sono stato usato a mo’ di capro espiatorio durante questo processo pieno di così tanti errori in Italia. La collera sproporzionata di alcuni settori in Italia (ieri la Camera ha votato all’unanimità una mozione che non lascia dubbi sull’aggettivo “alcuni, ndr) discende, in gran parte, dal fatto che non vogliono o non gli conviene riconoscere che il mio processo fu totalmente falsato, come tanti altri di quello stesso periodo.
Spero, Signori Ministri, che mi abbiate capito, nonostante l’attacco irrazionale e vergognoso di settori molto influenti di un paese – l’Italia – contro la mia persona. Sulla mia vita e sul mio onore posso affermare che ho sempre lottato contro la violenza fisica durante la rivolta italiana e che non ho mai attentato contro la vita delle persone. Questa è la verità, che nessuna prova ha smentito.
Sollecito alle Vostre Eccellenze, Signori Ministri, di ricevere le espressioni del mio rispetto e della mia più alta considerazione.
Cesare Battisti 

  • mariazuppello
  • Venerdì 27 Febbraio 2009

Caso Battisti: si decide il 3 marzo. Ecco i tre possibili scenari

OkNotizie

Tweet

  • Tags: Brasile, cesare-battisti, Italia, Supremo-Tribunale-Federale
  • 4 commenti

Cesare Battisti

Iniziano a delinearsi chiaramente i possibili scenari per la soluzione del controverso caso di Cesare Battisti, l’ex terrorista scrittore di cui l’Italia ha chiesto l’estradizione nel 2007 e al quale il governo Lula ha concesso invece lo status di rifugiato politico lo scorso 13 gennaio. Ma soprattutto comincia a concretizzarsi la data in cui conosceremo la sorte di Battisti. Panorama.it ha infatti raccolto da fonti sinora molto attendibili che sarà il prossimo martedì 3 marzo il giorno in cui il Supremo Tribunale Federale verde-oro, massima autorità del giudiziario brasiliano, deciderà se concedere l’estradizione di Battisti all’Italia o, invece, avallare la decisione dell’esecutivo Lula. Quali invece gli scenari possibili e le probabilità che si realizzino?

Maurizio Lupi, forzista e vicepresidente della Camera, e Fabio Porta, deputato eletto all’estero nelle fila dei DS, sono stati entrambi nei giorni scorsi a Brasilia nella prima missione ufficiale dopo lo scoppio della crisi diplomatica tra Roma e Brasilia. Una missione bipartisan e benedetta dal presidente della Camera Gianfranco Fini per spiegare la posizione del governo italiano sul caso Battisti ma, soprattutto, per far capire che, al di là delle polemiche, i legami economici e culturali tra Italia e Brasile vanno ben oltre la sorte di una singola persona. Tra le tante testimonianze i due hanno anche raccolto quella di César Alvarez, petista storico che lavora nel gabinetto di Lula e vecchio amico del Partito Comunista Italiano che lo accolse a lungo in quel di Bologna oltre vent’anni fa. Alvarez ha delineato ai due nostri deputati tre scenari possibili per il prossimo 3 marzo e, grazie a queste ed altre informazioni raccolte sul campo, Panorama.it è oggi in grado anche di fare delle previsioni sull’esito del caso Battisti.

Primo scenario. Il Supremo confermerà la decisione del ministro della Giustizia Tarso Genro e, dunque, lo status di rifugiato politico all’ex terrorista scrittore (15% di possibilità).

Secondo scenario. Il Supremo concederà l’estradizione di Battisti e Lula firmerà l’atto di rimpatrio dell’ex terrorista scrittore (35% di possibilità).

Terzo scenario. Il Supremo troverà una formula per dire “siamo d’accordo con l’estradizione ma questo atto, vista la decisione dell’esecutivo, non è di nostra competenza bensì dell’esecutivo”. Lula, a quel punto, confermerà quasi sicuramente la decisione di Genro (50% di probabilità). Altre informazioni raccolte a Brasilia, intanto, confermano che nel governo brasiliano il ministro che più difende lo scenario dell’estradizione è il ministro della Difesa Nelson Jobim, seguito a ruota dal ministro degli Esteri Celso Amorim. D’altra parte, invece, Genro con tutti gli altri ministri del PT sono per la concessione del rifugio politico a Battisti che, a detta loro, rischierebbe la vita se dovesse tornare in Italia.

