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“Gli hippy avevano proprio ragione”. È ironico ma coglie nel segno Mark Moford, editorialista del San Francisco Chronicle: dal bisogno di energia pulita al desiderio di coltivazioni biologiche, dal parto naturale alla medicina alternativa, tutto era stato già “teorizzato” dai figli dei fiori. Sarà anche per questo che, negli ultimi tempi, le comuni sopravvissute nel continente americano stanno catalizzando l’attenzione dei media. Soprattutto quelle canadesi e soprattutto da quando si è diffusa la notizia che per entrare nella comune più famosa del Paese, Morninglory Farm, non solo bisogna iscriversi a una lista d’attesa, ma anche pagare 5 mila dollari se si è tra i fortunati a far parte della fattoria.
Inaugurata nel 1969, fa perno intorno a Rob Anderman, uno dei fondatori e l’unico ad abitare ancora lì oggi, con moglie e tre figli. Barba e capelli lunghi come ogni hippy che si rispetti, ha trasformato con gli anni la comune in un’oasi ecologica all’interno di un parco dell’Ontario: non ci sono telefoni né televisori ma solo computer portatili perché consumano poco, non fa uso di energia elettrica bensì di pannelli solari. Quasi tutti i residenti coltivano un orto ma non solo: la fattoria produce e distribuisce anche moltissimi prodotti ecologici, a cominciare dai biscotti Cool Hemp.
Accanto alla più nota e organizzata Morninglory Farm esistono in Canada e negli Stati Uniti altre oasi felici di questo tipo e piccole fattorie votate a stili di vita sostenibili che distribuiscono anche i prodotti coltivati. Non è un caso se il Canada sia stato definito anche “Paese degli hippy“, persio dall’autrice – canadese – di “No Logo” Naomi Klein. Sarà perché il Paese è storicamente attento alle tematiche ambientaliste ma anche perché gli ultimi governi sono spesso andati incontro a certe battaglie sostenute dai figli dei fiori. Per esempio approvando leggi meno dure nei confronti del consumo di maijuana.
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“Ma allora davvero ci considerano la nazione degli hippy?”: sembrano sorpresi Christina e Robbie Anderman, tra i fondatori della Morninglory Farm, quando discutono dello spazio che la stampa sta dedicando alle comuni canadesi. Nel loro buen retiro nell’Ontario, sono più che raggiungibili perché laptop e connessione non sono stati messi al bando. Li si scopre così molto meno “sulle nuvole” di quanto ci si possa immaginare: figli dei fiori sì, ma sprovveduti no. Lavorano i campi, seguono con attenzione ciò che succede nel mondo, fanno networking con le altre comuni del Paese e s’impegnano a diffondere i princìpi in cui credono. “Un momento, però: è vero che i media del nostro Paese usano toni molto più positivi quando parlano degli hippy rispetto ai loro colleghi negli Stati Uniti”.
Qual è il motivo, a vostro parere?
Una politica più attenta a tematiche quali pace con la p maiuscola e ambiente.
Che sono poi i vostri princìpi. Ma non vi sembra che abbiano attecchito poco nel mondo? In fondo le comuni come le vostre non sono poi molte.
Beh, dipende dalla sua definizione di “molte”. Consiglio dare un’occhiata al sito delle Intentional Communities: in Canada sarebbero più di 70, tra cooperative urbane e rurali.
Sono le stesse di 40 anni fa, quando voi fondaste Morninglory Farm?
Forse poco meno, ma il declino che hanno subìto fino a 15 anni fa ha invertito la rotta e da tempo ormai hanno ricominciato a prosperare.
Hanno cambiato faccia nel corso degli anni?
Si basano su una gestione con i piedi molto più piantati a terra, perché gli idealisti si sono presto scontrati con gli inverni gelidi, le punture di insetti e le sfide della vita di ogni giorno.
Avete rapporti con le altre comuni?
Certo, spesso ci spostiamo per incontrarci anche di persona e in generale c’è molta cooperazione. Noi frequentiamo soprattutto DragonFly, una comunità a circa un’ora dalla nostra: viviamo insieme eventi come i circoli femminili della Luna Nuova (Woman’s New Moon circles in inglese, n.d.r), organizziamo danze e feste in occasione della costruzione di nuove case.
