Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori.

Controlli all'aeroporto di Los Angeles (Credits: LaPresse/Steve McCrank)
Dopo le battaglie contro la riforma sanitaria, dopo gli attacchi per la gestione della Macchia Nera della Louisiana, la rivolta dei passeggeri degli aeroporti americani è la terza grande protesta di massa contro l’amministrazione Obama. Continua
- Tags: aeroparque-de-Buenos-Aires, aeroporti, America Latina, Argentina, Brasile, Commodoro-Rivadavia, compagnie-aeree, Congonhas, Enrique-Pineyro, Ezeiza, Fuerza-Aèrea-Sociedad-Anónima, Salta, San-Martin-de-Los-Andes, San-Paolo, Tam, Whisky-Romeo-Zulu
-

da Buenos Aires
Un consiglio per i turisti italiani che quest’anno hanno deciso di trascorrere le vacanze in Brasile e Argentina: portate un bel po’ di libri da leggere per ingannare l’attesa perché è probabile che i voli siano in ritardo. L’ordinario caos nei cieli sudamericani si è aggravato dopo lo schianto dell’A-320 della TAM all’aeroporto di Congonhas di San Paolo.
Per spiegare il collegamento tra ritardi e in-sicurezza dei voli, Panorama.it ha intervistato quello che da molti è definito il Michael Moore argentino: Enrique Piñeyro, pilota della Lapa licenziato dalla stessa compagnia aerea per aver tentato di abbattere il locale “muro di gomma”: ha denunciato le “irregolarità del sistema” con il film-documentario Whisky Romeo Zulu in cui rivelava tutti gli interessi e le protezioni che stanno dietro al caos aereo del suo paese, in particolare dopo un grave incidente in fase di decollo proprio di un boeing 737 della Lapa che causò 64 morti. Lo scorso agosto Piñeyro ha fatto uscire un altro docu-film shock, Fuerza Aèrea Sociedad Anónima, girato posizionando delle telecamere nella torre di controllo e nella sala radar di Ezeiza, l’aeroporto della capitale, con le quali ha mostrato al mondo il “casino folle”, sono parole sue, che è la regola nel principale aeroporto argentino. Una denuncia fortissima contro il controllo che, a quasi 25 anni dalla fine della dittatura, i militari argentini esercitano sull’aeronautica civile del paese.
Dottor Piñeyro, cosa ha potuto documentare nel suo ultimo film?
Che la stragrande maggioranza dei controllori del traffico aereo che operano a Ezeiza non parlano inglese, che un missile per poco non ha abbattuto un aereo della Lufthansa, che il radar posizionato a 50 miglia dall’aeroporto funziona a intermittenza e altre amenità del genere. Il tutto corredato e provato dai nastri su ci sono incise le voci dei piloti.
Qual è stata la conseguenza immediata dell’uscita di Fuerza Aérea Sociedad Anónima?
Una dichiarazione del ministro della Difesa, Nilda Garré: “È uno scandalo, togliamo il controllo ai militari, bla, bla, bla…”. Questo ha detto, ma non hanno fatto nulla, sono già passati 11 mesi. L’unico risultato è che ora su quella torre di controllo ci sono soldati di vigilanza e i controllori vanno a lavorare passando attraverso una specie di guardia pretoriana armata fino ai denti. Questa è l’attuale politica argentina sulla sicurezza aerea.
Qual è stata la sua prima reazione dopo il disastro aereo di San Paolo, l’ennesimo nei cieli brasiliani?
Che è molto triste dover pagare un prezzo brutale di 200 morti perché i governanti comincino a rendersi conto del problema. Se i piloti e i controllori dicono che ci sono problemi, bisogna starli a sentire e non imprigionarli. Sono incavolato perché era ampiamente prevedibile tutto e la sensazione è che ci sia stata una quantità enorme di vite perse inutilmente. Che bisogno c’era di un’altra carneficina per fare ciò che avrebbero dovuto fare dopo il disastro della Gol, lo scorso settembre? E in Argentina la situazione è persino peggiore. In Brasile almeno i radar li hanno. Certo sono vecchi, magari non funzionano bene, ma li hanno. Non si può pensare di fare come ad esempio per l’inflazione…
Scusi Piñeyro, che c’entra l’inflazione?
Qui il governo ha criticato l’istituto che fa le statistiche perché non tirava fuori i numeri che voleva il presidente Néstor Kirchner. Allora hanno sostituito un po’ di gente, cambiato il paniere su cui si fanno i calcoli e tirato fuori un numero finto. Ma lì va bene, non uccidi nessuno, semmai prendi in giro la gente. Invece con gli aerei è grave, perché se qualcosa va male, la gente muore.
Cosa non funziona e quali sono i provvedimenti urgenti da prendere subito?
Innanzitutto investimenti. Pensi che i militari argentini dell’aeronautica hanno incassato 10 miliardi di dollari in tasse di volo dal 1966 sino a dieci anni fa, quando la raccolta ha iniziato a farla il governo. Bene, di quei soldi non è stato investito un dollaro in infrastrutture! Per non dire della quantità degli scandali e della corruzione nell’aeronautica, che qui sono pazzeschi. Altra cosa da fare subito è la costituzione di un’autorità civile, professionale e autonoma.
Attualmente a Ezeiza il radar funziona?
Il governo argentino dice di sì, lo ha detto il ministro della Difesa Nilda Garré, ma non ha rilasciato un solo documento tecnico che ne attesti il funzionamento. Qui ci sono solo parole, senza niente di scritto. In realtà il sistema ha dei buchi pazzeschi ed è una vera follia. Ho delle copie del registro tecnico operativo della torre di controllo (l’equivalente del quaderno di bordo di un aereo dove si segnalano tutte le anomalie riscontrate, ndr) di Ezeiza dove si legge ad esempio che il 12 marzo scorso ci sono stati dieci minuti in cui il servizio radar si è interrotto completamente.
Può spiegare ai nostri lettori il pericolo di questi black out?
Con il radar tu puoi far passare 50 aerei l’ora. Senza, invece, dovresti farne passare poco più di 20. Ora, se tu hai un traffico di 50 aerei l’ora e sparisce il segnale radar, com’è sparito in tre giorni ed è ben documentato, il rischio di collisione è altissimo. Perché mentre i controllori in servizio possono ricordare e gestire le traiettorie di 25 aerei con un sistema manuale, se “cade” il radar e ne hai 50, alcuni che salgono e altri che scendono, che fai? Non puoi mica ricordare tutte le posizioni…
Quali sono le responsabilità delle compagnie aeree private? Che ne pensa dell’incidente della TAM?
Su San Paolo non mi sono fatto nessuna idea perché, dal momento che sono investigatore di incidenti aerei, so benissimo che non si può dire nulla su ciò che è successo se prima non metti da parte un po’ di dati precisi. Ci vorranno parecchi giorni per capire solo dove ha toccato terra l’aereo o se era davvero troppo veloce. Il problema è che ci sono tanti interessi e tante responsabilità , ma è già cominciato lo scaricabarile.
A suo avviso, quali sono gli aeroporti più pericolosi della regione?
In Patagonia ne abbiamo un paio. Sino a qualche anno fa Ushuaia era molto pericoloso, ma l’hanno modificato di recente. Oggi, per quanto concerne l’Argentina, segnalerei Commodoro Rivadavia, San Martin de Los Andes e Salta, che è in mezzo alle montagne. Certo, poi c’è anche l’Aeroparque che è scomodo. In Cile, Santiago non è l’aeroporto più comodo del mondo ma il sistema di quel paese è molto avanzato e i radar funzionano, per cui come pilota ti senti più protetto. In Brasile, Congonhas – come purtroppo si è visto - ha la pista molto corta.
LEGGI ANCHE: I dubbi sulla sicurezza dei cieli sudamericani - San Paolo, il video dello schianto - San Paolo, disastro aereo all’happy hour. Tragedia annunciata
Guarda i suoi VIDEO:
Il trailer di Fuerza Aérea Sociedad Anónima
Il trailer di Whisky Romeo Zulu

