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	<title>Mondo</title>
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	<description>Canale Mondo di Panorama.it</description>
	<pubDate>Thu, 24 May 2012 12:08:34 +0000</pubDate>
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		<title>Barack Obama e Mitt Romney: rissa sul posto di lavoro</title>
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		<pubDate>Thu, 24 May 2012 08:34:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>michele.zurleni</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Barack Obama attacca Mitt Romney per il suo passato di manager e il candidato del GOP risponde: ma cosa ha fatto lui per la disoccupazione?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_78248" class="wp-caption aligncenter" style="width: 682px"><img class="size-large wp-image-78248" src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2012/05/romney-bain-shawn-thew-large.jpg" alt="Mitt Romney (Credits: Ansa/Shawn Thew)" width="672" height="404" /><p class="wp-caption-text">Mitt Romney (Credits: Ansa/Shawn Thew)</p></div>
<p><a href="http://blog.panorama.it/mondo/tag/obamamania/"><img class="alignleft" style="margin-right: 1em;float: left" src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2011/01/zurleni-new.jpg" alt="Michele Zurleni" width="100" height="75" /></a></p>
<p>Se le danno di santa ragione, sul posto di lavoro. Anzi. Sui<em> jobs</em>. <strong>Che Barack Obama non è riuscito a creare in questi anni,</strong> accusa Mitt Romney. Su quelli che l&#8217;ex governatore ha eliminato quando era alla guida della sua Bain Capital, ribatte la macchina di propaganda del presidente. Gli ultimi giorni della campagna elettorale sono tutti incentrati su questo tema.<span id="more-78240"></span></p>
<p style="text-align: center"><a href="http://blog.panorama.it/mondo/elezioni-usa-2012" target="_blank"><strong>VAI ALLO SPECIALE ELEZIONI</strong></a></p>
<p>Ed è stato Barack Obama a partire all&#8217;attacco. Con i suoi spot in cui descrive Mitt Romney come una sorta di capitalista-vampiro, intento ad accumulare milioni di dollari sulla pelle dei lavoratori licenziati dalle aziende che la sua società comprava, ristrutturava e poi vendeva.</p>
<p>Quando gli hanno chiesto in una conferenza stampa se fosse d&#8217;accordo con il messaggio di questi spot, Obama non ha avuto alcun timore a rivendicarne la paternità: &#8220;La nostra campagna sarà<a href="http://news.yahoo.com/romney-s-record-at-bain-capital--does-it-matter-.html" target="_blank"> basata</a> su questo&#8221;. Altro che cessate il fuoco, altro che tregua: la guerra è appena iniziata. Ma queste armi condurranno alla vittoria l&#8217;esercito del presidente contro lo sfidante Mitt Romney? Secondo molti, no.</p>
<p>Perché se è vero che il messaggio è molto forte e diretto; <strong>se è vero che può rivelarsi un suggestivo invito al ceto medio a non fidarsi di un uomo con i forti legami con Wall Street,</strong> è anche vero che le polemiche sul ruolo avuto da Mitt Romney con la Bain Capital lo accompagnano da sempre nella sua avventura politica, ma in nessun caso sono riuscite a fermarla.</p>
<p>E poi, c&#8217;è una buona parte del paese che (a prescindere dal peso del suo portafogli) non ci vede nulla di male nell&#8217;attività di businessman di Romney e che, di conseguenza, <strong>vive quasi come un attacco alla libertà d&#8217;impresa</strong>, l&#8217;offensiva della Casa Bianca su questo fronte.</p>
<p>La domanda (il messaggio) dei democratici è: può un uomo con questo particolare passato da manager farsi carico della questione della disoccupazione? La risposta dei repubblicani è molto chiara: perché il presidente vuole distrarci con cose di venti anni fa e non dirci come mai è stato incapace di creare quei<a href="http://www.buzzfeed.com/mckaycoppins/a-brief-history-of-all-the-times-bain-attacks-didn" target="_blank"> milioni di posti </a>di lavoro che la crisi economica ha spazzato via dal 2008?</p>
<p>I consiglieri politici e gli addetti al marketing elettorale faranno di questi due quesiti i pilastri della campagna per la Casa Bianca. Ma, come dicevamo, l&#8217;arma in mano a Barack Obama potrebbe essere spuntata. Per diversi motivi. Il primo è che quello sottolineato da diversi commentatori: <strong>cosa c&#8217;entra l&#8217;attività di Mitt Romney nella Bain con quello che potrà, dovrà fare quando sarà nello Studio Ovale?</strong></p>
<p>&#8220;Non mi vergogno di avere avuto successo negli affari&#8221; è stata una delle prime reazioni dell&#8217;ex governatore. Che ora si è detto disponibile a parlare sull&#8217;argomento, dare chiarimenti a chi li chiederà su i suoi anni alla Bain Capital. Il nervo non sembra essere (troppo) scoperto rispetto agli attacchi di Obama.</p>
<p>Anche perché Mitt Romney ci è abituato. <strong>Ogni volta che la questione è stata sollevata durante le precedenti campagna elettorali in cui era impegnato, in realtà, non ha mai contribuito in modo netto a fargli centrare o mancare l&#8217;obiettivo</strong>. Non è successo nel 2002, quando era impegnato nella corsa per la poltrona di governatore del Massachusetts, e venne attaccato dal suo rivale con la stessa durezza con cui <a href="http://www.nytimes.com/2012/05/24/us/politics/bain-strategy-against-romney-may-have-pitfalls-for-obama.html?_r=1&amp;ref=politics" target="_blank">viene criticato ogg</a>i; non è accaduto anche più recentemente, quando durante le primarie Newt Gingrich ha tirato fuori la questione.</p>
<p>Se l&#8217;offensiva di Barack Obama avrà effetto, lo diranno le prossime settimane. Per ora, le prime reazioni dicono che molti manager di Wall Street ( e non sono tantissimi), finanziatori della campagna elettorale del presidente, sono rimasti negativamente sorpresi dal fronte scelto dai democratici per attaccare Mitt Romney.</p>
<p>La rissa sul posto di lavoro, sui<em> jobs</em>, è appena iniziata.</p>
<p>&#8212;</p>
<p><em><strong>Michele Zurleni</strong></em><em>, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori</em></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Amnesty International: “Leadership mondiali incapaci di difendere i più deboli”</title>
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		<pubDate>Wed, 23 May 2012 16:34:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[
di Nathania Zevi
Il fallimento completo della leadership mondiale, incapace di fronteggiare i cambiamenti in atto e le emergenze, è il cuore del messaggio lanciato oggi da Amnesty International in occasione dell’uscita del cinquantesimo Rapporto Annuale, pubblicato da Fandango Libri.
Di fronte al coraggio mostrato da chi, nel corso dell’ultimo anno, ha preso parte a manifestazioni e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.panorama.it/mondo/files/2012/05/amnesty.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-78235" src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2012/05/amnesty-large.jpg" alt="amnesty" width="672" height="403" /></a></p>
<p>di <strong>Nathania Zevi</strong></p>
<p>Il <strong>fallimento completo della leadership mondiale</strong>, incapace di fronteggiare i cambiamenti in atto e le emergenze, è il cuore del messaggio lanciato oggi da Amnesty International in occasione dell’uscita del <strong>cinquantesimo Rapporto Annuale</strong>, pubblicato da <em>Fandango Libri</em>.</p>
<p><span id="more-78226"></span>Di fronte al coraggio mostrato da chi, nel corso dell’ultimo anno, ha preso parte a manifestazioni e rivoluzioni in tutto il mondo ma in special modo in quello arabo, si legge nel Rapporto, i dirigenti politici e la governance internazionale hanno reagito con brutalità o indifferenza, rivelando <strong>la propria incapacità di combattere l’ingiustizia e proteggere chi è senza potere</strong>.</p>
<p>&#8220;Mentre in Tunisia, Egitto, Russia, Inghilterra, Grecia, Africa, America, Giappone e molti altri Paesi, migliaia di persone scendevano in piazza per pretendere libertà, giustizia e dignità, sempre più le istituzioni e le organizzazioni internazionali mostravano la loro debolezza&#8221;, ha spiegato oggi Christine Weise, presidente di Amnesty International Italia, che ha speso parole durissime sull’inadeguatezza del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. &#8220;Come può un organismo in cui siedono alcuni membri con diritto di veto essere proattivo nella risoluzione dei conflitti <strong>se quegli stessi Paesi sono allo stesso tempo garanti della pace e tra i più grandi esportatori di armi del mondo</strong>?&#8221;.</p>
<p>Il Rapporto Annuale 2012, quattrocento pagine in cui è riportato lo stato del rispetto dei diritti umani in 155 Paesi del mondo, tiene conto del <strong>costo umano altissimo pagato dai manifestanti</strong> a seguito delle  repressioni operate da governi e regimi e documenta restrizioni alla libertà di espressione in almeno 91 Paesi e casi di maltrattamenti e torture in 101.</p>
<p>Alle rivoluzioni che hanno portato allo smantellamento dei regimi, ma anche alle manifestazioni di chi esprimeva la necessità di godere di libertà politiche, hanno fatto seguito <strong>ritorsioni durissime da parte dei regimi autocratici</strong>, non ultimi quelli di Cina ed ex Unione Sovietica.</p>
<p>Numeri significativi sono anche quelli relativi alle <strong>esecuzioni capitali, compiute lo scorso anno in 21 Stati</strong>. Condanne a morte, si legge nel report, sono state emesse in 63 nazioni.</p>
<p>A morire per mano della violenza armata nel 2011, secondo le stime di Amnesty, sono state oltre 500 mila persone, mentre sono almeno 55 nel mondo i gruppi armati e le forze governative che arruolano bambini come soldati o ausiliari.</p>
<p><strong>L’abuso dei diritti umani nei confronti delle donne continua a essere un fenomeno in crescita</strong> anche nei Paesi in cui lo scorso anno sono stati deposti regimi al potere da decenni, ha spiegato Christine Weise, sottolineando come in Paesi come l’Egitto, sia nuovamente pratica comune eseguire sulle giovani donne un esame volto a verificarne la verginità.</p>
<p>Nel corso della conferenza stampa di presentazione del Rapporto, parole dure sono state spese dai dirigenti di Amnesty anche nei confronti dell’Italia, dove le differenze di genere sono ancora marcate ed episodi di violenza, razzismo omofobia e xenofobia non accennano a scomparire.</p>
<p>Alla luce dei numerosi sbarchi avvenuti nel corso dell’ultimo anno sulle nostre coste, <strong>Amnesty chiede a gran voce all’esecutivo Monti di proseguire lungo una strada di discontinuità</strong> rispetto alle politiche portate avanti dai precedenti governi. &#8220;Occorre conferire all’Italia, anche tramite l’inserimento del reato di tortura nel codice penale e l’introduzione di un vero e proprio pacchetto di riforme, un ruolo di primo piano nella tutela dei diritti umani e farla tornare a essere campione nel salvataggio in mare&#8221;, ha concluso Giusy D’Alconzo, direttrice campagne e ricerca di Amnesty International Italia.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>“Eliminiamo i rifiuti stranieri”: nuove offensiva xenofoba della tv di stato cinese</title>
		<link>http://blog.panorama.it/mondo/2012/05/23/eliminiamo-i-rifiuti-stranieri-nuove-offensiva-xenofoba-della-tv-di-stato-cinese/</link>
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		<pubDate>Wed, 23 May 2012 15:56:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudia astarita</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[L'ondata di xenofobia che ha travolto la Cina diventa ogni giorno più preoccuapante. Soprattutto perché il governo pare non essere interessato ad intervenire per frenare la collera della popolazione]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_78218" class="wp-caption aligncenter" style="width: 682px"><img class="size-large wp-image-78218" src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2012/05/cina-proteste-large.jpg" alt="(Credits: AP Photo/Scanpix/ Morten Holm)" width="672" height="403" /><p class="wp-caption-text">(Credits: AP Photo/Scanpix/ Morten Holm)</p></div><br />
<img class="alignleft" style="margin-right: 1em;float: left" src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2011/01/astarita-new.jpg" alt="Claudia Astarita" width="100" height="75" /></p>
<p>Cosa sta succedendo in <strong>Cina</strong>? Nel paese c&#8217;è stato un improvviso <a title="cina" href="http://www.bbc.co.uk/news/world-asia-china-18172710"><strong>risveglio xenofobo</strong> </a>oppure la popolazione tutto a un tratto ha trovato la forza per condannare ad alta voce &#8221;l&#8217;atteggiamento <strong>maleducato</strong>, <strong>arrogante</strong>, a tratti persino <strong>violento</strong>&#8221; degli stranieri che hanno &#8220;<strong>invaso la loro patria</strong>&#8220;?<span id="more-78213"></span></p>
<p>Che la Repubblica popolare si senta in competizione con l&#8217;Occidente non è certo una novità. Ma che il violoncellista russo dell&#8217;Orchestra Sinfonica di Pechino sia licenziato per aver insultato una signora cinese su un vagone di un treno o che una televisione pubblica apostrofi la giornalista americana <a title="melissa" href="http://blog.panorama.it/mondo/2012/05/09/blogger-e-giornalisti-scomodi-nuova-ondata-di-espulsioni-in-cina/" target="_blank">Melissa Chan</a> come &#8220;sgualdrina straniera&#8221; sì.</p>
<p>Da un popolo che è riuscito a inventare un motore di ricerca come<em> <strong><a title="ren" href="http://blog.panorama.it/mondo/2008/09/11/cina-quando-la-caccia-alle-streghe-parte-da-un-motore-di-ricerca/" target="_self">ren rou</a></strong></em>, letteralmente &#8220;<strong>carne umana</strong>&#8220;, per far circolare video e informazioni in base alle quali decidere insieme quali comportamenti dei loro concittadini condannare e che con chi non è cinese ha sempre avuto un rapporto di amore-odio, però, è poco realistico aspettarsi che il <strong>rispetto</strong> fino ad oggi dimostrato nei confronti dei <em>laowai</em>, gli <strong>stranieri</strong>, fosse veramente autentico.</p>
<p>Ecco perché è opportuno riflettere sui recenti episodi di <strong>pseudo razzismo</strong> si sono verificati in Cina. Per contestualizzarli e per tentare di capire che tipo di grande potenza la Repubblica popolare sta diventando e come ha intenzione di interagire con il resto del mondo.</p>
<p>Alcune delle <strong>lamentele circolate in rete</strong> non possono essere considerate così insolite. Come quelle contro gli americani che hanno accolto il dissidente <a title="chen" href="http://blog.panorama.it/mondo/2012/05/03/chen-guancheng-abbandonato-dagli-americani-lattivista-scomodo-restera-in-cina/" target="_blank"><strong>Chen Guangcheng</strong>  </a>e quelle contro <a title="filippini" href="http://blog.panorama.it/mondo/2011/09/30/cinesi-pronti-a-combattere-per-il-sudest-asiatico/" target="_blank"><strong>filippini e vietnamiti</strong> </a>che vogliono ingiustamente appropriarsi delle isole cinesi nel Mare della Cina meridionale. Ben più provocatori sono stati invece i video postati su <a title="youku" href="http://v.youku.com/v_show/id_XMzkzNDY5ODI0.html" target="_blank"><strong>Youku</strong></a>, la versione cinese di Youtube.</p>
<p>Il primo sul tentato <strong>stupro di una donna cinese</strong> da parte di un cittadino britannico nella capitale. Immagini un po&#8217; disturbate, sicuramente tagliate, ma in cui si vedono perfettamente i passanti condannare l&#8217;aggressione dello straniero, che ricompare poi alla fine della registrazione in un altro angolo della capitale, con di fianco un uomo che tenta di proteggerlo e un altro che prova a prenderlo a calci. Il secondo sul <strong>violoncellista russo</strong> che, sul treno che collega Shenyang a Pechino, offende una signora seduta nel posto accanto al suo dopo che quest&#8217;ultima si era lamentata per la sua scelta di appoggiare i piedi sul sedile di fronte. L&#8217;artista si è scusato pubblicamente, ma il governo lo ha <strong>licenziato</strong>.</p>
<p>Le dichiarazioni più controverse e preoccupanti sono state quelle di <a title="rui" href="http://www.agichina24.it/in-primo-piano/costume-e-societ" target="_blank"><strong>Yang Rui</strong></a>, il presentatore più famoso di <strong>Cctv-9</strong>. La settimana scorsa, sul suo account <strong>Sina Weibo</strong>, la versione cinese di Twitter, ha pubblicato il seguente messaggio: &#8220;il dipartimento di Pubblica Sicurezza vuole eliminare i <strong>rifiuti stranieri</strong>, arrestare i <strong>teppisti provenienti da altri Paesi</strong> e proteggere le ragazze innocenti. [...] Bisogna far fuori le <strong>teste di serpente</strong>, coloro che non riescono a trovare lavoro negli Stati Uniti e in Europa e vengono in Cina a rubare i nostri soldi, che compiono azioni illecite e diffondono un&#8217;immagine negativa del paese spingendo i cinesi a emigrare. Le <strong>spie straniere</strong> adescano le ragazze cinesi per mettersi al sicuro, fanno finta di essere turisti ma <strong>passano dati sensibili</strong> sulla mappatura e la localizzazione a Giappone, Corea e Paesi occidentali. <strong>Abbiamo cacciato via a calci quella sgualdrina straniera</strong> e chiuso l&#8217;ufficio di Al-Jazeera a Pechino. Dovremmo zittire quelli che demonizzano la Cina e <strong>rimandarli a casa</strong>&#8220;. Un punto di vista che anche questa settimana ha ripreso più volte nel corso delle sue dirette.</p>
<p>Se una televisione come Cctv-9 può permettersi di esprimersi in questo modo senza ricevere nessuna condanna ufficale, come si può sperare che la popolazione non faccia altrettanto e gli attacchi contro gli stranieri all&#8217;interno dei confini nazionali non aumentino? In questo caso, infatti, anche se altri media hanno suggerito a Yang Rui di mantenere un profilo più basso, nessuno lo ha licenziato&#8230;</p>
<p>&#8212;<br />
<em><strong></strong></em><em><strong>Claudia Astarita</strong> insegna &#8220;The Politics of China&#8221; alla John Cabot University e si occupa di India per il CeMiSS. Scrive approfondimenti sull&#8217;Asia per diverse testate e ha lavorato per molti anni come ricercatrice a New Delhi e Hong Kong. L&#8217;Oriente è la sua passione e coglie ogni occasione per tornare nei luoghi che ama</em></p>
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		</item>
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		<title>Nell’India globalizzata per gli anziani non c’è spazio</title>
		<link>http://blog.panorama.it/mondo/2012/05/22/nellindia-globalizzata-per-gli-anziani-non-ce-spazio/</link>
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		<pubDate>Tue, 22 May 2012 15:28:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudia astarita</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Apertura#1]]></category>