Non è troppo difficile vivere ogni giorno con le stesse persone, per di più estranee?
Assolutamente no. Prima di diventare membro permanente, ogni persona deve vivere da noi per un anno consecutivo, in modo da affrontare tutte le stagioni e capire così se sia davvero in grado di affrontare le difficoltà di vivere in una fattoria. Ma non dimenticate che la nostra è una proprietà di oltre 40,4 ettari sulla quale sorgono nove fattorie: spesso ci capita di non vedere delle persone per settimane, tanto da sentirne la mancanza e andarle a cercare.
Di tecnologia, invece, non sentite la mancanza?
Siamo così felici di respirare aria fresca e di sentire gli uccellini cantare! E siamo orgogliosi di aver cresciuto tre figli senza televisione, insegnando loro a essere creativi e a imparare ogni giorno qualcosa di nuovo.
Eppure anche voi avrete bisogno del vile denaro. Vendere i prodotti delle vostre fattorie è un business sufficiente?
Diciamo abbastanza. La maggior parte di noi ha però anche lavori extra, come un po’ tutti gli agricoltori canadesi. La nostra famiglia in particolare ha un mercato piuttosto buono con i prodotti Cool Hemp.

Anche MySpace, la comunità virtuale di proprietà della News Corp. che permette agli utenti di creare gratuitamente propri spazi sul web e condividere così foto e testi, aiuterà le forze dell’ordine a identificare criminali di reati sessuali. Soprattutto i pedofili. Dopo le forti pressioni (e una citazione in giudizio) ricevute da parte dei procuratori generali di una decina di stati della Confederazione americana, Myspace ha ceduto alle loro richieste. Il sito ha così stipulato un accordo che prevede lo scambio di informazioni, al momento, con i procuratori generali di North Carolina, Mississippi, Ohio, Connecticut, New Hampshire, Georgia, Pennsylvania e Idaho. Il sito, secondo il Washington Post, avrebbe già messo a punto il meccanismo che consentirà di isolare i siti di presunti criminali sessuali e di passarne direttamente i contatti alle forze dell’ordine.
MySpace è da tempo nel mirino di alcuni procuratori generali americani secondo i quali migliaia di criminali di reati sessuali avrebbero usato la comunità virtuale per “adescare” le proprie vittime: uno per tutti, il procuratore del North Carolina Roy Cooper. MySpace avrebbe del resto già identificato circa 7 mila pedofili o presunti tali, di cui ha eliminato i profili e bloccato i siti. Senza però comunicarli alle procure per questioni di privacy. La “schedatura” dei profili pericolosi è stata resa possibile grazie alla partnership con Sentinel Tech Holding, una società specializzata in soluzioni per la sicuerzza on line.
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Clinton Hill, Brooklyn. Pearl District, Portland. Rogers Park/North Howard, Chicago: sono le tre zone da cui provengono, secondo il sito “the bloggiest neighborhood“, i migliori blog di quartiere di tutti gli Stati Uniti. E’, questo, un fenomeno in vertiginosa espansione nel continente americano, che interessa soprattutto le aree in rapido cambiamento, quelle almeno in cui i giovani rampanti si trasferiscono dopo aver comprato casa. “E’ più raro che nascano blog in zone lontane dalle città” dice a Panorama.it Robin Lester, ideatrice di un blog di Clinton Hill, con circa 700 contatti al giorno. Negli Stati Uniti l’interesse degli inserzionisti per tutte le forme di comunicazione sociale via Internet è così forte che, per esempio, a New York è nata persino una piattaforma che gestisce la raccolta pubblicitaria per tutti i blog della metropoli. “Ma quello che guadagno”, precisa la Lester, “mi arriva per lo più da aziende che mi contattano personalmente”.
