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	<description>Canale Mondo di Panorama.it</description>
	<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 15:40:46 +0000</pubDate>
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		<title>Inglesi, bianchi, poveri e violenti</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 15:31:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[ Crescono a dismisura i crimini scatenati dall’odio. Sociale e razziale. A commetterli, sempre più spesso uomini bianchi inferociti dalla crisi.    ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_7199" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-7199" src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2009/11/razzismouk8-large.jpg" alt="Un militante del Bnp, il partito xenofobo inglese, affronta a mani nude - davanti ai flash dei fotografi - i manifestanti antifascisti " width="500" height="345" /><p class="wp-caption-text">Un militante del Bnp, il partito xenofobo inglese, affronta a mani nude - davanti ai flash dei fotografi - i manifestanti antifascisti </p></div>
<p><strong>SIMONA TOBIA</strong> - da Bristol</p>
<p>&#8220;<strong>Hate on the doorstep</strong>&#8220;, odio sulla soglia di casa: così s’intitola l’ultima puntata del pluripremiato programma della Bbc, <em><a href="http://news.bbc.co.uk/panorama/hi/default.stm" target="blank">Panorama</a></em>, che mostra oltre 50 aggressioni sia verbali sia fisiche ai danni di due giornalisti in incognito.</p>
<p><span id="more-7194"></span></p>
<p><strong>Quell’odio era anche sulla soglia di casa di chi scrive.</strong> Il documentario è girato a 5 minuti di distanza, in un’area di Bristol chiamata Southmead, dove i due giornalisti di origine asiatica hanno vissuto per otto settimane fingendosi un’ordinaria coppia di immigrati pachistani e registrando con telecamera nascosta tutti gli attacchi subiti, per lo più a sfondo razziale.</p>

<a href='http://blog.panorama.it/mondo/2009/11/20/inglesi-bianchi-poveri-e-violenti/razzismouk/' title='Razzismo in Gran Bretagna '><img src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2009/11/razzismouk-thumbnail.jpg" width="120" height="90" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='http://blog.panorama.it/mondo/2009/11/20/inglesi-bianchi-poveri-e-violenti/britain-oxford-protests/' title='Razzismo in Gran Bretagna '><img src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2009/11/razzismouk8-thumbnail.jpg" width="120" height="90" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='http://blog.panorama.it/mondo/2009/11/20/inglesi-bianchi-poveri-e-violenti/razzismouk3/' title='Razzismo in Gran Bretagna '><img src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2009/11/razzismouk3-thumbnail.jpg" width="120" height="90" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='http://blog.panorama.it/mondo/2009/11/20/inglesi-bianchi-poveri-e-violenti/britain-far-right/' title='Razzismo in Gran Bretagna '><img src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2009/11/razzismo_uk-thumbnail.jpg" width="120" height="90" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>

