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ambiente

Il Brasile lancia le ambasciate del clima

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  • Tags: ambiente, Brasile, crediti di carbonio, diplomazia, latinoamericana, Lula, Oceano-Pacifico
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Paolo Manzo, giornalista , vive a San Paolo, in Brasile, con la moglie. Per Baldini e Castoldi ha scritto Lula il presidente dei poveri.
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L'Itamaraty, la Farnesina verde-oro (Credits: xenia antunes by Flickr)

L'Itamaraty, la Farnesina verde-oro (Credits: xenia antunes by Flickr)

La diplomazia brasiliana scopre un nuovo linguaggio, quello del clima e delle sue emergenze, un settore nuovissimo ma estremamente importante per la politica estera del Paese del samba. Il governo Lula ha infatti dato il via libera alla creazione di sette nuove rappresentanze diplomatiche. Motivo? Rafforzare i rapporti diplomatici su una questione essenziale per il pianeta. Quella dell’applicazione del protocollo di Kyoto con relativa sezione dedicata al mercato delle quote legate all’emissione dei gas serra. Continua

  • paolo.manzo
  • Martedì 22 Giugno 2010

Benvenuti a Las Gaviotas, il primo paradiso ecosostenibile della terra

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  • Tags: ambiente, Colombia, Las Gaviotas, latinoamericana, Paolo Lugari
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Paolo Manzo, giornalista , vive a San Paolo, in Brasile, con la moglie. Per Baldini e Castoldi ha scritto Lula il presidente dei poveri.
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Thundercloudkid on Flickr.com

Prendete un luogo sperduto, di quelli che si fanno perfino fatica ad individuare sulle carte geografiche e trasformatelo in un laboratorio ecologico a cielo aperto. Otterete qualcosa che esiste già in una delle aree più remote della selva colombiana. Continua

  • paolo.manzo
  • Martedì 20 Ottobre 2009

Il paradiso perduto delle Galapagos

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  • Tags: ambiente, Charles-Darwin, Ecuador, Galapagos, latinoamericana, Rafael Correa
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Paolo Manzo, giornalista , vive a San Paolo, in Brasile, con la moglie. Per Baldini e Castoldi ha scritto Lula il presidente dei poveri.
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Un leone marino nelle isole di Darwin

Un leone marino nelle isole di Darwin

Sono state per due secoli il simbolo del paradiso incontaminato, tanto che perfino Charles Darwin le aveva trasformate nel più grande laboratorio a cielo aperto del XIX secolo. Continua

  • paolo.manzo
  • Mercoledì 7 Ottobre 2009

L’Ue contro l’Italia: “Sul clima dà cifre sbagliate”

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  • Tags: ambiente, Bruxelles, clima, Unione-Europea
  • 2 commenti

Inquinamento

“Le cifre fornite dal governo italiano sui costi del pacchetto climatico europeo sono completamente al di fuori di ogni proporzione”. All’indomani della due giorni di Bruxelles sul clima, il commissario Ue all’Ambiente Stavros Dimas si dice “sbalordito di fronte agli argomenti avanzati dall’Italia”: contrariamente a quanto sostenuto da Roma, l’eventuale approvazione del piano Ue contro l’effetto serra non costerebbe al sistema economico italiano 18 o 25 miliardi di euro come dichiarato in due diverse riprese da Berlusconi, ma “una cifra che oscilla tra i 9,5 e i 12,3 miliardi”. Ma c’è di più: secondo Stavros l’Italia avrebbe tutto da guadagnare da un’approvazione rapida del piano Ue contro l’inquinamento atmosferico e per le energie rinnovabili. “E’ uno dei Paesi - ha dichiarato - che ne uscirà meglio. Non capisco perché veda le cose così pessimisticamente, considerando che ha le competenze necessarie per l’innovazione e grandi possibilità in materia di energie rinnovabili”. E poi, ha aggiunto Stavros con tono professorale rispondendo alla domanda di una giornalista, “il costo supplementare non significa perdita netta, perché i soldi restano nelle casse dello Stato”.