Tutt’altra naturalmente la situazione in Italia. Da noi esistono sì blog di quartiere, ma quelli più strutturati si contano sulle dita di una mano. Ci sono per esempio quelli di Genova, Gianola, Bologna e Como. Quest’ultimo è nato su iniziativa di un cittadino “stanco di poter contare solo su pochi quotidiani locali, e pure di parte”. Il suo sito riceve circa 2.500 contatti quotidiani “e credo abbia successo” - continua il gestore - “perché andiamo al di là dei problemi locali”. A Torino, nel quartiere San Paolo, un blog è nato invece su iniziativa del Comune e oggi può contare su un centinaio di affezionati che lo visitano ogni giorno, oltre ai navigatori meno assidui. “Il blog urbano” dice Andrea Toso, coordinatore del progetto “riduce le distanze e migliora la qualità della vita coinvolgendo il più possibile i cittadini”. Secondo Toso un modo per mettere le ali ai blog ci sarebbe: “Il modello Sanpablog potrebbe essere esteso anche ad altre entità territoriale e prevedere rapporti di business con operatori commerciali, che avrebbero così un nuovo ambito di promozione”. Un po’ come negli States.
Se avete visto il film Prova a prendermi (Catch Me If You Can) con Leonardo DiCaprio, forse avrete anche ammirato l’intraprendenza e l’intelligenza di quel baby truffatore. E forse ricorderete che era tratto da una storia vera. Ebbene, la storia si è ripetuta. Almeno così sostengono i tabloid inglesi Daily Mirror e Daily Mail. Secondo i due quotidiani, un ragazzo inglese oggi sedicenne avrebbe compiuto frodi per circa 375 mila euro: vendeva on line una svariata gamma di prodotti che in realtà non possedeva. Non solo: pare che sia riuscito addirittura a spacciare per viaggi di lavoro delle vere e proprie vacanze di lusso a Edimburgo e Parigi, con tanto di limousine, autista e casse di champagne. Volatilizzandosi prima di pagare il conto. Sembra che alcune sue “vittime” siano riuscite a scovarne la vera identità e a contattarlo, ma che il ragazzo non si sia mai mostrato preoccupato delle conseguenza. Si dice che alle loro minacce di denuncia rispondesse con un semplice: “Non potete farmi niente, sono un minorenne”. Sarà, fatto sta che ora il ragazzo è sotto processo al tribunale di Balham, un quartiere a sud di Londra.
Catch Me If You Can: i titoli di testa
Il trailer del film (in inglese)
La campagna francese insegna: le elezioni si giocano anche - o soprattutto - sul web. E così questa sera alle 21 anche il partito indipendentista scozzese, lo Scottish National Party (Snp), inaugura la sua televisione on line. A inaugurarla ci sarà un presentatore d’eccezione: l’attore Sean Connery, che fra l’altro è uno dei finanziatori dell’Snp. La nuova televisione su web trasmetterà tutte le sere per tre ore e segnerà il conto alla rovescia verso le elezioni parlamentari scozzesi, previste il 3 maggio. Una data cruciale anche perché un risultato favorevole agli indipendentisti renderebbe più che mai verosimile il referendum sull’indipendenza promesso dall’Snp in caso di vittoria. Una consultazione tanto sospirata da una buona percentuale di scozzesi, secondo un recente sondaggio della Bbc, e tanto agognata dallo stesso Sean Connery: l’ex 007 qualche giorno fa ha dichiarato che tornerebbe a vivere in Scozia (lasciata 50 anni fa) soltanto se diventasse uno Stato indipendente. Va da sé che la battaglia dell’Snp è tutta contro Londra e soprattutto contro i laburisti. I quali, intanto, hanno aperto un canale su YouTube dove raccogliere tutti i contributi video dei suoi rappresentanti.
Got a question for Tony Blair?
Sean Connery is James Bond

Qualcuno, con grande enfasi, la chiama già la Seconda rivoluzione francese: per la prima volta, una campagna elettorale si combatte anche e soprattutto a colpi di blog. Nicolas Sarkozy, Ségolène Royal, Francois Bayrou e Jean Marie Le Pen: tutti hanno creduto in Internet e cercato consensi sul web. Una convinzione non di facciata, tant’è vero che la Royal ha investito nella campagna elettorale in rete ben due milioni di euro, Sarkozy un milione e Bayrou 500 mila. I blog sono diventati insomma il nuovo luogo di incontro con i cittadini, il mezzo attraverso cui essere vicini alla gente. Tutto è passato attraverso internet, ha scritto il settimanale francese Paris Match. In materia, vale la pena consultare il bel sito Observatoire Présidentielle 2007, che fornisce analisi, dati e immagini (come quella pubblicata a metà circa di questo articolo) della blogsfera politica. Le Monde offre invece on line una comparazione tra i diversi candidati basata sui contenuti proposti in campagna elettorale.
