
“Non so cosa succederà in Egitto nei prossimi anni, ma è sicuro che ci saranno i militari”. Hussein, uno dei tanti ragazzi scesi in piazza in questi mesi contro il Consiglio Militare, è convinto che l’esercito abbia ormai vinto. Sono sempre di più gli egiziani che si sono rassegnati ad un futuro semi-democratico in cui i militari continueranno ad avere un ruolo politico decisivo, nonostante il Consiglio delle Forze Armate abbia promesso di lasciare il potere tra meno di venti giorni.
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di Fabio Marchese Ragona
“Tenete gli occhi aperti, perché adesso si chiuderanno i miei“. È la frase pronunciata in punto di morte appena qualche settimana fa da un giovane siriano, ucciso a Homs dalle milizie del regime di Bashar al-Assad. L’invito a guardarsi le spalle lo aveva rivolto agli amici manifestanti, gli stessi che hanno subito girato il consiglio ad Aya Homsi, 25 anni, blogger e attivista bolognese che dall’Italia ha giurato guerra al regime di Assad; Continua

(Credits: LaPresse)
Il cadavere di un uomo di una trentina d’anni è stato ritrovato in un villaggio sciita, in Bahrein, nella zona dove venerdì notte si era tenuta una manifestazione contro il Gran Premio di Formula 1 a Manama.
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La scritta sopra il graffito dice "La rivoluzione continua".
Via Mohammad Mahmoud, la strada che collega piazza Tahrir alla zona dei ministeri, è diventata una galleria d’arte a cielo aperto. Sui muri dell’università americana sono comparsi alcuni graffiti che raffigurano i volti delle vittime delle proteste di questi mesi, dipinti da un gruppo di trentenni di Luxor che insegnano arte nell’università della loro città. “I graffiti sono la copia della foto del profilo Facebook dei ragazzi uccisi”, mi dicono, “noi aggiungiamo alle loro immagini soltanto le ali d’angelo e una cornice. Lo facciamo per spiegare ai passanti che sono morti da martiri”. Continua

(Credits: Epa/Abedin Taherkenareh)
Il copione di queste elezioni parlamentari era stato scritto mesi fa. Quando il presidente Ahmadinejad aveva licenziato il ministro dell’intelligence e l’ayatollah Ali Khamenei lo aveva rimesso al suo posto. I dissidi tra il presidente e il leader superemo, d’altra parte, vanno avanti da tempo e sono culminati nel risultato elettorale che ha visto stravincere il fronte vicino a Khamenei.
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(Credits: AP Photo/Kamran Jebreili)
Gli iraniani hanno il senso dell’ironia. Sono un popolo dinamico, brillante, caldo, colto, con un senso nazionale ed etnico fortissimo, dovuto anche al fatto di essere islamici ma non arabi. Quindi speciali. Hanno una grande storia alle spalle, e risorse naturali da Paese di prima grandezza. Occupano una posizione strategica nello scacchiere mediorientale e mondiale.
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(Credits: Ansa/Mulham Al-Jundi)
In guerra tutto è stravolto, diverso, disordinato, folle. Solo che a volte a stupire è proprio la vita quotidiana, l’ordine apparente, l’illusione della normalità. In Siria, per esempio. Il presidente Bashar Al-Assad firma il decreto che fa entrare in vigore la nuova Costituzione.
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(Credits: Facebook)
Da quando è iniziata la rivoluzione in Siria, Shady Hamadi è cambiato. Le lezioni in università e gli aperitivi milanesi con gli amici sono stati sostituiti dalle manifestazioni e dai comizi sulla Siria che lo impegnano ormai quasi ogni giorno. “Da circa un anno non faccio un esame”, confessa, “e vivo una vita sospesa” tra il quotidiano dell’Italia e la tragedia della Siria.
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