Assieme alla Polonia, l’Italia è il Paese europeo che più di tutti a insistito per limare il peso finanziario di un pacchetto sul clima il cui costo il ministro Prestigiacomo ha definito “proibitivo”. Anche perché il costo complessivo, sostiene  il ministro, non è modulato  a seconda del numero di abitanti di ogni Stato membro.  Su questo punto Roma è arrivata persino a minacciare il veto ottenendo in cambio un rinvio sul calendario che avrebbe voluto il presidente di turno Ue, Nicolas Sarkozy. Dopo l’esternazione odierna  del commissario Ue, il ministro Prestigiacomo ha ribaltato le accuse piovute sull’esecutivo del nostro Paese: “Prima di sbalordirsi Dimas dovrebbe rileggere il documento diffuso dalla commissione Ue (non del Governo Italiano) ‘Model-based Analysis of the 2008 EU Policy Package on climate change and renewables‘ che è stato reso noto solo a fine settembre, nonostante l’Italia chiedesse da mesi una verifica dei costi del pacchetto clima-energia senza ottenere risposta”. La questione del contendere, secondo Bruxelles, è però un’altra: dalla cifra dei 18 miliardi citati da Roma e contenuti nel piano citato dalla Prestigiacomo, bisognerebbe sottrarre il guadagno che l’economia europea incasserà grazie alla rivoluzione verde. Un guadagno, secondo Roma, tutto da dimostrare. Per l’Italia, che sa che l’Ue può procedere all’approvazione del piano anche senza l’unanimità di tutti i 27, il problema è anche quello di ottenere il sì della Confindustria. Un ostacolo - strategico - perché il piano (che entro il 2020 punta a ottenere un taglio del 20% delle emissioni di Co2) possa avere successo.

  • redazione
  • Venerdì 17 Ottobre 2008

Da Sidney un “Papa ecologista”: “Riscoprire nella Terra il volto di Dio creatore”

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  • Tags: ambiente, Australia, Benedetto XVI, giovani, papa, pedofilia, ratzinger
  • Un commento

Il Papa a Sidney
da Sidney

È un “Papa ecologista” quello che si presenta ai 200mila giovani di tutto il mondo riuniti a Sidney, in Australia, fino al 20 luglio per la Giornata mondiale della Gioventù. La desertificazione sta mettendo a dura prova il continente australiano: in alcune regioni regioni non piove da anni, e la siccità riduce progressivamente le aree coltivabili. Benedetto XVI prende atto degli scarsi progressi nella tutela ambientale in occasione dell’ultima riunione del G8 e, conversando con i giornalisti in volo verso Sidney, spiega che “questo argomento sarà molto presente in questa Giornata mondiale della Gioventù: parleremo della creazione e delle nostre responsabilità nei confronti della creazione”. Certamente, sottolinea il Papa, “non è mia pretesa entrare nel merito di questioni tecniche che politici e specialisti devono risolvere, ma dare gli spunti essenziali e richiamare alla responsabilità di ciascuno per essere capaci di rispondere alla grande sfida di riscoprire nella Terra il volto di Dio creatore e di riscoprire la nostra responsabilità davanti al creatore”. Prosegue Benedetto XVI: “La creazione è affidata a noi e tocca a noi trovare la capacità etica per un nuovo stile di vita, se vogliamo davvero svegliare le coscienze e arrivare a soluzioni positive”.

