
(Credits: Epa/Ian Langsdon)
Quattro anni e mezzo fa, quando Nicolas Sarkozy conquistò l’Eliseo, nessuno avrebbe pronosticato che il campione della sinistra vaga François Hollande, detto Monsieur Flanby per via della mollezza che lo fa assomigliare a un crème caramel, avrebbe battuto nei sondaggi Supersarko. Eppure, se si votasse oggi per le elezioni presidenziali francesi del 2012, il 62 per cento degli elettori sceglierebbe François e solo il 38 Nicolas. Continua


(Credits: Getty Images)
Sabato 8 gennaio Jared L. Loughner, un ventiduenne disturbato, socialmente pericoloso, disoccupato, rifiutato dalle donne, già arrestato per detenzione di droga, che aveva sviluppato una misogina ossessione per la bionda e bella deputata democratica di Tucson, Gabrielle Giffords, dopo aver premeditato l’omicidio le ha sparato alla testa durante una manifestazione pubblica in uno shopping center, riducendola in stato vegetativo. Poi ha svuotato la sua pistola semiautomatica su una folla di elettori assassinando sei persone (tra cui un giudice federale e una bambina di 9 anni) e ferendone altre 13. Continua


(Credits: Rii Schroer / Rex Features)
C’è una foto di classe di Nick Clegg nella scuola dei ricchi di Westminster a Londra, quando aveva 16 anni. L’ha pubblicata il quotidiano inglese The Daily Telegraph. In seconda fila appare l’attrice Helena Bonham-Carter con lo stesso viso imbronciato di oggi. In quarta si erge lui, belloccio e disinvolto come ora: schiena dritta, mani in tasca, sguardo dritto sull’obiettivo. Esattamente come guarda oggi le telecamere, 27 anni dopo, nei dibattiti televisivi: i primi scontri in tv tra candidati premier in Gran Bretagna, il paese che dopo 50 anni di ma e forse ha accettato il sortilegio della televisione nel processo elettorale. Continua

(Credits: Julien M. Hekimian/Getty Images)
di Silvia Grilli
Un presidente francese ossessionato dai pettegolezzi sulla sua vita di coppia, che mena fendenti a vanvera. La sua corte che si sbrana in un regolamento di conti. I suoi avversari dentro il partito, lo storico rivale Dominique de Villepin e il sindaco di Bordeaux Alain Juppé, che lanciano provocatoriamente le proprie candidature alle presidenziali del 2012. E i giornali anglosassoni che ridicolizzano i «frogs» (i mangiatori di rane, i detestabili francesi) con sarcastico compiacimento: Continua

(EPA/CAROLINE BLUMBERG)
È lunedì 22 febbraio a Poitiers, 90 mila abitanti, la città dei 100 campanili, capitale della mite regione del Poitou-Charentes, sull’Atlantico. Nella sala Jean Monnet, dal nome del grande politico francese le cui ceneri riposano al Pantheon di Parigi, si tiene l’ultima sessione del consiglio regionale.
Continua

