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Avigdor Lieberman

Anastassia Michaeli: da modella a “talebana” anti-arabi- IL PERSONAGGIO

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  • Tags: Anastassia Michaeli, arabi-israeliani, Avigdor Lieberman, Generazione Tel Aviv, Israele, personaggi, personaggi 2011, Personaggi della settimana, Yisrael-Beitenu
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Anastassia Michaeli getta l'acqua in faccia a un collega (credits: Knesset TV)

Anastassia Michaeli getta l'acqua in faccia a un collega (credits: Knesset TV)

Anna Momigliano La Knesset non è un posto per signorine, questo lo sapevamo: attacchi frontali, accuse e insulti sono il pane quotidiano nel parlamento unicamerale di Gerusalemme, in osservanza alla proverbiale chutzpà, o faccia tosta, tipicamente israeliana. Ma questa volta la deputata Anastassia Michaeli ha davvero passato il segno: durante una riunione della Commissione Sport e Cultura, la parlamentare del partito di destra Yisrael Beiutenu ha rovesciato un bicchiere d’acqua addosso al collega laburista Ghaleb Majadele. Che, dal canto suo, si è limitato a ridacchiare amareggiato: “Nessuna sorpresa, me l’aspettavo”. Nel frattempo qualcuno presente in aula commentava: “Questa tizia è matta”. Continua

  • annamomigliano
  • Martedì 10 Gennaio 2012

Chiedere scusa alla Turchia? Il governo israeliano si spacca - L’ANALISI

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  • Tags: Avigdor Lieberman, Benjamin Netanyahu, freedom-flottiglia, Generazione Tel Aviv, Israele, Mavi-Marmara, Turchia
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Benjamin Netanyahu (Credits: Epa/Jim Hollander Pool)

Benjamin Netanyahu (Credits: Epa/Jim Hollander Pool)

Anna MomiglianoSapeva che prima o poi questo giorno sarebbe arrivato: il premier israeliano Benyamin Netanyahu adesso deve fare i conti con il suo ministro degli Esteri Avigdor Lieberman, una personalità forte e imprevedibile, nonché politicamente molto più sbilanciata a destra rispetto al “capo” Netanyahu. Oggetto dello scontro tra i due, la (per ora presunta) propensione da parte del primo ministro di riappacificarsi con la Turchia, e in particolare di porgere delle pubbliche scuse per la vicenda della Mavi Marmara. Continua

  • annamomigliano
  • Venerdì 22 Luglio 2011

Turchia e Israele provano a ricucire (ma è un segreto)

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  • Tags: Avigdor Lieberman, Generazione Tel Aviv, Israele, Turchia
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Anna Momigliano è una scrittrice e giornalista milanese di 29 anni. Va spesso in Israele a trovare amici e parenti. Per Marsilio ha scritto Karma Kosher.
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Il ministro della Sicurezza Aharonovich  risponde alle domande dei giornalisti sulla flottiglia turca (Credits: AP Photo/Vadim Ghirda)

Il ministro della Sicurezza Aharonovich risponde alle domande dei giornalisti sulla flottiglia turca (Credits: AP Photo/Vadim Ghirda)

In teoria dovrebbero essere “incontri segreti”. Ma, come spesso avviene con le notizie di questo genere, i negoziati tra il governo e israeliano e quello turco sono ben presto diventati un segreto di Pulcinella. Obiettivo: ricucire lo strappo diplomatico, che si era aperto da tempo e che è di molto peggiorato dopo l’incidente della flottiglia al largo di Gaza. Continua

  • annamomigliano
  • Venerdì 2 Luglio 2010

Israele, il ministro degli Esteri sotto inchiesta per corruzione

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  • Tags: Avigdor Lieberman, Israele
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Avigdor Lieberman

Lui parla di giustizia a orologeria, di persecuzione politica, di caccia alle streghe, come negli Stati Uniti degli anni’50. Gli inquirenti non rispondono e vanno avanti nell’inchiesta. Gli hanno già dato appuntamento per i prossimi giorni, per un altro interrogatorio. Per torchiarlo, ancora qualche ora. Come hanno fatto nell’ultima occasione, quando, nonostante il suo ruolo, neo ministro degli esteri di Israele, Avigdor Lieberman, è stato sottoposto ad un fuoco di fila di domande durato sette, lunghissime ore. Gli agenti della squadra speciale anti-frode hanno aspettato soltanto un giorno, dopo il giuramento e l’insediamento del nuovo governo di Benyamin Netanyahu, prima di convocare nella loro sede centrale -con grande discrezione, tanto che nessuno sapeva dove fosse finito - il leader di Yisrael Beiteinu, la terza formazione della Knesset, come numero di deputati. L’interrogatorio era previsto da tempo, ha detto un portavoce della Polizia.


