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Belgrado

Belgrado, Gay Pride: guerriglia tra omofobi e polizia - Foto

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  • Tags: Belgrado, Gay-Pride, omofobia, scontri, serbia
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Un manifestante ferito

Un manifestante ferito (AP Photo)


Violenti scontri fra polizia e estremisti ultranazionalisti omofobi hanno accompagnato il Gay Pride di ieri a Belgrado, dove poco più di un migliaio di omosessuali hanno manifestato in una città spettrale e con l’intero centro svuotato e presidiato da oltre cinquemila poliziotti in assetto antisommossa. FOTO

  • redazione
  • Lunedì 11 Ottobre 2010

Karadzic estradato nella notte. È gia nel carcere del Tpi

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  • Tags: Belgrado, Bosnia, carcere-di-Scheveningen, europa, Karadzic, Radovan-Karadžić, Sarajevo, serbia, serebrenica
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L'aereo con a bordo Karadzic

L’operazione estradizione per Radovan Karadzic è scattata nella notte, dopo la firma sull’atto del ministro della Giustizia Snezana Malovic. Il trasferimento all’Aja era rimasto sospeso per alcuni giorni, dopo l’arresto, a causa dell’annunciato ricorso presentato dalla difesa a scopo dilatorio. Ricorso che tuttavia non è poi arrivato alla Corte distrettuale di Belgrado, inducendo i giudici a sbloccare la pratica e a passarla al ministero della Giustizia per il via libera finale.

L’ex leader serbo-bosniaco è arrivato nel carcere di Scheveningen, a 25 chilometri dall’Aja, lo stesso centro di detenzione dove è stato incarcerato per anni l’ex presidente della ex Jugoslavia Slobodan Milovevic e gli altri imputati di crimini di guerra già giudicati dalla giustizia internazionale.
L’ex capo dei serbi in Bosnia, teorico della guerra etnica, è imputato di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità. L’episodio più efferato di cui Radovan Karadzic dovrà rispondere è il massacro di Sebrenica, nell’est della Bosnia, dove nel luglio del 1995 furono passati alle armi circa 8.000 musulmani della piccola enclave.

L’arrivo dell’ex leader politico dei serbi di Bosnia al carcere del Tribunale Penale Internazionale dell’Aia, tra le ore 7.15 e le 7.45, chiude definitivamente il capitolo dell’impunità di Karadzic, latitante per 13 anni, grazie a una rete di protezione, con complicità in apparati statali, che gli ha permesso negli ultimi tempi di rifarsi una vita nel popoloso quartiere belgradese di Nuova Belgrado, sotto la falsa identità del “dottor Dragan David Dabic” - medico alternativo e guaritore - corredata da una lunga chioma e una barba bianca da guru.
Chiuso il capitolo della latitanza, un altro sta per aprirsi: quello del processo. Che si annuncia tutt’altro che facile, sia per il Tribunale penale sia per la Serbia, anche solo a giudicare dalle manifestazioni nazionaliste di ieri a Belgrado in difesa dell’ex leader, finite con il ricovero in ospedale di 46 persone, 25 agenti di polizia e 21 manifestanti.

Nel corso della prima udienza davanti al Tribunale penale internazionale gli sarà chiesto di dichiararsi colpevole o innocente: nel caso, del tutto improbabile, in cui si dichiarasse colpevole, i giudici si limiterebbero a stabilire la pena, che per i suoi crimini è quasi certamente l’ergastolo. Altrimenti, sempre che sia giudicato idoneo sotto il profilo medico, inizierà la fase preparatoria del processo, che potrebbe protrarsi per mesi, durante la quale la difesa sarà informata di tutti gli elementi di prova a carico dell’imputato.
L’ex leader serbobosniaco ha portato due giacche, una chiara e una scura, per le udienze, dove intende difendersi da solo, come fece l’ex presidente serbo Slobodan Milosevic. L’ex presidente serbo era stato trasferito all’Aia il 29 giugno 2001, il processo era cominciato il 12 febbraio 2002, e non è mai stato portato a termine: l’accusato è morto l’11 marzo 2006, prima della fine del procedimento.

