L’incidente nucleare in Francia è stato accompagnato, con qualche ora di anticipo, dalla notizia dell’entrata in funzione, anche se solo al 35-40% della sua capacità, della centrale iraniana di Bushehr, sul Golfo Persico.
- Martedì 13 Settembre 2011
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Ahmadinejad
L’incidente nucleare in Francia è stato accompagnato, con qualche ora di anticipo, dalla notizia dell’entrata in funzione, anche se solo al 35-40% della sua capacità, della centrale iraniana di Bushehr, sul Golfo Persico.

Alcune donne iraniane siedono sotto una gigantografia di Ruhollah Khomeini e Ali Khamenei (EPA/ABEDIN TAHERKENAREH)
Nel 1988, un anno prima di morire e con la consapevolezza che agli eredi sarebbe mancato il suo carisma, l’Ayatollah Khomeini istituì un organo per gestire i conflitti all’interno del complesso sistema politico della Repubblica islamica e in particolare tra il parlamento e il Consiglio dei Guardiani, anche se l’ultima parola sarebbe spettata sempre e comunque al leader supremo.
Quell’organo istituito nel 1988, in seguito alla revisione della Costituzione, si chiama Consiglio dell’interesse nazionale (in inglese Expediency Council), una denominazione che serve a sottolineare come, in caso di dubbio, i leader iraniani debbano difendere l’interesse della nazione anche a costo di calpestare i principi islamici.
Ventitre anni dopo l’istituzione del Consiglio dell’interesse nazionale, la politica iraniana è divisa in numerose fazioni, non sempre in grado di trovare un accordo. E, a conti fatti, probabilmente la conflittualità non è mai stata alta come di questi tempi.
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Dopo la bagarre con il leader supremo Ali Khamenei per il ministro dell’intelligence Heydar Moslehi, ora il presidente iraniano Ahmadinejad si spinge oltre e licenzia ben tre ministri, quelli del petrolio, del welfare e dell’industria

Ali Khamenei (AP Photo/Office of the Supreme Leader)
È un po’ che non parliamo di Iran, principalmente a causa dell’attenzione concentrata sul mondo arabo in rivolta. La notizia di questi giorni, relativa alla Repubblica islamica, riguarda il presidente Ahmadinejad. Da tempo nel mirino del clero sciita, che mal sopporta la presa di potere sua e dei pasdaran, è ora sotto pressione a causa del ministro dell’intelligence Heidar Moslehi.
(Credits: Epa/Abedin Taherkenareh)
La nomina dell’ayatollah Mahdavi Kani alla presidenza dell’Assemblea degli Esperti rappresenta un arroccamento del clero tradizionale rispetto alla deriva radicale di Ahmadinejad e del suo mentore, l’ayatollah Mesbah Yazdi che sposa tesi messianiche in cui i religiosi sciiti non si riconoscono.

(Credits: Epa/Abedin Taherkenareh)
Sull’onda lunga del risentimento arabo, ieri un migliaio di iraniani sono tornati a protestare nel centro di Teheran, per la prima volta dopo 14 mesi e come già successo dopo le contestate elezioni presidenziali del 2009. Decine di arresti e un morto (secondo due siti di opposizione e anche secondo l’agenzia Fars) è il bilancio degli scontri di ieri, durante i quali l’opposizione ha bruciato i cassonetti e le forze di sicurezza hanno usato i gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti.

(Credits; AP Foto/Burhan Ozbilici)
Le autorità iraniane temono che il contagio nordafricano possa sbarcare a Teheran, facendo scendere in strada i giovani com’era successo in occasione delle contestate elezioni presidenziali del giugno 2009. Eppure, non fanno trapelare questo timore. Al contrario, si sono congratulate con le masse arabe scese in piazza, rivendicando la paternità delle loro proteste e paragonandole alla rivoluzione khomeinista del 1979. I leader riformisti Mussavi e Karrubi, riapparsi dopo un periodo di silenzio, hanno invece dichiarato che tunisini ed egiziani avrebbero tratto ispirazione dal loro movimento verde.

(Credits; AP Foto/Burhan Ozbilici)
Dopo le sette impiccagioni e una grazia del giorno di Natale, a Teheran va in scena l’ennesima esecuzione. Giustiziato nel carcere di Evin un uomo accusato di essere una spia dell’intelligence israeliana.
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