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		<category><![CDATA[invecchiamento popolazione]]></category>

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		<category><![CDATA[ospizio]]></category>

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		<description><![CDATA[Dimenticati da figli "vittime della glovalizzazione e dei vizi dell'Occidente", gli indiani anziani si ritrovano a condividere la loro quotidianità in ospizi che diventano ogni giorno più affollati]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_78161" class="wp-caption aligncenter" style="width: 682px"><img class="size-large wp-image-78161" src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2012/05/india-large.jpg" alt="(Credits: Marco Cerbo)" width="672" height="403" /><p class="wp-caption-text">(Credits: Marco Cerbo)</p></div>
<p><img class="alignleft" style="margin-right: 1em;float: left" src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2011/01/astarita-new.jpg" alt="Claudia Astarita" width="100" height="75" /><br />
Anche in <strong>India</strong> gli <strong><a href="http://www.latimes.com/news/nationworld/world/la-fg-india-elderly-20120515,0,1860485,full.story">anziani</a></strong> iniziano ad essere un <strong>problema</strong>. Politico, economico e sociale. E dire che il Subcontinente ha sempre sottolineato il suo significativo &#8220;<a href="http://blog.panorama.it/economia/2010/09/30/india-il-miracolo-economico-e-sempre-piu-vicino/"><strong>vantaggio demografico</strong></a>&#8221; rispetto agli altri paesi dell&#8217;Asia, <strong><a href="http://blog.panorama.it/economia/2012/04/26/cina-sostenere-crescita-bisogna-convincere-cinesi-fare-figli/">Cina</a> </strong>inclusa, come una garanzia per continuare a mantenere tassi di sviluppo altissimi senza doversi occupare del &#8220;problema degli anziani&#8221;.</p>
<p>E invece, nonostante <strong>l&#8217;età media </strong>sia ancora al di sotto dei trent&#8217;anni, complice un&#8217;aspettativa di vista in rapido miglioramento, New Delhi si trova oggi a dover fare i conti con la presenza, nel paese, di 96 milioni di anziani.<span id="more-78155"></span> Un numero destinato a raddoppiare entro il 2030. Una prospettiva che ha spinto gli esperti a immaginare che se il governo non inizierà ad occuparsi di questa emergenza oggi, il paese, a cui <a href="http://blog.panorama.it/economia/2011/12/12/india-la-crisi-economica-parte-dalla-rupia/">le <strong>difficoltà</strong> oggi di certo non mancano</a>, si ritroverà nel medio periodo ancora più in <a href="http://blog.panorama.it/economia/2012/02/14/india-la-crescita-continua-a-rallentare/">crisi</a>. Un monito che non può che spaventare chi sa che il Subcontinente sta già attraversando una fase di profonda crisi da cui non è così scontato che riuscirà a risollevarsi.</p>
<p>Solo il 15% degli over sessanta riceve regolarmente una <strong>pensione</strong>. Di un dollaro e mezzo al giorno. Una cifra ridicola, per non dire offensiva, a prescindere dal costo medio della vita in India. Non è un caso quindi che New Delhi si sia piazzata all&#8217;ultimo posto della classifica dei paesi che meglio garantiscono un&#8217;adeguata <strong>assistenza agli anziani </strong>pubblicata da <em>The Economist</em>. Dopo Sud Africa, Messico, e persino <strong>Uganda</strong>.</p>
<p>E&#8217; possibile che i burocrati del Subcontinente non si siano mai preoccupati del problema dell&#8217;invecchiamento della popolazione sia perché con un&#8217;età media al di sotto dei trent&#8217;anni non lo hanno mai considerato urgente, sia perché convinti che un modello culturale che  approva il concetto di<strong> famiglia allargata</strong>, affidando quindi ai giovani il compito di occuparsi degli anziani, non avrebbe mai trasformato le conseguenze dell&#8217;invecchiamento in un &#8220;problema dello stato&#8221;.</p>
<p>Le previsioni di New Delhi si sono invece rivelate sbagliate. Perché gli indiani più giovani, pur continuando a glorificare la superiorità e le virtù della famiglia allargata, quando possono fanno di tutto per &#8220;affidare ad altri&#8221; la cura dei genitori anziani. E molti sono persino arrivati a prendere in considerazione l&#8217;ipotesi di chiuderli in un <strong>ospizio</strong>. Un comportamento che è sempre stato sanzionato socialmente. Ma che oggi, improvvisamente, è diventato comodo. Soprattutto per chi decide di trasferirsi nelle grandi città alla ricerca di un lavoro.</p>
<p>In pochissimo tempo la<strong> società indiana è radicalmente cambiata</strong>. E lo dimostra il fatto che se oggi <strong>settantenni e ottantenni </strong>rifiutano a priori l&#8217;ipotesi di trasferirsi in una stanza in cui non hanno mai vissuto, i<strong> sessantenni </strong>ammettono che l&#8217;India non è più quella di una volta e riconoscono l&#8217;utilità di poter trascorrere le giornate in compagnia di coetanei che, perché no, potrebbero presto trasformarsi in nuovi amici. Con cui condividere sia gli acciacchi fisici sia i problemi legati alla difficoltà di accettare che i loro figli abbiano adottato uno stile di vita che diventa ogni giorno più &#8220;<strong>egoista e dissoluto</strong>&#8220;. E magari convincersi, insieme, che la colpa non è dei <strong>modelli educativi </strong>che hanno trasmesso loro quando erano bambini ma della <strong>globalizzazione</strong> e degli atteggiamenti <strong>viziosi e immorali </strong>mutuati dall&#8217;Occidente.</p>
<p>&#8212;<br />
<em><strong></strong></em><em><strong>Claudia Astarita</strong> insegna &#8220;The Politics of China&#8221; alla John Cabot University e si occupa di India per il CeMiSS. Scrive approfondimenti sull&#8217;Asia per diverse testate e ha lavorato per molti anni come ricercatrice a New Delhi e Hong Kong. L&#8217;Oriente è la sua passione e coglie ogni occasione per tornare nei luoghi che ama</em></p>
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		<title>Barack Obama e Mitt Romney: una guerra di religione</title>
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		<pubDate>Tue, 22 May 2012 08:23:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>michele.zurleni</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Le più importanti istituzioni cattoliche americane hanno deciso di avviare una causa legale contro l'amministrazione Obama per la Riforma Sanitaria. Per il presidente, un problema in più in questa campagna elettorale]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_78147" class="wp-caption aligncenter" style="width: 682px"><img class="size-large wp-image-78147" src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2012/05/obama-papa-chris-helfreng-large.jpg" alt="Benedetto XVI° e Barack Obama (Credits: Ansa/Chris Helgren)" width="672" height="404" /><p class="wp-caption-text">Benedetto XVI° e Barack Obama (Credits: Ansa/Chris Helgren)</p></div>
<p><a href="http://blog.panorama.it/mondo/tag/obamamania/"><img class="alignleft" style="margin-right: 1em;float: left" src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2011/01/zurleni-new.jpg" alt="Michele Zurleni" width="100" height="75" /></a></p>
<p>Sembrava che le parti avessero trovato un&#8217;intesa, ma si trattava di una tregua prima della battaglia. Una guerra che può creare qualche significativo danno alla campagna elettorale di Barack Obama. Le più importanti istituzioni cattoliche americane tra cui <strong> L&#8217;Arcidiocesi di New York, quella di Washington, la prestigiosa Università di Notre Dame </strong>insieme ad un&#8217;altra quarantina di enti e organizzazioni, <strong>hanno avviato una causa legale </strong>contro l&#8217;amministrazione per la <strong>riforma sanitaria</strong> voluta dal presidente: nel mirino, in particolare, ci sono le norme che prevedono l&#8217;obbligo per un datore di lavoro di fornire ai loro dipendenti polizze mediche che comprendano anche la<a href="http://thehill.com/blogs/healthwatch/legal-challenges/228585-washington-archdiocese-sues-administration-over-birth-control-mandate" target="_blank"> copertura</a> per i contraccettivi.<span id="more-78143"></span></p>
<p style="text-align: center"><a href="http://blog.panorama.it/mondo/elezioni-usa-2012" target="_blank"><strong>VAI ALLO SPECIALE ELEZIONI</strong></a></p>
<p>La questione era esplosa qualche mese fa, ma  dopo le proteste, gli incontri riservati tra lo stesso presidente e l&#8217;arcivescovo di New York, il Cardinale <a href="http://blog.panorama.it/mondo/2012/02/21/timothy-m-dolan-lamericano-a-roma-che-ora-studia-da-pontefice/" target="_blank">Timothy Dolan</a>, in febbraio, il presidente sembrava aver fatto marcia indietro rispetto alla decisione di varare quelle linee guida, contenute nel decreto attuativo della riforma sanitaria e tanto contestate dal mondo cattolico. &#8220;Le organizzazioni religiose non dovranno pagare per questi servizi sanitari&#8221;, aveva detto Obama.</p>
<p>In realtà, dopo quelle dichiarazioni, secondo chi ha deciso di passare a vie legali, non è stato fatto nulla di concreto per cancellare quell&#8217;obbligo per i datori di lavoro. <strong>Norme considerate anti costituzionali perché non solo ledono le libertà religiose, </strong>ma anche quelle dell&#8217;individuo.</p>
<p>Con tutta probabilità, la causa finirà a ingrossare il dossier sulla riforma sanitaria che è già al vaglio della <a href="http://www.yorkblog.com/faith/2012/04/18/polls-show-religious-groups-divided-between-obama-and-romney/" target="_blank">Corte Suprema</a>. La sentenza è attesa per giugno, e con tutta probabilità sarà uno degli elementi più forti della campagna elettorale.</p>
<p>In questo caso, Mitt Romney si è (ovviamente) schierato dalla parte dei cattolici. Il GOP si oppone da sempre alla riforma sanitaria e il suo candidato ora intende sfruttare i malumori e le proteste per attaccare - anche su questo fronte - il presidente.</p>
<p><strong>La questione religiosa fa capolino nella campagna elettorale</strong>. Mai troppo esplicitata - in onore della rigida divisione tra Dio e Cesare voluta dai Padri Fondatori -, in realtà rimane con forza sullo sfondo della politica statunitense. I sondaggi scandagliano i vari gruppi religiosi per capire a chi andranno l<a href="http://www.people-press.org/2012/04/17/section-1-general-election-preferences/#relig" target="_blank">e loro</a> preferenze. Secondo il <em>Pew Research Center,</em><strong> Romney ha la maggioranza dei favori dei voti cattolici</strong> (50 a 45), una differenza che sale di molto (57 a 37) se si considerano soli i maschi bianchi di religione cattolica.</p>
<p>Anche i protestanti sono in maggioranza con il candidato del GOP (51 a 43). Ma, in questo caso, il voto si differenzia. Se si prendono i maschi bianchi e gli evangelici, le percentuali a favore di Mitt Romney salgono di molto rispetto a quelle di Barack Obama, mentre invece il voto dei protestanti neri è quasi tutto con il presidente (96%).</p>
<p><strong>Barack Obama avrebbe l&#8217;appoggio della maggioranza della comunità ebraica statunitense</strong>. Una rilevazione del <em>Public Religion Research Institute</em> dice che il 62% degli interpellati voterebbe per la rielezione del<a href="http://publicreligion.org/research/2012/04/jewish-values-in-2012/?wpisrc=nl_pmfix" target="_blank"> presidente </a>mentre il 30% darebbe la sua preferenza a Mitt Romney.</p>
<p>Catturare i voti dei gruppi religiosi è un imperativo per i due contendenti. Qualche giorno fa, Romney ha accusato Obama di voler rendere gli Stati Uniti una &#8220;nazione meno cristiana&#8221;, puntando a cementare ancora di più la sua base elettorale molto sensibile alla questione religiosa.</p>
<p>Ma, oltre alla discussione sulle questioni etiche e politiche, sono attesi anche i colpi bassi. Che i due preferiscono non darsi, per ora, o farlo con guanti di velluto, prima di passare direttamente  ai guantoni da box.</p>
<p>Così, Mitt Romney si è detto contrario alla campagna di spot che voleva lanciare il miliardario Joe Ricketts per <strong>ricordare al pubblico americano i rapporti tra Barack Obama e il Reverendo Jeremiah Wright</strong>, il pastore di Chicago, l&#8217;autore di infuocati sermoni contro l&#8217;establishment, dal quale, nel 2008, l&#8217;allora candidato democratico dovette prendere precipitosamente le distanze per evitare di vedere affossare le sue speranze di arrivare alla Casa Bianca.</p>
<p>Per l&#8217;ex governatore, ritirare fuori quella storia sarebbe stato un possibile boomerang.</p>
<p>In cambio di questo &#8220;favore&#8221;, lo stratega della campagna di Obama, Dan Axelrod ha &#8220;rassicurato&#8221;  del fatto che Barack Obama <strong>non farà domande pubbliche sulla fede mormone di Mitt Romney. </strong>Forse anche <a href="http://content.usatoday.com/communities/theoval/post/2012/05/obama-campaign-we-wont-talk-about-romneys-mormonism/1" target="_blank">perché </a>capisce molto bene che potrebbe essere controproducente, potrebbe apparire un attacco alla libertà di Credo.</p>
<p>Guerra di religione si, ma senza esagerare.</p>
<p>&#8212;</p>
<p><em><strong>Michele Zurleni</strong></em><em>, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori</em></p>
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		<title>A Chicago la Nato annuncia che l’anno prossimo finirà la (sua) guerra afghana</title>
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		<pubDate>Mon, 21 May 2012 15:54:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianandrea gaiani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

		<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>

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		<category><![CDATA[Vertice di Chicago]]></category>