<p>Dopo un paio di giorni la polizia ha arrestato i responsabili degli attacchi più violenti, con il &#8220;sospetto&#8221; di aggressione a sfondo razziale: <strong>Sean Ganderton</strong>, 22 anni, e <strong>Sonny Clark</strong>, 11. Southmead non è l’unico quartiere &#8220;svantaggiato&#8221; della città e Bristol è solo uno dei tanti centri inglesi in cui questi problemi sono sempre più accentuati.</p>
<p>Escludendo <strong>Londra</strong>, <strong>è Birmingham, che conta poco meno di 1 milione di abitanti, il centro con il più alto numero di reati contro la persona</strong> (21.767) e di molestie (4.584). Segue <strong>Leeds</strong>, 715 mila abitanti, con 12.478 crimini contro persone e 2.179 molestie. E poi <strong>Manchester</strong>, dove il conto dei crimini veri e propri scende a 12.428, ma le molestie sono 3.214.</p>
<p>Dati ancor più impressionanti se considerati in rapporto al numero di abitanti: <strong>393 mila (dati dell’Ons, l’ufficio nazionale delle statistiche)</strong>. Questi sono solo i numeri dei casi denunciati alle autorità. E non è una coincidenza che il fenomeno riguardi <strong>le città con il più alto tasso di disoccupazione</strong>. Il primo e unico rapporto specifico sui crimini classificati come &#8220;hate crime&#8221; (crimini di odio, che comprendono quelli a sfondo razziale e religioso, nonché le violenze domestiche e quelle ai danni di disabili e omosessuali) è stato pubblicato dal C<a href="http://www.cps.gov.uk/" target="blank">rown prosecution service</a> a dicembre 2008.</p>
<p>I dati sono impressionanti: nei tre anni precedenti vi sono state <strong>200 mila condanne per crimini aggravati dalla componente di odio</strong>, con un aumento del 9 per cento. I colpevoli erano in maggioranza uomini: nell’81 per cento dei casi bianchi e nel 78 per cento dei casi &#8220;white British&#8221;, bianchi britannici. <strong>Vi sono stati 170 mila imputati perseguiti per violenza domestica</strong> (per il 94 per cento uomini) e 33 mila perseguiti per crimini aggravati dalla componente razziale o religiosa (per l’85 per cento uomini e per il 76 per cento &#8220;white British&#8221;).</p>
<p>I dati sono chiari: <strong>l’incidenza di molestie e crimini contro la persona s’impenna nelle comunità povere</strong>, spesso in quelle abitate da bianchi di origine britannica, e dove impera la disoccupazione che in questi mesi ha toccato livelli record per la crisi economica. Il 21 ottobre la <strong><a href="http://www.jrf.org.uk/" target="blank"><br />
Joseph Rowntree foundation </a></strong>(Jrf) ha pubblicato un rapporto, stilato dalla giornalista <strong>Karen Day</strong>, che per la prima vol ta ha misurato l’impatto reale della crisi sui quartieri più poveri.</p>
<p>Il rapporto mostra come queste aree siano la prova di quanti miglioramenti si possano raggiungere quando i servizi sociali funzionano, ma anche di quanto devastante sia il malfunzionamento o la totale assenza di supporti. Con la recessione, parecchi comuni hanno tagliato le spese dei servizi sociali.</p>
<p>Contemporaneamente il tasso di disoccupazione giovanile ha subito un’impennata; in comunità che già erano povere l’impatto è stato devastante. In tutte le aree disagiate visitate da Karen Day il tasso di disoccupazione giovanile è molto alto ed è sempre associato al crimine, al consumo di droga e all’abuso di alcol. <strong>La fascia d’età tra 16 e 24 anni è quella più a repentaglio.</strong> &#8220;C’è una chiara connessione&#8221; ha confermato l’autrice a <em>Panorama</em> &#8220;tra interruzione degli studi, mancanza di qualificazione, disoccupazione e comportamenti antisociali&#8221;.</p>
<p>La recessione dei colletti bianchi sta pesando duramente su aree che erano già svantaggiate, con il risultato di far aumentare esponenzialmente il numero di coloro che sono risucchiati nella cosiddetta &#8220;poverty trap&#8221;, la trappola della povertà da cui pare poi impossibile uscire. <strong>La disoccupazione aumenta tra i lavoratori manuali non o poco qualificati</strong>, che diventano anche l’epicentro della criminalità giovanile.</p>
<p>Il dato che maggiormente fornisce la misura del peso della recessione è il numero di persone che vivono con sussidi di disoccupazione. In crescita da 19 mesi consecutivi, ha raggiunto un totale di 1,626 milioni a settembre 2009. Il numero è più che raddoppiato da prima della crisi quando, a febbraio 2008, vi fu il livello più basso di richieste di sussidi: 789 mila. Chi vive di assistenza sa che sarà molto difficile trovare un lavoro che renda più del sussidio di disoccupazione. Karen Day afferma che &#8220;il sussidio è un’entrata fissa, rappresenta una sicurezza e molti non se la sentono di rinunciarvi &#8220;.</p>
<p>Mentre Ruth Stark, assistente sociale e rappresentante della British association of social workers, sostiene che &#8220;in questi quartieri disagiati non c’è niente da fare e i trasporti diretti in centro hanno per molti costi proibitivi. <strong>Così i giovani restano intrappolati nel ciclo della povertà e prendono la strada del crimine</strong>&#8220;. L’immagine del Regno Unito multietnico e multiculturale è reale, ma riguarda le zone centrali e più ricche di città come Bristol e Birmingham. Nei quartieri disagiati, dai quali spesso non si esce neppure per andare a fare la spesa, la popolazione è per la maggior parte bianca.</p>
<p>Un esempio? La zona di Barkerend a Bradford, una delle città analizzate da Day, abitata per il 90 per cento da bianchi e dove il 9 per cento della popolazione vive di sussidi. È qui che si sviluppano molte delle tensioni razziali presenti nel paese, le stesse che alimentano l’ascesa del <strong><a href="http://bnp.org.uk/" target="blank">British national party</a></strong> (Bnp), il partito di estrema destra che propone nel suo programma politico di far ritornare tutti gli immigrati a casa loro in Africa o in Asia, per restituire il paese ai &#8220;white British&#8221;.</p>
<p>Questo partito ha ottenuto due seggi al Parlamento europeo e poco importa se il milione di persone che lo ha votato forse non è del tutto d’accordo con il leader <strong>Nick Griffin</strong>. <strong>Mark Wickham-Jones</strong>, professore di scienze politiche all’Università di Bristol, è convinto che &#8220;sia il razzismo, diffuso soprattutto in certi strati sociali, alla base della crescita del Bnp, e non il contrario.</p>
<p>È vero però che il Bnp e gli altri partiti politici fomentano idee vagamente razziste, al grido di “<strong>lavori inglesi per lavoratori inglesi</strong>”, perché è un modo per ottenere voti facendo leva sulle paure della gente&#8221;. Wickham-Jones conosce la realtà di Southmead e sostiene che &#8220;la mancanza di aspirazioni e il fatto che non ci sia nulla di meglio da fare sfocia in comportamenti antisociali in comunità dove il razzismo è tra i problemi alimentati dall’impoverimento e dalla crisi, ma anche dal fallimento dei partiti maggiori nel fornire una guida per lo sviluppo di una società multiculturale&#8221;.</p>
<p>Così può capitare che una sera passando da una delle strade di Southmead riprese nel documentario della Bbc un ragazzotto incappucciato nella sua felpa grigia tiri contro la tua macchina una bottiglia. O, se sei meno fortunato, che mentre cammini per strada da solo, tre o quattro ragazzi si divertano a tirarti qualche pugno o calcio senz’altra ragione apparente che il gusto di farlo.</p>
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		<title>G2? No grazie: la Cina va avanti da sola</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 10:47:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudia astarita</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Il premier cinese boccia l'ipotesi di un'asse sinoamericano per governare i problemi del mondo:  "Perseguiamo una politica indipendente. Abbiamo bisogno del contributo di tutte le Nazioni". I blogger cinesi applaudono ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_7179" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-7179" src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2009/11/obama-wen-jiabao-large.jpg" alt="Barack Obama e Wen Jiabao a Pechino (Credits: La Presse)" width="510" height="340" /><p class="wp-caption-text">Barack Obama e Wen Jiabao a Pechino (Credits: La Presse)</p></div>