Fate attenzione al divo della serie televisiva Law & Order, cioè l’attore ed ex senatore repubblicano Fred Thompson. Qualche ora fa, Thompson ha dichiarato in televisione che correrà per diventare presidente degli Stati Uniti.
Con il suo annuncio, ha rubato la scena a tutti i suoi colleghi e ha rovinato la festa alla Cnn. Sì, perché Thompson ha perfidamente deciso di parlare alle 21 americane. Cioè un secondo dopo la fine del dibattito tra i dieci repubblicani che già si sono candidati (Rudolph Giuliani, Mitt Romney, John McCain e tutti gli altri), organizzato dalla rete satellitare Cnn. Ancora più perfidamente, ha concesso l’intervista al canale Fox News, cioè il più agguerrito rivale della Cnn.
Io ero nell’università benedettina di Saint Anselm, in New Hampshire, quando è successo tutto questo. Il dibattito tra i repubblicani era finito nell’Arena Sullivan dell’Università. I candidati e i loro consiglieri stavano arrivando in una sala vicina per rispondere alle domande dei giornalisti quando, improvvisamente, su degli schermi giganti è comparso il faccione cinematografico di Thompson, intervistato da Fox News. Un colpo di teatro, un’interpretazione da attore consumato. D’altronde Thompson, che ha 65 anni, di film ne ha interpretati tanti. L’ultimo è stato trasmesso una settimana fa in America dalla tivù via cavo HBO: Seppellite il mio cuore a Wounded Knee. Lì ha recitato, guarda caso, la parte del presidente degli Stati Uniti. Non è la prima volta che si allena a fare il Presidente: si è già misurato nel ruolo nel thriller Last Best Chance, storia di una guerra tra buoni e cattivi, dove i cattivi sono terroristi che minacciano il mondo con armi nucleari. Ma è la parte del procuratore Arthur Branch di Law & Order, quella che l’ha reso più famoso. D’altronde ne ha già girate cinque, di serie. Però mancherà la prossima stagione, visto che avrà altri impegni: quello, appunto, di correre per la Casa Bianca.
Thompson piace ai conservatori, che finora si erano lamentati della mancanza di un candidato in cui riconoscersi. Eletto senatore del Tennessee sia nel 1994 che nel 1996, è contro l’aborto, contro i matrimoni gay e difende la decisione di George W. Bush di fare Guerra all’Iraq “perché”, dice, “se non l’avessimo fermato, Saddam Hussein avrebbe sviluppato armi nucleari”. Uno dei sostenitori di Thompson è George P. Bush, un bel ragazzo che si chiama come il presidente Bush semplicemente perché è suo nipote. George P. ha spinto Thompson a candidarsi e ha inviato email ad amici e parenti chiedendo loro fare altrettanto. “In mancanza di un vero favorito nel panorama repubblicano, spero che vi uniate a me e incoraggiate Fred a correre per la Casa Bianca”, ha scritto nelle email. È fatta. Nella settimana del 4 luglio, festa dell’Indipendenza americana, Thompson farà ufficialemte il suo ingresso nella campagna elettorale. Ha certamente dalla sua il “Fattore Regan”: anche Reagan, il più amato presidente repubblicano, era un attore consumato.
La prima parte dell’intervista di Thompson a Fox News
La seconda parte dell’intervista di Thompson a Fox News
Da Manchester (New Hampshire)
L’Iraq fa sbandare il partito democratico americano. Tutti contro tutti sull’Iraq, al dibattito nell’Università benedettina di Saint Anselm, in New Hampshire, tra i candidati democratici alle elezioni primarie per la Casa Bianca. L’ex senatore John Edwards contro i senatori Hillary Clinton e Barack Obama per non avere, recentemente, dichiarato in modo risoluto di voler fermare la guerra e aver aspettato fino all’ultimo momento prima di votare no al rifinanziamento. Obama contro Edwards, che nel 2002, aveva sostenuto l’invasione, mentre «io» ha detto Obama, mi sono opposto dall’inizio». L’ex senatore dell’Alaska, Mike Gravel, contro tutti i compagni di partito: «Non è solo la guerra di George W. Bush» ha detto. «È anche la guerra dei democratici».

Da Manchester (New Hampshire)
Domanda: se Hillary Clinton diventasse presidente, che cosa farebbe del suo caro Bill? Lo nominerebbe segretario di stato?, divorzierebbe?, lo vorrebbe accanto a sé come vicepresidente?
No, lo spedirebbe via. Lontano.
Domenica 3 giugno, ore 19.30 americane. Siamo a Manchester, New Hampshire, all’università di Saint Anselm, in pieno dibattito tra i candidati democratici alle elezioni primarie: John Edwards, Barack Obama, Bill Richardson, Mike Gravel, Chris Dodd, Joe Biden, Dennis Kucinich e, appunto, Hillary Clinton.
“Ci dica, Senatore Clinton, se lei fosse presidente, suo marito che cosa farebbe?”, le chiede Wolf Blitzer, conduttore della Cnn, la rete televisiva che ha organizzato il dibattito.
Hillary: “Questa è una domanda affascinante. Io credo sia un bene usare gli ex presidenti. Penso anzi sia un bene chiedere aiuto a tutti per rimediare ai danni degli ultimi otto anni. Quando diventerò presidente, Bill Clinton, il mio caro marito, sarà uno di quelli che sarà spedito in giro per il mondo come ambasciatore itinerante per chiarire al resto del mondo che siamo tornati a fare una politica di alleanze e amicizie, e che abbiamo smesso di alienarci tutti. Per tutti i problemi da affrontare, dal terrorismo globale al surriscaldamento del pianeta, all’Aids, all’aviaria, alla tubercolosi, abbiamo bisogno di amici e alleati. E mio marito sarebbe di grande aiuto nel riprovarci ancora”.
La stampa americana attacca Hillary Clinton e Rudy Giuliani: il video
Gli ultimi commenti