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		<description><![CDATA[La Nato smetterà di combattere in Afghanistan tra un anno ma questo non significa che la guerra sia vinta ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_78132" class="wp-caption alignnone" style="width: 710px"><a href="http://blog.panorama.it/mondo/files/2012/05/20120521_120520i-007_rdax_600x3991.jpg"><img class="size-full wp-image-78132" src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2012/05/20120521_120520i-007_rdax_600x3991.jpg" alt="Un momento del Summit della Nato a Chicago (Credits: Nato)" width="700" height="420" /></a><p class="wp-caption-text">Un momento del Summit della Nato a Chicago (Credits: Nato)</p></div>
<p><a href="http://blog.panorama.it/mondo/author/gianandrea-gaiani/"><img class="alignleft" style="margin-right: 1em;float: left" src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2011/01/gaiani-new.jpg" alt="Gianandrea Gaiani" width="100" height="75" /></a>La priorità era assegnata alla definizione della <em>exit strategy</em> dall’Afghanistan e il <a href="http://www.nato.int/cps/en/SID-0C4F7925-D3391DAB/natolive/events_84074.htm" target="_blank">Vertice Nato di Chicago </a>ha raggiunto senza dubbio questo obiettivo. Gli alleati di fatto dichiarano &#8220;vinta&#8221; la guerra e annunciano che se ne andranno presto da Kabul. Come aveva promesso Francois Hollande in campagna elettorale,<strong> i 3.400 militari francesi </strong>verranno ritirati entro quest’anno seguendo canadesi e olandesi che hanno già lasciato Kabul negli anno scorsi. Gli americani e tutti gli altri alleati cesseranno le attività da combattimento<strong> entro l’estate 2013,</strong> quando gli afghani saranno responsabili della sicurezza nell’intero Paese,  lasciando unità logistiche e team di istruttori. Statunitensi e britannici manterranno anche reparti aerei e forze speciali anche dopo il ritiro della Nato e gli italiani lasceranno probabilmente in Afghanistan <strong>circa 200 carabinieri </strong>per addestrare la polizia locale.</p>
<p><span id="more-78128"></span>Numeri che dovranno però passare al vaglio della situazione sul terreno quando il grosso delle forze Nato si sarà ritirato e si vedrà se le truppe afghane potranno farcela da sole contro i talebani grazie soprattutto ai 4,1 miliardi di dollari annui versati dagli alleati tra il 2015 e il 2017. A  <a href="http://www.nato.int/cps/en/natolive/official_texts_87593.htm?mode=pressrelease" target="_blank">Chicago </a>sono stati infatti ripartiti i costi del mantenimento delle forze armate di Kabul  per 2,3 miliardi a carico di Washington. 500 milioni del governo afghano e 1,3 miliardi offerti dai partner occidentali come Londra (110) milioni) Berlino (150),<strong> Roma (120),</strong> Canberra (100 milioni). Denaro che sarà sufficiente (<strong>sempre che non venga dirottato dalla corruzione)</strong> a sostenere non più di 228 mila soldati e poliziotti afghani contro gli attuali 310 mila e i 352 mila che saranno in servizio entro quest’anno. <strong>Anche i talebani sembrano del resto soddisfatti </strong>dell’esito del vertice Nato e un loro portavoce ha incoraggiato tutti gli alleati ad andarsene al più presto come i francesi.</p>
<p>Gli interrogativi sulla tenuta degli afghani dopo il rito alleato non sono stati risolti a Chicago dove nessuno sembra volersi porre questi problemi.  Neppure Karzai che l’anno prossimo chiuderà il suo mandato presidenziale e al momento sembra avere fretta soprattutto di liberarsi della pesante &#8220;tutela&#8221; statunitense. Così come permangono<strong> i contrasti con il Pakistan</strong> (Obama non ha voluto incontrare il presidente pakistano Zardari) che per riaprire i transiti di frontiera ai convogli  logistici della Nato <strong>vuole un milione di dollari giorno</strong>. Certo troppi ma senza le strade e i porti pakistani sarà difficile rimpatriare <a href="www.isaf.nato.int " target="_blank">130 mila soldati </a>e soprattutto migliaia di mezzi e di tonnellate di materiale. Per il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen &#8220;non ci sarà un ritiro disordinato&#8221; mentre Barack Obama si è detto certo che &#8220;nel 2014 il conflitto afghano avrà termine&#8221;.</p>
<p>Il vertice ha dato il via libera anche a 20 programmi di cooperazione acquisizione di equipaggiamenti definiti<a href="http://www.nato.int/cps/en/natolive/78125.htm" target="_blank"> <em>Smart defence</em> </a>e che prevedono che gli alleati finanzino congiuntamente l<strong>o sviluppo e l’acquisto di mezzi e componenti </strong>per aumentare l’integrazione militare e ridurre le spese. Tra questi la flotta di cinque velivoli teleguidati strategici Global Hawk basati a Sigonella e dotati di un sofisticato radar per il controllo del terreno (AGS - <a href="http://www.nato.int/cps/en/natolive/topics_48892.htm" target="_blank">Alliance Ground Surveillance</a>) . Un programma finanziato da 13 Paesi della Nato (Italia inclusa) per acquistare velivoli e radar statunitensi per un valore di oltre 1,2 miliardi di contratti firmati a Chicago con <a href="http://www.northropgrumman.com/" target="_blank">Northrop Grumman .</a> <strong>Dev’essere per questo che a Washington hanno battezzato l’iniziativa &#8220;difesa intelligente&#8221;.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Approvata anche la realizzazione della prima fase dello <a href="http://www.nato.int/cps/en/natolive/topics_49635.htm" target="_blank">scudo antimissile </a>che integrerà radar americani con missili europei (incluse le batterie italiane di <a href="http://www.mbda-systems.com/products/gbad/aster-block-2-bmd/2-2/" target="_blank">missili Aster 30</a>)  e statunitensi per creare un ombrello comune, attivo dal 2015 <strong>e pienamente operativo nel 2018,</strong> in grado di intercettare eventuali attacchi balistici. Uno scudo che continua a non piacere ai russi ma che potrebbe venire “digerito” da Mosca dopo l’incontro previsto in giugno tra Barack Obama e Vladimir Putin.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><strong><em>Gianandrea Gaiani</em></strong><em> ha seguito sul campo tutte le missioni militari italiane. Dirige <a href="http://www.analisidifesa.it/" target="_blank">Analisi Difesa</a>,                                      collabora con i quotidiani Il Sole   24      Ore,    Il        Foglio  e         Libero    ed  è            opinionista    di  Radio               Capital. Ha        scritto        Iraq         Afghanistan:   guerre  di  pace        italiane</em></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Essere gay in Egitto. Paura, speranza e sfida</title>
		<link>http://blog.panorama.it/mondo/2012/05/21/essere-gay-in-egitto-paura-speranza-e-sfida/</link>
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		<pubDate>Mon, 21 May 2012 12:40:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>matteo_colombo</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[Egitto]]></category>