<p><a title="g2" href="http://www.breitbart.com/article.php?id=D9C1TMAO1&amp;show_article=1" target="_blank">Quella del G2 è una formula che a Wen Jiabao proprio non piace. </a>&#8220;La Cina è un paese in via di sviluppo e, come tale, deve seguire una politica estera indipendente ed <strong>evitare di allinearsi con qualsiasi nazione</strong> o gruppo di stati&#8221;, ha dichiarato il premier cinese in occasione della visita del presidente americano.<span id="more-7175"></span> &#8220;Le grandi questioni globali? Dovranno essere affrontate da tutti i paesi del mondo, non solo da un paio&#8221;, ha sottolineato Wen Jiabao, pur ricordando che Cina e Stati Uniti si trovano oggi nella posizione di poter promuovere, insieme, pace, stabilità e prosperità nel mondo.</p>
<p>A Pechino i due leader hanno parlato della necessità di rilanciare il commercio bilaterale, di abbattere le ultime barriere di protezionismo, di impegnarsi in progetti congiunti nei settori dell’energia, dell’ambiente e della tecnologia, e a risolvere insieme lo squilibrio regionale alimentato dalle bizzarrie della Corea del Nord, ma<strong> non sono andati oltre queste pur importanti dichiarazioni di intenti.</strong></p>
<p>Per i blogger quella del <strong>G2 è una trappola</strong> messa a punto dagli americani per indurre il resto del mondo a credere che la Cina sia uguale agli Stati Uniti, quindi una potenza imperialista. &#8220;Ma non lo siamo, e neppure lo diventeremo&#8221;, si legge sui blog del <em><a title="china" href="http://www.chinadaily.com.cn/" target="_blank">China Daily</a></em>. Altri ritengono che la Repubblica popolare debba mantenersi indipendente per <strong>dimostrare a tutto il mondo dove può arrivare con le sue sole forze</strong>. Ancora, c’è chi scrive che è ammirevole per Wen Jiabao &#8220;rifiutare&#8221; il G2 per <strong>tenere fede alle promesse fatte al suo popolo</strong>: &#8220;In Cina vivono centinaia di milioni di poveri che hanno bisogno dell’assistenza governativa per essere educati e nutriti. Se il partito avesse deciso di fare parte del G2, avrebbe dato alla politica del paese un orientamento sbagliato iniziando ad accuparsi di questioni che avrebbero reso meno importante il benessere della nazione&#8221;.</p>
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		<title>&#8220;Stranieri&#8221; in uniforme italiana</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 10:18:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianandrea gaiani</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Come tutti i più impotanti Paesi occidentali anche l'Italia sta arruolando un numero crescente di militari di origine straniera ai quali è dedicato il calendario 2010 dell'Esercito ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-large wp-image-7184" src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2009/11/esercito-large.jpg" alt="Eserrcito italiano " width="500" height="292" /></p>
<p>Mentre la strage compiuta a <a href="http://blog.panorama.it/mondo/2009/11/12/fort-hood-ora-lamerica-scopre-il-nemico-in-casa/">Fort Hood </a>(13 soldati uccisi) da un medico di origine palestinese e fede islamica apre <strong>molti interrogativi sulla capacità del mondo militare di integrare culture e religioni diverse, </strong>in Italia la crescente multietnicità del nostro Esercito è diventata un elemento importante di immagine e di “marketing”. <span id="more-7161"></span></p>
<p>Lo dimostra il <a href="http://blog.panorama.it/foto/2009/11/18/il-calendario-2010-dellesercito-soldati-senza-confini/3_ei_febbraio/#foto">Calendario 2010 </a>dell’Esercito presentato a Roma nei giorni scorsi, dedicato quest’anno ai circa 1.500 soldati di origine straniera in servizio.</p>
<p>Qualcuno l’ha già <strong>ribattezzata &#8221;brigata multietnica</strong>&#8221; anche se questi militari sono in realtà inseriti in tutti i reparti e non costituiscono certo un’unità composta esclusivamente da stranieri come erano i battaglioni coloniali del Regio Esercito reclutati in Libia, Etiopia e Somalia.</p>
<p>In realtà reparti di stranieri erano stati teorizzati nel 2002  quando l’allora ministro della Difesa, <strong>Antonio Martino,</strong> ipotizzò la costituzione di una brigata <a href="http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=18332">dell’Esercito Italiano composta da albanesi. </a>La cosa rimase sulla carta, ma in realtà già nel 1993 tra i paracadutisti della Folgore schierati a Mogadiscio <strong>vi erano alcuni soldati di origine somala </strong>ma si trattava di un fenomeno all&#8217;epoca marginale.</p>
<p>Quello italiano è itra <strong>gli ultimi grandi eserciti occidentali a fare i conti con la sfida rappresentata dall’arruolamento multietnico</strong> anche se per vestrire l&#8217;uniforme occorre possedere la cittadinanza italiana. Parigi e Londra arruolano da decenni personale proveniente dagli ex imperi coloniali e in Gran Bretagna, dove è operativa un’intera brigata di <a href="http://www.mimetix.it/Gurkha.htm">Gurkha nepalesi</a>. Gli stranieri costituiscono oltre il 15 per cento degli effettivi. <strong>Una strada percorsa recentemente anche dalla Spagna che ha arruolato volontari provenienti da alcuni stati sudamericani favorendone così la naturalizzazione. </strong></p>
<p>Negli Usa le forze armate sono da sempre multietniche e, dal 2004,  <strong>l’apertura delle caserme agli immigrati in cambio di vantaggi nell’ottenimento della cittadinanza </strong>ha dato risultati utili, specie quando la guerra irachena e il buon andamento dell’economia limitavano gli arruolamenti dei cittadini statunitensi.</p>
<p>Il 12 novembre <strong>a Baghdad</strong> sono stati naturalizzati 157 soldati, marinai, avieri e marine di 60 Paesi diversi, ma che prestano servizio nelle forze Usa in Iraq. Si è trattato della quindicesima cerimonia di questo tipo avvenuta dal 2004 in Iraq dove <a href="http://blog.panorama.it/mondo/2009/03/06/iraq-e-afghanistan-vesti-luniforme-e-diventerai-americano/">hanno ottenuto la cittadinanza Usa </a>oltre 1.300 stranieri in uniforme. In Italia i militari di origine straniera hanno in molti casi un genitore italiano e ricoprono tutti i ranghi:<strong> ufficiali, sottufficiali e truppa. </strong>Solo quelli ritratti nel Calendario dell’Esercito<strong> provengono per da 17 Paesi tra i quali India, Senegal, Cuba, Brasile, Sudan, Filippine, Sri Lanka, Marocco, Capo Verde, Argentina.</strong></p>
<p>Il generale <a href="http://www.esercito.difesa.it/root/organizzazione/curriculum_casme.asp">Giuseppe Valotto</a>, alla testa dell’Esercito, parla di una forza armata capace di operare<strong> &#8221;con tutto il suo personale indipendentemente da diversità di etnia, cultura, sesso e religione&#8221; e ritiene che l’Esercito svolga un ruolo di &#8221;agenzia di socializzazione, al pari della famiglia e della scuola&#8221;.</strong></p>
<p>Un’opinione supportata da una ricerca dell’Istituto universitario di lingue moderne  <a href="http://www.iulm.it/">(IULM) </a>secondo cui l&#8217;Esercito italiano può diventare un modello di organizzazione multietnica grazie ai &#8221;valori fondamentali alla base dell&#8217;organizzazione&#8221; che sono &#8221;condivisi dai diversi gruppi etnici che vi vivono e lavorano&#8221;. Lo studio ricorda che  l&#8217;Esercito italiano ha già storicamente &#8220;svolto un ruolo di unificazione obbligando a  <strong>convivere cittadini italiani del sud e del nord Italia</strong>&#8221; con usi e costumi profondamente diversi.</p>
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		</item>
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		<title>Unione Europea: D&#8217;Alema entra Papa ed esce cardinale</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 09:45:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>michele.zurleni</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Apertura#1]]></category>

