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Anne-Lauvergeon

Francia, tutti gli uomini (e le donne) del presidente

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  • Tags: Anne-Lauvergeon, Brice-Hortefeux, Christian-Blanc, Eric-Besson, François-Fillon, Françoise-de-Panafieu, francia, Hubert-Védrine, Michèle-Alliot-Marie, Michel-Barnier, nicolas sarkozy, presidenziali, RachidaDati, segolene-royal, Valérie-Pecresse
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Dall'alto e da sinistra, in senso orario: Françoise de Panafieu, François Fillon, Rachida Dati, Michèle Alliot-Marie, Michel Barnier, Valérie Pecresse, Brice Hortefeux, Eric Besson, Hubert Védrine, Anne Lauvergeon e Christian Blanc.

Dall’alto e da sinistra, in senso orario: Françoise de Panafieu, François Fillon, RachidaDati, Michèle Alliot-Marie, Michel Barnier, Valérie Pecresse, Brice Hortefeux, Eric Besson, Hubert Védrine, Anne Lauvergeon e Christian Blanc.

di Alberto Toscano da Parigi

I francesi hanno voltato le spalle a Ségolène Royal, che qualcuno aveva un po’ avventatamente dipinto come la nuova Giovanna d’Arco. Ma questo non è affatto un segno d’insensibilità a proposito del bisogno di colorare di rosa (rosa femminile, non rosa socialista) la vita politica nazionale. Tornato dalla vacanza in barca nelle acque maltesi, il presidente Nicolas Sarkozy, 52 anni, si prepara a varare il governo più femminile della storia di Francia. Un governo ristretto, guidato dal primo ministro François Fillon, 53 anni, e composto da altri 14 membri: 7 maschi e 7 femmine.
Un governo la cui composizione testimonierà alcuni “messaggi” cari al neopresidente: alternanza generazionale, apertura alla società civile e appunto “femminilizzazione”. Sarkozy metterà alla testa del nuovo esecutivo un “gollista sociale” come Fillon, molto sensibile al tema del progresso delle classi meno agiate. Una scelta utile tra l’altro a tacitare tutti coloro che ipotizzano svolte “ultraliberali” della politica francese.
Un altro personaggio proveniente dal ceppo del “gollismo sociale” è Michel Barnier, 56 anni, che fu presidente del Comitato organizzatore delle Olimpiadi d’inverno del 1992 ad Albertville e che è stato poi membro della Commissione comunitaria a Bruxelles. Nel 2004, quando il governo di centrodestra del primo ministro Jean-Pierre Raffarin era in cattive acque, Chirac ha chiamato Barnier a Parigi, nominandolo ministro degli Esteri. Barnier gli ha risposto: “Accetto solo se ho la promessa di mantenere quella carica fino al 2007″. Chirac glielo ha promesso e un anno dopo lo ha silurato, sacrificandolo (perché era troppo europeista) all’indomani del successo dei no al referendum del 29 maggio 2005 sulla ratifica della Costituzione europea. Adesso il ritorno di Barnier agli Esteri sarebbe un eccellente segnale all’Europa, anche se Nicolas Sarkozy - durante i suoi tre giorni di vacanza nelle acque maltesi, tra lunedì e ieri - avrebbe telefonato a Hubert Védrine, ex ministro degli Esteri del governo del primo ministro socialista Lionel Jospin, per proporgli una poltrona.