Sul capo di Avigdor Lieberman pende una possibile incriminazione per riciclaggio e corruzione, per i suoi intricati rapporti con uomini d’affari come l’austriaco Martin Schlaff e l’israeliano di origine russa Mikhail Chernoy. L’ipotesi, supportata da documenti arrivati nelle mani della polizia da Cipro e dalla Russia, tirati fuori a sorpresa durante l’ultimo faccia a faccia, è che l’astro nascente del firmamento politico israeliano, abbia usato in modo illegale soldi per la sue campagne elettorali. E per arricchirsi.

Ma il neo capo della diplomazia israeliana insiste: quella contro di lui è una operazione politica. “Questa inchiesta va avanti da 13 anni”, ha ricordato la sua portavoce, Irena Etinger, subito dopo l’incontro con la brigata anti frode. E snocciola, Lieberman, fatti che, dal suo punto di vista, non sarebbero coincidenze, ma prove della macchinazione ai suoi danni. Due settimane e mezza prima delle elezioni anticipate del 10 febbraio, che lo vedevano come grande favorito, la polizia fermò per interrogarle per diverse ore, sette persone , tra cui la figlia Michal, e l’avvocato del leader di Yisrael Beiteinu. Nel gennaio del 2008, poco dopo le sue dimissioni da ministro del governo Olmert, un altro dei passaggi fondamentali della vicenda politica dell’ex immigrato russo, le autorità giudiziarie convocarono ancora una volta la figlia per torchiarla alcune ore, sempre nell’ambito dell’inchiesta sul riciclaggio. Era quella, allora, l’ultima tappa di una lunga serie di confronti tra la sezione anti frode e il leader politico.

L’indagine prese piede nel 2001, dopo un rapporto secondo il quale il partito di Lieberman aveva violato le norme sui fondi elettorali nel 1999, ma non fece grandi passi in avanti. Anzi. Di fatto, venne quasi archiviata. Poi, nel maggio del 2005, gli inquirenti presentarono nuova documentazione al procuratore generale, il quale ordinò la riapertura dell’inchiesta. Che avvenne nel 2006. Un anno dopo, Lieberman venne di nuovo convocato dalla polizia e interrogato, con il sospetto di avere ricevuto dei fondi illegali dal miliardario Martin Schlaff.

Mentre proseguiva l’opera investigativa, in parallelo, continuava anche la carriera politica del numero uno di “Israele è la nostra Casa”. Due strade che in altre occasioni si sono incrociate. Dopo le elezioni del 2006, durante le trattative per la formazione del nuovo governo, Avigdor Lieberman chiese al leader di Kadima e futuro premier, Ehud Olmert, il ministero della sicurezza interna, quello che controlla la polizia. Ma il procuratore generale Menachem Mazuc intervenne per bloccare l’operazione, affermando che finché fosse rimasto sotto inchiesta, non poteva accedere a quel ministero. In due anni, l’ex sodale di Netanyahu nel Likud, è stato sentito altre volte dalla polizia, ma il fatto che sia stato interrogato poche ore essere diventato ministro degli esteri ha creato molto scalpore.

E ha provocato riflessioni e quesiti sul suo destino politico. Gli inquirenti decideranno tra breve se chiedere il suo rinvio a giudizio. Lieberman lo sa e moltiplica le accuse di una vera e propria persecuzione ai suoi danni. E ha lanciato altri messaggi. Ha sollevato qualche polemica la sua partecipazione alla cerimonia di giuramento del nuovo ministro della sicurezza pubblica, Yitzhak Aharanovitch, membro del suo partito. Secondo fonti anonime della polizia, citate dal Jerusalem Post, l’inusuale decisione di presenziare all’insediamento, sarebbe stata una indebita forma di pressione di Avigdor Lieberman nei confronti degli inquirenti. Per il leader di Yisrael Beiteinu solo un modo per difendersi da una giustizia che lui considera a orologeria.

