
di Mattia Ferraresi
Nella vita del generale Stanley Mc-Chrystal c’è un prima e un dopo. La linea di confine è “The Runaway General”, esplosivo articolo scritto da Michael Hastings e pubblicato da Rolling Stones nel giugno del 2010. Nel reportage l’allora capo delle forze della coalizione in Afghanistan e gli uomini della sua squadra irridevano con imperdonabile leggerezza i vertici civili della sicurezza di Barack Obama, Continua

di Sergio Romano
Un giornale australiano, qualche tempo fa, ha dato notizia di un incontro a Istanbul fra i rappresentanti della resistenza siriana e alcuni esponenti del governo libico. I siriani avrebbero chiesto armi, i libici avrebbero assicurato la loro collaborazione. Che un Paese non ancora governabile cerchi di promuovere il cambiamento del regime in uno stato con cui non è neppure confinante dimostra quale importanza la Siria abbia assunto per gli equilibri dell’intera regione. Proviamo a comprenderne le ragioni. Continua

(Credits: Epa/Khider Abbas)
Cinque scatti per le cinque notizie di cui non abbiamo scritto. Al primo posto una serie di drammatici attentati a Baghdad che ha fatto 48 vittime. Sempre nello stesso giorno, l’esplosione di un’autobomba provoca 12 morti in un quartiere sciita della capitale irachena.
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(Credits: Ansa/Alì Haider)

A distanza di quasi nove anni dalla strage di Nassiriya, in Iraq sono state arrestate sette persone, accusate di aver partecipato all’organizzazione dell’attentato contro la base italiana, il 12 novembre del 2003.
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Truppe italiane e afghane (Credits: Pio/RcWest)
La tendenza è stata registrata per tutta la durata del 2011 ma ora il dato è ufficiale. Per la prima volta in dieci anni di guerra afghana le perdite alleate hanno registrato un forte calo, pari al 20 per cento. Nell’anno che si è appena appena concluso i caduti sono stati 566 contro i 711 del 2010 e i 521 del 2009 secondo i dati riportati dal sito icasualties che riporta anche i soldati uccisi per cause diverse dal combattimento e dalle azioni nemiche ma che in alcuni casi non tiene conto di caduti non strettamente militari quali gli agenti dei servizi segreti.
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(Credits: Ap Photo)

35 morti in fila per terra al confine con l’Iraq e le scuse per un errore tecnico. Secondo l’operazione militare autorizzata dal premier Erdogan, avrebbero dovuto essere colpiti uomini appartenenti al Pkk, il partito indipendentista curdo, nella lista nera del terrorismo per la Turchia, gli Usa e l’Ue. Ma, invece, erano tutti semplici civili. E adesso il Pkk chiama alla lotta armata contro Ankara.
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- Tags: Ali al Sistani, Iran, iraq, Khomeini, Nouri-Al-Maliki, sciiti, sunniti, Tareq al Hashemi, terrorismo, truppe Usa, world news
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(Credits: Epa/Mohammed Jalil)

L’Iraq senza le truppe Usa continua ad essere una polveriera. Non è un caso che, proprio con la partenza degli ultimi 4.000 soldati americani, sia stato spiccato un mandato di arresto contro il vice presidente Tareq al Hashemi, accusato di essere a capo di uno “squadrone della morte” coinvolto in attività terroristiche. E poi le dodici esplosioni di Baghdad e i morti nella città sciita di Najaf. Hashemi è sunnita e il premier iracheno, Nouri al Maliki, è sciita. La rabbia e la tensione nascono (ancora e sempre) da qui.
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(Credits: AP Photo/Hadi Mizban)

Una serie di esplosioni ha investito Baghdad. Pesante il bilancio delle vittime che sarebbe di oltre 50 morti e circa 170 i feriti. Anche se i numeri sono ancora provvisori. All’alba dell‘uscita di scena delle truppe americane, l’Iraq si sveglia ancora più instabile e fragile. E la tensione tra sciiti e sunniti non aiuta a riportare la situazione alla calma.
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