La GALLERY
Potrebbero arrivare fino a 250 i morti provocati dalla sciagura aerea avvenuta la sera di martedì 17 all’aeroporto “Congonhas” di San Paolo del Brasile, il più trafficato del Paese, dove un Airbus A320 della compagnia Tam Airlines in atterraggio ha proseguito la corsa oltre la fine della pista, andando a schiantarsi contro un grande hangar appartenente alla stessa società, adiacente a una stazione di rifornimento carburante.
A bordo del velivolo proveniente dalla città di Porto Alegre, più a sud, c’erano complessivamente 176 persone tra passeggeri e membri dell’equipaggio, ma ulteriori vittime si sono avute a seguito dell’impatto dell’aereo al suolo.
“Mi è stato riferito che la temperatura all’interno del velivolo è di 1.000 gradi, quindi sono praticamente nulle le possibilità che vi siano sopravvissuti”, ha detto il governatore dello stato di San Paolo, Jose Serra. L’Unità di Crisi della Farnesina sta verificando l’eventuale coinvolgimento di italiani.
Secondo le ricostruzioni, il pilota ha perso il controllo proprio al momento del contatto con il suolo, reso scivoloso dalla pioggia battente e dall’assenza sulla pista dei canaletti di scolo: l’Airbus è finito al di fuori della pista, ha compiuto una sorta di piroetta su se stesso ed è piombato su un viale sottostante, ingombro di veicoli nell’ora di punta serale; quindi è andato a schiantarsi contro una stazione di servizio e contro un adiacente terminal, dove numerosi addetti erano intenti al lavoro, per esplodere infine in una gigantesca palla di fuoco.
Sono proprio la violenza e la stessa ampiezza della deflagrazione, e del rogo che ne è seguito, a rendere al momento ancora incerto il bilancio definitivo della tragedia. Testimoni oculari hanno raccontato di aver visto l’enorme sagoma del velivolo passare ad altissima velocità sopra alle loro teste, mentre stavano percorrendo in auto il viale; poi hanno assistito impotenti allo schianto.
Il presidente brasiliano Luiz Ignacio Lula da Silva ha decretato tre giorni di lutto nazionale. Quella di Congonhas è la seconda grave sciagura aerea che ha colpito il Brasile in meno di un anno e sottolinea le crescenti difficoltà del settore dell’aviazione civile nel paese sudamericano. Nello scorso settembre, un Boeing 737 della Gol Airlines entrò in collisione con un piccolo aereo nei cieli della foresta pluviale amazzonica. In quell’occasione l’aereo della Gol si schiantò, con un bilancio di 154 vittime.
Le immagini del disastro fanno il giro del mondo e riportano alla terribile estate 2005 quando una drammatica serie di incidenti aerei si verificò da una parte all’altra del pianeta. In Italia, tuttavia, è difficile non riandare con la memoria al disastro dell’8 ottobre 2001, quando un aereo della Sas si schiantò, a causa di un’intrusione in pista, sull’edificio per lo smistamento bagagli dell’aeroporto di Milano Linate, causando 118 vittime.
Il VIDEO servizio:
AGGIORNAMENTI sul disastro ed elenco delle vittime, forniti dalla compagnia aerea Tam.
SCHEDE sull’incidente: Airdisaster.com e Aviation Safety.
La MAPPA del luogo dell’incidente.
Qui la GALLERY
Gli ultimi commenti