		<category><![CDATA[Catherine Ashton]]></category>

		<category><![CDATA[Herman Von Rompuy]]></category>

		<category><![CDATA[Massimo-DAlema]]></category>

		<category><![CDATA[mister pesc]]></category>

		<category><![CDATA[Silvio-Berlusconi]]></category>

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		<description><![CDATA[Quale strategia si nasconde dietro la bocciatura dell'ex premier italiano in Europa? La solita: l'asse Berlino-Parigi. Cui si è aggiunta (per una volta) anche Londra  ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Le vignette di Uber: COLPO DI MANO" href="http://gallery.panorama.it/gallery/le_vignette_di_uber_3/189405_le_vignette_di_uber_colpo_di_mano.html"> <!--m--> <img src="http://media.panorama.it/media/foto/2009/11/20/4b065ad8c61ad_zoom.jpg" border="0" alt="Le vignette di Uber: COLPO DI MANO" width="502" /> </a></p>
<p><a href="http://www.lemonde.fr/europe/article/2009/11/12/herman-van-rompuy-un-joker-belge-dans-le-jeu-europeen_1266198_3214.html#ens_id=1259173" target="blank">L&#8217;Europa si è messa nelle mani di un ex studente modello dei gesuiti e di una aristocratica britannica</a>.<span id="more-7171"></span></p>
<p>Il vertice dei capi di Stato e di governo ha scelto <strong>Herman Von Rompuy </strong>come primo presidente permanente del Consiglio dell&#8217;Unione Europea e <strong>Catherine Ashton</strong> come Alto rappresentante per la politica estera. Vince l&#8217;asse Parigi-Berlino-Londra.</p>
<p><strong>Massimo D&#8217;Alema</strong>, <a href="http://blog.panorama.it/mondo/2009/11/10/ue-strada-in-discesa-per-dalema-con-la-benedizione-di-berlusconi/">candidato in pectore</a>, fino alla vigilia del summit di Bruxelles alla poltrona di <em>Mister Pesc</em>, appoggiato con forza e convinzione da <strong>Silvio Berlusconi</strong>, ha visto sfumare il sogno coltivato (e a ragione) per alcune settimane.</p>
<p>La &#8220;Grande Famiglia&#8221; socialista europeaha scelto la baronessa <strong>Ashton</strong>. <strong>D&#8217;Alema è stato penalizzato non dai veti o dalle perplessità sulla sua persona</strong> (o sull&#8217;Italia), ma<strong> dal <a href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/europe/8367589.stm" target="blank">gioco di equilibri tra le cancellerie delle capitali del Vecchio Continente</a>. </strong>I britannici hanno spinto per avere una delle tre poltrone più importanti della Nuova Europa del Trattato di Lisbona.</p>
<p>E non potendo ottenere né quella più importante, ne quella del <strong>Commissario per il Commercio</strong> (occupata fino a ieri proprio dalla Ashton) hanno puntato i piedi per avere almeno quella di ministro degli esteri. <strong>Gordon Brown ha fatto così tanta pressione che, alla fine, un obiettivo l&#8217;ha raggiunto.</strong></p>
<p><strong>Il Premier di Londra per settimane aveva spinto affinché venisse scelto il nome di Tony Blair come primo Presidente della Ue</strong>. Ma la sua candidatura non è mai stata veramente in gioco. Ai britannici però è servita ad ottenere uno degli altri due posti di prestigio.</p>
<p><strong>Entrato quasi Papa nel conclave europeo, Massimo D&#8217;alema ne è uscito cardinale</strong> dopo che al vertice dei leader socialisti europei, Brown -  in nome della <a href="http://www.guardian.co.uk/politics/2009/nov/19/tony-blair-european-council-president" target="blank">bocciatura di Blair</a> - è riuscito a far promuovere <strong>Lady Ashton.</strong> </p>
<p>Prima donna a ricoprire questo incarico, la britannica, in realtà, non ha mai avuto esperienza di politica estera perché si è sempre occupata per lo più di Welfare prima di essere mandata a Bruxelles come titolare del delicatissimo ruolo di responsabile della politica commerciale dell&#8217;Europa nel mondo. Proprio per questo, <strong>tra i suoi sponsor c&#8217;è anche la City londinese e il mondo finanziario che fa capo alla capitale britannica</strong>.</p>
<p>Ma che la sua nomina sia stata una sorpresa lo si è capito anche nella conferenza stampa serale, dove <strong>Lady Ashton si è presentata senza alcuna dichiarazione scritta</strong>, preparata prima.</p>
<p>Qualche cronista ha provato a metterla in imbarazzo,<br />
citando la sua scarsa esperienza di livello ministeriale ma lei si è difesa rivendicando di aver condotto nell&#8217;ultimo anno alcuni negoziati minori con la Corea, la Cina e gli Usa. <strong>La Baronessa Catherine quindi va a riempire questa casella. </strong></p>
<p><strong>L&#8217;altra era già stata occupata da tempo dal premier belga Van Rompuy.</strong> Il suo nome circolava da giorni. Da quando<strong> Nicolas Sarkozy</strong> e <strong>Angela Merkel </strong>avevano bocciato Tony Blair per puntare su di un membro del Partito Popolare Europeo di un piccolo (e quindi più influenzabile) paese europeo. La disputa per alcuni giorni era stata con l&#8217;olandese <strong>Jan Peter Balkenende</strong>. Poi, questo omino calvo, con gli occhiali tondi, pieno di senso di umorismo, ha preso il sopravvento nella gara per, infine, vincerla.</p>
<p>Lui ha sempre rappresentato il ritratto ideale del candidato per questa poltrona:<strong> grande mediatore, capace di costruire grandi compromessi</strong>, capace di mettere da parte le proprie posizioni personali e di guadagnare la stima e la simpatia umana dei colleghi. Nicolas Sarkozy l&#8217;ha definita una &#8220;scelta eccellente&#8221;", poiché si tratta<br />
di un uomo -ha detto - &#8220;che nel suo passato non ha fatto che mettere d&#8217;accordo le persone intorno a lui&#8221;.</p>
<p><strong> Il presidente francese è stato il suo grande sponsor</strong>. Come la tedesca Merkel. Con Gordon Brown, i tre hanno deciso le nomine della Nuova Europa di Lisbona. <strong>L&#8217;asse Berlino-Parigi-Londra per una volta, sembra aver funzionato.</strong> Ma in futuro cosa accadrà?</p>
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		<title>Cattelan? No, Tijuana</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 15:03:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giorgio.levi</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Il corpo di un funzionario governativo è stato ritrovato appeso, e senza organi genitali, lungo un ponte dell'autostrada che dal Messico porta agli Stati Uniti. Dal 2007, nella guerra tra bande per il controllo del mercato della droga, sono state uccise quasi quattordici mila persone ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_7150" class="wp-caption alignnone" style="width: 710px"><img class="size-full wp-image-7150" src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2009/11/tijuana6.jpg" alt=" Rosarito highway, vicino a Tijuana " width="700" height="448" /><p class="wp-caption-text"> Rosarito highway, vicino a Tijuana </p></div>
<p>Appeso, come monito, lungo un ponte della vecchia autostrada che dal Messico porta agli Stati Uniti. <strong>Livido</strong>, <strong>nudo</strong> e <strong>senza organi genitali</strong>. Un tipico<a href="http://blog.panorama.it/mondo/2008/12/10/messico-la-guerra-dei-narcos/" target="_blank"> regolamento di conti tra bande di Narcos</a>. Così le autorità locali hanno ritrovato qualche settimana fa il  corpo martoriato di  <a href="http://www.huffingtonpost.com/2009/10/09/tijuana-mutilated-body-fo_n_315738.html" target="blank"><strong>Rogelio Sanchez</strong></a>, un funzionario corrotto dello Stato messicano della Baja California che - secondo la polizia - vendeva patenti falsificate ai corrieri della droga di Tijuana.<span id="more-7143"></span></p>
<p>Sono quasi quattordici mila le persone uccise in regolamenti di conti mafiosi lungo il confine da quando il presidente  Calderon ha lanciato, nel dicembre 2006, una  campagna nazionale di polizia contro la<a href="http://blog.panorama.it/mondo/tag/narcos/" target="_blank"> violenza dei narcos</a>. Molti poliziotti e funzionari locali - spesso corrotti - sono stati uccisi nei pressi delle loro case o - come nei gangster movies - all&#8217;interno degli abitacoli delle proprie auto. Il corpo senza vita di   <a href="http://www.huffingtonpost.com/2009/10/09/tijuana-mutilated-body-fo_n_315738.html" target="blank"><strong>Rogelio Sanchez</strong></a> - che abitava a Tijuana è stato riconosciuto dai suoi familiari.</p>