La cattura dello psichiatra Karadzic - e la consegna imminente alla giustizia internazionale - lasciano ora nel mirino del Tpi e del nuovo governo filo-europeo serbo solo due altri “super ricercati”: l’ex comandante militare serbo-bosniaco (e già sodale di Karadzic) Ratko Mladic (qui la scheda dell’Interpol) e l’ex leader politico dei serbi di Croazia Goran Hadzic.

Il VIDEO servizio:

Guarda la GALLERY - LEGGI ANCHE: A chi tocca ora

  • redazione
  • Mercoledì 30 Luglio 2008

Serbia: la cattura di Karadzic, il Boia dei Balcani

OkNotizie

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  • Tags: Belgrado, Bosnia, europa, Karadzic, Radovan-Karadžić, Sarajevo, serbia, serebrenica
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Radovan Karadzic
Un serbo mostra un ritratto dell’ex presidente dei serbo-bosniaci. Molti lo considerano ancora un eroe

Dopo tredici anni, quando ormai ormai i più davano per certo che non sarebbe mai stato arrestato, si è conclusa la latitanza di Radovan Karadzic, ritenuto l’architetto, assieme a Milosevic, della pulizia etnica che ha fatto 260 mila morti durante la guerra di Bosnia tra il 1992 e il 1995. Su di lui pendevano dal 1996 un mandato di cattura spiccato all’Aja per genocidio, crimini di guerra e contro l’umanità e una taglia di cinque milioni di dollari. Aveva assunto una falsa identità - quella di Dragan Dabic - e lavorava tranquillamente come medico in un ambulatorio privato alla periferia di Belgrado, scrivendo sovente articoli per delle riviste specializzate. Secondo il procuratore Vladimir Vukcevic, nell’ambulatorio nessuno sapeva chi fosse. Era semplicemente irriconoscibile. In carcere a Belgrado, si trova adesso in cella, non parla e rifiuta il cibo per protestare contro l’annunciata estradizione all’Aja.

La cattura del Boia di Sarajevo e Srebrenica, avvenuta venerdì probabilmente su un autobus e resa possibile a Belgrado da quegli stessi servizi di sicurezza serbi con cui aveva collaborato (e che si ritiene ne abbiano garantito in passato la latitanza) chiude probabilmente, dal punto di vista politico e simbolico, una frattura nel cuore dell’Europa durata oltre dieci anni e prelude alla possibile cattura di altri grandi latitanti come l’ex capo dei paramilitari serbo-bosniaci Ratzko Mladic, l’uomo con cui Karadzic, in qualità di presidente della Repubblica di Pale, condivise le responsabilità dei 43 mesi di assedio di Sarajevo e della fucilazione a freddo del luglio 1995 di ottomila musulmani di Srebrenica, uno dei più atroci eccidi avvenuti in Europa dopo la seconda guerra mondiale. E’ agli altri criminali di guerra latitanti che si è rivolto stamane il neopremier serbo Mirko Cvetkovic, chiedendo loro di consegnarsi volontariamente prima che siano le forze di sicurezza ad arrestarli. E’ come se attorno a loro, dopo l’elezione del nuovo governo filoeuropeista e la rimozione dell’ormai ex capo dei servizi segreti avvenuta una settimana fa, si fosse chiuso il cerchio. Belgrado sembra fare sul serio, vuole chiudere la partita.
A colloquio con la madre: video amatoriale (sottotitolato)


Prospettive. Tutto lascia pensare che l’ex psichiatra della squadra di calcio Stella Rossa, che ha definito “una farsa” il suo arresto, si trinceri dietro il silenzio eventualmente anche davanti al giudice del Tpi Milan Dilparic, come il suo ex sodale Milosevic. Certamente custodisce molti segreti. E certamente potrebbe gettare una nuova luce sulla gerarchia delle responsabilità negli eccidi della ex Jugoslavia dopo la morte di Slobo avvenuta qualche anno or sono durante la prigionia all’Aja. Il suo arresto è però importante perché mostra i segnali di discontinuità della nuova leadership di Belgrado rappresentata da Boris Tadic. E’ indubbio che, senza una nuova dirigenza europeista in Serbia e la rimozione dell’ex capo dei servizi, la latitanza di quello che l’ex segretario di Stato Hollbrooke definì l’Osama Bin Laden dei Balcani sarebbe durata ancora a lungo, protetto com’era da vasti settori dell’esercito e degli apparati di sicurezza, e ritenuto ancora un eroe da parti non trascurabili dell’opinione pubblica serba.