  • mariazuppello
  • Martedì 24 Febbraio 2009

Battisti: “Il Pm Spataro ha sconfitto il terrorismo con la tortura”

OkNotizie

Tweet

  • Tags: Achille-Lollo, Armando-Spataro, Br, Brasile, cesare-battisti, Italia, Luciano-Pessina, Lula, Pac, Pietro-Mancini, PT
  • 3 commenti

Cesare Battisti

“Torturatore e assassino”. Cesare Battisti definisce così Armando Spataro, il sostituto procuratore della Repubblica che lo ha condannato in Italia per 4 omicidi. L’accusa è stata fatta nel carcere di Papuda in cui l’ex terrorista dei Pac (Proletari armati per il Comunismo) è rinchiuso dal marzo 2007 durante una visita di quattro onorevoli brasiliani, Manuela d’Ávila (PcdoB-Partido Comunista do Brasil), José Nery (Psol – Partido Socialismo e Libertade), José Eduardo Cardoso e João Pedro, entrambi del PT, il partito dei lavoratori di Lula. “È un assassino”, ha dichiarato Battisti, “è un torturatore”. Le dichiarazioni dell’ex terrorista scrittore sono state riportate “in esclusiva” dal sito Vermelho, ovvero in italiano “Rosso”, che in Brasile ha preso le sue difese.

Battisti accusa senza mezzi termini Spataro di aver coordinato un sistema di tortura e repressione vigente a suo dire all’epoca in Italia. Non solo, ha anche sostenuto che i terroristi pentiti si sarebbero pentiti proprio a causa del sistema di tortura messo in piedi da Spataro. Un sistema, ha specificato l’ex terrorista scrittore, pienamente appoggiato da agenti americani che avrebbero addirittura insegnato agli italiani tecniche nuove, tra cui quelle chimiche. Oltre alla nuova lista di accuse Battisti ha ribadito per l’ennesima volta la sua innocenza rispetto ai reati contestatigli.
Altra novità che arriva sempre dal Brasile è “la terza via” proposta dalla giudice Maria Lúcia Karam. Se il Brasile, infatti, opta al momento per la concessione dello status di rifugiato politico mentre l’Italia spinge per l’estradizione, l’alternativa per la Karma sarebbe più semplice. Che il Brasile, cioè, permetta a Battisti di rimanere nel paese concedendogli lo status di residente. Come già accordato ad altri ex terroristi italiani basti pensare ad Achille Lollo, coinvolto nel rogo di Primavalle e latitante, Pietro Mancini, ex militante delle Brigate Rosse al pari di Luciano Pessina, oggi ristoratore. Di tutti l’Italia chiese a suo tempo l’estradizione ma, concedendogli la residenza, il Brasile la negò e, oggi, i tre vivono a Rio de Janeiro, tra il Cristo redentore e la paradisiaca spiaggia di Copacabana.

  • mariazuppello
  • Venerdì 13 Febbraio 2009

Caso Battisti: voto in bilico al Tribunale Supremo

OkNotizie

Tweet

  • Tags: Battisti, Brasile, Italia, Lula, Supremo-Tribunale-Federale, Tarso-Genro
  • 2 commenti

Cesare Battisti
LEGGI ANCHE: Tutti gli articoli sul caso Battisti

Secondo fonti molto affidabili, sia italiane che brasiliane, contattate  da Panorama.it in Brasile, sarebbero abbastanza alte le possibilità che il Supremo Tribunale Federale (STF), la massima carica del giudiziario verde-oro, ribalti la decisione del ministro della Giustizia di Lula, Tarso Genro, che lo scorso 13 gennaio ha concesso lo status di rifugiato politico all’ex terrorista scrittore Cesare Battisti. Una fiducia discreta si respira negli ambienti italiani di San Paolo, Rio e Brasilia anche perché dai corridoi del Supremo cominciano a trapelare le prime indiscrezioni secondo le quali almeno cinque dei dieci ministri che parteciperanno al giudizio sul caso Battisti sarebbero inclini a votare contro Genro e per l’estradizione. I membri del STF sono in realtà undici ma proprio ieri Celso de Mello, il giudice di nomina più antica, ha anticipato che per “motivi personali” si asterrà dal voto, aggiungendo tuttavia che “non ci sarebbe nessuna incoerenza se il Supremo cambiasse quella che sino ad oggi è stata la sua giurisprudenza” e decidesse di “rispondere positivamente alla richiesta di estradizione dell’Italia”.