Nuovo ministro del Lavoro e degli Affari sociali potrebbe essere - in segno di “apertura” - l’economista Eric Besson, 49 anni, che è stato fino allo scorso febbraio il responsabile nazionale del Partito socialista per i temi economici. Dimessosi in polemica col programma di Ségolène Royal, Besson ha poi sostenuto Sarkozy in campagna elettorale. Altro segno d’apertura sarebbe la nomina a ministro del centrista Christian Blanc, 65 anni, ex presidente di Air France. Ministro dell’Interno sarà Brice Hortefeux, 49 anni, che è il più fedele tra i fedelissimi di Sarkozy e che ne prenderà il posto su quella poltrona.
Governo d’apertura sì, ma il ministero dell’Interno resta per Sarkozy il cortile di casa. Nel governo uscente una sola donna ha responsabilità di primo piano: Michèle Alliot-Marie, 60 anni, che è stata per un’intera legislatura titolare della Difesa. Non è escluso che Sarkozy e Fillon la confermino in tale ruolo, ma questa signora assai determinata (che ha l’hobby del paracadutismo) potrebbe anche atterrare all’Assemblea nazionale, diventandone la presidente per la legislatura destinata a scaturire dalle elezioni del 10 e del 17 giugno. Molto interessanti sono i nomi delle altre “papabili” alla testa di importanti dicasteri. È il caso di una persona che ha fama mondiale per le proprie capacità manageriali e che ha un passato di “prossimità” con la sinistra: la signora Anne Lauvergeon, 47 anni, attuale presidente di Areva, il gigante francese dell’industria nucleare civile. Dopo essere stata strettissima collaboratrice di François Mitterrand all’Eliseo nel periodo 1990-95, la Lauvergeon è stata nell’Olimpo della Banca d’affari Lazard ed è appunto passata ad Areva. La giurista di 41 anni Rachida Dati, figlia di genitori maghrebini e portavoce di Sarkozy in campagna elettorale, potrebbe assumere la guida del neocostituito “ministero dell’immigrazione e dell’identità nazionale”. Un posto di rilievo avrebbe anche Valérie Pecresse, che è attualmente la portavoce dell’Union pour un Mouvement populaire (Ump), il partito di Sarkozy. Tra le (non molte) donne di primo piano dell’Ump c’è poi Françoise de Panafieu, che è ufficialmente la candidata del partito alle elezioni dell’anno prossimo a sindaco di Parigi. Il suo ingresso nel governo libererebbe un posto prestigioso e assai conteso (anche se la giunta municipale uscente è di sinistra).
Archiviate le presidenziali del 22 aprile e del 6 maggio, la formazione del nuovo governo è la tappa fondamentale della politica francese nella seconda metà di maggio. In giugno i francesi torneranno alle urne (ma stavolta l’astensione potrebbe essere elevata) per il rinnovo di 577 seggi dell’Assemblea nazionale, ossia del solo ramo del Parlamento eletto a suffragio universale diretto. Avendo dominato i rivali nella corsa all’Elseo - vittoria al primo turno col 31,11 per cento dei voti e al secondo col 53,06 per cento - Nicolas Sarkozy è in posizione di forza nel chiedere ai connazionali una chiara maggioranza parlamentare a sua immagine e somiglianza. Visto che il centrista François Bayrou - escluso dal ballottaggio malgrado il suo 18,7 per cento al primo turno - non raggiungerà probabilmente un accordo d’alleanza con i socialisti, il centrodestra “sarkozysta” avrà quasi certamente la maggioranza assoluta e potrebbe persino arrivare a quella dei due terzi. Allora Sarko’ sarà davvero il re di Francia.

