
Bimbe povere ad haiti (Credits: UN Photo/Marco Dormino)
È una fotografia che non lascia speranze quella scattata dall’ultimo rapporto Onu sull’infanzia in America latina e nei Caraibi realizzato dall’Unicef e dalla Cepal, la Commissione regionale del Palazzo di Vetro che si occupa di economia. 81 milioni di bambini poveri, questo il drammatico bilancio, con una negazione dei loro diritti senza precedenti, pari al 45 per cento del totale degli under 18 latinoamericani. Continua

Il Cristo Redentor di Rio (Credits: Alexandre Fatori by Flickr)
E’ una guerra invisibile che si sta combattendo a suon di templi giganteschi in costruzione, come quello della Igreja Universal a San Paolo, in Brasile, e con una rincorsa come ai fedeli. In tutta l’America Latina le chiese neopentecostali stanno dando sempre più filo da torcere alla tradizionale egemonia della Chiesa Cattolica. Continua
- Tags: America Latina, Argentina, Chiesa-cattolica, Cile, eterosessuale, latinoamericana, lesbiche, Matrimoni gay, Messico, Nicaragua, omosessuali, Perù, pillola-del-giorno-dopo, sesso, transessuali, zapatero
-

Bacio tra due innamorati (Credits: maha-online by Flickr)
Matrimoni omosessuali collettivi a Città del Messico (5 coppie di gay e lesbiche si sono sposate ieri ma altre 42 diranno sì nei prossimi giorni). Continua
Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori.

Barack Obama è stato molto chiaro: l’intervento statunitense ad Haiti è la dimostrazione della volontà degli Stati Uniti di recuperare una leadership (morale) nel mondo dopo i contestati anni della Guerra al Terrorismo condotta da George W. Bush. Continua

Yovanna Guzman, ex del boss Wilber Varela, è stata gambizzata per gelosia
Di Vito Taormina, da Città del Messico
Avvenenti e ambiziose, a volte schiave, a volte anche adolescenti. Sono le donne dei narcos, le signore della droga: modelle, attrici, cantanti, ballerine, reginette di bellezza. Ma anche giornaliste e conduttrici televisive. Possiedono tutto: ville hollywoodiane, auto da sogno, tanti soldi, potere. Incutono rispetto. Accecate dal lusso e dalla coca, vivono emozioni forti accanto a criminali feroci. «Fino a quando ti fermi perché hai terrore del vuoto interiore» racconta la colombiana Yovanna Guzman, per sette anni bambola del narcozar Wilber Varela. Che per gelosia l’ha gambizzata. Ora lei sta scrivendo un libro di «narcomemorie» dal titolo ancora da definire. Continua

Il contadino ex tupamaro Jose Mujica, candidato alle presidenziali uruguaiane per il Frente Amplio, con il suo vice, il tecnocrate di origini ligure Danilo Astori
È di origini italiane, per l’esattezza vanta antenati liguri, l’uomo chiave che potrebbe far vincere l’ex guerrigliero tupamaro Pepe Mujica al ballottaggio del 29 novembre in Uruguay. Continua
Da San Paolo, Brasile - Cesare Battisti (leggi tutti gli articoli su Panorama.it) potrebbe estradato in Italia tra una decina di giorni. In realtà sarebbe già dovuto accadere ma quando nella notte tra ieri e l’altroieri il Supremo Tribunale Federale (STF), massimo organo del sistema giudiziario brasiliano, aveva oramai raggiunto una maggioranza a favore dell’estradizione, dopo un dibattito fiume durato oltre 11 ore, è arrivato l’imprevisto. Ovvero la decisione di Marco Aurelio Mello, uno dei membri del Supremo, di chiedere tempo per potere rileggersi le pagine del processo. Continua

“Uh-Ah, Zelaya no se va!” Gridano i sostenitori dell’ormai ex presidente dell’Honduras. E proprio quel “no se va” è all’origine del colpo di Stato militare nel paese centroamericano: il presidente eletto nel 2005 voleva cambiare la costituzione per garantirsi la possibilità di un nuovo mandato. La voglia di rielezione “perpetua” è un fattore che accomuna molti dei leader delle giovani democrazie dell’ America Latina, anche se vengono da un passato recente di dittature militari. Che siano socialisti bolivariani come Hugo Chavez o filo-statunitensi di destra come Alvaro Uribe, la tentazione di incollarsi alla poltrona più di quanto sarebbe auspicabile per l’alternanza democratica è presente nei desideri dei presidenti del continente. Forti del forte sostegno popolare, sono tentati dal colpo di mano, ma non sempre gli riesce, vediamo alcuni casi (guarda la Mappa):
Visualizza America Latina: i presidenti che vogliono l’elezione “a vita” in una mappa di dimensioni maggiori
Argentina:
C’è alternanza, ma non di cognome: da Nestor a Cristina, i Kirchner occupano la Casa rosada da quasi un decennio (verify). Secondo un’interpretazione condivisa da molti commentatori, l’ex presidente che ha risollevato il paese dopo la crisi economica del 2001 avrebbe favorito l’ascesa politica della moglie proprio per aggirare il vincolo del massimo di due mandati consecutivi alla guida del governo.
Venezuela:
Hugo Chavez ha cambiato addirittura il nome del paese, che adesso è una “repubblica bolivariana”. Al secondo tentativo, dopo il fallimento del 2007, è riuscito a far approvare un referendum con cui si garantisce la possibilità di essere rieletto presidente un numero “indefinito” di volte.
Colombia:
Alvaro Uribe, l’opposto ideologico di Chavez, forte dei suoi successi contro le Farc, ha pensato che fosse necessario presentarsi per un terzo mandato alle prossime elezioni, tra 11 mesi. Ma per ora ha trovato una dura opposizione dalla Corte di giustizia costituzionale che ha bocciato la proposta di un referendum.
Perù:
L’ex presidente Alberto Fujimori, negli anni ‘90, è stato artefice di un “autogolpe” con cui sciolse il parlamento e sospese le attività della magistratura. Fu rieletto nel ‘95 e per presentarsi una terza volta nel 2000 fece approvare una legge di “interpretazione autentica della Costituzione”. Vinse ancora, ma una serie di scandali economici e giudiziari lo costrinsero a fuggire dal paese. Vi ritornò in veste di imputato ed è stato recentemente condannato a 25 anni di reclusione.
Brasile:
Se Lula da Silva è stato rieletto con un consenso record (60% dei voti al primo turno), lo deve anche in parte al predecessore socialdemocratico Fernando Henrique Cardoso, che nel 1997 cambiò la Costituzione per potersi presentare alle elezioni dell’anno seguente.
Gli ultimi commenti