<a href='http://blog.panorama.it/mondo/2009/11/19/cattelan-no-tijuana/mexico-drug-war/' title='Lotta ai Narcos in Messico '><img src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2009/11/tijuana1-thumbnail.jpg" width="120" height="90" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='http://blog.panorama.it/mondo/2009/11/19/cattelan-no-tijuana/mexico-drug-war-2/' title='Lotta ai Narcos in Messico '><img src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2009/11/tijuana2-thumbnail.jpg" width="120" height="90" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='http://blog.panorama.it/mondo/2009/11/19/cattelan-no-tijuana/mexico-drug-war-3/' title='Lotta ai Narcos in Messico '><img src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2009/11/tijuana3-thumbnail.jpg" width="120" height="90" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='http://blog.panorama.it/mondo/2009/11/19/cattelan-no-tijuana/addition-mexico-drug-war/' title='Lotta ai narcos in Messico '><img src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2009/11/tijuana4-thumbnail.jpg" width="120" height="90" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='http://blog.panorama.it/mondo/2009/11/19/cattelan-no-tijuana/addition-mexico-drug-war-2/' title='Lotta ai Narcos in Messico '><img src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2009/11/tijuana5-thumbnail.jpg" width="120" height="90" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='http://blog.panorama.it/mondo/2009/11/19/cattelan-no-tijuana/mexico-drug-war-4/' title='Lotta ai narcos in Messico '><img src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2009/11/tijuana6-thumbnail.jpg" width="120" height="90" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>

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		<title>La rivoluzione iraniana delle banconote verdi</title>
		<link>http://blog.panorama.it/mondo/2009/11/19/la-rivoluzione-iraniana-delle-banconote-verdi/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 11:51:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>farian.sabahi</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[Mir Hossein Mussavi]]></category>

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		<description><![CDATA[L'opposizione iraniana rivedica il diritto all'immaginazione e, per sfuggire alla repressione, scrive messaggi critici sulle banconote. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_7123" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-7123" src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2009/11/banconota8-large.jpg" alt="Le banconote con le critiche dell'opposizione iraniana" width="500" height="375" /><p class="wp-caption-text">Le banconote con le critiche dell&#39;opposizione iraniana</p></div>
<p>Di fronte alla repressione,<strong> il leader dell&#8217;Onda verde Mir Hossein Mussavi ha chiesto agli attivisti iraniani di usare l&#8217;immaginazione</strong>, un diritto rivendicato anche dalla scrittrice Azar Nafisi nel suo libro di memorie &#8220;<strong>Leggere Lolita a Teheran</strong>&#8220;.<span id="more-7098"></span></p>
<p>E così, quando non dimostrano per le strade di Teheran,<strong> gli attivisti passano il tempo inventandosi modalità alternative per creare problemi alle autorità della Repubblica islamica</strong>. L’ultima novità sono le banconote su cui sono scritti gli slogan del movimento riformista.<br />
La Banca centrale ha cercato di farne incetta per impedirne la circolazione ma non ci riesce, sono troppe e ha dovuto rinunciare. Per i giovani iraniani scrivere messaggi sovversivi sulle banconote è un modo per dire:<br />
“Siamo qui, il movimento verde non è stato soffocato”.</p>
<p>E infatti sulle banconote si leggono queste frasi:<strong> “Khamenei il dittatore, Ahmadinejad il burattino”,</strong> “In questo paese solo il governo ha libertà di parola, non credete a nulla di quanto dicono”, “Una banconota senza slogan è contro la libertà”, “<strong>Abbasso Khamenei: è un assassino e un leader privo di legittimità; noi iraniani non abbiamo votato per una scimmia, il verde avrà il sopravvento</strong>”. La V di Vittoria spicca su tantissime banconote. E spesso la scritta “Republic” è sostituita da “Dictator” in modo da leggere “The Central Bank of the Islamic Dictatorship of Iran”.</p>

<a href='http://blog.panorama.it/mondo/2009/11/19/la-rivoluzione-iraniana-delle-banconote-verdi/banconota1/' title='Iran banconote verdi'><img src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2009/11/banconota1-thumbnail.jpg" width="120" height="90" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='http://blog.panorama.it/mondo/2009/11/19/la-rivoluzione-iraniana-delle-banconote-verdi/banconota2/' title='Banconote verdi in Iran'><img src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2009/11/banconota2-thumbnail.jpg" width="120" height="90" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='http://blog.panorama.it/mondo/2009/11/19/la-rivoluzione-iraniana-delle-banconote-verdi/banconota3/' title='Banconote verdi '><img src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2009/11/banconota3-thumbnail.jpg" width="120" height="90" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='http://blog.panorama.it/mondo/2009/11/19/la-rivoluzione-iraniana-delle-banconote-verdi/banconota4/' title='banconote verdi'><img src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2009/11/banconota4-thumbnail.jpg" width="120" height="90" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='http://blog.panorama.it/mondo/2009/11/19/la-rivoluzione-iraniana-delle-banconote-verdi/banconota5/' title='Banconote verdi'><img src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2009/11/banconota5-thumbnail.jpg" width="120" height="90" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
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<a href='http://blog.panorama.it/mondo/2009/11/19/la-rivoluzione-iraniana-delle-banconote-verdi/banconota7/' title='Banconote verdi'><img src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2009/11/banconota7-thumbnail.jpg" width="120" height="90" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='http://blog.panorama.it/mondo/2009/11/19/la-rivoluzione-iraniana-delle-banconote-verdi/banconota8/' title='Banconote verdi'><img src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2009/11/banconota8-thumbnail.jpg" width="120" height="90" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>

