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Bangladesh

Mohammadpur (Foto Ansa/EPA/ABIR ABDULLAH)
Un incendio verso mezzanotte ha colpito il quartiere povero di Bashbaria, a Mohammadpur, nel distretto di Dhaka, Bangladesh. Almeno 350 baracche sono state distrutte dalle fiamme che potrebbe essere state originate da uno zampirone contro le zanzare. Continua

Ennesima sciagura della navigazione fluviale in Bangladesh, dove un traghetto che trasportava oltre un centinaio di passeggeri si è capovolto ed è rapidamente colato a picco, dopo essere entrato in collisione con una chiatta carica di sabbia lungo il corso del fiume Kirtankhola a circa 3 chilometri dalla località di Barisal, nel sud del Paese: secondo quanto riferito da fonti della polizia locale, citate dall’edizione on-line quotidiano ‘The Daily Star‘, almeno una donna è morta annegata mentre decine di altre persone, tra le quaranta e le cinquanta, sono tuttora disperse; altrettanti i superstiti che sono invece riusciti a raggiungere le rive a nuoto.
L’incidente sarebbe stato provocato dalla scarsa visibilita’ dovuta alla fitta nebbia mattutina, ma non si esclude nemmeno il sovraccarico, che potrebbe aver ostacolato le manovre per evitare l’impatto. Il relitto, affondato in un tratto dove l’acqua è profonda una decina di metri, non e’ ancora stato recuperato.
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Al più tardi entro fine aprile dovrebbe essere ripristinato il collegamento ferroviario tra l’India e il Bangladesh, sospeso nel 1975 a seguito del colpo di stato che ha portato il Paese nelle mani dei militari – rimasti al governo, in Bangladesh, fino al 1990.
Il ministro delle comunicazioni bengalese Mahbubur Rahman ha dichiarato al China Daily che “l’ultimo ostacolo per la riapertura del servizio di trasporto passeggeri da Dhaka (la capitale) a Calcutta è stato rimosso”, avendo il Bangladesh accettato di costruire una serie di strutture nella “terra di nessuno” che separa i due Paesi per assicurare le sicurezza dei convogli in transito e ridurre il traffico bilaterale di immigrati irregolari. Di fatto, mentre dal Bangladesh gli immigrati si spostano nella speranza di trovare condizioni di vita migliori in India, molti commercianti e artigiani indiani, riferisce la Bbc, attraversano quotidianamente il confine senza essere in possesso di un regolare permesso di soggiorno.
L’accordo è stato raggiunto in occasione della visita in India del comandante in capo dell’esercito del Bangladesh, il generale Moeen U. Ahmed, che ha incontrato a Nuova Delhi la sua controparte indiana, il generale Deepak Kapoor. I due ufficiali rimarranno insieme fino a sabato, nell’intento di allentare le tensioni tra due Paesi tra cui da decenni non scorre buon sangue. Dal gennaio 2007, ovvero da quando è stato dichiarato lo stato di emergenza, il Bangladesh è guidato da un governo ad interim sostenuto dai militari.

A due settimane dal ciclone Sidr i soccorsi arrivano a rilento nelle trenta province del Bangladesh colpite da raffiche di vento a 250 chilometri orari. L’Onu, Save the children e altre associazioni umanitarie sono in campo con i primi aiuti: il governo bengalese dal primo dicembre dovrebbe distribuire ogni mese 15 chili di riso a testa per 2,5 milioni di persone. In alcune zone manca l’acqua potabile: l’Unicef ha dato 240mila pacchi di polvere disinfettante e dalle navi degli Stati Uniti sono arrivati elicotteri per trasportare contenitori d’acqua nelle zone più inaccessibili.
Musulmani e bengalesi all’estero si stanno mobilitando per raccogliere fondi attraverso il web: Muslim Aid è già arrivata a 600mila sterline, Islamic relief ha come obiettivo 3 milioni di sterline. Gli studenti del Bangladesh nel college Virginia Tech hanno aperto una pagina per le donazioni con un collegamento diretto a Paypal, un servizio che garantisce le transazioni economiche sul web. E un social network bengalese, Somewherein, in pochi giorni ha ricevuto più di 6mila sms per contribuire agli aiuti, anche se il valore complessivo della cifra raccolta è limitato. In Italia è partita la campagna di Agire, supportata da numerose organizzazioni non governative: basta inviare un sms da un telefono fisso (Telecom) o mobile (Vodafone, Tim, Wind) al 48581 per donare uno o due euro.
Attraverso i blog filtrano testimonianze dirette dal Bangladesh: “Non immaginavamo che terribile ciclone sarebbe stato Sidr” si legge in un post di Nariji Bon. Secondo il governo bengalese sono almeno sette milioni le persone danneggiate: più di 360mila case distrutte, 1300 scuole spazzate via e 500mila capi di bestiame uccisi, in aree dove gli animali sono una parte rilevante del patrimonio familiare. La banca Grameen del premio Nobel Muhammad Yunus, l’ideatore del microcredito, ha sospeso il pagamento delle rate dei prestiti.
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La tragedia provocata dal passaggio in Bangladesh del ciclone Sidr assume ora dopo ora contorni sempre più catastrofici. Il governo stima tra 5.000 e 10.000 i morti provocati dal peggiore uragano abbattutosi sul Bangladesh negli ultimi dieci anni. Quattro milioni i senzatetto e centinaia di villaggi rasi al suolo non sono stati ancora raggiunti dai soccorsi. La Mezza Luna Rossa parla anche di 3.500 pescatori che mancano ancora all’appello su circa 150 barche. Al disastro dell’uragano si aggiunge l’emergenza fame, sete ed epidemie.
“Stiamo facendo del nostro meglio”, ha dichiarato il ministro degli Esteri del Bangladesh, Iftekhar Ahmed Chowdhury, “ma la forza della calamità è stata tale che ci ha colto impreparati e abbiamo urgente bisogno dell’aiuto internazionale in questo momento di grave crisi”. Precedentemente, un’altra nota diffusa dal ministero aveva parlato di Sidr come della peggiore calamità naturale che ha flagellato il Bangladesh, già duramente colpito dalle pesanti alluvioni monsoniche. A confermarlo, l’organizzazione umanitaria Save the Children, che teme si possa arrivare a 15.000 morti.
E mentre la Mezza Luna Rossa, la principale organizzazione umanitaria del Paese, lancia l’allarme-epidemia, cominciano ad arrivare i primi aiuti internazionale (Nazioni Unite, Gran Bretagna, Stati Uniti e Unione europea in prima fila): cibo, acqua e medicine ai milioni di sfollati del Paese, che è tra i più poveri al mondo. È iniziata anche la distribuzione di aiuti d’emergenza dell’Unicef nelle zone maggiormente colpite dal disastro. In prima fila negli aiuti internazionali anche la Caritas, che si è attivata “per cercare di prestare aiuto alle persone colpite e di evitare ulteriori danni” e che “fa appello alla generosità dei donatori per riuscire ad accompagnare gli sforzi in atto in questa fase di emergenza e poi nel lungo percorso di ricostruzione” (leggi l’appello della Caritas Italiana: file pdf).
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Per le donazioni alle popolazioni colpite: Unicef, Croce Rossa Internazionale, Save the children, Actionaid
Quasi duemila morti, decine di migliaia di villaggi sommersi e trenta milioni di persone colpite. Il bilancio dell’ecatombe causata nell’ultima settimana dalle alluvioni che hanno spazzato via intere regioni dell’Asia meridionale continua ad aggravarsi, mentre gli aiuti delle agenzie umanitarie faticano ad arrivare a causa delle continue piogge torrenziali e della mancanza di adeguati mezzi di soccorso.