La questione ambientale, spiega ancora il pontefice, è strettamente legata al tema scelto per questa Giornata mondiale della Gioventù (”Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni”), poiché “noi abbiamo bisogno dei frutti della terra, dell’aria, dell’acqua” che Dio ha donato attraverso l’azione dello Spirito Santo. Durante il suo viaggio Benedetto XVI affronterà la questione della pedofilia che ha messo a dura prova la Chiesa australiana, al pari di quella americana, dopo la scoperta di diversi casi di abusi sessuali compiuti da sacerdoti ai danni dei bambini. “Mi sento obbligato a parlare di questo problema come ho fatto negli Stati Uniti” osserva il pontefice “non basta chiedere perdono, dobbiamo interrogarci su cosa è stato inadeguato nel nostro comportamento e cosa possiamo fare per prevenire, curare e rinconciliare la Chiesa con le vittime”. Essere sacerdote, ha sottolineato il Papa, “è incompatibile con questi comportamenti” e sono stati compiuti errori nella formazione dei seminaristi. Benedetto XVI è preoccupato anche per il futuro della Chiesa anglicana, riunita in questi giorni a Lambeth, per la conferenza generale, dopo i recenti scontri sull’ordinazione delle donne vescovo e sui matrimoni omosessuali. “Prego per i vescovi anglicani riuniti a Lambeth” dice il pontefice “affinché riescano ad evitare scismi e fratture e trovino insieme soluzioni in modo maturo, creativo ma fedele al messaggio di Cristo”.

