
(Credits: Ap/photo)
L’opposizione senegalese, raggruppata nel movimento M23 ha convocato una manifestazione pacifica per martedì 31 gennaio. L’intenzione è dare il via alla resistenza contro il “colpo di stato costituzionale” perpetrato dal presidente uscente Abdoulaye Wade, 85 nni, che grazie a un emendamento della costituzione potrà correre per il terzo mandato alle elezioni in programma il prossimo 26 febbraio.
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(Credits: Epa/J.L. Cereijido)

Seven seconds. E’ il successo mondiale che ha incoronato il senegalese Youssou N’Dour a star del palcoscenico musicale internazionale, vendendo 1 milione e mezzo di copie. Oggi, a distanza di qualche anno, il cantante ha fatto strada, ma non solo in musica. Il recente annuncio di candidarsi per le prossime presidenziali in Senegal fa di Youssou N’Dour una stella nascente della politica africana, anche se - in fondo - in quel contesto si è sempre sentito a suo agio.
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(©Emilio Morenatti/Ap/LaPresse)
Tra il 2000 e il 2010 oltre 200 milioni di ettari di terra, otto volte la superficie della Gran Bretagna sono stati oggetto di negoziati e contratti. L’obiettivo principale di questa nuova corsa all’oro verde è l’Africa, dove si trovano 134 milioni degli ettari passati di mano, o in via di negoziazione. Continua

“La domanda di terra è enorme. Fino al 2008 le acquisizioni di terra coltivabile nel mondo erano in media meno di 4 milioni di ettari all’anno. Prima della fine del 2009 erano già stati annunciati accordi per 45 milioni di ettari, il 70 per cento dei quali in Africa”. A certificare la corsa all’accaparramento della terra partita quando i prezzi del cibo toccavano livelli record è stata la Banca Mondiale. Il rapporto era atteso già a dicembre dell’anno scorso, poi a marzo, ma è stato pubblicato soltanto ieri. Non prima di una “fuga di notizie” a opera di uno degli stessi autori del documento che a fine luglio aveva passato informazioni al Financial Times, convinto che la Banca volesse rendere noto i risultati dello studio in piena estate per attutirne l’impatto. Continua
I cinesi ne sono convinti e ora cercano le prove: l’ammiraglio Zheng He eunuco della corte dei Ming, sarebbe sbarcato sulle coste dell’Africa orientale nel 1418, 80 anni prima dell’esploratore portoghese Vasco da Gama. Nei giorni scorsi sono cominciati gli scavi nella zona di Malindi per localizzare l’antico villaggio del sultano, in un’area dove sono già stati trovati pezzi di porcellane risalenti alla dinastia Ming. Continua
Farian Sabahi, docente presso
l'Università di Torino e giornalista specializzata, scrive
per il Sole24ore, Io Donna e Vanity Fair. Collabora con
alcune radio locali e straniere. Per Bruno Mondadori ha
scritto
Storia dell'Iran (dal 1892 a
oggi) e per Laterza "Un'estate a Teheran". Nel 2010 è stata insignita del premio di giornalismo Amalfi Media Award.

La scorsa settimana il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad è stato in Nigeria e in Mali per stringere nuove alleanze e vincere così il crescente isolamento internazionale: dal 4 all’8 luglio, ad Abuja, ha partecipato al D8, ovvero al Developing Eight, il summit di otto Paesi islamici in via di sviluppo, cercando di trovare quel sostegno necessario per far fronte alle pressioni internazionali.
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Una donna sudanese alla periferia di Karthoum (Credits: Ezequiel Scagnetti)
Cinque Paesi africani limitano a oggi la libertà di ingresso sul loro suolo ai sieropositivi: Namibia, Isole Comore, Egitto, Sudan, Guinea Equatoriale. La Namibia e le Isole e Comore stanno cambiando la discriminatoria legge che subordina il rilascio di un visto di ingresso a un test negativo dell’Hiv.
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- giamp
- Lunedì 28 Giugno 2010

- Algeri, un cinema in centro città (Credits: Giampaolo Musumeci)
Giornalisti, insegnanti, impiegati, manager algerini hanno una agenda settimanale che si fa sempre più fitta. Devono infatti incastrare tra i loro mille impegni, anche le ore di cinese. Le tante scuole private di Algeri offrono corsi di mandarino oltre a quelli di francese, spagnolo, inglese. Le società cinesi che lavorano nel paese maghrebino sono sempre più numerose. E conoscere la lingua facilita enormemente le relazioni. E così sono sempre più gli algerini che si districano fra ideogrammi e complicati fonemi.
Alla Universal School in rue Hassiba-Ben Bouali, racconta il quotidiano Le Soir d’Algerie, quattro nuovi corsi settimanali sono stati organizzati per fare fronte alla tante richieste: due ore alla settimana, 24 ore di corso in tutto costano 4mila dinari (circa 40 euro).
Ali Yun, 67 anni, professore, originario di Pechino è il responsabile dei corsi. Yun, che parla correntemente francese, inglese e russo, è in Algeria dal 2002. Ma solo recentemente c’è stato il boom del cinese fra gli algerini. Yacine, 20 anni, è studente alla scuola alberghiera, ma vorrebbe fare l’interprete nel campo dell’edilizia, dove le società cinesi sono assai numerose.
Meriem, diciannovenne studentessa di giornalismo, aspira ad apprendere più lingue possibili per diventare domani una documentarista e viaggiare in giro per il mondo. Ma tra gli studenti ci sono anche persone più anziane. Come Abdelamjid, che ha 66 anni ed è convinto che la Cina sarà ben presto il centro del mondo.
La presenza di Pechino nel paese maghrebino è in espansione. A parte quelli in Repubblica Democratica del Congo, le iniziezioni di denaro, mezzi e uomini sono tra i più elevati del continente. Gli investimenti riguardano soprattutto i trasporti e l’industria del gas e del petrolio, con un ammontare che va dai 4 ai 7 miliardi di dollari (tra il marzo 2005 e il dicembre 2009), secondo quanto rivela Le Courrier International incrociando dati del Confucius Institute, Heritage Foundation dataset, Grain, e di Le Monde.
Tra le grandi opere portate avanti da società cinesi, una autostrada di 1.200 chilometri che collegherà l’est e l’ovest del paese. Hamid Temmar, ministro algerino dell’industria e degli investimenti, ha di recente dichiarato: “I Cinesi stanno portando agli Africani quello che gli Europei non hanno mai portato: grandi autostrade, che permettono lo sviluppo”.
- giamp
- Lunedì 3 Maggio 2010
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