Arrestato il Boia dei Balcani

Non che i serbi delle nuove generazioni stanchi dei ricordi della guerra non abbiano vissuto con dolore, e in alcuni suoi settori con voglia di revanche, anche l’ultima umiliazione della secessione kosovara. Ma l’arresto di Karadzic è un passo verso la normalizzazione dei rapporti con l’Europa, nonostante il sostegno di cui godeva, assieme agli altri criminali ancora alla macchia, presso parti dell’opinione pubblica nazionalista, come dimostra anche la manifestazione dei radicali avvenuta subito dopo la notizia del suo arresto. L’arresto (eventuale) di Mladic, il braccio operativo del massacro di Srebrenica (mentre Karadzic ne era la mente), potrebbe chiudere il cerchio. E riconsegnare all’Europa l’idea di una memoria condivisa. Intanto a Sarajevo, capitale della federazione bosniaca, si festeggia. Centinaia di persone sono scese per strada suonando i clacson delle auto e mortaretti. Scene di giubilo con ragazzi che a torso nudo sotto la pioggia sventolavano le magliette come in una festa per una vittoria calcistica, in realtà per la fine della latitanza del Piccolo Hitler dei Balcani, che finalmente potrebbe pagare per quello che ha fatto, avvicinando la nuova Belgrado a Bruxelles e consentendo un processo di avvicinamento all’Europa cui erano in molti, non solo a Belgrado, a non credere più.
Il video-servizio Ansa

LEGGI ANCHE: L’Europa e la Serbia: e ora? - Il ricordo dei sopravvissuti: Sarajevo e Srebrenica - Guarda la GALLERY

  • redazione
  • Martedì 22 Luglio 2008

Serbia al voto: la vittoria degli europeisti e le responsabilità dell’Ue

OkNotizie

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  • Tags: Belgrado, Boris-Tadic, Kosovo, serbia, Tadic
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[i](Credits: Ansa)[/i]

Apertura all’Europa, agli investimenti stranieri e collaborazione con il tribunale dell’Aja: sono le parole d’ordine anti-isolazioniste che hanno consentito alla coalizione del Partito democratico guidato dal presidente Boris Tadic (103 seggi su 250) di vincere domenica le elezioni in Serbia sbaragliando, a pochi mesi dalle vittoriose elezioni presidenziali, l’ultrà nazionalista Tomislav Nikolic, leader di un partito (Srs, 76 seggi) il cui presidente è ancora oggi il criminale di guerra Vojislav Seselj. Certo, la coalizione di Tadic (composta dal Partito democratico e dai liberali del G17 Plus) dovrà allearsi, per costruire una maggioranza autosufficiente, con altri gruppi etnici, con l’Ldp liberale di Cedomir Jovanovic (13 seggi) forse anche con la Dss del premier Kostunica (30 seggi) ma, per coloro che si battono per la pace, si tratta di una buona notizia cui ha certamente contribuito - alla viglia delle elezioni - la firma con Bruxelles dell’Accordo di Stabilizzazione e Associazione (AEA) , considerata il primo passo verso l’adesione di Belgrado all’Unione.

Ora l’Europa acceleri. Il trionfo di ‘Per una Serbia Europea’ è ritenuto importante anche perché ottenuto a soli tre mesi dalla dichiarazione unilaterale di indipendenza da parte di Pristina, vissuta da gran parte dell’opinione pubblica serba come l’ennesimo affronto dei “secessionisti” sponsorizzati dalla comunità internazionale. Alla fine però ha prevalso la voglia di normalità, in un Paese isolato, fiaccato da una corruzione endemica, con un’inflazione reale cresciuta negli ultimi sei mesi del 30% e un’economia sommersa che produce buona parte del Pil. I serbi non hanno cambiato opinione rispetto alla storia recente. Ritengono ancora di essere stati vittime di una profonda ingiustizia. Ma questa volta hanno deciso di voltare pagina. E se l’ottanta per cento dei cittadini, secondo gli ultimi sondaggi, si augura un ingresso in Europa (il 45% tra i serbi radicali), ora tocca all’Europa offrire risposte senza timidezze né doppiezze. Per isolare coloro che soffiano sul confronto militare, finanziano i gruppi paramilitari a Mitrovica e che, guarda caso, guardano alla Russia, più che all’Europa, come grande protettrice della popolazione slava.

