
(Credits: AP Foto/Paul Sancya)
Almeno tre morti e 26 feriti. E’ l’ultimo bollettino da Baghdad della “guerra” contro i cristiani che sta mietendo vittime ogni giorno. Questa volta l’attacco è stato sferrato contro un quartiere residenziale popolato dalla comunità cristiana, ormai bersaglio costante dei terroristi di Al Qaeda.
Continua

(AP Foto/Karim Kadim)
Ventuno esplosioni e dodici autobombe. Baghdad ieri sera si è illuminata a giorno. Incendi, urla, sangue. Il bilancio delle vittime sfiora le cento persone. Quasi trecento i feriti. Le autorità hanno imposto il coprifuoco finché la situazione non tornerà alla normalità.
Continua

(Credits: Epa/Ali Abbas)
È salito il numero delle vittime dell’attentato alla cattedrale cristiana nel cuore di Baghdad. Circa cento i feriti e 58 i morti per quella che è la strage anti-cristiana più feroce dalla fine della dittatura di Saddam Hussein.
Continua
Farian Sabahi, docente presso
l'Università di Torino e giornalista specializzata, scrive
per il Sole24ore, Io Donna e Vanity Fair. Collabora con
alcune radio locali e straniere. Ha
scritto
Storia dell'Iran (dal 1892 a
oggi) e "Un'estate a Teheran". Nel 2010 ha ricevuto l'Amalfi Media Award.

(Credits: Ap Photo/Karim Kadim)
“Ho paura di uscire la sera”. Khala non sa esattamente di che cosa aver timore ma si sente vulnerabile e preferisce restare a casa. È una paura che si è portata da Baghdad e di cui non riesce a liberarsi nemmeno ad Amman dove si è trasferita da qualche mese. “Sono ormai tre milioni le persone fuggite dall’ultima guerra irachena e almeno cinquecentomila sarebbero in Giordania”, racconta Francesca Lancini nel cortometraggio Profughi Invisibili – andato in onda su Sky TG24 - in cui la regista intreccia le storie di tre famiglie della diaspora irachena e mette in evidenza la crescente indifferenza nei loro confronti.
Continua
- farian
- Mercoledì 8 Settembre 2010

(Credits: AP Photo/Karim Kadim)
E’ salito ad almeno 59 morti e più di 100 feriti il bilancio dell’attentato suicida che questa mattina ha colpito un centro di reclutamento di soldati nel centro di Baghdad. Lo riferisce un responsabile dell’obitorio ”L’obitorio questa mattina ha ricevuto 59 cadaveri”, ha detto il responsabile. Il ministero della difesa aveva dato un bilancio di 43 morti.
Continua
- biker
- Martedì 17 Agosto 2010

Sadr City (AP Photo/Karim Kadim)
Due autobombe sono esplose contro la sede di un movimento radicale ed un mercato a Sadr City, il quartiere sciita povero nel nord di Baghdad. FOTO
Anna Momigliano è una scrittrice e giornalista milanese di 29 anni. Va spesso in Israele a trovare amici e parenti. Per Marsilio ha scritto
Karma Kosher.
Scordatevi il lieto fine. Heavy Metal in Baghdad è un reportage che mostra l’Iraq (o, meglio, una parte dell’Iraq) così com’è. Per dirla con una frase dei protagonisti: “Noi qui viviamo in un mondo heavy metal.” Continua

Si sono proposti in 475 e poco meno di un decimo sono donne. Ma in realtà la rosa di nomi fra cui gli iraniani sceglieranno il loro prossimo Presidente sarà molto più ristretta, visto che tutti i “candidati” dovranno passare per le forche caudine dei dodici membri del Consiglio dei Guardiani della Rivoluzione, per metà nominato dalla stessa Guida Suprema. Di sicuro, lo passerà Mahmoud Ahmadinejad, intenzionato a ricandidarsi e a restare la figura politica di spicco di Teheran. Di sicuro, lo passeranno i suoi due sfidanti più accreditati, Mir Hossein Mousavi e Mehdi Karroubi, di ispirazione riformista. Che magari per batterlo potrebbero giovarsi dei voti che gli sottrarrà Mohsen Rezaie, che come Ahmadinejad è di orientamento più conservatore.
Insomma, il prossimo mese a Teheran si preannuncia bollente: le elezioni sono fissate per il 12 giugno e entro il 21 maggio i nomi degli “ammessi” saranno ufficiali e l’atmosfera rischia di surriscaldarsi ancora. “A morte le patate!”, ha tuonato Mousavi, che nel suo curriculum può vantare di essere già stato due volte il primo ministro iraniano. Uno slogan originale, che a prima vista potrebbe non c’entrare nulla con la tornata elettorale. Ma che è invece un attacco ad Ahmadinejad, che sta facendo ricorso a distribuzioni di cibo (e specialmente di patate, appunto), per guadagnarsi voti. Una mossa obbligata dopo la gestione finanziaria degli ultimi anni, che - nonostante i picchi nel prezzo del petrolio - non ha saputo ridistribuire la ricchezza nel Paese.
Ma nonostante l’Iran sia nel pieno di una crisi provocata dal crollo dei prezzi del greggio e da anni di scelte discutibili che hanno spinto l’inflazione (ufficiale) attorno al 25 per cento e la disoccupazione al 12, Ahmadinejad arriva alla scadenza elettorale fiducioso. E con il supporto, seppur critico, della maggior parte delle fazioni conservatrici, che gli garantisce buone possibilità di successo, considerando anche che, dalla fondazione della Repubblica islamica, nel 1979, non è mai successo che un presidente in carica non venisse rieletto. Il rivale più pericoloso è appunto Mousavi, che può contare sul supporto dell’ex presidente Khatami e che come obiettivi si propone di combattere la disoccupazione giovanile e l’inflazione, portando poi l’Iran ad “avere migliori rapporti con il mondo”.
Ben visto dai conservatori moderati e dai riformisti, Mousavi potrebbe battere Ahmadinejad, ma molto dipende dai risultati dei due outsider Karroubi e Rezaie, rispettivamente ex presidente del Parlamento ed ex comandante dei Pasdaran. Il primo è il più feroce critico di Ahmadinejad e della sua politica, il secondo è un conservatore tout court, anche se ha detto di voler lavorare per “il cambiamento”. Le loro possibilità di vittoria sono poche, ma molto dipenderà da quanti voti sottrarranno ai due candidati principali. Il futuro dell’Iran (e del Medio Oriente) passa anche per le loro mani.
Gli ultimi commenti