  • ignazio.ingrao
  • Domenica 13 Luglio 2008

L’Europa “va cambiata”. Ma la strada di Sarkozy è tutta in salita

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  • Tags: ambiente, commissione-europea, consiglio-europeo, dublino, nicolas sarkozy, Parigi, presidenza-di-turno, Trattato-di-Lisbona, ue
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Tour Eiffel illuminata di blu
Oggi il presidente francese Nicolas Sarkozy si appresta a ricevere a Parigi una Commissione europea al gran completo. Nonostante un’accoglienza in pompa magna – ieri la Tour Eiffel è stata illuminata per una notte intera all’insegna dei colori dell’Ue, in blu e stelle gialle – Sarkò è conscio che l’inaugurazione della presidenza di turno francese dell’Unione europea segna l’avvio di un periodo cruciale non soltanto per il destino di Bruxelles, ma anche per la sua stessa affermazione politica (sia interna che internazionale). Purtroppo mai come in queste ore, i sei mesi che la Francia si appresta a presiedere rischiano di trasformarsi in un autentico naufragio. Dopo il no irlandese al Trattato di Lisbona, il Titanic europeo non sta certo navigando in buone acque. Le correnti sono diventate così pericolose che tra il boom delle tariffe petrolifere, la crisi alimentare, quella dei subprimes e un carovita alle stelle, buona parte dell’opinione pubblica europea non vede l’ora di abbandonare una nave considerata alla deriva. E come se non bastasse, proprio in serata il presidente polacco Lech Kaczynski conferma che non ratificherà il Trattato di Lisbona, la “Costituzione leggera” dell’Ue (”La questione del Trattato è senza scopo dopo la bocciatura irlandese”).
Per scongiurare le conseguenze tragiche di una sciagura annunciata, Sarkozy è ben deciso a riportare l’imbarcazione in terraferma con lo scopo di rimetterla in sesto entro il 1 gennaio 2009. La ricostruzione è prevista in cinque cantieri. Questi.
Trattato di Lisbona. Da Parigi a Londra, da Roma a Berlino, i leader dei 27 Stati membri sanno che la sconfitta incassata il 12 giugno scorso con il no irlandese rimanda alle calende greche l’adozione di una Carta europea. Per Nicolas Sarkozy, protagonista assieme alla cancelliera tedesca Angela Merkel del rilancio di un “mini-Trattato” che potesse superare il no francese nel referendum del 2005 e le reticenze dei cittadini dell’Unione, il colpo è durissimo. Fu proprio Sarkò, in un discorso pronunciato a Bruxelles nel settembre 2006, a preconizzare un Trattato che riprendesse le tre riforme istituzionali in grado di suscitare consenso tra gli Stati membri: una presidenza del Consiglio europeo per due anni e mezzo con poteri rafforzati rispetto alla Commissione; la nomina di un super ministro degli Esteri e, soprattutto, un ampliamento delle decisioni da sottoporre alla maggioranza qualificata (e non all’unanimità come previsto dall’attuale Trattato di Nizza). Nel tentativo di metterlo in cassaforte, la coppia Sarkozy-Merkel optò per un’adozione parlamentare del Trattato, sicuri che i deputati e i senatori dei Paesi membri non avrebbero ostacolato il processo riformistico dell’Ue. Ma era senza contare con l’Irlanda, unico paese ad essersi arrogato il diritto di dare il proprio consenso attraverso le urne. Ora che il no ha prevalso in modo perentorio (con 53,4% di voti contrari al Trattato di Lisbona), quali sono le opzioni rimaste a disposizione? La prima, definita la “passerella giuridica”, propone a Dublino una forma di associazione con gli altri 26 Stati membri. La seconda, sostenuta dalla Francia, offre la possibilità agli irlandesi di votare una seconda volta. Sarkò è tanto più conscio dei rischi che l’Europa incorre con un altro referendum irlandese, che si è deciso ad affrontare il male alla sua radice: il crollo del potere d’acquisto dei cittadini europei. Nella sua lunga apparizione televisiva sugli schermi di France 3, ieri sera il presidente francese ha ribadito la sua volontà di “avvicinare i francesi e gli europei all’Unione” affrontando “i problemi concreti della gente”. Tra le idee escogitate all’Eliseo, si parla della possibilità di fissare un tetto all’Iva sui prodotti petroliferi per controbilanciare la crescita del prezzo del barile. Altro suggerimento: frenare la Banca centrale europea, accusata da Sarkozy di prestare troppa attenzione all’inflazione tralasciando le strategie per rilanciare la crescita.
Ambiente (e clima). Il boom del barile chiama in causa il dossier più spinoso della presidenza francese: il compromesso sul pacchetto ‘clima/energia’ attualmente sotto esame presso la Commissione europea. Per Sarkozy, si tratta di una sfida fondamentale. Nel marzo 2007, la Commissione europea ha adottato tre misure vincolanti: ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 20% da qui al 2020; consumare 20% in energia rinnovabile e risparmiare il 20% dell’attuale consumo energetico. L’Ue spera di trovare un accordo comune in dicembre 2008 per un’adozione in prima lettura presso il Parlamento europeo entro giugno 2009, ma la partita non si annuncia per niente facile. Sotto tiro sono i paesi dell’Est, i cui consumi sono quasi totalmente vincolati alla produzione di carbone. “La Pologna” ha ricordato Sarkozy, “dipende al 95% dal carbone, la Francia all’85% dall’energia nucleare, una risorsa contro la quale si