		<category><![CDATA[gay]]></category>

		<category><![CDATA[rivoluzione]]></category>

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		<description><![CDATA[
La zona di Downtown è un insieme disordinato di palazzi liberty mai ristrutturati, negozi e locali alla moda. Qui s’incontrano migliaia di egiziani per bere un tè, discutere sulle prossime elezioni o fare compere nei negozi di Talaat Harb. Tra loro ci sono diversi omosessuali. Al Cairo non esiste una comunità gay, ma i ragazzi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.panorama.it/mondo/files/2012/05/musulmani_gay.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-78118" src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2012/05/musulmani_gay.jpg" alt="musulmani_gay" width="700" height="420" /></a></p>
<p><a href="http://blog.panorama.it/mondo/author/matteo.colombo"><img class="alignleft" src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2011/11/strip-colombo2.jpg" alt="strip-colombo2" width="100" height="75" /></a>La zona di Downtown è un insieme disordinato di palazzi liberty mai ristrutturati, negozi e locali alla moda. Qui s’incontrano migliaia di egiziani per bere un tè, discutere sulle prossime elezioni o fare compere nei negozi di Talaat Harb. Tra loro ci sono diversi omosessuali. A<strong>l Cairo non esiste una comunità gay, ma</strong> <strong>i ragazzi e le ragazze omosessuali si conoscono tutti</strong>. Molti di loro erano in <a href="http://blog.panorama.it/mondo/tag/piazza-tahrir" target="_blank">Piazza Tahrir</a> nei primi giorni della rivoluzione, altri frequentano i locali di Downtown, dove si trova qualche bar che serve alcolici e si respira un’aria più liberale delle altre zone del Cairo.</p>
<p><span id="more-78031"></span><strong>L’ostilità verso i gay è molto diffusa,</strong> ma non esistono organizzazioni che difendano i loro diritti con efficacia. A volte, la polizia fa irruzione nei locali frequentati da omosessuali. Nonostante essere gay non sia reato in Egitto, non è difficile mandare un omosessuale in prigione. Nel 2001, per esempio, <strong>cinquantadue ragazzi sono stati arrestati</strong> su una nave in riva al Nilo e condannati ad alcuni anni di galera per &#8220;<strong>immoralità abituale</strong>&#8220;. Quando non ci sono le forze dell&#8217;ordine, ci pensa la gente comune a &#8220;fare pulizia&#8221;. Un episodio famoso è l’assalto al bar Odeon, uno dei ritrovi più famosi per gli omosessuali egiziani, che ha costretto i padroni di questo locale a rifiutare i clienti gay.</p>
<p><strong>Così, per evitare problemi, molti ragazzi gay si sposano</strong>. Qualcuno però decide di vivere la propria omosessualità, senza nascondersi. Gamal (<em>nome di fantasia</em>) mi racconta di essere scappato da casa a soli sedici anni. Il padre salafita ha reagito al suo <em>coming out</em> con le botte e così si è dovuto arrangiare per sopravvivere. Gamal vive in uno dei tanti appartamenti di Downtown con alcuni studenti stranieri e egiziani. In questo quartiere abitano diversi ragazzi omosessuali che hanno trovano qui un ambiente tollerante e diverse persone disposte ad accettarli.</p>
<p>Non ci sono, infatti, soltanto oppressione e paura nella vita degli omosessuali egiziani, ma c’è anche la <strong>speranza di poter cambiare la loro condizione</strong>. Qualcuno la spiega così: &#8220;C’è stata la rivoluzione, non è più possibile rifiutarsi di discutere. In democrazia non esistono i tabù e prima o poi si arriverà anche a parlare di omosessualità&#8221;. Il modello per gli omosessuali egiziani è il Libano. Nel Paese dei Cedri, è stata fondata sei anni fa <strong><em><a href="http://www.helem.net/">Helem</a></em></strong>, la prima rivista dedicata ad un pubblico gay e arabo.</p>
<p>Il tema dell’omosessualità è sempre più discusso a Beirut, anche grazie agli artisti libanesi. Due esempi di questo cambiamento sono il <a href="http://www.youtube.com/watch?v=319vcoleyMk">film <em>Caramel</em></a>, che racconta anche della storia d’amore tra due ragazze, e la canzone <em><a href="http://www.youtube.com/watch?v=Tnkk-gkEuxc">Shimm el Yasmine</a></em> (odore di gelsomino) del gruppo Masrouh Leila, che parla della tristezza di un ragazzo omosessuale alla notizia del matrimonio del suo fidanzato con una ragazza (qui trovate <a href="http://feelnotes.wordpress.com/2010/07/12/mashrou3-leila-the-english-lyrics/">il testo in inglese</a>).</p>
<p>I primi a rispondere alla sfida lanciata da Helem sono stati <strong>alcuni ragazzi marocchin</strong>i che<strong> hanno fondato<a href="http://aswatmagazine.blogspot.com/p/blog-page_27.html"> <em>Aswat</em></a> (le voci): la prima rivista omosessuale di questo Paese.</strong> Il primo numero è uscito su internet lo scorso mese ed è stato scaricato da più di ventimila persone, ma il loro sogno è di poter vendere questa rivista anche in edicola. Intanto Aswat ha provocato un acceso dibattito in Marocco e <strong>un Imam ha condannato a morte i ragazzi che hanno pubblicato questa rivista</strong>. Gamal è uno delle persone che ha letto Aswat e promette di organizzarsi con alcuni amici per creare un giornale simile anche al Cairo. &#8220;Mancano la capacità e il tempo, ma c’è la volontà di fare sentire la propria voce&#8221;.</p>
<p>Forse c’è anche un po’ di paura, ma questo Gamal non lo dice.</p>
<p>&#8212;</p>
<p><em><strong>Matteo Colombo</strong> vive tra Ankara e Il Cairo per studiare arabo e turco. Collabora con diversi siti di politica internazionale. Le sue grandi passioni sono l&#8217;Egitto, la Siria e la Turchia</em></p>
<p><strong></strong></p>
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		<title>La nuova vita del generale Stanley Mc-Chrystal: oggi insegno che in guerra e in affari vale la stessa strategia</title>
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		<pubDate>Mon, 21 May 2012 07:10:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Ha guidato le truppe Usa nel Golfo e in Afghanistan. Adesso insegna leadership all’università e spiega alle aziende come si fa a battere la concorrenza ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-large wp-image-77946" src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2012/05/mondo-77-large.jpg" alt="La nuova vita del generale Stanley Mc-Chrystal: oggi insegno che in guerra e in affari vale la stessa strategia" width="672" height="404" /></p>
<p>di <strong>Mattia Ferraresi</strong></p>
<p>Nella vita del generale<strong> Stanley Mc-Chrystal</strong> c’è un prima e un dopo. La linea di confine è <strong>&#8220;The Runaway General&#8221;</strong>, esplosivo articolo scritto da<strong> Michael Hastings</strong> e pubblicato da<strong> <em>Rolling Stones</em> </strong>nel giugno del 2010. Nel reportage l’allora capo delle forze della coalizione in <strong>Afghanistan</strong> e gli uomini della sua squadra irridevano con imperdonabile leggerezza i vertici civili della sicurezza di <strong>Barack Obama</strong>, <span id="more-77925"></span>dal consigliere per la sicurezza nazionale <strong>Jim Jones</strong>, un &#8220;clown fermo al 1985&#8243;, all’inviato speciale in Afghanistan, <strong>Richard Holbrooke</strong>, &#8220;animale ferito&#8221; che passava le sue giornate ad assillare McChrystal con email pedanti, fino al vicepresidente, <strong>Joe Biden</strong>.</p>
<p>Quello che era stato fino ad allora un leader integerrimo, un esecutore marziale e silenzioso interamente votato alla causa dell’America, veniva sepolto dall’articolo di un giovane freelance; e con questo venivano irrimediabilmente infangate le mostrine, la tenacia, la capacità di leadership che lo avevano portato a guidare l’eroico team che nelle notti irachene ha sterminato centinaia di nemici. Il trofeo della Task force 6-26 era il leader di Al Qaeda in<strong> Iraq,</strong> Abu al-Zarqawi.</p>
<p>Un articolo petulante e veritiero aveva rovinato tutto e Obama non aveva potuto fare altro che <strong>sollevarlo immediatamente dall’incarico</strong>. Il codice marziale interiore che McChrystal non ha mai smesso di seguire (e applicare a ogni cosa, anzitutto a se stesso) gli imponeva a quel punto di appendere gli anfibi al chiodo, indossare gli abiti civili e andarsene magari a coltivare un fazzoletto di terra gentilmente concesso come liquidazione dal governo americano, come un legionario romano in congedo. Il generale però non ha scelto la strada del ritiro, ma quella della metamorfosi. Dopo essersi affrancato dal servizio militare con il disonore pubblico e l’onore di poter conservare le quattro stelle pur non avendo accumulato gli anni di servizio necessario, McChrystal ha iniziato una nuova carriera in cravatta. E il 57enne che corre 10 chilometri ogni mattina, mangia una volta al giorno e dorme quattro ore a notte non ha preso il suo nuovo mondo con meno serietà.</p>
<p>Prima è arrivata l’<strong>offerta di Yale,</strong> il prestigioso ateneo del Connecticut dove McChrystal è entrato come<strong> insegnante di un seminario su &#8220;fiducia e leadership&#8221;</strong>. Gli studenti, che hanno non solo il permesso ma il dovere di chiamarlo &#8220;Stan&#8221;, s’immergono assieme all’ex generale nell’idea militare della leadership trasferita in ogni ambito della società, dal governo alle aziende. L’articolo di Hastings è una delle letture obbligatorie del corso. Con i suoi studenti il generale entra nei dettagli della sua dipartita, e al <em>New York Times</em> ha spiegato che da quell’episodio ha tratto due importanti lezioni sulla leadership.</p>
<p>La prima riguarda<strong> l’importanza delle relazioni </strong>per chi ha un ruolo di comando: &#8220;Il network di amici&#8221; dice McChrystal «mi ha salvato». La seconda ha a che fare invece con<strong> la sua reazione pubblica all’articolo</strong>. Il generale non ha mai cercato di difendersi né di smentire il contenuto dell’articolo, né ha rivendicato l’inchiesta interna del Pentagono che condanna i metodi usati dal cronista per raccogliere le informazioni; lui sa che qualsiasi disputa avrebbe finito per danneggiare il paese, bene più alto della gloria personale.</p>
<p>Nelle innumerevoli missioni il generale non ha imparato soltanto a sparare e a Yale le sue capacità si esprimono secondo sessioni che difficilmente un professore tradizionale potrebbe proporre: sveglia alle 3 del mattino, corsa, lezione, seminario, pranzo di lavoro, ancora lezione, lavoro di gruppo, seminario finale, breve spuntino e dritti a letto. La forza di McChrystal non è nella preparazione teorica (il generale non ha nemmeno un dottorato, certificato fondamentale nel pedigree di un professore dell’Ivy league) ma nella <strong>conoscenza empirica</strong>. Questa sua expertise non convenzionale ha convinto il consiglio dell’università ad assumerlo, cosa che difficilmente sarebbe accaduta in passato, quando le università dell’élite erano fucine dell’antimilitarismo.</p>
<p>Ma oltre a Yale, dove McChrystal è diventato un’attrazione per gli studenti della scuola di legge così come per quelli che sognano di solcare un giorno i corridoi di Wall Street (la leadership è un tratto comune e trasversale), l’ex generale ha costituito alle porte di Washington il <strong>McChrystal Group</strong>, società che offre consulenza ad aziende in cerca di leadership. La filosofia del generale si chiama &#8220;<strong>crosslead&#8221;</strong>, formula che riassume le diverse fonti dalle quali McChrystal ha tratto la sua visione organizzativa del mondo.</p>
<p>&#8220;<em>La leadership militare contiene molti elementi che possono essere trasferiti nel mondo civile</em>&#8221; spiega <strong>Brooke Neuman</strong>, ex consigliere di McChrystal in Afghanistan e ora responsabile della comunicazione dell’avventura civile del generale. Così <strong>Aol</strong>, il provider di servizi internet che recentemente ha ampliato i suoi orizzonti acquistando, fra le altre cose, il portale <em>Huffington Post</em>, si avvale dei servigi dell’ex generale per vergare un ambizioso piano aziendale per l’anno prossimo. In una nota dai toni marziali, l’amministratore delegato, <strong>Tim Armstrong</strong>, parla di «piano di battaglia» e della necessità di sferrare il colpo decisivo dopo &#8220;il primo contatto con il nemico&#8221;.</p>
<p>Benché i nemici non siano i militanti di Al Qaeda o i talebani, ma concorrenti aziendali che agiscono secondo le leggi del mercato, McCrystal si trova meravigliosamente a suo agio nella nuova veste di leader in borghese. La <strong>Siemens</strong>, il più grande gruppo tecnologico europeo, lo ha assunto per guidare una nuova unità che si occupa di procacciare nuovi contratti con il governo americano; e all’attenzione del McChrystal Group ci sono decine di proposte di contratto su cui regna la discrezione che si conviene sia sul campo di battaglia sia su quello del business. E l’uomo che in Iraq comandava l’unità più segreta e temuta dell’esercito americano ora s’aggira con noncuranza per corridoi lucidi nei quali ci s’ingegna per sopraffare i concorrenti.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Attenti alla “dracmatizzazione”, perché l’uscita della Grecia dall’euro avrebbe effetti terribili per tutti</title>
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		<pubDate>Mon, 21 May 2012 06:09:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
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di Sergio Romano
Nelle inquietanti dichiarazioni sulla Grecia pronunciate negli scorsi giorni vi è una buona dose di ricatti reciproci. I greci che minacciano il ritorno alla dracma lo fanno nella speranza d’indurre l’eurozona ad allentare il cappio del rigore imposto al loro paese. I governi europei che pretendono di non essere preoccupati da una tale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-large wp-image-77940" src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2012/05/mondo-51-large.jpg" alt="Attenti alla dracmatizzazione, perché l’uscita della Grecia dall’euro avrebbe effetti terribili per tutti" width="672" height="404" /></p>
<p>di<strong> Sergio Romano</strong></p>
<p>Nelle inquietanti dichiarazioni sulla Grecia pronunciate negli scorsi giorni vi è una buona dose di ricatti reciproci. <strong>I greci che minacciano il ritorno alla dracma</strong> lo fanno nella speranza d’indurre l’eurozona ad allentare il cappio del rigore imposto al loro paese. I governi europei che pretendono di non essere preoccupati da una tale prospettiva lo fanno nella speranza di costringere Atene a confermare gli impegni assunti negli scorsi mesi. Questa è una partita in cui ciascuno dei due giocatori vuole dimostrare all’altro di non essere ricattabile e di poter quindi dettare le proprie condizioni. La realtà, probabilmente, è alquanto diversa. <strong>Il ritorno alla dracma avrebbe effetti perversi</strong>, se non addirittura catastrofici, in ciascuno dei due campi.<span id="more-77916"></span></p>