“Il governo deve portare più soccorsi e trovare soluzioni a lungo termine”, ha detto all’agenzia Irin Rampyare Harijan, uno sfollato ritornato al suo villaggio dopo aver trascorso gli ultimi dieci giorni in un rifugio temporaneo nelle regioni sud-occidentali del Nepal, insieme a India e Bangladesh uno dei Paesi colpiti dal cataclisma. “Darci solo scorte di riso e cibo secco non è una vera assistenza”. Assieme a lui altri sfollati hanno preferito lasciare i rifugi e le tendopoli per tornare alle proprie case, pur sapendo di trovarle completamente allagate. “Abbiamo bisogno di alloggi adeguati per non soffrire in questa maniera”, ha detto Balkrishna Chapain, una volta tornato nel villaggio di Sitapur, parte del quale è stato cancellato dalle alluvioni. Negli Stati dell’India settentrionale, dove le alluvioni avrebbero causato danni per 38 milioni di dollari, la situazione resta critica. In Bihar gli allagamenti hanno lasciato 12 milioni di senzatetto in balia delle epidemie. “Avevo solo soldi a sufficienza per i bambini e per me stessa”, ha detto a un reporter della France Presse Khusboo Paswan, una donna sfollata del distretto di Samastipur. “Sono stata costretta ad abbandonare mio marito”.
In Bangladesh, dove circa trecento persone sono morte, le acque hanno cominciato a recedere, anche se intere aree rimangono isolate, senza alcuna possibilità di ricevere almeno una parte delle 8mila tonnellate di provviste distribuite negli ultimi giorni. L’incubo delle alluvioni del 1988 è tornato. In quell’anno, le inondazioni che quasi cancellarono il Paese, lasciarono ottomila morti e un’economia in ginocchio.


Piccoli correntisti che lottano per un futuro migliore della strada. Sono i bambini di “Children’s Development Bank“, la Banca asiatica dei bambini e adolescenti per lo sviluppo. I suoi soci? Ragazzine e ragazzini tra i 6 e 18 anni, senza tetto o lavoratori, di India, Afghanistan, Bangladesh, Nepal, Pakistan e Srilanka. I tanti Sohrab, piccolo orfano afghano, de Il cacciatore di aquiloni, libro cult del momento.
Una loro delegazione giunge oggi in Italia, fino al 25 aprile, per far conoscere il progetto e gli interventi che, grazie alla Banca, saranno avviati nel campo dell’istruzione, della promozione della salute, per la creazione di opportunità di reddito e la promozione dei diritti dei bambini.
Sostenuti dalle due associazioni no profit Italianats e AsoC, i bambini incontreranno varie realtà dell’amministrazione pubblica, associazioni di volontariato, gente comune, presentando la loro possibilità di farcela. E il 13 aprile, all’Istituto degli Innocenti di Firenze, sarà possibile ascoltare la loro esperienza in un meeting aperto a tutti. Il giorno successivo a Siena, alla Sala del Consiglio provinciale.
La Banca asiatica, sorta nel 2001, permette ai ragazzini di depositare denaro e conservarlo, preservandolo da furti, smarrimenti, usi non produttivi (gioco d’azzardo, alcol, sigarette). Per aprire un conto non è richiesta una soglia minima: basta una rupia o un taka o un afghano. E non c’è somma fissa da depositare ogni mese, anche se i soci sono incoraggiati a versare una cifra base giornaliera. Dopo almeno tre mesi di regolari depositi, è possibile richiedere un prestito, ma solo per finanziare attività costruttive. Per aiutare i bambini ad avere uno status rispettabile nella società e proteggerli dallo sfruttamento. E per permetter loro non solo di realizzare i loro sogni, ma soprattutto di averli.
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