  • michele.zurleni
  • Domenica 12 Aprile 2009

Piombo fuso, il bilancio di Israele: 1370 palestinesi uccisi. 600 erano di Hamas

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  • Tags: Avigdor Lieberman, Benjamin Netanyahu, Gerusalemme, Israele, Labour-Party, Likud, piombo-fuso, Tzipi-Livni
  • Un commento

Il fumo dei missili sulla striscia di Gaza

Due mesi dopo la sua conclusione, le forze armate israeliane (Tsahal) sono adesso in grado di stabilire che nella operazione ‘Piombo fuso‘ a Gaza sono rimasti uccisi 1370 palestinesi, una stima analoga a quelle pubblicate da fonti palestinesi comprese fra 1324 e 1434. Ma a differenza dalle statistiche palestinesi, quelle dell’esercito israeliano offrono un quadro molto diverso degli effetti della battaglia. Seicento degli uccisi, spiega il quotidiano Haaretz, sono stati identificati da Tsahal come miliziani di Hamas mentre 309 erano sicuramente “non coinvolte” nei combattimenti: di questi, 189 bambini al di sotto dei 15 anni, 91 donne e sei dipendenti di squadre mediche e dell’Unrwa, l’ente dell’Onu per i profughi. Centoventuno vittime non sono state identificate.

  • redazione
  • Mercoledì 25 Marzo 2009

L’Onu accusa Israele: “A Gaza commessi crimini di guerra”

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  • Tags: Avigdor Lieberman, Benjamin Netanyahu, Gerusalemme, Israele, Labour-Party, Likud, piombo-fuso, Tzipi-Livni
  • 5 commenti

Gaza, la sporca guerra di Hamas

Nuove accuse all’esercito israeliano. L’offensiva nella Striscia di Gaza, iniziata il 27 dicembre e conclusa il 17 gennaio con 1300 vittime palestinesi e una ventina di soldati israeliani, è stata “un crimine di guerra” secondo il team di esperti della Commissione per i Diritti Umani dell’Onu a Ginevra, non nuova a esprimere severe condanne contro lo Stato ebraico. L’assunto da cui è partito il lavoro della squadra diretta da Richard Falk è che se in un teatro d’operazione “non è possibile distinguere tra obiettivi civili e militari, iniziare le operazioni (…) sembra costituire un crimine di guerra della maggiore gravità secondo il diritto internazionale”. Dopo l’Onu anche la sezione locale di Dottori per i diritti umani (Phr) punta l’indice contro l’operazione Piombo: “L’esercito ha violato i codici etici per aver attaccato personale medico; aver danneggiato strutture sanitarie e aver colpito indiscriminatamente civili non coinvolti nelle operazioni”.

La condanna della Commissione per i Diritti Umani dell’Onu giunge all’indomani di due inchieste realizzate dal quotidiano israeliano Haaretz che hanno suscitato accese polemiche, non solo in Israele, ma anche sui più importanti media internazionali. Nel primo caso il quotidiano ha pubblicato le testimonianze-choc di alcuni reduci, raccolte su una newsletter militare, che hanno ammesso inutili e reiterate uccisioni di civili e di famiglie palestinesi durante le operazioni militari. “Questi racconti” - ha scritto in questo caso Haaretz - “contrastano con le dichiarazioni dell’esercito secondo cui le truppe si sono comportante correttamente da un punto di vista morale durante l’operazione”. Indignata la risposta di Ehud Barak, il ministro della Difesa israeliano: “L’esercito israeliano è il più morale del mondo”. Non si è trattato, secondo Barak, di violazioni sistematiche dei diritti dei civili palestinesi, ma, al limite, di episodi isolati su cui è stata aperta un’inchiesta interna.

Nel secondo articolo, invece, il quotidiano israeliano punta l’indice contro le magliette che indossano decine e decine di reduci di ritorno dall’operazione. Magliette (vendute da ‘Adiv‘, il negozio di magliette nella zona sud di Tel Aviv) dove sono stampate immagini di bambini palestinesi trucidati, madri in lacrime sulla tomba dei loro figli, ragazzini con una pistola puntata alla testa, moschee bombardate. “One shot, two kills” (un colpo, due morti) si legge sulla t-shirt di un militare in borghese, ripreso di spalle dal quotidiano israeliano ‘Haaretz’, dove è stampata l’immagine di una donna araba incinta al centro di un mirino. Sotto la foto del corpo di un bambino palestinese, con accanto la madre in lacrime, campeggia la scritta “Better use Durex” (meglio usare il profilattico). “Scommetti che sarai violentata?”, è la domanda stampata sulla maglia di un altro soldato, accanto all’immagine di una ragazza piena di lividi.