  • redazione
  • Lunedì 12 Maggio 2008

Serbia: a piccoli passi verso l’Europa

OkNotizie

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  • Tags: Belgrado, Boris-Tadic, Kosovo, Ratko-Mladic, serbia, Slobodan-Milosevic, Tadic
  • 2 commenti

Rieletto presidente il filo-occidentale Boris Tadic al ballottaggio contro il nazionalista Tomislav Nikolic nel voto del 3 febbraio 2008

Più che a elezioni parlamentari quelle del’11 maggio in Serbia assomigliano a un referendum sull’ingresso di Belgrado in Europa. Dopo la proclamazione unilaterale di indipendenza del Kosovo, l’esito del voto non è affatto scontato, ma per i sostenitori dell’europeista presidente Boris Tadic un aiuto è arrivato proprio da Bruxelles, che oggi ha dato un primo via libera alla pre-adesione della Serbia all’Ue con la firma dell’Accordo di associazione e stabilizzazione (Asa) a Lussemburgo. Una firma storica che, dopo anni di isolamento internazionale, potrebbe assumere un peso decisivo sulle elezioni.

Con il sì dell’Ue (che ha dovuto superare le perplessità di Belgio e Olanda), il governo filoeuropeista di Belgrado ha ottenuto infatti un successo che potrebbe spendere in campagna elettorale per indebolire l’appeal del Partito radicale, su posizioni nazionaliste e antieuropeiste, fino a ieri in testa nei sondaggi. Prima che la Serbia (come ha chiesto Tadic) possa ottenere lo status di candidato nel 2009, certo, deve proseguire sulla strada delle riforme economiche e soprattutto dimostrare di voler seriamente cooperare con il Tpi (Tribunale penale internazionale) nell’ambito della caccia ai criminali di guerra come Ratko Mladic, l’ex capo dell’esercito jugoslavo, sotto processo all’Aia, fino a ieri protetto - secondo alcuni - dalle alte sfere del Paese.

L’ago della bilancia sembra essere in mano al primo ministro uscente Vojislav Kostunica, che si era schierato duramente contro l’indipendenza del Kosovo e che è sempre sembrato riluttante ad accettare patti con Bruxelles dopo il riconoscimento dell’ex provincia serba da parte della maggioranza degli stati europei. Kostunica, che è stato presidente della Repubblica federale di Jugoslavia dal 2000 al suo scioglimento nel 2003, aveva già in passato avuto forti screzi con il Tribunale internazionale dell’Aja, negando l’estradizione dell’ex presidente Slobodan Miloševic.

(Ha collaborato  matteo.buffolo at fastwebnet.it)

  • redazione
  • Martedì 29 Aprile 2008

Caos in Kosovo: la polizia Onu lascia Mitrovica

OkNotizie

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  • Tags: Belgrado, Kosovo, Mitrovica, Mosca, serbia
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Gli uomini delle Nazioni Unite cercano di mantenere l'ordine pubblico durante una manifestazione dei servi contro l'indipendenza del Kosovo

Per evitare nuove violenze, l’Onu si ritira dalla zona settentrionale di Mitrovica, la città nel nord del Kosovo divisa dal fiume Ibar che è stata teatro oggi un’ondata di violenze provocate dai nazionalisti serbi. I rappresentanti di Russia e Serbia hanno fatto sapere che sono allo studio non meglio precisate iniziative comuni per tutelare tutti quei cittadini serbi-kosovari (tra gli 8.000 e i 10.000) che hanno scelto di restare nei palazzi del quartiere nord, lungo la strada che porta al confine con la Serbia, e che guardano alla secessione kosovara con preoccupazione e spesso con paura. Il significato del messaggio è chiaro: sul no all’indipendenza del Kosovo non si tratta.
Il bilancio degli scontri, originati dal tentativo Onu e Nato di sgomberare un tribunale Onu occupato dai nazionalisti serbi, è di almeno cento feriti, venticinque dei quali poliziotti dell’Unmik e otto dei quali militari delle forza di pace Nato. E ora lo scontro, coinciso con il quarto anniversario delle rivolte anti-serbe, si è spostato subito sul piano diplomatico. Con la Russia, grande protettrice della Serbia, che ha ribadito quando va ammonendo da mesi: “L’acuirsi della tensione nei è una diretta conseguenza della dichiarazioni unilaterale di indipendenza fatta da Pristina e della non accettazione dai serbi del Kosovo di questo atto illegittimo”. Nulla di nuovo sotto il sole. Come era ampiamente prevedibile la reazione del presidente serbo, Boris Tadic, che ha esortato la polizia Onu e il contingente di pace Nato ad astenersi dall’uso della forza contro i cittadini serbi, già vittime di una pulizia etnica postbellica che ha stravolto gli equilibri demografici del Kosovo. Anche la risposta del presidente del Kosovo Fatmir Sejdiu, che ha condannato senza mezzi temini “l’attacco brutale dei manifestanti” contro le forze dell’ordine, era tutto sommato prevedibile. Sono i grandi attori internazionali che possono decidere la partita. E finora i più attivi sembrano proprio i russi, reduci da un incontro con Kostunica, il premier serbo uscente. Sul no all’indipendenza del Kosovo, proclamata unilateralmente il 17 febbraio scorso, Belgrado e Mosca non ammettono negoziati.

