Il suo nome è quasi un codice: “Grand Beijing Safeguard Sphere”. Si sa poco sul suo funzionamento. Si sa invece che è il vero cervellone elettronico della sicurezza olimpica a Pechino. Il pacchetto, acquistato nel 2001 ancora in fase sperimentale, è stato messo a punto definitivamente solo quest’anno. A un costo di 6,5 miliardi di dollari. Le sue 300 mila telecamere piazzate in ogni angolo della città avranno il compito di identificare elettronicamente individui sospetti, anche se essi si dovesse muovere in mezzo alla folla.
Dopo Londra, è il secondo sistema di videosorveglianza più esteso del mondo.
Ma Pechino ha anche sborsato altri soldi. Secondo la Security Industry Association, di Alexandria (Virginia), per le attrezzature della sicurezza si sono spesi anche fra i 300 e i 400 milioni di dollari. A rifornire la Cina, aziende americane come Honeywell, General Electric e Ibm. Il sofisticato sistema di controllo della Honeywell permetterà alle forze di sicurezza cinesi di analizzare le riprese di siti sensibili, Visiowave della Ge fornirà comunicazione e controllo simultanei su potenziali target che si spostano velocemente, individuati dagli obiettivi delle telecamere.
Una rivoluzione nel controllo interno di opposizione, attivisti dei diritti umani e media. Innovativa, ma che si interseca con quella tradizionale. Negli ultimi mesi, sono stati reclutati centinaia di tassisti e insospettabili vicini di casa, per tenere d’occhio altri cinesi e gli stranieri in arrivo per i Giochi. “E’ il meglio del vecchio e il meglio del nuovo”, commenta Sharon Hom, dell’osservatorio sui diritti umani in Cina. “I sistemi di controllo che già conoscevamo si sovrappongono alla tecnologia. Tutti hanno la percezione che stiamo entrando in uno stato di polizia”.
- Lunedì 11 Agosto 2008

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