
Alcuni degli 11mila poliziotti militari in sciopero (Credits: Fotos Gov/Ba by Flickr)
Sono giorni drammatici quelli che un intero stato brasiliano, Bahia, conosciuto nel mondo per le sue spiagge tropicali e un Carnevale tra i più variopinti del Paese sta vivendo. La capitale Salvador è in stato di guerra, le strade sono deserte, risuona solo l’eco delle sirene e delle pallottole. Succede infatti che uno sciopero decretato dalla polizia militare bahiana sei giorni fa per migliorare le condizioni salariali - lo stipendio medio di un poliziotto di prima nomina si aggira sui 1.500 reais, circa 700 euro in uno Stato divenuto carissimo - abbia messo in ginocchio la capitale, levando così il freno ad una criminalità spietata che non attendeva altro. Continua

La protesta delle pentole, alias cacerolazo (Credits: 085loco by Flickr)
Corralito in spagnolo, piccolo recinto in italiano. Dieci anni fa questa parola, fino ad allora insignificante, in Argentina diventò sinonimo di fallimento. Fallimento dello Stato, del capitalismo neoliberale, di un’intera classe politica. Que se vayan todos diventò lo slogan più in voga, urlato nelle piazze invase da milioni di argentini che, con pentole, mestoli e coperchi in mano, chiedevano le dimissioni di presidente e ministri. “Andatevene tutti!” Continua

Murales del Che a San Francisco (Credits: Franco Folini by Flickr)
Da simbolo di un’epoca e di più generazioni, a brand per una delle più conosciute case produttrici d’auto, la Mercedes Benz. Questa la sorte toccata, suo malgrado, a Ernesto Che Guevara e alla sua immagine. Per il guerrigliero marxista, tra i padri della rivoluazione cubana, nato in Argentina e morto in un’imboscata a La Higuera in Bolivia il 9 ottobre del 1967 sembra, insomma, davvero non esserci tregua. Continua

Fidel Castro (Credits: UN Photo/Evan Schneider)
Se Twitter lo dà per morto in media ogni due mesi, Fidel Castro l’inossidabile - al punto da essere stato inserito nel Guinness dei primati per essere sopravvissuto a 638 tentativi di ammazzarlo - aveva evidentemente bisogno di un suo “pari grado” per dimostrare al mondo di essere ancora vivo e vegeto. Continua

Mahamud Ahmadinejad (Credits: UN Photo/Marco Castro)
Mettete insieme il presidente venezuelano Hugo Rafael Chávez Frías con il suo omologo iraniano Mahmud Ahmadinejad e, senza essere dei maghi, vedrete scintille anti-statunitensi. Il primo, del resto, appena ha saputo dell’operazione alla tiroide di Lady Kirchner, aveva accusato Washington e la Cia di avvelenare i leader latinoamericani di “sinistra” con misteriose pozioni cancerogene. Continua

Chávez e Rousseff (Credits: dilmarousseff by Flickr)
Il presidente venezuelano Hugo Chávez è stato il primo a telefonare alla sua omologa argentina Cristina Kirchner, che ha annunciato ieri di avere un tumore alla tiroide, per farle gli auguri per le cure che dovrà affrontare e per l’operazione del 4 gennaio prossimo. Fin qui tutto bene e, anzi, un gesto nobile soprattutto perché arriva da lui, che dal giugno scorso sta lottando contro un cancro e che si è già sottoposto a svariati cicli chemioterapici nelle strutture sanitarie cubane. Continua

Cristina Kirchner (a sinistra) con Dilma Rousseff (Credits: dilmarousseff by Flickr)
È il quinto presidente dell’America Latina a scoprire di essere ammalato di cancro negli ultimi anni. Dopo i brasiliani Dilma Rousseff e Luiz Inácio Lula da Silva, il paraguayano Fernando Lugo e il venezuelano Hugo Chávez adesso tocca alla presidente dell’Argentina Cristina Kirchner, 58 anni, dover affrontare la battaglia che nessuno vorrebbe vivere. Continua

Kim Jong Un (Credits: North Korean Tv)
È designato a succedere al padre, Kim Jong-Il, appena scomparso in seguito ad un attacco cardiaco secondo quanto hanno riferito le fonti ufficiali. Gli occhi del mondo sono dunque puntati tutti su di lui, Kim Jong-un, di cui poco finora si è saputo ma su cui stanno trapelando notizie che in alcuni casi hanno dell’incredibile. Come per esempio il fatto di aver viaggiato con un’identità falsa con il nome inventato di Joseph Pak e un passaporto brasiliano. Continua
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