Non è quindi scontato come pensavano in molti che il Supremo confermi giuridicamente le posizioni  di Genro. In base alle informazioni raccolte nei corridoi del STF, infatti, oggi i cinque nomi favorevoli ad accogliere le richieste italiane su Battisti sarebbero quelli del presidente Gilmar Mendes, del vicepresidente che analizza il caso Cezar Peluso e dei ministri Ricardo Lewandowski, Carlos Alberto Menezes Direito ed Ellen Gracie. All’interno del Supremo la tesi di chi è favorevole a riconsegnare Battisti alle autorità italiane è che in Brasile una legge ordinaria come quella sui rifugiati politici alla quale si è appellato Genro non può togliere la competenza del Supremo Tribunale Federale a giudicare i casi di estradizione in quanto tale competenza è prevista invece da una legge costituzionale. Per ora nulla trapela sull’inclinazione degli altri 5 membri del STF, ovvero Marco Aurélio Mello - nominato dall’ex presidente Collor - Carlos Britto, Joaquim Barbosa, Eros Grau e Carmen Lucia, scelti tutti dall’attuale presidente Lula, mentre a Brasilia il gabinetto del Senatore Eduardo Matarazzo Suplicy, tra i più attivi nella difesa di Battisti, sta cercando di entrare in contatto con il magistrato Ambrogio Spataro, per spiegare “le motivazioni della concessione del rifugio” e dove, sempre secondo lo stesso Suplicy, chi condannò Battisti avrebbe preso lucciole per lanterne. A rafforzare la posizione dell’Italia, nelle ultime ore, ci sarebbero anche una serie di pressanti telefonate a Genro e ad altri membri del governo brasiliano provenienti da ambienti vicini al Partito Democratico, alla Cisl e al Partito dei Comunisti Italiani. Tutte telefonate di persone che in passato aiutarono non poco Lula e il PT da lui fondato nel 1980, tutte molto critiche nei confronti della decisione di concedere il rifugio politico a Battisti. Voci di corridoio, questa volta dal Palazzo, assicurano che in parte queste telefonate avrebbero aperto spiragli anche sul fronte politico della coalizione che appoggia Lula.

  • mariazuppello
  • Venerdì 6 Febbraio 2009

Sì di Strasburgo alla risoluzione contro Battisti. Esclusivo: la lettera al Parlamento Ue di Fred Vargas

OkNotizie

Tweet

  • Tags: cesare-battisti, Fred-Vargas, Parlamento-europeo, Pöttering
  • 5 commenti

Cesare Battisti

E’ stato approvato dal Parlamento di  Strasburgo l’appello alle autorità brasiliane affinché tengano conto delle sentenze italiane di condanna di Cesare Battisti. La risoluzione, approvata dall’europarlamento con appello nominale, è stata approvata con 46 voti a favore, 8 contro e nessun astenuto. Panorama.it ha ricevuto la lettera che ieri la giallista Fred Vargas, firmataria assieme a Daniel Pennac e altri intellettuali  dell’appello a favore dell’ex terrorista rosso, ha inviato al Presidente Ue, Hans-Gert Pöttering, per cercare di convincere gli eurodeputati a non votare la risoluzione di appoggio alla richiesta di estradizione che Roma ha inviato a Brasilia.

