
(Credits: Epa/Ian Langsdon)
L’accordo firmato nel Golfo a Doha, in Qatar, tra le fazioni palestinesi per un governo di unità nazionale che prepari le elezioni di maggio (se sarà confermata la scadenza) non significa ancora pace. Non significa che da oggi tra Fatah, al potere in Cisgiordania, e Hamas, nella Striscia di Gaza, sarà concordia e amore. E tanto meno che Israele ora potrà contare su un interlocutore unico tra i palestinesi. La firma tra il leader di Fatah nonché presidente dell’Autorità nazionale palestinese, Mahmud Abbas (alias Abu Mazen) e il capo di Hamas, lo sciecco Khaled Meshaal, è solo una tappa (ambigua, incerta, da verificare) nel sanguinoso gioco dell’oca palestinese e mediorientale.
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(Credits: Epa/Balazs Mohai)
La Palestina è stata ammessa come membro a pieno diritto dell’Unesco: e l’evento ha un’importanza particolare per i palestinesi che dunque mettono a segno un primo successo nel loro processo di adesione alle Nazioni Unite. Ma la decisione Onu rischia di creare una spaccatura con gli Usa che avevano minacciato di tagliare i fondi all’Unesco in caso di voto positivo.
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Obama all'Onu (Credits: Mary Altaffer/AP/LaPresse)
Da un lato le critiche di Europa e Stati Uniti alle colonie, dall’altro il sostegno delle potenze economiche emergenti Cina, India e Brasile allo Stato Palestinese. Sono giorni molto difficili per Israele, sempre più isolata dal punto di vista internazionale, che ormai sembra preparata a subire uno schiaffo morale alle Nazioni Unite. Infatti venerdì mattina (verso le 10, ora americana) il Consiglio di Sicurezza si riunisce per una prima discussione sulla domanda presentata dai Palestinesi, che chiedono di essere riconosciuti come Paese membro dell’Onu e, dunque, come nazione indipendente. Continua

(Credits: Ap Photo/Pablo Martinez Monsivais)

Sì alla pace in Medio oriente ma ” nessuna scorciatoia” per la Palestina. In un lungo discorso di fronte all’Assemblea generale dell’Onu, Barack Obama parla di pace e di guerra, dice sì a uno Stato palestinese, ma conferma il “veto” americano in seno al Consiglio di Sicurezza.
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Il presidente palestinese Abu Mazen incontra il Pontefice (Credits: AP Photo/Andrew Medichini, Pool)
E così, il momento è vicino. Questa settimana, in occasione della seduta plenaria dell’Assemblea generale Onu, i palestinesi chiederanno per la prima volta che le Nazioni Unite riconoscano la loro indipendenza. Per i palestinesi potrebbe essere un’occasione storica, in un momento in cui gli israeliani sono più che mai deboli e isolati nella scena internazionale. Che cosa si intenda però, esattamente, con “indipendenza” è ancora da definirsi.
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- Tags: Abu Mazen, Barack Obama, colloqui di pace, Egitto, elezioni, Fatah, Gaza, Hamas, Iran, Israele, Lieberman, Netanyahu, Palestina, riconciliazione, West Bank, world news
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(Credits: Epa/Khaled Elfiqi)
Hamas e Fatah da rivali tornano ad
essere amici. I palestinesi che governano la West Bank con il presidente Abu Mazen e l’organizzazione terroristica che ha il potere nella Striscia di Gaza hanno stretto
un patto di unità al Cairo. Entro otto mesi nuove elezioni. E trema Israele.
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(Credits: Epa/Atef Safadi)
Il Medio Oriente brucia, le piazze arabe insorgono contro raìs e colonnelli corrotti al potere da troppo decenni, e in Palestina che cosa succede? Fatah, lo storico partito-milizia di Yasser Arafat che governa l’Autorità nazionale palestinese da quando è stata creata, si sta arroccando. Solo così, almeno questa è la mia opinione, si spiega la richiesta delle dimissioni del premier Salam Fayyad recentemente avanzata da un gruppo di esponenti di Fatah. Continua
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(Credits: Epa/Atef Safadi)

L’onda lunga delle rivoluzioni popolari dalla Tunisia all’Egitto fa tremare anche Abu Mazen. Si dimette il governo palestinese a Ramallah. Presto un rimpasto in vista delle elezioni a settembre. Ma c’è chi parla di una “mossa disperata” per evitare di essere travolti dallo scontento popolare.
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