<p>La prima a soffrirne, naturalmente, sarebbe la Grecia. Sappiamo che è relativamente facile passare da una moneta leggera a una moneta pesante, come accadde in Francia all’epoca del generale Charles De Gaulle e più recentemente in Europa con l’introduzione dell’euro. Ma possiamo soltanto immaginare che cosa accadrebbe il giorno in cui un governo annunciasse ai suoi cittadini che i loro risparmi verranno cambiati in una moneta verosimilmente destinata a subire, nelle ore seguenti, una colossale svalutazione.</p>
<p>Se la moneta vecchia venisse abolita, il cittadino sarebbe costretto a inghiottire il rospo. Ma l’euro continuerà a esistere e i greci, se non saranno riusciti a esportare per tempo il loro denaro, si riterranno vittime di una intollerabile confisca. Non è tutto. Gli impegni contrattuali sottoscritti dalle autorità, dalle aziende e dai singoli cittadini nell’ambito dell’eurozona e dell’economia mondiale sono oggi espressi in euro, in dollari o in altre valute forti. Come verranno onorati questi contratti? Quale sarà il costo dell’immenso contenzioso legale provocato dall’ondata di litigi che si abbatterà sull’economia greca?</p>
<p>Il ritorno alla dracma potrebbe <strong>favorire le esportazioni</strong>. Ma la Grecia non ha una struttura industriale capace di sfruttare pienamente l’occasione e compensare il brusco rincaro delle importazioni. Chi teme che il rigore imposto dalla Germania e dall’eurozona crei in Grecia una situazione prerivoluzionaria dovrebbe chiedersi che cosa accadrebbe nelle piazze di Atene e Salonicco se i greci scoprissero che il loro futuro, dopo il ritorno alla dracma, è ancora più drammaticamente incerto.</p>
<p>Nell’altro campo i rischi sono diversi, ma non meno gravi. Dopo essere stato per tre anni alla finestra, il mondo constaterà che <strong>l’unione monetaria dell’Europa non ha funzionato</strong> e che l’Ue non è stata in grado di soccorrere il suo socio più debole. Questa perdita di credibilità avrà conseguenze politiche e inciderà sull’insieme dei rapporti dell’Europa con le altre economie mondiali. Ma gli effetti peggiori, a più breve termine, saranno quelli provocati dal <strong>giudizio dei mercati</strong>. Le banche d’affari, le agenzie di rating e gli investitori archivieranno il caso greco e andranno subito alla ricerca di altri paesi dell’eurozona contro i quali valga la pena scommettere. Ne troveranno molti, ma concentreranno le loro scommesse su Spagna, Italia e Francia.</p>
<p>Spero che questo scenario non si avveri. Spero che la Grecia resti nell’eurozona e che sia possibile stabilire un ragionevole rapporto con il suo prossimo governo. Ma spero soprattutto che queste minacce costringano l’eurozona a fare altri passi più decisivi sulla strada della sua integrazione. Finora, nonostante qualche importante progresso, i paesi dell’area si sono comportati come se l’euro dei greci non fosse la stessa moneta che è nelle tasche dei tedeschi, degli italiani e degli spagnoli. Per salvare la Grecia e se stessi devono imparare a trattarlo come un bene comune.</p>
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		<title>Il viaggio della torcia olimpica comincia da Land’s End, alla fine della terra</title>
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		<pubDate>Sun, 20 May 2012 15:45:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
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di Luca Sciortino
Per dire &#8220;da un estremo all’altro della Gran Bretagna&#8221; gli inglesi  usano l’espressione: From Land’s End to John o’ Groats. Sono le due località poste rispettivamente nel punto più a sud-ovest dell’isola e più a nord-est. Ecco perché il viaggio della torcia olimpica non poteva che partire da Land’s End, il capo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.panorama.it/mondo/files/2012/05/cornwall.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-78138" src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2012/05/cornwall-large.jpg" alt="cornwall" width="672" height="403" /></a></p>
<p>di <strong>Luca Sciortino</strong></p>
<p>Per dire &#8220;da un estremo all’altro della Gran Bretagna&#8221; gli inglesi  usano l’espressione: <em>From Land’s End to John o’ Groats</em>. Sono le due località poste rispettivamente nel punto più a sud-ovest dell’isola e più a nord-est. Ecco perché il viaggio della torcia olimpica <strong>non poteva che partire da Land’s End</strong>, il capo della penisola di Penwith, in Cornovaglia.</p>
<p><span id="more-78127"></span>Da quel punto lo scenario è mozzafiato: cielo plumbeo, mare di un blu cupo e grandi gabbiani che si lanciano garrendo dalle alte scogliere.</p>
<p>A portare la torcia è stato scelto <strong>Eric Smith</strong>, 75 anni, una sorta di eroe nazionale: nel 1962 la regina gli assegnò la medaglia d’oro al valore per essersi fatto calare da un elicottero nella Jeanne Gougy, una nave da pesca francese alla deriva negli scogli di Land’s End e completamente inclinata su un fianco.</p>
<p>Smith riuscì a entrare nella cabina di comando e <strong>salvare un uomo intrappolato</strong> mentre le onde urtavano violentemente contro la nave. Come per un destino, Smith ha trascorso la vita ad aiutare gli altri, subendo diverse disgrazie.</p>
<p>Prima la morte della moglie e la necessità di aiutare e guidare il resto della famiglia. Poi l’incidente di uno dei figli investito da un auto, poi il sostegno per anni e anni alla figlia malata di disordine bipolare e morta recentemente straziandogli il cuore.</p>
<p>Suo figlio ha detto che suo padre è stato per lui e i suoi fratelli <strong>una <em>tower of strength</em>, una fortezza</strong>. Chi meglio di lui può alzare la torcia accesa al cielo e cominciare il viaggio?</p>
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		<title>Rabbini antisionisti contro internet: grande manifestazione domenica a New York</title>
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		<pubDate>Sat, 19 May 2012 17:33:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>annamomigliano</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Sono attesi 400 mila manifestanti. Tutti uomini ebrei ultra-ortodossi: le donne non sono state invitate]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_78102" class="wp-caption aligncenter" style="width: 682px"><img class="size-large wp-image-78102" src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2012/05/satmar-large.png" alt="Un Satmar a Brooklyn, New York (credits: Flickr, myshi)" width="672" height="461" /><p class="wp-caption-text">Un Satmar a Brooklyn, New York (credits: Flickr, myshi)</p></div>
<p><a href="http://blog.panorama.it/mondo/author/annamomigliano/"><img class="alignleft" style="margin-right: 1em" src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2011/01/momigliano-new.jpg" alt="Anna Momigliano" width="100" height="75" /></a>Immaginate di avere vent&#8217;anni e vivere senza computer, senza internet e senza smartphone&#8230; nella città più connessa del pianeta: benvenuti nella vita di un ragazzo <strong>Satmar</strong>. Gruppo <a href="http://blog.panorama.it/mondo/2012/01/12/ortodossi-laici-religiosi-ma-chi-sono-gli-israeliani/">ebraico ortodosso </a>tra i più conservatori, i Satmar contano circa 130 mila aderenti – quasi tutti concentrati tra New York e Israele – e hanno il loro quartier generale a Brooklyn. Ultimamente, hanno anche lanciato, proprio nella Grande Mela, una campagna contro internet, “reo” di corrompere le giovani menti. <span id="more-78098"></span></p>
<p>Al punto che il rabbino <strong>Aaron Teitelbaum</strong> (che attualmente sta disputando la leadership del gruppo contro il fratello Zalman), ha indetto una grande manifestazione anti-internet per questa domenica. L&#8217;appuntamento è allo stadio di baseball Mets’ CitiField, nel Queens. <strong>Sono attesi 400 mila manifestanti. Tutti uomini ebrei ultra-ortodossi, le donne, naturalmente, non sono state invitate:</strong> per gli standard dei Satmar, sarebbe troppo “impudico.” Così  riferisce il giornale ebraico progressista <em>The Forward </em>(che, a onor del vero, ha riportato la notizia con una buona dose di sarcasmo)</p>
<p>Gli organizzatori sostengono di non essere contrari alla tecnologia nel suo complesso, né di negare che la grande rete possa avere dei lati positivi. Semplicemente, dicono che quelli negativi li superano: “Nessuno qui è un luddista che nega i molteplici vantaggi che la tecnologia ha portato al genere umano nel suo complesso”, ha detto <strong>Eytan Kobre</strong>, portavoce dell&#8217;evento, al <em>Forward</em>. “Però a un certo punto, una persona matura e pensante si ferma e dice: &#8216;Devo fare un&#8217;analisi costi-benefici”.</p>
<p>Non è che l&#8217;ultimo capitolo dell&#8217;offensiva da parte dei leader Satmar contro la rete. Il rabbino  Teitelbaum infatti ha <strong>proibito ai suoi seguaci di tenere un computer a casa:</strong> l&#8217;ordine però non deve avere subito gli effetti sperati, perché sei mesi fa Teitelbaum si è trovato costretto ad annunciare che i ragazzi provenienti da famiglie che possedevano un PC <strong>non sarebbero stati ammessi nelle istituzioni scolastiche</strong> affiliati con il movimento Satmar. Anche in questo caso, però, il rabbino ha dovuto fare i conti con l&#8217;amara realtà. E cioè che, in barba alle direttive, molti fedeli della sua setta continuano a tenere computer in casa. Risultato? E&#8217; stata concessa una proroga di altri sei mesi.</p>
<p>Ora, prima che la notizia venga fraintesa, è il caso di specificare alcune cose. Per <strong>la stragrande maggioranza degli ebrei – siano essi laici, moderatamente religiosi, ortodossi o ultra-ortodossi – internet non ha mai rappresentato un problema</strong>: lo stesso <strong>Mark Zuckerberg</strong>, il creatore di Facebook, ha avuto una formazione religiosa ebraica. Conosco diversi rabbini che hanno siti e sono attivi sui social network, sia per intrattenimento personale che per ragioni “professionali”: dopotutto, internet è uno strumento come un altro per comunicare con i fedeli.</p>
<p><strong>I Satmar rappresentano una frangia estremista all&#8217;interno della comunità ultra-ortodossa</strong>. Rifiutano la modernità (quasi) in toto e sono dichiaratamente nemici dello Stato di Israele: insieme ai loro “cugini” Neturei Karta, sono talvolta ribattezzati dai media come “rabbini antisionisti.” Sono talmente conservatori da essersi recentemente scontrati con altri gruppi ultra-ortodossi&#8230; perché non li consideravano abbastanza tradizionalisti.</p>
<p>Per esempio, lo scorso anno hanno organizzato una manifestazione, sempre a New York, contro una stilista ultra-ortodossa. <strong>Iris Sherman</strong> è una<em> shaitel macher </em>(o “acconciatrice di parrucche”) che ha una boutique nel Queens, un quartiere dove molti abitanti sono ebrei ultra-ortodossi: il suo lavoro consiste nell&#8217;acconciare e vendere delle parrucche, che alcune donne indossano dopo sposate, in osservanza a un&#8217;interpretazione religiosa secondo cui sarebbe più opportuno <a href="http://blog.panorama.it/mondo/2010/01/26/ma-il-velo-va-di-moda-anche-a-tel-aviv/">coprire il capo in segno di modestia, dopo il matrimonio</a> (in genere si usa un foulard, ma c&#8217;è chi preferisce una parrucca). Naturalmente, il lavoro di Iris Sherman era molto gradito alla maggioranza dei rabbini ultra-ortodossi, che vedevano in esso un invito a rispettare la tradizione, senza rinunciare alla moda. Invece i Satmar l&#8217;hanno attaccato come un insulto alla modestia ebraica. Per la serie: <strong>non solo devi indossare una parrucca, ma anche fuori moda!</strong></p>
<p><code>
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	<param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/dOwswd7HX0w" />
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</object></code></p>
<p>Detto questo, piaccia o non piaccia, <strong>PC, smart phone e tablet ormai sono popolari anche tra i Satmar</strong>: la cosa non stupisce se si tiene conto che, per quanto chiusa sia questa piccola comunità, i giovani sono la stragrande maggioranza: infatti gli ebrei ultra-ortodossi hanno un <strong>tasso di fertilità tra i più alti del mondo</strong>, che in alcune cittadine israeliane ha raggiunto picchi di una media di nove figli per donna.</p>
<p>Nonostante la politica rigida del rabbino Teitelbaum, nella prassi spesso si è dovuto <strong>scendere a compromessi</strong>. Per esempio, alcune scuole Satmar ormai permettono ai loro studenti di possedere MP3&#8230; ma soltanto i modelli che non permettono la navigazione internet. Onde dissuadere un numero maggiore di fedeli dal possedere un PC in casa, poi, è stato aperto un internet caffè pensato appositamente per il pubblico Satmar: si chiama iShop e si trova, naturalmente, a Brooklyn. Lì gli internauti possono effettuare una navigazione “sicura”, dal momento che tutti i siti pericolosi (incluse fonte di notizie come Yahoo News) sono bloccati.</p>
<p>&#8212;</p>
<p><a href="http://blog.panorama.it/mondo/tag/generazione-tel-aviv/"></a><strong><a href="http://www.annamomigliano.com/"><em>Anna Momigliano</em></a></strong><em> è una caporedattrice di <a href="http://www.rivistastudio.com/">Studio</a>, bimestrale di attualità culturale. Ha scritto reportage da Israele, Libano e altri Paesi mediorientali. Per Marsilio ha pubblicato </em><a href="http://www.bol.it/libri/Karma-Kosher.-giovani/Anna-Momigliano/ea978883179681/"><em>Karma Kosher, giovani israeliani tra guerra, pace, politica e rock &#8216;n roll</em></a> <em>Potete seguirla su Twitter: @annamomi</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Falkland, la tensione tra Londra e Buenos Aires a colpi di spot: Maradona lava i pavimenti</title>
		<link>http://blog.panorama.it/mondo/2012/05/18/falkland-la-tensione-tra-londra-e-buenos-aires-a-colpi-di-spot-maradona-lava-i-pavimenti/</link>
		<comments>http://blog.panorama.it/mondo/2012/05/18/falkland-la-tensione-tra-londra-e-buenos-aires-a-colpi-di-spot-maradona-lava-i-pavimenti/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 18 May 2012 14:40:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simona.santoni</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[Olimpiadi Londra 2012]]></category>

