
Manifestazione del Tea Party a Washington (Credits: LaPresse/Jacquelyn Martin)

Doveva essere uno dei protagonisti delle primarie repubblicane del 2012 e invece, alla fine (o meglio, già all’inizio), si è ritrovato in un ruolo da comprimario, anche se non così marginale nello sviluppo della trama, una parte che gli permette comunque di lasciare una traccia della sua presenza nella pellicola. The Tea Party is dead, it’s gone, ha detto Chris Littleton, il co-fondatore dell’Ohio Liberty Council, uno dei gruppi più importanti affiliati al movimento. Il Tea Party è morto, secondo questo suo leader, ucciso dalla sua incapacità di agire con efficacia all’interno del processo per la nomination. Continua

Rick Santorum (Credits: LaPresse/ Charles Rex Arbogast)

Se non è un vero e proprio terremoto politico, la vittoria di Rick Santorum nei due caucus in Colorado e in Minnesota e nelle primarie non ufficiali del Missouri è sicuramente un evento in grado di scompigliare le carte della corsa alla nomination repubblicana. Una tripletta inaspettata. Un’affermazione così solida nei numeri da rimettere in discussione alcune di quelle che fino a ieri sembravano delle certezze: l’Inevitabilità del candidato Mitt Romney (che dopo queste tre sconfitte è ancora considerato il frontrunner, ma è molto, molto indebolito) e il nome del suo rivale (che era Newt Gingrich, ma il cui posto sembra essere preso ora proprio dall’ex senatore della Pennsylvania). Continua

Rick Santorum e Mitt Romney (Credits: LaPresse/Paul Sancya)

Che per Mitt Romney l’avversario da battere nei caucus in Minnesota e in Colorado si chiami Rick Santorum, lo si è capito quando la squadra elettorale dell’ex governatore è ritornata a cercare con insistenza e gran lena atti o dichiarazioni considerabili “compromettenti” dell’ex senatore della Pennsylvania. Frecce da mettere nella faretra e tirare nelle ultime ore della campagna elettorale in questi due Stati, come poi è avvenuto. Continua

Mitt Romney (Credits: EPA/MICHAEL NELSON)
L’esito finale dei caucus del Nevada era scontato, ma non per questo la vittoria di Mitt Romney può essere considerata meno significativa. L’ex governatore del Massachusetts ha fatto il pieno di voti in queste consultazioni aperte ai solo iscritti al partito Rpubblicano (42.6%), si è confermato il Frontrunner e grazie al distacco inflitto agli avversari (Newt Gingrich è arrivato secondo con il 26% dei voti, terzo Ron Paul con il 18.5% e ultimo si è classificato Rick Santorum ha avuto il 13%) può guardare con ragionevole ottimismo al prossimo appuntamento con le primarie in Minnesota e in Colorado (dove è il favorito), il 7 febbraio. Continua

Mitt Romney e Donald Trump (Credits: LaPresse/Julie Jacobson)

Le modalità dell’annuncio sono state quelle tipiche date dall’originalità del personaggio; una sorpresa, il colpo di teatro di un uomo abituato ormai a coniugare in pubblico e senza alcuna remora fama e ricchezza, popolarità e denaro, politically (no) correct e passione politica, affari ed elezioni. Un businessman avezzo a usare il mezzo televisivo, esercitato a recitare la sua parte in prima persona e senza alcuna maschera, allenato a mostrarsi per quello che è: un miliardario e un istrione. Continua

Il trionfo di Mitt Romney (Credits: Ansa/Justin Lane)

Era forse la prova più difficile, ma Mitt Romney l’ha superata con una facilità e uno slancio che lo ripropongono senza alcun dubbio come il Frontrunner, il superfavorito nella corsa alla nomination repubblicana. Per lui, le primarie in Florida sono state un trionfo: ha conquistato quasi la metà degli elettori, il 46,4% per essere esatti. Dietro il suo lungo passo, arrancano Newt Gingrich a una distanza che possiamo considerare (politicamente) siderale (31,9%), Rick Santorum (13,4%) e Ron Paul (7%). Continua

Newt Gingrich in Florida (Credits: LaPresse/Carline Jean)

Newt non si arrende. Nonostante la vittoria in Florida sembra essere nella mani del suo rivale Mitt Romney, l’ex Speaker ha già fatto sapere che questa non sarà la sua ultima battaglia. La guerra andrà avanti fino alle convention di Tampa, anche se il voto nel Sunshine State dovesse risultare come un definitivo via libera al rivale. Potrebbero sembrare le parole di un candidato che intende giocarsi il tutto per tutto alla vigilia di uno delle più importanti votazioni per la nomination, ma in realtà quello di Gingrich è un annuncio vero e non propagandisco. Continua

Newt Gingrich in Florida (Credits: La Presse/Joe Burbank)

Le elezioni sono una questione di numeri. Basta guardarli per comprendere come l’establishment del Partito Repubblicano voglia eliminare dalla corsa per la nomination Newt Gingrich e si aspetta che le primarie in Florida siano il momento giusto per colpirlo (quasi) a morte. Continua
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