Signor Presidente,
Dopo aver saputo che il Parlamento Europeo esaminerà giovedì 5 febbraio il caso di Cesare Battisti, mi permetto di portare alla sua conoscenza e a quella dei deputati le informazioni fondamentali che hanno motivato la decisione del ministro della Giustizia brasiliano, Tarso Genro, e che ritengo necessarie per una vostra comprensione oggettiva del caso.
Prima del processo che ha condannato in contumacia all’ergastolo, Cesare Battisti era stato giudicato in Italia in un processo contro di lui e contro altri imputati   durante il quale  era presente (1979-1981). In quel frangente Battisti è stato condannato a 12 anni di carcere per attività sovversiva e porto illegale d’armi – fatti da lui mai negati – non essendo stato in nessun momento accusato di qualsiasi partecipazione nei quattro omicidi commessi dai Pac, il suo antico gruppo politico (13 i casi di tortura denunciati durante questo processo).

Il secondo processo contro il gruppo è iniziato nel 1982 (1982-1993). Cesare Battisti, assente e senza conoscere questo fatto, non ha avuto diritto ad una difesa normale: tre procure false  sono state fabbricate per “rappresentarlo” in questi 11 anni (i legali d’ufficio, secondo la scrittrice, sono stati nominati, con l’imputato in contumacia, usando firme apposte in precedenza dallo stesso Battisti  ndr). I suoi accusatori e, in particolare l’antico capo del gruppo, sono stati considerati “pentiti” o “dissociati” dal gruppo, ottenendo benefici con riduzioni di pene in cambio di delazioni. Di conseguenza Battisti è stato l’unico del suo gruppo a ricevere un ergastolo.

Vari altri elementi dimostrano che Cesare Battisti non ha partecipato agli omicidi per i quali è stato condannato. Questo insieme di informazioni ha consentito alle autorità brasiliane di riconoscere che il processo è stato sostanzialmente viziato, che la colpevolezza di Battisti era dubbia e che la pressione violenta del governo italiano conferma una persecuzione politica nei suoi confronti. Le autorità e la magistratura italiana non vogliono che siano rivelate le terribili irregolarità dei 4.700 processi degli anni di piombo attraverso questo caso altamente simbolico.

Numerose personalità brasiliane appoggiano la decisione, competente e basata sui fatti, del ministro Tarso Genro. Tra queste il senatore Eduardo Matarazzo Suplicy e uno dei giuristi più rispettati del paese, Dalmo Dallari, e con me si mettono a sua disposizione per informazioni più dettagliate. Spero che il Parlamento Europeo non si pronunci a favore dell’estradizione di un uomo la cui colpevolezza suscita grandi dubbi e che la giustizia italiana, per 11 anni, ha giudicato con l’aiuto di false procure (che colloco a sua disposizione).

Riceva, Signor Presidente, la mia più alta considerazione
Fred Vargas 

  • mariazuppello
  • Giovedì 5 Febbraio 2009

Caso Battisti: il presidente della Corte brasiliana non esclude l’estradizione

OkNotizie

Tweet

  • Tags: Brasile, cesare-battisti, Michele-Valensise, Presidente-Lula, Unione-Europea
  • 2 commenti

Cesare Battisti

Cesare Battisti potrebbe presto inviare una lettera al Supremo Tribunal Federal per spiegare in dettaglio la sua posizione. A dichiararlo a Panorama.it alcune fonti ben informate vicine all’ex terrorista rosso, condannato all’ergastolo in contumacia da un tribunale italiano per quattro omicidi. Resta ancora da chiarire se questa lettera verrà divulgata anche alla stampa, come accaduto qualche giorno fa quando, fuori dal carcere di Papuda, l’ex terrorista dei Pac (Proletari Armati per il Comunismo) ha fatto distribuire dai suoi avvocati ai giornalisti presenti una lettera scritta a mano in cui chiariva la sua situazione.

Che i giochi non siano ancora chiusi lo si deduce anche da una dichiarazione resa stamane da Gilmar Mendes, il presidente della Suprema Corte brasiliana, secondo il quale “il Tribunale ha già decretato in precedenza che la concessione dell’asilo politico non inficia la possibilità dell’estradizione”. Mendes ha infatti ricordato come in altri casi è valso il principio opposto, cioé che persone cui era stato concesso l’asilo politico poi sono poi state estradate. “E’ una questione che dovremo esaminare di nuovo a fondo a marzo”, ha aggiunto il presidente del Tribunale, lasciando intendere che la decisione non è affatto scontata.