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		<description><![CDATA[Al video della Casa Rosada girato nelle "Malvinas" in vista delle Olimpiadi su suolo inglese, segue una pubblicità della birra Carlsberg dove la "mano de Dios" impugna uno scopettone...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_78083" class="wp-caption aligncenter" style="width: 682px"><img class="size-large wp-image-78083" src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2012/05/maradona-video-carlsberg-large.jpg" alt="Il sosia di Maradona nello spost Carlsberg (YouTube)" width="672" height="403" /><p class="wp-caption-text">Il sosia di Maradona nello spost Carlsberg (YouTube)</p></div>
<p>In pieno trentennale della <a href="http://blog.panorama.it/mondo/2012/04/02/falklandsmalvinas-trenta-anni-fa-la-guerra-tra-londra-e-buenos-aires-la-fotogallery/">Guerra delle <strong>isole Falkland</strong></a> (o Malvinas, come si preferisce), coincidente guarda caso con le Olimpiadi ospitate in terra britannica, la <a href="blog.panorama.it/mondo/2012/02/03/falklands-tensione-alle-stelle-tra-londra-e-buenos-aires-e-arriva-il-principe-william/">tensione tra Argentina e Gran Bretagna</a> corre&#8230; sul filo dello spot.<br />
Ecco così che nella pubblicità della birra Carlsberg che ha debuttato sul mercato inglese compare niente meno che la &#8220;mano de Dios&#8221; che impugna uno scopettone: <strong>Armando Maradona</strong> (un suo sosia), inquadrato di spalle, diventa un inserviente che lava i pavimenti per i tifosi inglesi. <span id="more-78050"></span></p>
<p>Nel video di 90 secondi della birra ufficiale della nazionale di calcio d&#8217;oltremanica, tre fan sfegatati sono invitati a un tour all&#8217;interno della Carlsberg Fan Academy, dove &#8220;alcuni dei tifosi più promettenti d&#8217;Inghilterra imparano a essere grandi tifosi&#8221;. Scorrono tra le varie aule e discipline, tra l&#8217;attore Brian Blessed che dà lezioni di cori da stadio, l&#8217;ex leggenda dell&#8217;Arsenal Ian Wright che educa all&#8217;esplosione gioiosa a gol e vittorie, l&#8217;esploratore Ray Mears che insegna a sopravvivere alle condizioni climatiche dell&#8217;estate inglese.<br />
Coloro che escono dall&#8217;accademia sono poi premiati con una pinta di Carlsberg, tra festeggiamenti.</p>
<p>Di sala in sala, per due secondi gli occhi dei tre tifosi si soffermano però sulla schiena del presunto Maradona-inserviente (quello vero nei quarti di finale del Mondiale 1986 segnò il famoso gol di mano proprio ai danni dell&#8217;Inghilterra, episodio evidentemente ancora non digerito). E <strong>in Argentina la rabbia si è scatenata</strong> sui social network, dove molti chiedono il boicottaggio dei prodotti dell&#8217;azienda.</p>
<p>Ecco lo spot Carlsberg:</p>
<p><code>
<object	type="application/x-shockwave-flash"
			data="http://www.youtube.com/v/sQQgWcbri9Y"
			width="672"
			height="350">
	<param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/sQQgWcbri9Y" />
	<param name=wmode" value="transparent" />
</object></code></p>
<p>Ma la pubblicità Carlsberg non può che avere il sapore di replica alla precendente tagliente provocazione della &#8220;Presidenta&#8221; argentina Cristina Kirchner. Ovviamente in un altro spot, realizzato per omaggiare i caduti delle Falkand in vista delle Olimpiadi di Londra 2012.<br />
Qui <strong>Fernando Zylberberg</strong>, giocatore di hockey e in passato capitano della nazionale argentina, è mostrato in un allenamento dal tono eroico, esaltato da una musica non meno epica, in giro per Stanley, capoluogo delle Falkland. In chiusura di girato la scritta al vetriolo: <strong>&#8220;Per competere sul suolo inglese, ci stiamo allenando sul suolo argentino&#8221;</strong>. Con tanto di &#8220;In omaggio ai soldati caduti e ai veterani di guerra&#8221; e stemma ufficiale della Casa Rosada.<br />
Peccato però che la stella dell&#8217;hockey sia poi stata esclusa dalla squadra per Londra. Kirchner non l&#8217;avrà di certo presa bene.</p>
<p>Lo spot della Casa Rosada:</p>
<p><code>
<object	type="application/x-shockwave-flash"
			data="http://www.youtube.com/v/lSlyQp9NAoM"
			width="672"
			height="350">
	<param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/lSlyQp9NAoM" />
	<param name=wmode" value="transparent" />
</object></code></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Vertice Nato, a Chicago tiene banco il conflitto afgano</title>
		<link>http://blog.panorama.it/mondo/2012/05/18/vertice-nato-a-chicago-tiene-banco-il-conflitto-afgano/</link>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 14:04:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianandrea gaiani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Google News]]></category>

