Sono raccarpiccianti, violente ed offensive le fotografie pubblicate dal Los Angeles Times. E sicuramente innescheranno in America e nel resto del mondo l’ennesimo dibattito sull’opportunità di portare avanti un conflitto i cui costi umani sono diventati insostenibili. In una due soldati americani sono in posa con dei poliziotti afghani che sostengo le gambe mutilate di un combattente che si è fatto esplodere. Nell’altra un militare in primo piano sorride mentre alle sue spalle un compagno esamina il cadavere di un uomo dagli occhi sbarrati. Continua
Un istruttore statunitense addestra al tiro una recluta afghana (Credits: Isaf)
Un summit per prepararne un altro, quello di Chicago, che dovrebbe presentare i dettagli della exit strategy della Nato dall’Afghanistan garantendo soldi, armi e stabilità a Kabul. I ministri degli Esteri e della Difesa dell’Alleanza Atlantica si riuniscono oggi e domani a Bruxelles per mettere a punto l’agenda del vertice che si terrà in Illinois. “La ministeriale congiunta servirà a spianare la strada al summit di Chicago del 20 e del 21 maggio”,’ ha detto la portavoce dell’Alleanza, Oana Lungescu.
Truppe afghane in azione durante gli scontri a Kabul (Credits: Epa foto)
Non riescono (per ora) a vincere la guerra vera, quella combattuta per il controllo di città e regioni, ma conseguono successi nella guerra percepita, determinata da fattori mediatici, sociali e politici e incentrata sull’impatto del conflitto afghano in Occidente. Gli attacchi multipli condotti ieri dai talebani della Rete Haqqani (basata nel Waziristan pakistano e sostenuta dall’intelligence militare di Islamabad) a Kabul e in diverse province orientali dell’Afghanistan non aggiungono nessun nuovo elemento di analisi al conflitto né spostano di un millimetro la situazione militare.
A Kabul non si spara più. Dopo diciotto ore di assedio e di scontri, è terminata l’offensiva di Primavera dei talebani, che ieri hanno lanciato sei attacchi combinati nella capitale afghana, con l’intenzione di mostrare la loro forza alla Nato. Secondo un portavoce della polizia di Kabul, tutti i talebani coinvolti nelle stragi sono stati uccisi.
I soldati afgani dopo la battagli con i Talebani (Credits: AP Photo/Musadeq Sadeq))
“Siamo forti e possiamo attaccare ovunque vogliamo”. I talebani colpiscono e minacciano - per bocca del loro portavoce Zabiullah Mujahid - una prossima offensiva di primavera.
Quella di oggi sarebbe solo un’anticipazione, un assaggio della violenza che i fondamentalisti islamici hanno intenzione di scatenare nei prossimi mesi.
Finora si contano già sedici morti tra attentatori kamikaze, militari e civili, ma il bilancio continuare a salire di ora in ora.
Finora hanno rappresentato un asso nella manica per le forze alleate ma da oggi i raid notturni contro i talebani verranno fortemente limitati dal nuovo accordo raggiunto tra gli Stati Uniti e il governo afghano che da tempo lamenta le vittime civili provocate da queste incursioni e le intrusioni in numerose case che hanno terrorizzato la popolazione. L’intesa prevede che Kabul possa porre il veto sulle operazioni programmate principalmente per colpire covi e posizioni strategiche degli insorti. Le ore notturne sono ideali per questi blitz, quando i talebani dormono o non sono comunque in grado di combattere mentre le truppe alleate dispongono di sistemi di satellitari e visori che consentono loro di muoversi e combattere come di giorno. Continua
Un elicottero da combattimento Mangusta in volo sull'Afghanistan (Credits: Pio-RC-West)
Un’altra sanguinosa battaglia nel Gulistan, il distretto orientale della provincia di Farah dove è stato ucciso il sergente Michele Silvestri. Questa volta cadere in un’imboscata tesa da decine di miliziani talebani è stato un convoglio logistico della Nato che sulla Ring Road, la principale strada dell’Afghanistan, si dirigeva verso sud per rifornire alcune basi statunitensi nella provincia di Helmand. Lo ha reso noto il comando Nato dell’Ovest afghano a guida italiana mentre fonti militari afghane riferiscono che l’attacco è avvenuto più a ovest, nel distretto di Bala Buluk sede di un’altra importante base avanzata italiana.
E’ una lunga scia di sangue quella dei militari italiani che hanno perso la vita in Afghanistan. Sono in tutto 50. Il primo è stato il Caporal maggiore Giovanni Bruno, deceduto in seguito a un incidente al suo mezzo, il 3 ottobre del 2004.
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