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		<title>Immigrazione: benvenuti nell&#8217;inferno di Ceuta</title>
		<link>http://blog.panorama.it/mondo/2009/11/19/immigrazione-benvenuti-nellinferno-di-ceuta/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 10:21:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampaolo.musumeci</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Le "tigri del Monte" si preparano a un nuovo rigido inverno nella città autonoma spagnola in territorio marocchino dove sorge uno dei più importanti centri di smistamento europei per migranti. Bloccati da anni: "Ma noi non molliamo, sogniamo ancora l'Europa"  ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_7037" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-7037" src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2009/11/ceuta6-large.jpg" alt="Migranti nel centro di smistamento spagnolo in territorio marocchino " width="500" height="333" /><p class="wp-caption-text">Migranti nel centro di smistamento spagnolo in territorio marocchino </p></div>
<p><em>Da Ceuta </em>- <strong>Le 54 <strong>Tigri del monte</strong> si preparano a un nuovo rigido inverno nella foresta di Ceuta</strong>, <a href="http://www.migrantiblog.it/blog/tag/ceuta/" target="blank">città autonoma spagnola in territorio marocchino</a> ma anche terra di nessuno dove i migranti attendono di sapere che cosa sarà di loro. La notte, le temperature sono rigide, le capanne faticano a scaldarsi, i fuochi regalano loro un po&#8217; di tepore.<span id="more-7030"></span></p>

<a href='http://blog.panorama.it/mondo/2009/11/19/immigrazione-benvenuti-nellinferno-di-ceuta/ceuta/' title='Inferno a Ceuta'><img src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2009/11/ceuta-thumbnail.jpg" width="120" height="90" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='http://blog.panorama.it/mondo/2009/11/19/immigrazione-benvenuti-nellinferno-di-ceuta/ceuta2/' title='Inferno a Ceuta '><img src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2009/11/ceuta2-thumbnail.jpg" width="120" height="90" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='http://blog.panorama.it/mondo/2009/11/19/immigrazione-benvenuti-nellinferno-di-ceuta/ceuta3/' title='Inferno a Ceuta '><img src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2009/11/ceuta3-thumbnail.jpg" width="120" height="90" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='http://blog.panorama.it/mondo/2009/11/19/immigrazione-benvenuti-nellinferno-di-ceuta/ceuta4/' title='Inferno a Ceuta'><img src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2009/11/ceuta4-thumbnail.jpg" width="120" height="90" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='http://blog.panorama.it/mondo/2009/11/19/immigrazione-benvenuti-nellinferno-di-ceuta/ceuta5/' title='Inferno a Ceuta '><img src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2009/11/ceuta5-thumbnail.jpg" width="120" height="90" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='http://blog.panorama.it/mondo/2009/11/19/immigrazione-benvenuti-nellinferno-di-ceuta/ceuta6/' title='Inferno a Ceuta '><img src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2009/11/ceuta6-thumbnail.jpg" width="120" height="90" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>

