Claudia Astarita, 30 anni, lavora da quattro come ricercatrice
presso il Centro di Studi Asiatici della prestigiosa Hong Kong University. È sposata con un diplomatico italiano in Cina.

Commessi cinesi durante la pausa di ginnastica mattutina (Credits: Marco Cerbo)
Da anni l’Occidente è alle prese con il problema dell’obesità. Nel mondo sviluppato la tendenza ad accumulare chili di troppo non risparmia nessuno: Stati Uniti, Europa, Paesi del Mediterraneo, il problema si fa via via più pressante, soprattutto per quel che riguarda l’obesità infantile, che in alcuni Paesi rischia di diventare una piaga sociale. Continua

Una rivolta globale della fame. È il rischio che corre la comunità internazionale se non saprà affrontare le rivolte esplose in oltre 30 Paesi del Sud del mondo causate dalla vertiginosa crescita dei prezzi dei beni di prima necessità. È questo il messaggio lanciato dal Direttore generale del Fao, Jacques Diouf, in occasione della presentazione a Roma del rapporto trimestrale (”Crop Prospects and Food Situation“) per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO).
Tra i dati più preoccupanti c’è il costo delle importazioni dei cereali dei Paesi più poveri, destinato a crescere del 56% tra il 2007 e il 2008 (addirittura del 76% nei Paesi africani): un valore che si somma all’aumento già registrato nel biennio 2006-2007 (+37%). Tra l’utilizzo sempre più intenso di cereali destinati al mercato degli agrocarburanti, il boom delle tariffe petrolifere (quindi dei trasporti) e il boom dei consumi in Cina e India, le scorte cerealicole sono scese al loro livello più basso dal 1980 (-5% dall’inizio dell’anno rispetto al 2007): questo nonostante la produzione mondiale sia destinata a crescere del 2,6% nel 2008. Risultato: dal riso alla farina, dal mais al latte, passando per la carne, i beni di prima necessità sono diventati pressoché inaccessibili per centinaia di migliaia di persone nel Sud del mondo. Qualche esempio? Tra dicembre 2007 e marzo 2008, a Douala (Camerun) il costo di un litro di olio di palma è cresciuto del 140%, mentre il prezzo di un chilo di zucchero o di riso è quasi raddoppiato in Togo, Camerun e Burkina Faso.
Nei Paesi ricchi le spese alimentari rappresentano in media il 16% del budget familiare, nei Paesi importatori di alimenti questo rapporto sale al 60-80% (oltre il 73% in Nigeria). Per far fronte all’emergenza, la Fao ha lanciato la cosiddetta “Iniziativa sul rialzo dei prezzi” con l’obiettivo di offrire assistenza alle aree più colpite dall’attuale crisi. Ma potrebbe non bastare. Il suo Direttore Diouf esorta i donatori a rivedere i loro programmi di assistenza aumentando i loro fondi di almeno 1,2 miliardi di dollari. Secondo l’Onu, a rischio sono la pace e la stabilità politica del parte più povera del pianeta.
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