  • redazione
  • Giovedì 10 Maggio 2007

Francia il giorno dopo. Gli sconfitti: Ségolène, le primarie e Le Pen

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  • Tags: Anne-Lauvergeon, François-Fillon, François-Hollande, francia, Jean-Marie-Le-Pen, nicolas sarkozy, presidenziali, primarie, segolene-royal
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Segolene Royal, sconfitta ai ballottaggi.<br /> [i](Credits: Ansa)[/i]

di Alberto Toscano da Parigi

Curioso. Mentre in Italia il centrosinistra crea la ricorrenza di Santa Primaria - il 16 ottobre, data stabilita per la nascita del futuro Partito democratico, nella ricorrenza delle primarie uliviste del 2005 – in Francia i socialisti ripudiano il metodo delle primarie, che hanno avuto luogo lo scorso 16 novembre. Il fatto è che le primarie all’italiana sono state un’occasione per ritrovare l’unità, mentre le primarie alla francese hanno visto profonde divisioni, rivelatesi difficilissime da cicatrizzare.
In Francia i membri del Partito socialista sono andati alle urne – scegliendo Ségolène Royal quale candidata all’Eliseo – dopo ben tre dibattiti televisivi tra i concorrenti all’invastitura: i due capicorrente “storici” Dominique Strass-Kahn e Laurent Fabius più appunto la Royal. Dibattiti veri, duri. Strass-Kahn e Fabius hanno cercato i punti deboli della rivale quasi fossero membri di un partito diverso dal suo. Una volta ottenuta la vittoria, Ségolène ha evitato ostentatamente di contattare gli sconfitti. Lo ha fatto solo alla metà di gennaio, quando i sondaggi per l’Eliseo hanno cominciato a voltarle le spalle. A quel punto la sua situazione era già compromessa. “Dobbiamo ripensare al modo in cui abbiamo realizzato le primarie” confessa amaramente il portavoce socialista Julien Dray.
Adesso la sfida interna dello scorso novembre si riproduce in seno al principale partito della sinistra francese. Ségolène Royal e il suo compagno François Hollande tentano disperatamente di rimanere in sella, ma il peso della loro sconfitta è indiscutibile e una ridistribuzione delle carte a medio termine pare difficile da evitare. Di qui le scelte che stanno presumibilmente per essere compiute dalle istanze dirigenti socialiste: 1) ricompattamento (più apparente che reale) del vertice in vista delle elezioni del prossimo giugno per il rinnovo dei 577 seggi dell’Assemblea nazionale; 2) convocazione di un congresso entro la fine di quest’anno per rimettere tutto in discussione e cambiare il segretario generale. I mesi (se non proprio i giorni) di François Hollande alla testa del partito sono ormai contati perché il malumore emerso ieri tra i ranghi socialisti – emerso e subito soffocato a causa dell’imminenza delle nuove elezioni – esploderà presumibilmente su larga scala dopo la sconfitta (ormai quasi inevitabile) della sinistra in occasione di queste ultime.
Stranamente quasi nessuno sottolinea un altro dato politico importante, connesso con le elezioni di ieri: il declino – probabilmente definitivo – del Front national di Jean-Marie Le Pen. Declino impressionante, se si tiene conto del fatto che alle presidenziali del 2002 Le Pen ebbe il 17 per cento dei voti e riuscì a qualificarsi per il ballottaggio, mentre stavolta ha avuto al primo turno appena il 10,5 per cento ed è giunto al quarto posto. Non solo. Tra i due turni delle presidenziali, il leader dell’estrema destra ha chiesto esplicitamente e in modo molto insistente – quasi si trattasse di una “prova d’amore” – ai suoi seguaci di non andare alle urne, scegliendo quel modo per esprimere il loro malcontento e la loro protesta contro il “sistema”. Invece la partecipazione al voto è stata molto elevata (84 per cento) e non è praticamente mutata rispetto al primo turno. Dunque è chiaro che Nicolas Sarkozy si sta mangiando buona parte dell’elettorato del Front national, in cui tendono a rimanere solo i più esagitati fautori del voto di protesta, i militanti della xenofobia e gli adepti d’una destra che più estrema non si può. Il Front national di ieri era un partito da 15-16 per cento, mentre quello di domani sarà un partito da 7-8 per cento.
Nicolas Sarkozy è il nuovo presidente francese.<br /> [i](Credits: Ansa)[/i]
Nicolas Sarkozy
Al tempo stesso Sarkozy si prepara a giocare la carta dell’apertura al centro e anche ai tecnocrati della sinistra moderata. Adesso è lontano da Parigi per una breve vacanza di riflessione, ma il 16 entrerà ufficialmente all’Eliseo, indicherà il nome del suo primo ministro e nel giro di uno o due giorni battezzerà il nuovo governo, presumibilmente composto da un primo ministro più sette uomini e sette donne.
[i](Credits: Ansa)[/i]
Anne Lauvergeon
Tra queste ultime potrebbe esserci una manager francese di fama mondiale e di eccezionali capacità, come le signora Anne Lauvergeon, che nella prima metà degli anni Novanta fu stretta collaboratrice dell’allora presidente socialista della Repubblica François Mitterrand e che (tra l’altro) svolse per lui le mansioni di “sherpa”, ossia di organizzatrice dei vertici annuali del G7. L’ipotetico ingresso della signora Lauvergeon (oggi presidente del gigante nucleare francese Areva, sponsor dell’omonima barca all’America’s Cup di vela) nel prossimo governo, che dovrebbe essere guidato in qualità di primo ministro da François Fillon, sarebbe per Sarkozy un autentico “colpaccio” sul piano dell’immagine come su quello della qualità della sua nuova squadra.
[i](Credits: Ansa)[/i]
François Fillon
LEGGI ANCHE: Sarkozy, nuovo re di Francia - La Francia vota, si prepara una notte di festa e di tensione

  • redazione
  • Lunedì 7 Maggio 2007

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