<p>Ma le &#8220;Tigri&#8221; tengono duro. <strong>Vogliono entrare in Europa, costi quello che costi.</strong> Per questo, 19 mesi fa, hanno lasciato il centro per migranti della città spagnola e si sono accampati nella foresta, sul monte che domina Ceuta. Babu, Roper, Girgut, tutti uomini dai 18 ai 40 anni, protestano contro il &#8220;limbo&#8221; in cui versano: s<strong>ono bloccati, senza passaporto, in un pezzo d&#8217;Europa che però non aderisce a Schengen</strong>. Non sanno che cosa aspetta loro: <strong>il respingimento o l&#8217;accoglimento in Spagna?</strong> Per ora nessuna risposta da Madrid.</p>
<p>Ceuta in passato era la porta del sogno europeo, fino a quando la linea dura di Zapatero non mise finealle sempre più insensate illusioni di migliaia di migranti: maggiori pattugliamenti alle Canarie, accordi con il Marocco per i rimpatri, e le pallottole su chi tentava di scavalcare le reti di Ceuta e Melilla, l&#8217;altra enclave spagnola. Nel 2005, anno dei grandi assalti, <strong>Guardia Civil e polizia marocchina uccisero decine di africani.</strong> Ora, è sempre più difficile entrare a Ceuta.</p>
<p>Lo sanno bene le &#8220;Tigri&#8221;: l&#8217;odissea, per loro, inizia quattro anni fa, quando decidono di lasciare Punjab per l&#8217;Europa. Per fare fortuna, per mandare soldi alle famiglie avviluppate tra gli stenti della vita agricola. <strong>Chi poté vendette case e terreni, si indebitò e si mise nelle mani dei trafficanti, pagando dai 10 a i 20 mila euro a testa. </strong>La promessa era che in due settimane sarebbero arrivati in Europa.</p>
<p>Partirono in aereo per Addis Abeba e poi per Bamako. <strong>Lì la &#8220;mafia&#8221; distrusse i loro passaporti.</strong> E lì iniziò l&#8217;incubo: ridotti a fantasmi, ostaggi, spesso picchiati, la maggior parte di loro ha trascorso due anni a cercare di raggiungere l&#8217;Europa, viaggiando attraverso il Burkina Faso, il Mali, l&#8217;Algeria e il Marocco. Attraversando il deserto sui camion, obbligati a bere acqua mischiata al petrolio (così le riserve duravano di più), mangiando cibo e terra. Vomitando sangue.</p>
<p><strong>Alla fine, dopo due anni di viaggio, 74 indiani entrano, in tempi diversi, a Ceuta.</strong> Non otterranno mai lo status di rifugiati. Ma c&#8217;è la possibilità del permesso di soggiorno per &#8220;motivi umanitari&#8221;. <strong>Le associazioni e i media spagnoli si mobilitano,  il governo non risponde. </strong>Dopo più di un anno, <strong>gli indiani decidono così di lasciare il centro e andare nella foresta. Per protesta. </strong>Tende e baracche di fortuna ospitano così &#8220;los tigres del monte&#8221;.</p>
<p>Trovano lavoretti saltuari come facchini o posteggiatori e, sostenuti dai cittadini di Ceuta, si arrangiano come possono. Ogni giorno, alcuni di loro frequentano le classi di spagnolo all&#8217;<a href="http://www.asociacionelin.com/default.asp" target="blank">associazione Elìn</a>, e quelle di informatica al centro San Antonio.</p>
<p>Dopo alcuni mesi, 20 di loro danno &#8220;forfait&#8221;. Troppo dura la vita sul monte: e tornano così al centro. &#8220;Siamo esseri umani, non numeri&#8221;, spiega Babu, il portavoce. &#8220;<strong>Vogliamo solo poter lavorare e aiutare le nostre famiglie lavorando in Europa. Chi ci restituirà 4 anni della nostra vita? La nostra lotta è la lotta di tutti i migranti</strong>&#8220;. Ora, con l&#8217;arrivo dell&#8217;inverno, molti di loro hanno febbre e influenza. &#8220;Ogni tanto sì, perdiamo la speranza, ma poi ripensiamo a quello che abbiamo passato e teniamo duro. E guardiamo avanti, sognando l&#8217;Europa&#8221; dice Babu. Un sogno che, per molti di loro, si è già trasformato in un incubo.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Battisti estradato a meno che Lula per motivi di salute &#8230;</title>
		<link>http://blog.panorama.it/mondo/2009/11/19/battisti-estradato-a-meno-che-lula-per-motivi-di-salute/</link>
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		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 23:45:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo.manzo</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Le gravi condizioni di salute dell'ex terrorista potrebbero  indurre il presidente brasiliano (cui spetta l'ultima parola) a concedergli una sorta di asilo umanitario. Ma qualche giorno Lula fa aveva escluso qualsiasi interferenza con la decisione dei giudici ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_7091" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-7091" src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2009/11/lapresse_a101_agencia_brasi-large.jpg" alt="Cesare Battisti, l'ex terrorista rosso, sarà estradato  " width="500" height="357" /><p class="wp-caption-text">Cesare Battisti sarà estradato  ma l'ultima parola spetta a Lula</p></div>
<p>Battisti sarà estradato in Italia. <a href="http://blog.panorama.it/mondo/2009/11/13/caso-battisti-telenovela-continua/">La telenovela dell’ex terrorista rosso è finita. </a></p>
<p><strong>Adesso solo Lula può evitare l’estradizione a Battisti. </strong><span id="more-7076"></span><br />
Sono questi, parola più parola meno, i titoli dei giornali   in edicola sul caso dell’ex terrorista scrittore dopo che, pochi minuti fa, <strong>Gilmar Mendes, il presidente del Supremo Tribunale Federale (STF), massimo organo del sistema giudiziario brasiliano, ha votato per l’estradizione.</strong></p>
<p>Un voto decisivo per raggiungere <strong>la maggioranza di 5 voti a favore a 4 contrari </strong>che obbliga l’ex terrorista scrittore a trasferirsi, suo malgrado, dal carcere di Papuda in una prigione italiana.</p>
<p>“<strong>In democrazia non c’è spazio per considerare un crimine comune come politico, a differenza che nelle dittature. L’Italia degli anni Settanta non era una dittatura” </strong>ha spiegato Mendes dopo una dettagliata relazione.<br />
Battisti ha assistito al verdetto del Supremo Tribunale Federale in diretta radiofonica dal carcere in cui è rinchiuso dal marzo 2007 e, a detta di alcuni suoi supporter, <strong>“molto debilitato per uno sciopero della fame totale” iniziato qualche giorno fa. </strong>Un verdetto che de facto impone all’ex terrorista di scontare la sua condanna per i quattro omicidi commessi quando, sul finire degli anni Settanta, integrava il gruppo terrorista dei Proletari Armati per il Comunismo (PAC).</p>
<p><strong>Tutto risolto dunque?</strong><br />
Niente affatto perché, in una seconda votazione, lo stesso Supremo ha  stabilito che nulla è ancora deciso e che <strong>l’ultima parola spetterà all’esecutivo, nella fattispecie al suo massimo rappresentante, il presidente </strong><strong>Luiz Inacio Lula da Silva</strong>. Insomma, adesso manca solo la firma di Lula per rendere esecutiva l’estradizione dell’ex terrorista scrittore e, anche se il presidente brasiliano aveva ribadito in Francia qualche giorno fa che “salvo fatti nuovi” accetterà “qualsiasi decisione il Supremo assuma”,<strong> il rientro di Battisti in Italia non è affatto certo. </strong>Innanzitutto potrebbe essere ritardato perché in Brasile l’ex membro dei PAC è imputato in un tribunale di Rio per falsificazione di documenti, detenzione di passaporto falso ed ingresso illegale nel paese sudamericano.</p>
<p>Inoltre, voci insistenti raccolte a Brasilia, assicurano che, nelle prossime ore, “la condizione fisica di Battisti tenderà ad aggravarsi a causa del suo sciopero della fame totale”. <strong>Fonti in passato sempre affidabili e che assicurano che da oggi in poi sarà proprio questa la carta della difesa di Cesare. </strong></p>
<p>Presumibilmente nei prossimi giorni le gravi condizioni di salute di Battisti saranno al centro di una forte campagna di stampa vhr tenderà a presentare quello come“il fatto nuovo” che si attendeva Lula. Mentre i tre processi penali a carico di Battisti a Rio, città dove venne catturato a pochi passi dalla mitica spiaggia di Copacabana, potrebbero far passare altro tempo ulteriore.</p>
<p>Aggravando l’epatite C di Battisti e rafforzando l’ipotesi dell’asilo umanitario. Resta da vedere se l’ex sindacalista considererà realmente questo un “fatto nuovo” o, semplicemente, l’ultimo tentativo disperato di Battisti per evitare di rientrare in Italia per scontare la sua pena.</p>
<p><!--m--> <img src="http://media.panorama.it/media/foto/2009/02/06/498c7415d0947_zoom.jpeg" border="0" alt="Cesare Battisti " width="501" /></p>
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		<title>Israele non ferma le ruspe: questa volta gli Usa sono furiosi</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 13:45:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>annamomigliano</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

