Il presidente filorusso della Cecenia Kadyrov con il premier russo Vladimir Putin
La conosceva da anni. Decine di denunce insieme, decine di battaglie contro i soprusi. Quando ha saputo del rapimento, ha capito subito che era in pericolo di vita. Due telefonate, a distanza di un’ora una dall’altra, due interviste, e la vita di una persona che se ne va, portata via dai sicari ancora senza volto, da un sistema che si basa sulla violenza, sulla soppressione di ogni voce libera, indipendente.
Andrej Mironov, anima di Memorial, una Ong che si occupa di diritti umani in Russia, aveva incontrato tempo fa Natalia Estemirova, la giornalista cecena rapita a Grozny da un commando di uomini incappucciati, uccisa e il cui corpo è stato fatto ritrovare in Inguscezia, una vicina repubblica della federazione.
Natalia, dopo aver denunciato da sola per anni, in prima persona, le torture e gli abusi dell’esercito russo e del regime filo-Cremlino, era diventata collaboratrice proprio di Memorial. Il suo omicidio è un nuovo caso Anna Politkovskaya.
“Non ci sono dubbi” – dice Mironov, con il suo splendido italiano da Mosca, la voce rotta dall’emozione. Il suo assassinio si inserisce nel filone dei delitti politici commessi nella Federazione Russa negli ultimi anni”.
Secondo un altro collega di Memorial, Aleksandr Cherkesov, Estemirova aveva denunciato una esecuzione sommaria e arbitraria da parte delle autorità cecene filo-russe. “Io credo che non si tratti di questo – dice Andrej Mironov – ma penso che sia stata uccisa, per la sua attività, in complesso e non per un episodio specifico. Proprio come è successo ad Anna Politkovkaya, freddata per i suoi articoli”.
Qualche tempo fa, la giornalista cecena aveva ritirato un premio intitolato all’inviata speciale, assassinata tre anni fa a Mosca. “Era l’unico modo per fermarla – dice Mironov – l’unico modo per farla stare zitta, lei che da anni, conduceva le sue battaglie per i diritti in Cecenia. Mi ricordo – prosegue il dirigente di Memorial – che Natalia girava villaggio per villaggio per raccogliere testimonianze, registrare racconti”.
Una mole di lavoro che ha dato fastidio, molto. “Così, dopo le minacce – racconta Mironov –è arrivato il rapimento e l’esecuzione”. “Chi c’è dietro? Domanda facile – risponde l’attivista di Memorial – Risposta obbligata. Andate a chiedere alle autorità cecene filo russe, andate a chiedere al Cremlino”.
Natalia Estemirova doveva andare a un incontro con una troupe televisiva francese. Un’intervista, l’ennesima coraggiosa denuncia. Non è mai arrivata a quell’appuntamento .Uscita di casa, lei questa quarantenne, dopo aver salutato la figlia adolescente, è stata caricata con forza su di una macchina. Sparita nel nulla per qualche ora, il suo corpo è stato ritrovato a qualche decina di chilometri dal luogo in cui era stata rapita. “Ripeto l’hanno assassinata perché era una simbolo, una paladina, dei diritti umani”.
La Cecenia è parte dell’Europa aveva detto ritirando il premio intitolato a Anna Politkovskaya “Non potete dimenticarci”. La sua instancabile opera era indirizzata a quello. A evitare che il conflitto caucasico, con il suo carico di morti, lutti, devastazioni e ignominie (da una parte e dall’altra, ma più dalla parte dei più forti) – formalmente chiuso, finito, vinto dalle autorità russe - venisse completamente rimosso dalle coscienze del Vecchio Continente.
“Sì, la sua tensione morale e professionale era indirizzata verso quell’obiettivo – conferma Andrej Mironov, nel suo commosso ricordo della collega scomparsa. Questo “vecchio” dissidente, abituato ai cupi periodi del periodo sovietico, ormai non si stupisce di nulla in questa “nuova” Russia. Neppure dell’atroce notizia della morte di un’amica. “Qui, chi dissente, rischia una pallottola” afferma. La lista dei morti eccellenti ormai è decisamente lunga.

Il presidente Dmitry Medvedev durante un’esercitazione al campo di ‘Rayevsky’ nella regione di Novorossiysk, in Russia
- Giovedì 16 Luglio 2009
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