
(Credits: P Photo/Charles Dharapak)
L’incontro con Barack Obama è stata una vittoria o una sconfitta per il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu? Dipende. Se quello che Netanyahu voleva era una dichiarazione pubblica che gli Stati Uniti sono preoccupati dall’atomica iraniana e considerano la sicurezza di Israele una priorità… Allora ha avuto ciò che desiderava. Ma secondo alcuni quello che il premier israeliano desiderava è una forma di sostegno più consistente alla sua linea interventista nei confronti dell’Iran. Continua

(Credits: AP Photo/Kamran Jebreili)
Gli iraniani hanno il senso dell’ironia. Sono un popolo dinamico, brillante, caldo, colto, con un senso nazionale ed etnico fortissimo, dovuto anche al fatto di essere islamici ma non arabi. Quindi speciali. Hanno una grande storia alle spalle, e risorse naturali da Paese di prima grandezza. Occupano una posizione strategica nello scacchiere mediorientale e mondiale.
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Julian Assange (Credits: AP Photo/Kirsty Wigglesworth)
Israele non sta per bombardare il programma atomico iraniano… Semplicemente perché l’ha già distrutto. È questa l’ultima “bomba” sganciata da WikiLeaks. Oggi, infatti, la celebre organizzazione di Assange ha reso pubbliche alcune e-mail riservate, rubate alla società americana di intelligence strategica Stratfor, che vanta tra i suoi clienti il Dipartimento di Sicurezza Nazionale statunitense e il Corpo dei Marine. I messaggi sarebbero stati ottenuti grazie alla collaborazione con gli hacker di Anonymous, gli stessi che recentemente hanno rese pubbliche le e-mail private degli stretti collaboratori del dittatore siriano Bashar Al-Assad. Continua

(Credits: Epa/Afp/Sven Nackstrand)
Bombardare l’Iran? Più facile a dirsi che a farsi. Da tempo, infatti, in molti si domandano se Israele voglia fermare il programma atomico di Teheran con un’azione militare (e diversi elementi fanno pensare che l’intenzione ci sia) Ma, secondo alcuni, la questione da porsi è un’altra: siamo sicuri che, anche volendo, Gerusalemme sia in grado di effettuare un raid aereo del genere? Già, perché oltre alle questioni politiche, ideologiche e diplomatiche… Non bisogna dimenticarsi le questioni pratiche. Continua

(Credits: AP Photo/Iranian Presidents office)
Prove di forza e prove di dialogo. Da Teheran arriva il duplice messaggio del potenziamento della capacità nucleare (in teoria per uso civile, di fatto con possibili sviluppi miliari), dall’altro della disponibilità a riprendere il negoziato sul nucleare col gruppo 5+1, ossia i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu più la Germania. Messaggio ambiguo e tuttavia prevedibile, nella sua ambiguità.
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Un avamposto militare iraniano (Credits: AP Photo/YJC, Mohammad Ali Marizad)
Israele è pronta a sferrare il suo attacco, l’Iran pure. Chi colpirà per primo? La tensione tra le due nazioni è sempre stata alta, questo lo si sa, ma le notizie delle ultime ore fanno capire che questa volta Gerusalemme e Teheran si stanno preparando molto concretamente a una guerra. Da un lato, la Repubblica islamica ha preso un impegno formale, con l’alleato siriano, ad attaccare Israele su due fronti. Dall’altro lato il capo dell’intelligence israeliana è volato a Washington per saggiare le reazioni americane in caso di un attacco contro Teheran. Continua

di Sergio Romano
Israele ha già distrutto con una incursione aerea gli impianti nucleari di due Paesi vicini. Ha colpito il reattore iracheno di Osiraq nel giugno 1981 e quello in costruzione di Al-Qibar in Siria nel settembre 2007. È questa la ragione per cui molti sospettano che il governo di Benjamin Netanyahu voglia fare altrettanto, nelle prossime settimane, contro le installazioni nucleari iraniane di Natanz e Qom. Continua

Vertici militari Usa e israeliani discutono insieme caso Iran (Credits: AP Photo/Dan Balilty)
“L’Iran possiede materiale radioattivo sufficiente a produrre quattro bombe atomiche“. A denunciarlo è il generale Avi Kochavi, capo dell’intelligence israeliana, che giovedì ha parlato a una conferenza sulla sicurezza a Herzliya, a pochi chilometri da Tel Aviv. Lo stesso giorno il vice premier Moshe Yaalon ha ricordato che il suo governo sta prendendo assai sul serio l’ipotesi di bombardare l’Iran: “E’ possibile colpire tutti gli impianti nucleari,” ha detto Yaalon.
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