- Tags: aiuti umanitari, Al Qaeda, Bengasi, brigata Khamis, Cirenaica, esilio, Libia, Muammar Gheddafi, Nato, rivolte islam, sanzioni, Tripoli, Usa, world news
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(Credits: Ap Foto/ABC News)

Mentre la Libia brucia va in onda il “Gheddafi show“. Il Colonnello si concede alle telecamere di Abc e Bbc e reitera le sue posizioni: “Non me ne andrò in esilio perché il popolo mi ama“. Gli Usa “delusi” dall’uscita di Gheddafi continuano il pressing per farlo andare via, ma frenano sull’intervento militare. Ue compatta sulle nuove sanzioni e partono i primi aiuti umanitari per le città dell’Est.
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Silvio Berlusconi e Guido Bertolaso
Quando è partito, lo scorso 22 gennaio, già sapeva che cosa si sarebbe trovato di fronte. Port-au-Prince con tutti i suoi cadaveri mai sepolti, le macerie, gli sciacallaggi non è L’Aquila. E il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, di catastrofi ne ha viste molte e alcuni disastri li ha anche risolti. Continua
Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori.

Port-au-Prince
Esiste un Guido Bertolaso americano: si chiama Soumitra R. Eachempati, è un chirurgo delle emergenze, professa a New York, è stato ad Haiti, ha raccontato la sua esperienza, ha criticato l’amministrazione Obama per come ha gestito gli aiuti umanitari sull’isola devastata dal terremoto, ma, benché i suoi rilievi siano stati pubblicati su di un importante quotidiano come il Wall Street Journal, nessuno (nemmeno Hillary) si è sentita ferita dalle sue parole. Continua
Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori.

Barack Obama è stato molto chiaro: l’intervento statunitense ad Haiti è la dimostrazione della volontà degli Stati Uniti di recuperare una leadership (morale) nel mondo dopo i contestati anni della Guerra al Terrorismo condotta da George W. Bush. Continua
Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori.

Port-au-Prince
-> Tutto sul sisma di Haiti - Le immagini 1, 2, 3, 4 - - I video
Da sette giorni vive con ottanta persone nel grande cortile della sua missione. Si chiama Lakay Mwen, Casa mia in lingua creola, ed è in una delle zone più povere di Port au Prince.
Dorme all’aria aperta, mangia all’aria aperta, ride, piange, rincuora e spera, spera - sotto il cielo di Haiti - che il peggio sia veramente passato. Le due palazzine che ospitano la scuola non sono crollate. Hanno retto, seppur siano ora danneggiate, come i laboratori. Continua
Bolognese, 46 anni, ha seguito tutte le missioni italiane degli ultimi 20 anni. Dirige
Analisi Difesa ed è opinionista del Giornale Radio RAI. Ha scritto
"Iraq Afghanistan: guerre di pace italiane".

Port-au-Prince
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Una portaerei nucleare, una dozzina di navi, decine di aerei ed elicotteri e 6.500 militari inclusi i paracadutisti della 82a divisione, la stessa unità che combatte al fianco degli italiani in Afghanistan Occidentale. Continua

(AP Photo/Julie Jacobson)
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E’ una corsa contro il tempo. Per tentare di estrarre ancora qualcuno in vita dalle macerie, ma senza grandi speranze perchè a tre giorni dalla scossa che ha devastato Haiti le possibilità che qualcuno sia sopravvissuto sono sempre di meno. Continua
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