Adesso che il conto alla rovescia è cominciato e la campagna elettorale lascia spazio al silenzio pre-elezioni, la Francia si interroga sul vero ruolo che ha giocato Internet. Sono stati milioni gli internauti che sono passati con disinvoltura dal blog di Sarkozy a quello di Bayrou, eppure sembra che gli investimenti nel web non siano serviti ad accaparrarsi più voti. Gli analisti francesi sono infatti scettici: si sa che è importante la presenza on line, ma non quanto incida concretamente sul voto. Internet è sicuramente utile per comunicare e promuovere le proprie idee - sul blog della Royal sono transitati più di 40 mila persone al giorno che si scambiavano idee e valutazioni sulla campagna elettorale - ma sembra meno efficace quando si tratta di convincere. Alcuni osservatori vedono insomma l’impegno sul web come una forma di partecipazione e/o di propaganda, non un mezzo in grado di smuovere l’elettorato. Anche perché, secondo alcuni sondaggi, solo il 24% degli internauti (e non degli elettori, si badi bene) ritiene che le informazioni on line possano aiutare a scegliere nelle campagne elettorali. Eppure, i candidati francesi hanno voluto riflettere nei rispettivi blog la propria cultura e immagine politica e hanno considerato il web come parte integrate delle proprie strategie.
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Nicolas Sarkozy ha da subito puntato su internet. Per attirare potenziali elettori ha perfino lanciato dei concorsi a premi: il suo è stato uno dei blog politici più frequentati, anche se la Royal non è stata da meno. La tanto chiacchierata Ségolène ha organizzato dibattiti e coinvolto i simpatizzanti via Internet. Elementi che hanno contribuito non poco alla definizione di quel “mondo” da lei creato (dalla giacca bianca di culto ai libri) e ribattezzato con il neologismo di Segolandia: ma è solo demagogia - si chiedono gli esperti - o darà frutti concreti?
Secondo alcuni osservatori, i due blog riflettono in qualche modo la concezione politica dei candidati: più partecipativo quello della Royal, più caratterizzato come strumento di diffusione del pensiero del leader quello di Sarkozy.
I blog di Bayrou e di Le Pen sono a loro volta molto diversi e più semplici. Le Pen, grazie all’aiuto della figlia Marine, è stato però il primo ad avere l’intuizione di sbarcare sul mondo virtuale di Second Life. Neanche a dirlo, il suo esempio è stato immediatamente seguito dai suoi rivali. La cosa che più si ricorda sono però le zuffe virtuali tra i sostenitori (i loro avatar) dei diversi candidati.
Di una cosa si può esser certi: il web è una temibile arma a doppio taglio, così come la tv. Sarà per questo che Sarkozy ha rifiutato ben due proposte del centrista Bayrou: un dibattito su internet e un altro in televisione. Nicolas s’è tirato indietro adducendo come causa la par condicio: sarebbe impossibile da rispettare, soprattutto su internet.
Uno stadio dalle condizioni pessime e tifosi assetati di rissa: è uno scenario degno del grande schermo quello dipinto dal Manchester United in alcuni opuscoli distribuiti ai fan in questi giorni. Il quotidiano londinese The Times rivela infatti che il management della celebre squadra britannica avrebbe stampato alcuni volantini per distribuirli ai 4.500 tifosi che li seguiranno nella trasferta romana. Lì, mercoledì alle 20.45, il Manchester United e la Roma si sfideranno allo Stadio Olimpico nei quarti di finale della Champions league. E visti i recenti episodi di violenza negli stadi italiani e le “condizioni primitive” dell’Olimpico, a cui si aggiungerebbe la storica rivalità tra le due squadre, il Manchester ha pensato bene di mettere in guardia i suoi tifosi dai pericoli (e violenze) a cui potrebbero andare incontro. Con una serie di consigli anche sulle strade da evitare, perché sicuramente usate dai “famosi ultras romani”. Ma non erano loro gli hooligans?
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