dichiarano contrari il 95% degli austriaci”. Di fronte a tali divergenze, la strada per adottare il pacchetto “clima/energia” presentato dalla Commissione nel gennaio scorso per accelerare l’armonizzazione del sistema delle quote di emissioni di gas carbonico in ambito industriale (attraverso un sistema unico di mise aux enchères delle quote di CO2) si scontra di continuo con le reticenze delle imprese est-europee. Da Varsavia a Bucarest, i governi sono ancora convinti che l’applicazione di un sistema ecologico troppo vincolante mette a rischio la rincorsa economica dei paesi dell’Est sui loro vicini occidentali. Ma la Commissione europea non vede l’ora di poter incassare le decine di miliardi di euro generati dal sistema di mise aux enchères per sostenere la lotta contro il riscaldamento climatico. Per Le Monde, le capitali dell’Europa orientale non hanno molte alternative: “il boom del prezzo del barile di petrolio, attorno ai 140 dollari, rende indispensabile la formulazione di una strategia comune, in particolar modo per produrre energie rinnovabili o creare degli stock strategici”.
Agricoltura. Prima della tegola irlandese, Bruxelles era già confrontata a un’altra sfida improvvisa: la crisi alimentare mondiale. Per molti esperti, il boom dei prezzi dei beni di prima necessità ha messo nuovamente in discussione la Politica agricola comune (Pac) difesa dalla Francia. Chiamata ad accelerare le riforme avviate nel 2003 e che dovrebbero chiudersi con una ‘grande Riforma’ nel 2013, l’Unione europea è divisa tra i paesi come Francia, Italia e Spagna, decisi a difendere le politiche di sovvenzioni concesse ai loro agricoltori, e il Regno Unito, i cui vincoli economici e sociali al mondo agricolo sono ormai ridotti a poca cosa. Non a caso, Londra non ha esitato a puntare il dito contro la Pac sottolineando gli effetti nefasti sul boom delle tariffe alimentari e sull’agricoltura dei paesi sotto-sviluppati, spesso vittime delle sovvenzioni europee e delle barriere doganali che l’Ue impone ai prodotti provenienti dal Sud del mondo. A ruota ci si è messo pure Pascal Lamy, Direttore dell’Organizzazione mondiale del Commercio (Wto), convinto che le concessioni dell’Europa sulla sua politica agricola potrebbero chiudere il Ciclo di Doha entro luglio 2008 e favorire così la liberalizzazione degli scambi commerciali mondiali.
Immigrazione. Se la circolazione delle merci è fonte di preoccupazione per Sarkozy, quella delle persone è ormai un’ossessione. Nella prossima riunione dei 27 ministri incaricati di seguire le questioni migratorie (il 7 e l’8 luglio a Cannes), la Francia presenterà ufficialmente il suo ‘Patto sull’immigrazione’ che intende far adottare dal Consiglio europeo durante l’autunno 2008. Preparato dal ministro dell’immigrazione, Brice Hortefeux, il progetto francese si articola attorno a cinque “impegni”: favorire il principio di “un’immigrazione scelta” in base alle esigenze del mercato del lavoro degli Stati membri e rinunciare alle sanatorie; rafforzare e accelerare le procedure di rimpatrio degli immigrati illegali invitando gli Stati membri a negoziare con i paesi di origine dei migranti la loro riammissione in madrepatria; rendere “più efficaci i controlli alle frontiere”, in particolar modo rilasciando solamente visti biometrici; adottare da qui al 2013 “dei criteri comuni di richieste di asilo e di riconoscimento dello statuto di rifugiato”; infine, sostenere politiche di “sviluppo solidale” in grado di “costruire un partenariato con i paesi di origine e di transito” con lo scopo di mettere i migranti nelle condizioni di investire nelle regioni che hanno lasciato.
Nonostante le rassicurazioni di Hortefeux sulla buona accoglienza del patto francese tra gli Stati membri, il premier spagnolo José Luis Zapatero ha già opposto un primo rifiuto sul “contratto di integrazione” voluto dalla Francia e che impone i migranti appena sbarcati in Europa di impegnarsi a imparare la lingua del paese di accoglienza e adottare i suoi usi e costumi. Secondo Le Figaro, “la Spagna temeva che un tale contratto potesse dissuadere i lavoratori regolari di cui necessita l’economia spagnola. Negli ultimi dieci anni” ricorda il quotidiano francese, “la crescita della Spagna si è nutrita dell’apporto di oltre 7 milioni di immigrati regolari”.
Difesa. La Politica europea di sicurezza e di difesa (Pesd), che Parigi intendeva vincolare al suo ritorno nella Nato, doveva essere la ciliegina sulla torta dei successi della presidenza di turno francese. Ma anche in questo caso, le ambizioni di Sarkozy rischiano di rimanere lettera morta. Dalla volontà di voler adottare l’Unione di un budget comune per le operazioni militari all’affermarsi di un “meccanismo di cooperazioni permanenti” che potesse sovrapporsi ai meccanismi di collaborazione tra i paesi europei membri della Nato, passando per la nascita di un quartier generale in grado di rafforzare la pianificazione degli interventi dei soldati Ue e l’aumento dei finanziamenti riservati all’Agenzia europea di difesa, le proposte ventilate dall’Eliseo non sono riuscite a raccogliere consensi. Tra i più strenui oppositori, Londra continua a mandare segnali negativi in difesa della Nato.
A ben vedere, la strada di Sarkozy per raggiungere le vette dell’Europa è più che mai in salita.

