
(Credits: Jeff Kowalsky)

A una manciata di ore dal decimo anniversario degli attacchi dell’11 settembre torna la paura negli Stati Uniti. Secondo la Casa Bianca al momento sarebbe in atto una caccia all’uomo su 3 sospetti, entrati “in attività” in previsione dell’11/9.
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L'attacco alle Torri Gemelle (Credits: LaPresse/Thomas Hinton)

L’elemento più straordinario della sua storia in quel mattino di settembre è il tempo: quello che ha trascorso inspiegabilmente dentro la Torre Nord mentre i piani alti bruciavano e centinaia di altre persone fuggivano e quello che è stata costretta a passare sotto le macerie dopo il crollo e prima di essere salvata.

Un’ora e mezza chiusa nell’ufficio, incapace di uscire prima di farlo, all’ultimo momento per poi rimanere incastrata per 27 ore sotto un’armatura di metallo e cemento che, pensava, sarebbe diventata la sua tomba. Continua

(Credits: LaPresse)
Il mese di agosto ha offerto alle forze armate statunitensi motivi di ottimismo ma anche di preoccupazione, specie se inserite nel bilancio militare di dieci anni di guerra dall’11 settembre 2001. Per la prima volta dall’inizio del conflitto iracheno, nel marzo 2003, per un intero mese non si sono registrati caduti tra le truppe di Washington.

La portavoce del comando statunitense in Iraq, Angela Funaro, ha precisato che “le statistiche tengono conto di eventuali decessi per malattia o incidente”. In precedenza (dicembre 2009 e ottobre 2010) “lo zero era apparso nella casella riguardante i morti in combattimento ma non in quella dei ‘morti per altre ragioni’”.
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La Statua delle Libertà qualche istante dopo il crollo delle Twin Towers (Credits: LaPresse/H. Boesl)

Il primo è stato John Walker Lindh, il talebano americano. Dopo l’11 settembre, dopo le lunghe riunioni dei vertici dell’Amministrazione Bush, era chiaro che quella guerra non avrebbe potuto essere combattuta come una tradizionale guerra americana.

Bisognava stanare quel particolare nemico, colpire l’articolato (e invisibile) network in tutti i suoi gangli vitali, fino a distruggerlo, o a metterlo fuori combattimento. L’ufficio del Segretario alla Difesa Donald Rumsfeld fu piuttosto esplicito: se fosse stato necessario, via i guanti; se fosse stato utile per la causa, ogni mezzo era lecito. Continua

11 settembre 2001, episodio di Amos Gitai
Prima lo sgomento, l’incredulità, il dolore. Poi la rabbia, la rielaborazione, il tentativo di capire i perché. Ed ecco che dopo il tragico attacco terroristico dell’11 settembre 2001, il cinema ha cercato di raccontare, analizzare ed esplorare sotto varie forme l’attentato che più ha colpito cuore ed occhi del mondo occidentale recente.

Le Twin Towers per decenni sono state perno imprescindibile dello skyline di New York, tante e tante volte ritratte dal cinema americano, dalle Torri in costruzione in The Hot Rock (1972), al King Kong che dalle loro cime fa sventolare Jessica Lange, nel 1976, al primo Spiderman che si arrampica tra le Torre Gemelli nel 2001 (il film venne poi rilasciato nel 2002 e quelle immagini rimosse). Da fine 2001 quel simbolo di progresso e dinamismo, il simbolo dell’America, è stato annientato ed è diventato, nella sua assenza, il simbolo di un cambiamento tragico nel mondo, di una spaccatura tra culture su cui riflettere. Continua

di Giuliano Ferrara
Per una volta Massimo D’Alema l’aveva vista giusta, sebbene con le solite cattive intenzioni. Disse che invadere Baghdad era da parte degli occidentali un gesto, a parti rovesciate, corrispondente a un’invasione arabo-islamica di Parigi. Una risposta all’altezza dell’11 settembre, di quella mattina quieta e solare in cui un’avanguardia qaedista dell’Islam politico radicale aveva bombardato in nome di Dio Washington e New York, facendo 3 mila morti e portando il terrore al centro dell’impero.

Per una volta Massimo D’Alema l’aveva vista giusta, sebbene con le solite cattive intenzioni. Disse che invadere Baghdad era da parte degli occidentali un gesto, a parti rovesciate, corrispondente a un’invasione arabo-islamica di Parigi. Continua

(Credits: Ansa/Cesar De Luca - Stf)
Dramma, commozione, stupore, impotenza. Ma anche tanta verbosità e diversi chili di retorica. Per descrivere l’attentato alle Twin Towers (e l’attacco agli Stati Uniti), si sono sprecate milioni di parole. Oggi, a dieci anni di distanza, il rischio è doppio: l’enfasi della reazione a caldo non è più tollerabile, così come non è più giustificabile la ripetitività di certe analisi e commenti, specie se portati in libreria.

Proviamo allora a segnalare cinque libri (fiction) che in questo decennio hanno affrontato acutamente il tema e che sono rimasti a galla rispetto alla marea di opere, best-seller e voulmetti vari usciti in ordine sparso sul tema. Continua

Il World Trade Center in fiamme (Credits: LaPresse/Gulnara Samoilova)

Quella mattina Kyle gli ha salvato la vita. Così, per caso. Era il suo primo giorno di asilo. E aveva deciso di accompagnarla. Per una volta, non sarebbe arrivato in orario in ufficio, ma ci teneva a portare la figlia a quel suo primo importante appuntamento con la socialità. 
La maggior parte dei suoi dipendenti era invece al suo posto di lavoro quando quell’aereo è entrato come un missile nelle pareti del World Trade Center, portandosi via le loro vite mentre erano impegnati in una conference call con Los Angeles, oppure studiavano i conti delle società clienti, o prendevano il secondo caffè del mattino perché il primo non era riuscito a risvegliarli dal sonno. Continua
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