  • redazione
  • Lunedì 23 Marzo 2009

“Vedrete, il nuovo governo israeliano stupirà gli scettici”

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  • Tags: Avigdor Lieberman, Benjamin Netanyahu, Israele, mark-halter, Tzipi-Livni
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Israele

Quale governo formerà Benjamin Netanyahu ? Riuscirà nel suo tentativo di convincere Tzipi Livi, con la sua Kadima, a entrare nel nuovo esecutivo? Oppure il leader del Likud sarà “costretto” a una alleanza con il solo blocco di destra, capitanato dal numero uno di Yisrael Beiteinu, Avigdor Lieberman? Ci sono ancora possibilità che si formi un governo di unità nazionale ? E se ciò, non avvenisse, Israele rischierebbe l’isolamento internazionale? Domande, quesiti, che rimbalzano da Gerusalemme alle principali capitali (e cancellerie) internazionali. Che si fanno anche gli analisti. Come Mark A. Heller, uno dei più importanti esperti israeliani, animatore dell’Istituto di Studi per la Sicurezza Nazionale di Tel Aviv. Editorialista di prestigiose riviste internazionali come Foreign Affairs e Foreign Policy, autore di numerosi articoli per il New York Times, Heller risponde alle domande di Panorama.it sulla politica israeliana. La prima, riguarda il prossimo esecutivo. Benjamin Netanyahu ha chiesto al presidente Shimon Peres una proroga di due settimane al termine ultimo per la presentazione del suo governo, fissato alla mezzanotte di domenica. Le speranze del leader del Likud di coinvolgere Kadima e il Partito Laburista non sono morte. Se, l’operazione però dovesse definitivamente saltare, Bibi, sceglierà la strada di un patto con con Lieberman: “Dobbiamo aspettarci di tutto, fino all’ultimo e anche oltre” - scherza, ma non troppo Mark A. Heller. “Vedremo cosa accadrà. Certo è che, allo stato attuale, l’opzione più probabile sembra quella di un rifiuto definitivo della Livni e di Barak ad entrare nell’esecutivo.

“Niente grande coalizione, come sognava Peres, come spera(vano) gli Stati Uniti di Barack Obama e l’Unione Europea”. Di fronte, alla prospettiva della nascita un governo di destra, Israele rischia l’isolamento internazionale? Molti lo credono. L’analista dell’ Institute for National Security Studies ha un approccio molto più pragmatico. “Credo che quel governo dovrà sostenere l’onere della prova in campo internazionale” dice Heller. “Vedrete che farà delle mosse sorprendenti e seguirà una politica diversa da quella che ci si aspetterebbe da un esecutivo composto da quei partiti. Secondo me, tenterà un dialogo con la parte moderata dei palestinesi e, perché no, anche con la Siria. Ma, probabilmente, questo esecutivo, non sarà in grado di arrivare a un accordo con la controparte. Non scioglierà i nodi decennali della regione. E allora, si concentrerà su temi più interni, come la crisi economica in cui versa anche Israele, senza tralasciare, anzi, il dossier sicurezza di Israele”. Lo scenario descritto da Mark A. Heller è proprio quello che la nuova amministrazione Obama vorrebbe evitare. Nel suo recente viaggio a Gerusalemme, il neo Segretario di Stato Hillary Clinton ha affermato che gli Usa collaboreranno con qualsiasi esecutivo israeliano, anche se è noto che la Casa Bianca avrebbe voluto assistere a una vittoria più netta della moderata Kadima nelle elezioni politiche del 10 febbraio scorso.