		<category><![CDATA[Generazione-Tel-Aviv]]></category>

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		<description><![CDATA[Ancora una volta la costruzione di nuovi alloggi a Ghilò, un sobborgo di Gerusalemme Est, provoca il gelo tra Washington e Gerusalemme e innalza la tensione con l'Anp. Ma l'idea che siano i coloni il principale ostacolo alla pace è sbagliata. Ecco perché ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_7065" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-7065" src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2009/11/lapresse_164404_jrl117_ap-large.jpg" alt="L'esercito israeliano demolisce un insediamento in Cisgiordania" width="500" height="338" /><p class="wp-caption-text">L&#39;esercito israeliano demolisce un insediamento in Cisgiordania</p></div>
<p>La notizia è arrivata nel momento peggiore, quando i rapporti tra Usa e Israele sono già tesissimi: le autorità israeliane hanno <strong>autorizzato la costruzione di 900 nuove alloggi nella colonia di Ghilò</strong>, un sobborgo di Gerusalemme Est. Obama, che si trova in visita ufficiale a Pechino e avrebbe anche altro a cui pensare, ha fatto sapere di essere <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/associata/2009/11/17/visualizza_new.html_1618474997.html">&#8220;costernato&#8221;</a>. <span id="more-7028"></span></p>
<p>Ovviamente, anche i palestinesi non l&#8217;hanno presa molto bene:<a href="http://"> Israele scelga, o le colonie o la pace</a>, ha detto il caponegoziatore Saeb Erekat.</p>
<p>Il gelo tra Washington e Gerusalemme sulla questione delle colonie<strong> non è certo una novità</strong>: l&#8217;ultimo scontro in proposito risale allo scorso settembre: <em>per saperne di più,<a href="http://blog.panorama.it/mondo/2009/09/07/israele-approva-nuove-colonie-guai-in-vista-con-gli-usa/"> <strong>cliccate qui</strong></a>.</em></p>
<p>La<strong> situazione però oggi è ancora più delicata</strong>, perché i palestinesi sembrano determinati a dichiarare unilateralmente un loro Stato indipendente.  Con capitale a Gerusalemme Est, proprio dove sorgeranno i nuovi alloggi : <em>per leggere un articolo recente sull&#8217;argomento,<strong> <a href="http://blog.panorama.it/mondo/2009/11/17/uno-stato-palestinese-adesso-anche-leuropa-dice-no/">cliccate qui</a>.</strong></em></p>
<p>Ora, dell&#8217;argomento colonie su questo blog abbiamo discusso già molte volte, quindi non tornerò oggi con un&#8217;analisi approfondita sull&#8217;argomento. Vorrei, piuttosto, mettere in chiaro e ribadire alcune cose.</p>
<p>1) <strong>Fa bene Obama a essere costernato</strong>. L&#8217;approvazione di queste nuovi appartamenti è una mossa sbagliata da parte del governo israeliano, perché irrita i palestinesi  - per giunta in un momento estremanente delicato</p>
<p>2) <strong>Fanno bene le autorità palestinesi a <a href="http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=134197">protestare</a>. </strong></p>
<p>3) Ma onestamente,<strong> non è credibile la posizione di Erekat</strong>, quando insiste che le colonie sono il principale ostacolo al processo di pace.</p>
<p>4) Sarà semplicistico, ma io credo che <strong>l&#8217;occupazione militare della Cisgiordania sia un problema molto più serio</strong>. Prima di tutto, per i palestinesi</p>
<p>Riassumendo: le colonie altro non sono che quartieri e cittadine abitate in maggioranza da israeliani, che però si trovano sul territorio palestinese. Alcune sono popolate da fanatici nazionalisti, altre da gente normalissima. <em>Per approfondire di più l&#8217;argomento, potete<a href="http://blog.panorama.it/mondo/2009/09/22/medio-oriente-obama-tenta-un-vertice-chi-sono-questi-coloni/"> <strong>cliccare qui</strong></a><strong>. </strong></em></p>
<p>Davvero possiamo credere che la presenza di <strong>300 mila civili israeliani</strong> è l&#8217;ostacolo principale al processo di pace?</p>
<p>A me questa storia delle colonie non ha mai convinto più di tanto: i palestinesi vogliono un loro Stato indipendente, e vogliono (comprensibilmente!) che Israele smetta subito di occupare i loro territori. Ma il problema dovrebbe essere il dominio delle autorità israeliane sul territorio palestinese, la presenza dell&#8217;esercito in un territorio straniero&#8230; non la presenza di qualche famiglia!</p>
<p>Perché in questo Stato palestinese non potrebbero vivere 300 mila israeliani? In fondo in Israele vivono già un milione di arabi palestinesi, e nessuno si lamenta.</p>
<p>Una volta, parlando con un italiano, mi sono sentita dire che le famiglie israeliane non possono vivere nei Territori palestinesi perché &#8220;è terra degli altri&#8221;. E&#8217; proprio questo genere di affermazioni che mi fa accapponare la pelle. Così come <strong>mi fa accapponare la pelle l&#8217;idea di avere uno Stato palestinese (o uno Stato israeliano) &#8220;etnicamente puro&#8221;.</strong></p>
<p>Guardiamo in faccia la realtà: Israele e Palestina sono due nazioni molto piccole e confinanti. Anche quando si raggiungerà l&#8217;obiettivo tanto agognato dei &#8220;due Stati per due popoli&#8221;, ci saranno sempre dei palestinesi in Israele, e degli israeliani in Palestina.</p>
<p>Qualche anno fa un leader palestinese aveva lanciato una proposta che a me sembra molto sensata: <a href="http://www.haaretz.com/hasen/spages/1088237.html">dare la cittadinanza palestinese a tutti gli israeliani che vivono nei Territori palestinesi</a>.</p>
<p>Chi è ben disposto di vivere in pace con i vicini di casa arabi avrà tutto da guadagnarci, i fanatici potranno anche fare le valigie.</p>
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		<title>Cina: cronache da un matrimonio. Di spiriti</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 11:48:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudia astarita</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Il minghun è un rito matrimoniale che coinvolge una coppia in cui una delle parti è deceduta. Un'antica tradizione che, però, seguono sono sempre meno cinesi 
 ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_7050" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-7050" src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2009/11/matrimonio2-large.jpg" alt="Scene di un matrimonio cinese (Credits: La Presse)" width="500" height="290" /><p class="wp-caption-text">Scene di un matrimonio cinese (Credits: La Presse)</p></div>
<p>Gli amici cinesi continuano a ripetermi che si tratta di una tradizione antichissima praticata solo nelle zone più remote del paese, ma il <strong><a title="matrimonio" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Ghost_marriage_(Chinese)" target="_blank">matrimonio dei fantasmi</a></strong>, o degli spiriti, in cinese <strong><em>minghun</em></strong>, nella Cina popolare esiste ancora.<span id="more-7038"></span><br />
Il <em>minghun </em>è un rito matrimoniale che coinvolge una coppia in cui una delle parti è deceduta. Le famiglie del defunto solitamente non rinuncia a celebrare le nozze per rispettarne le volontà o i desideri. O almeno così dicono.</p>
<p>Qualche giorno fa un <em>minghun</em> è stato celebrato a Zhengzhou, nella provincia di Henan, nella cina nord-orientale. Il celebrante ha officiato il rito di fronte allo sposo, Liang Yu, e alla sposa, Jinying Zhang, deposta in una bara di cristallo coperta di fiori.</p>
<p>Durante quella che per noi potrebbe apparire un’insolita cerimonia è stato chiesto al ragazzo se fosse disposto ad impegnarsi ad amare la sua devota moglie per il resto della vita. &#8220;Lo voglio&#8221;, ha risposto energicamente lo sposo, e la funzione si è conclusa. Niente scambio di anelli, niente baci, solo uno sguardo innamorato rivolto dall’uomo al ritratto della ragazza posizionato sopra la bara.</p>
<p>Gli amici e i parenti invitati alla cerimonia, dopo le consuete congratulazioni allo sposo, si sono diretti verso gli invitati della sposa per esprimere loro le più sentite condoglianze per la perdita della ragazza, deceduta a seguito di un attacco epilettico poco tempo prima del matrimonio.</p>
<p>L’idea di celebrare il <em>minghun </em>in questo caso è stata dello sposo, che ha voluto onorare la sua amata facendola diventare sua moglie, così come le aveva segretamente promesso tanto tempo prima.</p>
<p>Che la tradizione dei matrimoni degli spiriti in Cina esista ancora è evidente, ma va precisato che sono sempre di meno i cinesi che la considerano una dimostrazione della profondità dell’amore eterno. In generale, tanti temono che la scelta del futuro coniuge rimasto in vita sia legata <strong>all’interesse per la dote </strong>che lo sposo o la sposa avrebbero potuto ricevere a seguito del matrimonio, denunciando come la versione moderna del minghun tenda a risolversi sempre più spesso in un divorzio cui segue, inevitabilmente, un secondo matrimonio.</p>
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