Dal punto di vista politico, in Brasile, mentre gli ultimi sondaggi danno il gradimento di Lula ad un record dell’85%, la Commissione Esteri del Senato brasiliano, il cui Presidente è Heraclito Fortes del partito d’opposizione Dem, si prepara ad ascoltare il Ministro della Giustizia Tarso Genro per chiedere chiarimenti.
In particolare in relazione al diverso atteggiamento tenuto dal ministro nei confronti di Battisti rispetto a quello avuto lo scorso anno nei confronti di due atleti cubani, uno dei quali vincitore di due ori olimpici, che si erano rifugiati in Brasile durante i Giochi Panamericani. Sull’argomento il ministro aveva già messo le mani avanti sostenendo che i pugili non avevano fatto richiesta ufficiale di asilo politico, dimenticando – sostengono fonti bene informate - di aggiungere che il loro interrogatorio si era tenuto in presenza di un agente dei servizi segreti cubani. I due atleti furono rispediti a casa con un aereo del Venezuela. Ma che volessero l’asilo politico lo dimostra il fatto che uno di loro l’ha ottenuto scappando prima in Messico e poi in Germania, dove adesso vive.

Quanto ai rapporti tra Italia e Brasile divenuti critici a causa del caso Battisti, José Dirceu, ex ministro della Casa Civil, l’equivalente del nostro Viminale, con un passato da guerrigliero ha dichiarato di non vedere nessun motivo per questa crisi. “L’unica spiegazione che mi do - ha detto sul suo blog - è il carattere ideologico della coalizione che governa l’Italia e la debolezza dell’opposizione democratica italiana, incapace di opporsi all’isteria collettiva creata dal governo del presidente del consiglio Silvio Berlusconi”.

Nei prossimi giorni l’Italia sarà ascoltata dal Brasile. Proprio per questo, dopo essere stato richiamato dal ministro Franco Frattini in Italia, il nostro ambasciatore Michele Valensise ha fatto ritorno a Brasilia per partecipare all’audizione della Corte e presentare una corposa memoria sul caso dell’ex terrorista. “Non è  il momento di parlare di ritorsioni diplomatiche nei confronti del Brasile” , ”andiamo avanti confidando che la Corte suprema brasiliana ribalti la decisione del ministro della Giustizia” ha affermatoFranco Frattini, rispondendo ai cronisti oggi a Perugia. Infine anche l’Unione Europea discuterà giovedì del caso a Strasburgo. 

  • mariazuppello
  • Mercoledì 4 Febbraio 2009
Articoli più recenti »
« Articoli precedenti

LE NEWS, I CANDIDATI, IL CALENDARIO... LE NEWS, I CANDIDATI, IL CALENDARIO...

I PERSONAGGI DELLA SETTIMANA I PERSONAGGI DELLA SETTIMANA

TUTTE LE TIMELINE DI PANORAMA.IT TUTTE LE TIMELINE DI PANORAMA.IT

STORIE DAL MONDO STORIE DAL MONDO

IL MONDO IN CLASSIFICA IL MONDO IN CLASSIFICA

LE NOTIZIE CHE NON VI ABBIAMO DATO LE NOTIZIE CHE NON VI ABBIAMO DATO

GLI EVENTI POLITICO-ECONOMICI DELLA SETTIMANA GLI EVENTI POLITICO-ECONOMICI DELLA SETTIMANA

SCOMMESSE SUL MONDO SCOMMESSE SUL MONDO

LE OPINIONI DI SERGIO ROMANO LE OPINIONI DI SERGIO ROMANO

RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE

FALLIMENTO O SALVATAGGIO FALLIMENTO O SALVATAGGIO

LA PRIMAVERA ARABA LA PRIMAVERA ARABA

INDIGNADOS DI TUTTO IL MONDO INDIGNADOS DI TUTTO IL MONDO

GHEDDAFI, FINE DI UN DITTATORE GHEDDAFI, FINE DI UN DITTATORE





FacebookTwitter
NewsletterFeed rss
Mobile & AppsServizi SMS
segui panorama su twitter