  • joshua.massarenti
  • Martedì 1 Luglio 2008

Pianeta malato: Io speriamo che se la cavi

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  • Tags: ambiente, bambini, inquinamento, Pianeta
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Charlie Sullivan, 12 anni, della Gran Bretagna: ha vinto il premio
Foto di Piter Ginter - Guarda la GALLERY

Alluvioni, inondazioni, ghiacci che si sciolgono e siccità: che cosa ne pensano i più piccoli, le future vittime degli sconvolgimenti ambientali? Come vivono i problemi legati al cambiamento climatico? L’ Unep, programma dell’ambiente delle Nazioni Unite, ha indetto un concorso artistico fra ragazzi di tutto il mondo, tra i 6 e i 14 anni. Il risultato è quello che vedete in queste pagine. Bambini di 106 paesi, a volte tra i più colpiti dagli sconvolgimenti atmosferici, hanno descritto la loro storia. Come? Mettendo sulla carta i problemi climatici di casa loro, dalle alluvioni in Bangladesh all’inquinamento in Cina. Come illustrano le foto di Peter Ginter, che si è recato nei luoghi in cui vivono questi piccoli artisti per ritrarli a fianco alle loro opere. Ma il cambiamento climatico tocca anche i nostri bambini. Panorama ha chiesto agli allievi di una seconda media della scuola Rudolf Steiner di Milano, in collaborazione con la professoressa Adriana Todeschini, di scrivere quello che pensano. Ecco una spigolatura dei temi più divertenti, ma anche curiosi e commoventi.

“Papà, che cosa possiamo fare per rimediare a quello che sta succedendo al pianeta?”. “Potresti imparare ad andare a scuola con i mezzi pubblici, invece che farti portare da me in macchina”.
“E questo che vantaggi porterebbe?”.
“Un tram trasporta mediamente 25 persone, pensa che se ognuna di queste si muovesse in macchina inquinerebbe 25 volte di più”.
“Ma perché l’inquinamento causa questo cambiamento terrestre?”.
“Nel cielo c’è uno strato invisibile di una sostanza chiamata ozono, che filtra i raggi solari. I gas prodotti da fabbriche e macchine producono un buco in questo strato e i raggi solari colpiscono con più forza la Terra, cambiando il clima”.
“Grazie papà. Oggi posso andare a casa di un mio amico?”.
“Va bene, ma usa la bicicletta…”.
M.

Il clima sta cambiando, l’anno scorso l’inverno è stato freddissimo e ai primi di marzo i fiori non c’erano ancora, non erano ancora sbocciati; invece adesso, a metà marzo, c’è un caldo quasi estivo. La neve è ormai difficile da trovare, quello che mi preoccupa è che magari il prossimo anno a Milano crescerano i limoni e in Sicilia si scierà.
Elena

Noi crediamo che il cambiamento di temperatura del nostro pianeta sia dovuto anche al fatto che siamo nell’epoca del consumismo. Crediamo anche che basterebbe davvero poco per cambiare questa situazione, semplicemente avendo un po’ più di rispetto per il nostro splendido pianeta. Ci riusciremo? Potremo fare un piccolo sforzo? Tutti amiamo questo pianeta!
Klim e Vichi

A me il mondo piace così com’è, ma ci dicono che sta cambiando tutto e che nei prossimi anni il clima peggiorerà. Già adesso a Milano non c’è più la nebbia, mio nonno mi racconta che prima in certi giorni non vedevi a un metro di distanza, e non nevica mai nemmeno d’inverno. Speriamo che non cominci a nevicare al mare, d’estate!
Antonio

La Terra sta cambiando ogni giorno, ma non ce ne accorgiamo, e quando ce ne accorgeremo sarà troppo tardi. Dovremmo invece fare qualcosa già ora, magari togliendoci qualche comodità inutile, come quegli oggetti che compriamo e poi finiscono nella spazzatura. Ma tutto ciò dipende dall’uomo o è un ciclo naturale della Terra? Queste sono le domande che dobbiamo porci.
G.

