Ha meno di 10 anni (li compirà il 15 ottobre) e un futuro da grande calciatore davanti. Almeno così sperano quello del Manchester United, che gli hanno messo gli occhi addosso e se lo porteranno in Inghilterra per uno stage. Il piccolo prodigio si chiama Rhain Davis, è di nazionalità britannica, ma vive in Australia, a Brisbane. A Manchester ci andrà insieme alla mamma, contentissima di accompagnarlo: “Partiamo subito” ha detto dopo aver ricevuto la proposta dei Red Devils, che hanno opzionato suo figlio offrendogli una borsa di studio.
Il bimbo in effetti è uno spettacolo da vedere, fa cose straordinarie col pallone tra i piedi e raccoglie fan da tutto il mondo su YouTube. Numero 10 sulle spalle, destro naturale, fa finte, controfinte, doppi passi e dribbling ed è molto veloce: un repertorio incredibile per uno della sua età, il classico genietto del calcio in miniatura (e non solo perhé ha 10 anni), insomma. Sui campetti australiani - almeno da quanto si vede nei cliccatissimi video su di lui - sembra divertirsi. Si spera che continui a farlo anche su quelli inglesi.
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Una cifra da capogiro: ben 660 milioni di dollari (485 milioni di euro), che creeranno non pochi problemi alla diocesi di Los Angeles, e rappresentano un record da guinness dei primati nella dolorosa vicenda dei sacerdoti accusati di pedofilia negli Usa. Sarà sottoscritto in queste ore il patteggiamento extragiudiziario che annullerà una quindicina di processi civili che dovevano approdare in tribunale e prendere in esame accuse per reati di pedofilia e molestie sessuali commessi da preti, frati e personale laico delle parrocchie della città del cinema in un arco di tempo di settant’anni.
La diocesi guidata dal cardinale Roger Mahoney ha quindi deciso di pagare, risarcendo 508 vittime di molestie sessuali, molte delle quali avvenute molti anni fa (sono stati segnalati infatti casi risalenti agli anni precedenti la seconda guerra mondiale). L’intesa pone fine a tutte le azioni legali nei confronti della arcidiocesi, la più popolosa di tutti gli Stati Uniti.
Com’è noto, in America la legislazione prevede che nel caso di reati di questo genere, a rispondere non sia soltanto la persona accusata – così accade ad esempio in Italia – ma anche la Chiesa nella quale il responsabile delle molestie presta servizio.
Dopo lo scandalo scoppiato a Boston cinque anni fa, che aveva portato alla rinuncia del cardinale Bernard Law, e a un deciso giro di vite da parte delle autorità vaticane, diverse diocesi statunitensi hanno rischiato la bancarotta, visto che Boston ha dovuto sborsare 157 milioni di dollari, mentre la diocesi di Portland (in Oregon) ha dovuto tirar fuori 129 milioni.
Fatte le somme, le azioni legali per gli abusi sessuali del clero sono già costati alla Chiesa cattolica americana la cifra astronomica di 1,5 miliardi di dollari. Ogni diocesi deve vedersela da sola, senza aiuti finanziari dal Vaticano.
Cinque diocesi - San Diego, Davenport nell’Iowa, Portland, Spokane nello stato di Washington e Tucson in Arizona - hanno chiesto la protezione dalla bancarotta. A ciascuna vittima andranno 1,3 milioni di dollari e c’è chi ha espresso riserve: “È una cifra enorme che dimostra un enorme senso di colpa. Ma io non avevo fatto causa per avere soldi. Non ci sono soldi abbastanza che mi possono ridare la mia infanzia”, ha detto Mary Ferrell, una vittima, che oggi 59 anni. I 660 milioni di dollari metteranno la parola fine a 570 denunce di abuso da parte di 221 preti, frati e altri dipendenti laici della diocesi in un arco di 70 anni. Nel 2002 - ed è una anomalia rispetto ad altre congregazioni - lo stato della California approvò una legge che creava una finestra di un anno durante la quale potevano essere presentate denunce senza limiti retroattivi di tempo.
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L’unico rimpianto è che non sia successo in Italia. Perché lo “slalom speciale” di Lionel Messi ci avrebbe fatto dimenticare lo schiaffo Uefa sull’Europeo del 2012, la stupidità degli ultrà che abitano le curve, le squallide vicende di Calciopoli e tanti altri dispiaceri legati al nostro calcio.
Tant’è. La fuga di 50 metri, corsa dal giovane campione argentino del Barcellona (nella sfida contro il Getafe), palla al piede, in meno di 11 secondi e saltando gli avversari come fossero birilli è il modo migliore per rimettere tutti d’accordo con il pallone. Ricordando quale spettacolo possa andare in scena sul manto erboso degli stadi.
A proposito di memoria, il gesto di Messi è stato - giustamente - messi a paragone con l’altro campionissimo argentino, quel Diego Maradona che durante la semifinale del Mondiale ‘86, contro l’Inghilterra, segnò un gol rimasto nella storia e negli occhi di tutti gli amanti del calcio.
Non per niente il giovanotto del Barcellona è da molti considerato l’erede del Pibe de Oro. Che, mentre entra ed esce da ospedali e cliniche, è stato omaggiato dal regista Marco Risi con il film La Mano De Dios. A tutti però piace ricordarlo così, rivedendolo nello show di un altro campione argentino che fa già molto parlare di sé.
Il video di YouTube che mette a confronto le due prodezze:
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