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		<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>

		<category><![CDATA[guerre di pace]]></category>

		<category><![CDATA[Nato]]></category>

		<category><![CDATA[scudo-antimissile]]></category>

		<category><![CDATA[Smart Defensei]]></category>

		<category><![CDATA[Summit di Chicago]]></category>

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		<description><![CDATA[A Chicago gli americani chiedono agli europei magggiore integrazione degli apparati militari e denaro per sostenere Kabul dopo il ritiro delle truppe alleate.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_78089" class="wp-caption aligncenter" style="width: 682px"><img class="size-large wp-image-78089" src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2012/05/chiacago-large.jpg" alt="Attivisti contro la guerra manifestano a Chicago (Credits: AP Photo/Charles Rex Arbogas)" width="672" height="402" /><p class="wp-caption-text">Attivisti contro la guerra manifestano a Chicago (Credits: AP Photo/Charles Rex Arbogas)</p></div>
<p><a href="http://blog.panorama.it/mondo/author/gianandrea-gaiani/"><img class="alignleft" style="margin-right: 1em;float: left" src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2011/01/gaiani-new.jpg" alt="Gianandrea Gaiani" width="100" height="75" /></a>Il vertice che la<a href="http://www.nato.int/cps/en/SID-366D4793-A0D5AD02/natolive/events_84074.htm" target="_blank"> Nato terrà a Chicago </a>domenica e lunedì è già fin d’ora un successo, se non per il segretario generale Andrs Fogh Rasmussen, che dal summit si aspetta di scogliere molti nodi importanti, quanto meno per gli operatori economici della città di Barack Obama. Le delegazioni di <strong>60 Paesi </strong>hanno fatto arrivare in città 6 mila politici e funzionari, 2 mila giornalisti oltre a 50 mila manifestanti che affolleranno hotel e ristoranti creando un indotto economico valutato in 128 milioni di dollari.<span id="more-78054"></span></p>
<p>Al centro dei colloqui la svolta nel <a href="http://www.nato.int/cps/en/natolive/topics_69349.htm" target="_blank">conflitto afghano. </a>Gli Alleati dovranno definire e approvare la strategia di transizione dei compiti di sicurezza alle truppe di Kabul  e il calendario del ritiro dei<a href="www.isaf.nato.int" target="_blank"> 130 mila militari di Isaf</a> previsto per il 2014 ma già forzato da alcuni Paesi, come la Francia che con il neo presidente Francois Hollande anticiperà a quest’anno il rimpatrio del suo contingente.</p>
<p>Dopo il 2014  gli alleati hanno concordato di garantire un&#8217;attività di addestramento e supporto al nuovo esercito e alle forze di polizia afgane che dovrebbero <strong>ridursi da 352.000 uomini a 228.000</strong> per limitare i costi di mantenimento. La Nato non vuole spendere più di 4,1 miliardi dollari all’anno per sostenere Kabul: la metà verrà finanziata da Washington ma gli altri alleati dovranno esprimersi sull’impegno finanziario come hanno già fatto <strong>Gran Bretagna (210 milioni annui) e Germania (190) .</strong> &#8220;Ci dovrà essere uno sforzo di finanziamento multilaterale&#8221; ha avvertito il portavoce del Pentagono George Little e &#8220;noi pensiamo che ci debbano essere contributi da altri Paesi&#8221; anche esterni all’Alleanza Atlantica.</p>
<p>Sul tavolo del summit di Chicago anche il completamento della prima fase dello scudo antimissile dispiegato nell&#8217;Europa dell&#8217;Est contro la minaccia dei <a href="http://www.nato.int/cps/en/natolive/topics_49635.htm" target="_blank">missili balistici </a>iraniani e che dovrebbe essere pienamente operativo nel 2018 .Lo scudo è avversato da Mosca che lo ritiene una  minaccia rivolta al suo deterrente nucleare e alla sua sicurezza anche se negli ultimi tempi sembrano essersi aperti margini per una trattativa.</p>
<p>A Chicago la Nato darà ufficialmente il via al programma<a href="http://www.nato.int/cps/en/natolive/78125.htm" target="_blank"> Smart Defense</a> la  &#8220;difesa intelligente&#8221; che mira a promuovere la cooperazione nei programmi militari di acquisizione integrati tra i vari alleati o tesi a unire le capacità e sviluppare competenze complementari in almeno 25 campi d’applicazione.</p>
<p>Un programma ineccepibile sul piano finanziario, specie in tempi di crisi e di tagli ai bilanci della Difesa, ma difficile da attuare perché proprio i conflitti afghano e libico hanno dimostrato che i Paesi più forti n<strong>on sono sempre disposti a condividere sistemi d’arma con gli alleati </strong>ma anche perché non tutti i Paesi della Nato accettano di partecipare a conflitti e operazioni militari.</p>
<p>La Smart Defense dovrebbe parzialmente compensare le ridotte risorse finanziarie messe i campo dai partners europei di una Nato nella quale oggi gli Stati Uniti si fanno carico <strong>del 75 per cento delle spese militari complessive.</strong></p>
<p>Al summit si discuterà anche di difesa da<a href="http://www.nato.int/cps/en/natolive/75747.htm" target="_blank"> attacchi informatici</a>, contro i quali la Nato punta su un sistema centralizzato di protezione e di coordinamento dei servizi di intelligence alleati, e dello sviluppo della flotta alleata di velivoli-radar Global Hawk per il controllo degli spazi terrestri.Il programma <a href="http://www.nato.int/cps/en/natolive/topics_48892.htm" target="_blank">Alliance Ground Surveillance (AGS) </a>prevede che i velivoli acquistati da 13 Paesi della Nato siano basati<strong> a Sigonella, in Sicilia, </strong>a due passi dai teatri operativi africani e mediorientali.</p>
<p>Anche la  criosi siriana entrerà nell&#8217;agenda del summit e se finora la Nato ha sempre escluso un intervento nella guerra civile il pesante ruolo della Turchia nel sostegno ai ribelli potrebbe cambiare in breve tempo le prospettuve  per un&#8217;azione militare internazionale.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><strong><em>Gianandrea Gaiani</em></strong><em> ha seguito sul campo tutte le missioni militari italiane. Dirige <a href="http://www.analisidifesa.it/" target="_blank">Analisi Difesa</a>,                                     collabora con i quotidiani Il Sole  24      Ore,    Il        Foglio  e         Libero    ed  è           opinionista    di  Radio               Capital. Ha        scritto       Iraq         Afghanistan:   guerre  di  pace        italiane</em></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Obama si allea con Monsanto contro la fame</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 13:20:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>froiatti</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[malnutrizione]]></category>