L’inquinamento non rovina solo la nostra vita, ma anche la bellezza della Terra.
Francesca e Orlando
Proviamo a pensare come sarà la Terra fra qualche anno. Potrebbero sciogliersi i ghiacci e ghiacciarsi il mare. La foresta amazzonica ormai per metà non esiste più e all’uomo non interessa. Per favore, fate qualcosa o la Terra cambierà e con lei le nostre abitudini!
Aura

L’uomo per anni ha danneggiato la Terra senza rendersene conto, ma il problema è che noi oggi ci troviamo davanti a un fatto compiuto e non si può tornare indietro. Ognuno di noi potrebbe fare qualche azione per rendere la situazione migliore, per esempio ripiantare tutte le piante che sono state tolte, per permettere alla natura di riprendere il suo ciclo normale.
Una piccola parte di responsabilità è anche della Terra. È normale che essa muti, solo che noi abbiamo troppo velocizzato i suoi cambiamenti.
Marina e Asia
Ormai l’uomo manipola a suo piacimento la Terra, ma la danneggia. Invece che continuare su questa strada dannosa, speriamo che le persone che hanno potere in questo mondo cambino idea e facciano qualcosa.
Marc e Davide

L’inquinamento ha anche diviso l’ozono nell’atmosfera e ha creato un buco, che fa entrare maggiormente il calore del Sole. Così la Terra si surriscalda.
Stefano e Davide

Il cambiamento climatico è la cosa più brutta che possa succedere al mondo e all’uomo. I ghiacci stanno iniziando a sciogliersi e questa è una cosa che potrebbe danneggiare i fiumi e influenzare la vita dell’uomo. I meteorologi dicono che fra un tot di secoli la Pianura Padana inizierà a desertificarsi: l’uomo riuscirà ad adattarsi e a sopravvivere?
Luca

Secondo noi la Terra si surriscalda perché le fabbriche e l’inquinamento delle macchine emanano calore. Noi esseri umani dobbiamo salvare la Terra: pensate a Venezia, tra qualche anno sarà sommersa dall’acqua.
Tommaso e Carlo

Ma come faranno gli orsi e le foche a sopravvivere quando tutti i ghiacci saranno sciolti? E i pesci, quando il mare sarà diventato caldissimo?
Marta

è una ragazzina indiana di 10 anni, fotogafrata a Bangalore

Guarda com’è bello il mondo, con la sua vita propria. Eppure, negli ultimi tempi raffreddamenti e surriscaldamenti improvvisi stanno diventando costanti. È come se la Terra da qualche anno avesse accelerato il suo moto girando più veloce e non ce ne accorgiamo perché siamo noi a fare questo. Capite? Stiamo alterando il moto della Terra. È come se a ogni giro, aumentando velocità, il tempo scorresse più rapidamente. Quindi bisogna darsi una mossa: dobbiamo essere noi, per una volta, a correre dietro al pianeta che accelera per farlo rallentare.
Bianca
La colpa dei cambiamenti è anche della natura, ma l’uomo ne accelera il processo. L’uomo non dovrebbe essere padrone della Terra né suo schiavo, ma dovrebbe viverci in armonia.
U. & M.

Sicuramente l’uomo ha una grande influenza sul cambiamento climatico nel nostro meraviglioso e speciale pianeta. Il fumo delle fabbriche e il gas delle macchine hanno contribuito a formare il buco dell’ozono, che influirà negativamente sulla Terra. L’uomo riuscirà a rimediare alle conseguenze? Speriamo insieme a tutto il mondo che dopo la tempesta arrivi anche il sole.
Greta e Martina

Penso che questo cambiamento di clima, andando avanti, potrà causare molti problemi alla Terra e di conseguenza a tutti noi. E non potremmo nemmeno lamentarci, siamo noi la causa di quello che succede!
Zoe Luna