“Gli americani hanno lanciato i segnali e i messaggi che potevano mandare” racconta Heller. “Di più, in via formale o informale, pubblica o riservata, non possono fare: si tratterebbe di un’ingerenza - nei fatti di politica interna di un paese alleato - che gli Stati Uniti non intendono commettere. Sanno di poter (dover) fare i conti anche con un governo Likud, Yisrael Beiteinu“. Che vedrebbe, come ministro degli esteri, il discusso Avigdor Lieberman. Quale sarebbe l’impatto internazionale della sua nomina a capo della diplomazia israeliana, come prevede l’accordo firmato con Benjamin Netanyahu? “Credo che all’inizio, avere rapporti con lui, potrebbe essere un grosso problema, più in Europa che nei paesi arabi. Ma lui si presenterà con una veste diversa, più moderata, rispetto a quella che tutti gli hanno dipinto addosso. E’ probabile quindi che il suo approccio sia molto diverso a quello che siamo stati abituati a vedere in campagna elettorale”. in questo quadro, secondo Mark A. Heller, il prossimo esecutivo israeliano, qualsiasi sia la sua formula di composizione, sul dossier Iran non si comporterà in modo diverso rispetto ai precedenti governi. “Cercherà di fare capire al mondo il pericolo creato dalla corsa all’arma nucleare da parte degli Ayatollah. E cercherà alleati per fermare Teheran. A qualsiasi costo”. Su questo obiettivo, il duo Netanyahu-Lieberman, non dovrebbe rischiare l’isolamento internazionale. Anzi.

  • michele.zurleni
  • Venerdì 20 Marzo 2009

Un governo di estrema destra in Israele. Ue preoccupata

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  • Tags: Avigdor Lieberman, Benjamin Netanyahu, Gerusalemme, Israele, Labour-Party, Likud, Tzipi-Livni
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politici

A un mese dalle elezioni del 10 febbraio, il premier designato del Likud (27 seggi) Benjamin Netanyahu ha raggiunto  un accordo con il leader ultranazionalista Avidgor Lieberman per la formazione di un governo di destra in Israele: Israel Beitenu (15 seggi), il partito di Lieberman,  otterrà cinque ministeri chiave - Esteri, Sicurezza interna, Infrastrutture, Turismo e Integrazione - mentre al Likud sarà assegnata la guida dell’esecutivo. L’ipotesi di una staffetta tra Tzipi Livni e Netanyahu alla guida del governo, di cui si era parlato inizialmente, sembra invece  ormai tramontata.

Netanyahu ci aveva provato a  dar vita a un esecutivo di larga coalizione con Kadima e il Labour di Ehud Barak, 13 seggi, per venire incontro alle impellenti richieste della comunità internazionale. Ma dopo il netto e ripetuto rifiuto di Tzipi Livni, motivato da una completa differenza di opinioni sul tema cruciale del processo di pace tra israeliani e palestinesi, si è trovato costretto a formare un esecutivo dalla forte presenza nazionalista che, con il contributo dei piccoli partiti religiosi (Shas e l’United Torah Judaism), potrebbe sì contare  su 65 seggi. Ma potrebbe anche avere qualche problema con la nuova Amministrazione americana, che a più riprese si è detta favorevole alla formazione di un governo allargato con Kadima che rilanci le speranze di pace della conferenza di Annapolis.

Il rifiuto di Netanyahu di impegnarsi per una soluzione fondata sul principio ‘due popoli-due Stati’, preoccupa però, oltre che gli Stati Uniti,  anche l’Europa.  “L’Unione europea è pronta al business as usual con il nuovo governo israeliano purché esso sia pronto a sua volta a continuare sulla strada della soluzione che prevede due Stati”  ha avvertito oggi l’alto rappresentante della politica estera e di sicurezza comune, Javier Solana, al suo ingresso al Consiglio dei ministri degli Esteri. Per Solana la collaborazione della Ue con il nuovo governo di Israele ‘’sarà normale se esso continuerà con il dialogo sulla soluzione a due Stati”. Ma in caso contrario, ”la situazione sarà molto diversa”, ha concluso l’alto rappresentante. “Noi avremmo seria difficoltà (con il nuovo governo israeliano, ndr)  se questo messaggio fosse abbandonato, perché è quello che il Quartetto (per il Medio Oriente) ha sempre stabilito”  ha detto il ministro degli esteri Franco Frattini, al suo arrivo a Bruxelles al consiglio esteri della Ue.


PARTITI ISRAELIANI

SEGGI (tot:120)

VOTI
Kadima (centro) 28 23
Likud (centrodestra) 27 21
Yisrael Beitenu (estrema destra) 15 12
Laburisti (centrosinistra) 13 10
Shas (ultraortodosso) 11 9
United Torah Judaism (ultraortodosso) 5 4
Meretz (sinistra) 3 3
Jewish Home (destra religiosa sionista) 3 3
National Home (destra religiosa) 4 3
Haddash (comunisti) 4 3
United Arab List (arabo-israeliano) 4 4
Balad (arabo-israeliano) 3 3
  • redazione
  • Lunedì 16 Marzo 2009
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