		<category><![CDATA[Monsanto]]></category>

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		<description><![CDATA[A Chicago il lancio della New alliance for food security and nutrition, tra governi, società private e contadini africani]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_78075" class="wp-caption aligncenter" style="width: 682px"><img class="size-large wp-image-78075" src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2012/05/medium_110829-192417_162638_nybz150_ap_1-large.jpg" alt="(credits: Ap/ Charlie Riedel)" width="672" height="402" /><p class="wp-caption-text">(credits: Ap/ Charlie Riedel)</p></div>
<p><a href="http://blog.panorama.it/mondo/author/froiatti/"><img class="alignleft" style="margin-right: 1em;float: left" src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2011/01/roiatti-new.jpg" alt="Franca Roiatti" width="100" height="75" /></a><br />
Si tiene oggi a Chicago <a href="http://www.thechicagocouncil.org/globalagdevelopment/gad/Events/Symposium_2012.aspx" target="_blank">il simposio sulla sicurezza alimentare globale.</a> A poche ore   dall’inizio del G8 di Camp David, il presidente Usa Barak Obama  lancerà luna nuova iniziativa per risolvere il problema della fame e della malnutrizione che riguarda ancora un miliardo di persone al mondo.<br />
<span id="more-78070"></span> Al  <strong>summit dell’Aquila nel 2009,</strong> i leader degli otto paesi più industrializzati al mondo hanno sottoscritto l’<a href="http://www.cooperazioneallosviluppo.esteri.it/pdgcs/italiano/speciali/Agricoltura/G8_Afsi.htm" target="_blank">Afsi (Aquila food security initiative) </a>che li impegnava a  sborsare <strong>22 miliardi di dollari in 3 anni</strong>,  per combattere l’estrema povertà e sostenendo l’agricoltura, migliorando l’accesso al cibo in particolare degli africani. A luglio dell’anno scorso i governi avevano versato appena il 22 per cento della somma promessa.<br />
<!--more--><br />
Le casse svuotate dalla crisi non fanno pensare che gli stati sviluppati saranno in grado di tenere fede agli impegni. Per questo a Chicago Obama insieme a leader africani come il presidente etiope <strong>Meles Zenawi,</strong> piccoli contadini come <strong>Dyborn Chiboga</strong>, del Malawi, e rappresentanti dell’agrobusiness come Hugh Grant, amministratore delegato della <strong>Monsanto</strong> annuncerà la <strong><a href="http://www.usaid.gov/press/factsheets/2012/fs120518.html" target="_blank">New alliance for food security and nutrition</a></strong> una partnership che come ha spiegato Rajiv Shah, amministratore di <a href="http://www.usaid.gov/" target="_blank">Usaid</a> “coinvolgerà 45 società private che si impegnano a investire oltre 3 miliardi di dollari per sostenere i piccoli contadini e in particolare le donne, e aiutarli ad aumentare la produttività e il reddito”.</p>
<p>Le aziende interessate vanno dalla <strong>Vodafone,</strong> che metterà a  punto un sistema di comunicazione dei prezzi di mercato attraverso sms, in grado di raggiungere circa 500 mila piccoli agricoltori,  alla Monsanto, che ha annunciato di essere disposta a spendere 50 milioni di dollari in progetti da  mettere a punto “lavorando insieme ai leader locali”.<br />
In cambio i paesi africani si impegnano secondo quanto annunciato da Shah a introdurre una serie di riforme politiche e di mercato, come l’attribuzione di titoli che attestano la proprietà della terra e  l’apertura all’esportazione dei prodotti agricoli.<br />
Riuscirà il mercato laddove la cooperazione allo sviluppo di stato ha fallito?</p>
<p>twitter @FrancaRoiatti</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Mitt Romney piace ai barbieri, Barack Obama ai camionisti</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 12:58:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>michele.zurleni</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Apertura#1]]></category>

		<category><![CDATA[Google News]]></category>

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		<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>

		<category><![CDATA[campagna elettorale]]></category>

		<category><![CDATA[candidati repubblicani]]></category>

		<category><![CDATA[elezioni usa 2012]]></category>

		<category><![CDATA[obamamania]]></category>

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		<description><![CDATA[Un'inchiesta del sito Salon.com spiega quali sono le preferenze elettorali delle varie categorie produttive e dei lavoratori americani. I minatori, gli ingegneri e i medici specializzati si schierano con Mitt Romney mentre il mondo accademico, dell'informatica e del web con Barack Obama  ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_69771" class="wp-caption aligncenter" style="width: 682px"><img class="size-large wp-image-69771" src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2012/03/romney-washington-gerlad-herbert-large.jpg" alt="Mitt Romney (Credits: LaPresse/Gerald Herbert)" width="672" height="403" /><p class="wp-caption-text">Mitt Romney (Credits: LaPresse/Gerald Herbert)</p></div>
<p><a href="http://blog.panorama.it/mondo/tag/obamamania/"><img class="alignleft" style="margin-right: 1em;float: left" src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2011/01/zurleni-new.jpg" alt="Michele Zurleni" width="100" height="75" /></a></p>
<p>Nonostante la presenza del pediatra Doug Ross (alias George Clooney, se mai ci fosse bisogno di specificarlo, chi non ha visto E.R. alzi la mano) tra i grandi sostenitori di Barack Obama, i <em>doctors</em> americani non sembrano essere intenzionati a seguire in massa l&#8217;esempio del (finto) collega e si dividono su chi votare per la Casa Bianca. La loro scelta non dipende dall&#8217;indossare il camice (bianco), ma dalla specializzazione.<span id="more-77919"></span></p>
<p>O meglio:<strong> i medici generici </strong>dovrebbero dare la loro fiducia al presidente<strong>, mentre gli specialisti </strong>tenderebbero a favorire il rivale Mitt Romney. Chirurghi, dentisti, radiologi, anestesisti, neurochirurghi e anche podologhi voterebbero per il candidato del GOP.</p>
<p>La fonte di questa notizia è un articolo è la rivista<em> on line</em> <strong>Salon</strong>, che è andata a spulciare tra i <strong>(piccoli) finanziatori</strong> di Barack Obama e di Mitt Romeny: migliaia di persone (mezzo milione) che hanno foraggiato con qualche centinaia (o qualche migliaia, in qualche caso) di dollari le casse dei comitati elettorali, arrivando a dare ai due una <a href="http://www.salon.com/2012/05/15/barbers_for_romney/singleton/" target="_blank">cifra</a> che si aggira attorno ai<strong> 177 milioni di dollari</strong>. Lo studio delle liste dei donatori fa comprendere come si sono divise le categorie produttive americane. E le sorprese non mancano.</p>
<p>La prima è che se è vero che Mitt Romney riceve molti soldi da banchieri e finanzieri (confermando da che parte sta Wall Street) è anche vero che il candidato del GOP è aiutato da tipologie di lavoratori che sarebbe più naturale collocare nel campo avverso. Per esempio, chi di noi poteva pensare che ci fossero più<strong> minatori</strong> a finanziare la campagna del candidato repubblicano di quanti, invece, abbiano foraggiato quella del presidente? Certo, se si pensa a una certa America rurale e profonda, la sorpresa dovrebbe essere inferiore, ma comunque sia il dato è decisamente curioso.</p>
<p><strong>E chi avrebbe mai immaginato che i barbieri preferiscono Romney</strong> e spunterebbero volentieri (la citazione, il gioco di parole è dal articolo di Salon) Obama dalla corsa alla Casa Bianca? Questione di taglio di capelli? In ogni caso, questo dicono le statistiche dei donatori. Che indicano anche come gli agenti di viaggio, i camionisti, i <a href="http://www.fec.gov/disclosurep/PDownload.do" target="_blank">librai</a> e i diplomatici stiano dalla parte di Obama mentre i gioiellieri, gli ingegneri meccanici e gli ottimizzatori siano con <strong>Romney</strong>. Il quale incassa (letteralmente) i <strong>favori dei guidatori di autobus, dei piloti</strong> e dei funzionari di polizia.</p>
<p>Il mondo dell&#8217;informatica e del web ama il presidente. E così è anche per quello accademico. I professori lo premiano. Se si guardano le liste dei donatori di Mitt Romney non si troveranno i nomi di insegnanti di filosofia o di inglese mentre quelle di Obama ne sono piene.</p>
<p>Nell&#8217;inchiesta di Salon anche molte conferme: <strong>cultura e spettacolo vogliono un secondo mandato</strong>. Si schierano dietro Obama quelli che hanno un lavoro creativo, come gli architetti e i designers, e i <a href="http://www.fec.gov/disclosurep/PDownload.do" target="_blank">membri </a>delle organizzazioni sindacali, mentre Mitt Romney è aiutato dagli uomini di affari.</p>
<p>L&#8217;altra conferma è che la maggior parte di questi (circa) 500.000 piccoli donatori hanno deciso di supportare Obama (445.000 contro i 90.000 del candidato repubblicano) con un conseguente, diverso introito per i due (100 milioni Obama e 77, Romney). Ma, si sa che questa è una delle armi (finanziarie) per la campagna elettorale del presidente. Nel 2008, questo tipo di raccolta fondi fu uno dei punti di forza della sua vittoria contro John McCain.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<br />
<em><strong>Michele Zurleni</strong></em><em>, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori</em></p>
]]></content:encoded>
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