 
assicurazione
 
mutui
 
prestiti
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 


I più letti di oggi

  • “Eliminiamo i rifiuti stranieri”: nuove offensiva xenofoba della tv di stato cinese
  • Barack Obama e Mitt Romney: rissa sul posto di lavoro
  • Attenti alla “dracmatizzazione”, perché l’uscita della Grecia dall’euro avrebbe effetti terribili per tutti
  • Nell’India globalizzata per gli anziani non c’è spazio
  • Amnesty International: “Leadership mondiali incapaci di difendere i più deboli”
  • Le donne in carriera sopra i 25 anni per i cinesi sono “avanzi”. E nessuno le sposa
  • La nuova vita del generale Stanley Mc-Chrystal: oggi insegno che in guerra e in affari vale la stessa strategia
  • Il Titanic naviga ancora, in un mare di teorie del complotto
  • Un mondo di guerre per il petrolio - LA MAPPA
  • Essere gay in Egitto. Paura, speranza e sfida

FOTOBLOG: IL MONDO IN DIRETTA FOTOBLOG: IL MONDO IN DIRETTA

LE FOTO PIÙ BELLE DELLA SETTIMANA LE FOTO PIÙ BELLE DELLA SETTIMANA

I VOLTI DELLA SETTIMANA I VOLTI DELLA SETTIMANA

Gli ultimi commenti

  • indigesto su Nell’India globalizzata per gli anziani non c’è spazio
  • cantastorione su Mitt Romney piace ai barbieri, Barack Obama ai camionisti
  • cantastorione su La nuova vita del generale Stanley Mc-Chrystal: oggi insegno che in guerra e in affari vale la stessa strategia
  • indigesto su Essere gay in Egitto. Paura, speranza e sfida
  • India: i giovani sfidano con la musica il governo corrotto – Mondo … | Made in India su India: i giovani sfidano con la musica il governo corrotto
  • anna.one su 10 cose che accadono oggi: giovedì 17 maggio
  • anna.one su Mitt Romney piace ai barbieri, Barack Obama ai camionisti

Archivi

  •  2012
    • Maggio 2012
    • Aprile 2012
    • Marzo 2012
    • Febbraio 2012
    • Gennaio 2012
  •  2011
    • Dicembre 2011
    • Novembre 2011
    • Ottobre 2011
    • Settembre 2011
    • Agosto 2011
    • Luglio 2011
    • Giugno 2011
    • Maggio 2011
    • Aprile 2011
    • Marzo 2011
    • Febbraio 2011
    • Gennaio 2011
  •  2010
    • Dicembre 2010
    • Novembre 2010
    • Ottobre 2010
    • Settembre 2010
    • Agosto 2010
    • Luglio 2010
    • Giugno 2010
    • Maggio 2010
    • Aprile 2010
    • Marzo 2010
    • Febbraio 2010
    • Gennaio 2010
  •  2009
    • Dicembre 2009
    • Novembre 2009
    • Ottobre 2009
    • Settembre 2009
    • Agosto 2009
    • Luglio 2009
    • Giugno 2009
    • Maggio 2009
    • Aprile 2009
    • Marzo 2009
    • Febbraio 2009
    • Gennaio 2009
  •  2008
    • Dicembre 2008
    • Novembre 2008
    • Ottobre 2008
    • Settembre 2008
    • Agosto 2008
    • Luglio 2008
    • Giugno 2008
    • Maggio 2008
    • Aprile 2008
    • Marzo 2008
    • Febbraio 2008
    • Gennaio 2008
  •  2007
    • Dicembre 2007
    • Novembre 2007
    • Ottobre 2007
    • Settembre 2007
    • Agosto 2007
    • Luglio 2007
    • Giugno 2007
    • Maggio 2007
    • Aprile 2007
    • Marzo 2007
    • Febbraio 2007
  • Home
  • Fotogallery
  • EPOCA
  • Edicola
  • Archivio
  • Info
torna su
  • Condizioni di partecipazione
  • Credits
  • Scrivi a Panorama
  • Feed Rss
  • Privacy
  • Gruppo Mondadori
  • Pubblicità
  • Abbonamenti
  • Scopri i siti mondadori
  • R101
Arnoldo Mondadori Editore
© 2007 Arnoldo Mondadori Editore S.p.A. - Partita IVA 08386600152