Di questi cambiamenti climatici avevo sentito parlare molto poco, ma adesso che ho capito quanto sono gravi sono un po’ preoccupato. Non vorrei che davvero la Terra fra qualche anno uccidesse tutta la vita che c’è su di essa. Io vorrei che, oltre alle soluzioni che tutti possiamo prendere (come consumare meno cose, inquinare di meno), anche i capi dei vari paesi pensassero a trovare delle soluzioni per questo problema.
Alberto

Guy Ninondera, un bambino burundese fotografato sul greto del fiume che scorre accanto al suo villaggio

  • redazione
  • Sabato 29 Marzo 2008

Bali, countdown per salvare la terra

OkNotizie

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  • Tags: ambiente, Bali, emissioni-inquinanti, gas-serra, Kyoto, protocollo-di-Lyoto
  • Un commento

[i](Credits: Panorama / Alain Choisnet)[/i]
I ministri dell’energia di tutto il mondo stanno per volare a Bali dove, dal 3 al 14 dicembre, si confronteranno sulle tematiche scottanti del riscaldamento globale.

Sembra che le linee guida della tredicesima conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico siano già state definite dal quarto rapporto (qui il pdf) della commissione intergovernativa delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, approvato a Valencia, lo scorso 18 novembre, all’unanimità. In sole 23 pagine, il rapporto riassume quali siano le attuali condizioni del pianeta, e prevede che la temperatura della terra potrebbe alzarsi di sei gradi centigradi in questo secolo, condizione che potrebbe avere un impatto irreversibile per l’intera umanità. Tuttavia, anzichè assumere un approccio catastrofista, il rapporto lascia una speranza di salvezza condizionata all’implementazione immediata di precise azioni da parte della comunità internazionale, come il finanziamento pubblico per l’introduzione di nuove tecnologie, l’accordo per aiutare i paesi più poveri a far fronte alla piaga del disboscamento, o, ancora, l’introduzione di misure volte ad aumentare l’utilizzo efficiente delle risorse energetiche.

Ed è proprio per discutere di questo che 15.000 tra esperti, politici e attivisti si ritroveranno a Bali i primi di dicembre. Sull’isola indonesiana, i ministri cercheranno di stabilire le linee guida del nuovo protocollo sul cambiamento climatico, quello che sostituirà Kyoto nel 2012. L’obiettivo di Yvo de Boer, segretario esecutivo della Convenzione nelle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico, è quello di fare un passo avanti rispetto a Kyoto, coinvolgendo Cina e India. Di fatto, se il primo protocollo aveva previsto che l’impegno maggiore nella riduzioni di emissioni inquinanti sarebbe stato sostenuto dai paesi sviluppati, primo fra tutti gli Stati Uniti (che, come tutti sanno, non hanno ratificato il protocollo), il secondo non premierebbe più la distinzione tra paesi in via di sviluppo e paesi industrializzati. Gli esperti si augurano che il coinvolgimento di Cina e India, che occupano, rispettivamente, la seconda e la quarta posizione nella classifica dei Paesi più inquinanti al mondo, oltre ad aumentare il numero di nazioni coinvolte nella riduzione delle emissioni di gas inquinanti, dovrebbe anche togliere agli Stati Uniti ogni appiglio per non ratificare il nuovo protocollo.

Se il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon si augura che Bali possa far fare un significativo passo avanti ai negoziati mondiali sul cambiamento climatico, i critici del Sunday Times non mancano di sottolineare che la conferenza che dovrebbe “salvare il pianeta” non farà altro che contribiure ad aggravarne i problemi. Lo spostamento di circa 15.000 tra politici, scienziati, dimostranti e giornalisti, forse attratti più dalla sabbia bianca e dalla vegetazione lussureggiante dell’isola che dalla conferenza, genererà circa 100.000 tonnellate extra di anidride carbonica: l’equivalente delle emissioni annuali di uno stato come il Chad.

  • claudia astarita
  • Giovedì 29 Novembre 2007
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