  • redazione
  • Lunedì 17 Marzo 2008

Serbia: il saccheggio patriottico

OkNotizie

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  • Tags: Belgrado, Kosovo, serbia, youtube
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[i]21 febbraio 2008[/i] - La manifestazione di protesta convocata dal governo di Belgrado per urlare il proprio sdegno contro l'indipendenza kosovara si è trasformata in una giornata di guerriglia urbana, con decine tra feriti e contusi, per mano di gruppi di giovani hooligan inneggianti alle più importanti squadre di calcio serbe. All'ambasciata americana è stato anche appiccato un incendio e un cadavere, probabilmente appartenente a uno degli assalitori, è stato ritrovato all'interno della sede diplomatica.<br /> [url=http://blog.panorama.it/mondo/2008/02/21/serbia-proteste-per-il-kosovo-il-giallo-di-un-morto-allambasciata-usa/]LEGGI L'ARTICOLO[/url] </p> <p>[i](Credits: Ansa)[/i]

Durante le proteste contro l’indipendenza del Kosovo che il 22 febbraio hanno infiammato Belgrado, c’era chi, in evidente estasi patriottica, ha approfittato del caos per fare shopping senza pagare il conto. Come queste due ragazze serbe, riprese durante un assalto holligan a un negozio mentre cercano di portare via più merci possibili, naturalmente griffate. Si chiamano Maja e Jovana e all’indomani della diffusione del video su Youtube, cliccato da milioni di utenti, hanno telefonato a una televisione serba per dare la loro versione dei fatti. “Abbiamo rubato come chiunque altro”, “Non si capisce perché la polizia ce l’abbia con noi: non abbiamo ucciso nessuno”, “Abbiamo rubato perché non possiamo permetterci di comprare queste cose”. E infine, per mettere in chiaro le cose, una spiegazione sul motivo per cui si trovassero lì: “Eravamo lì per fare sapere che il Kosovo è serbo e tale deve restare”.

Guarda il video

  • redazione
  • Martedì 26 Febbraio 2008

Serbia, l’odio etnico va in scena su Youtube

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  • Tags: Belgrado, Kosovo, serbia
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[i]21 febbraio 2008[/i] - La manifestazione di protesta convocata dal governo di Belgrado per urlare il proprio sdegno contro l'indipendenza kosovara si è trasformata in una giornata di guerriglia urbana, con decine tra feriti e contusi, per mano di gruppi di giovani hooligan inneggianti alle più importanti squadre di calcio serbe. All'ambasciata americana è stato anche appiccato un incendio e un cadavere, probabilmente appartenente a uno degli assalitori, è stato ritrovato all'interno della sede diplomatica.<br /> [url=http://blog.panorama.it/mondo/2008/02/21/serbia-proteste-per-il-kosovo-il-giallo-di-un-morto-allambasciata-usa/]LEGGI L'ARTICOLO[/url] </p> <p>[i](Credits: Ansa)[/i]
Le rivolte di Belgrado contro l’indipendenza del Kosovo diventano spettacolo su Youtube. Manifestanti e spettatori hanno ripreso in diretta le scene o le hanno registrate alla televisione. E le hanno subito messe online. “Serbiarules33″, un utente del più noto sito di condivisione video, ha perfino remixato le immagini con dichiarazioni omofobe e nazionaliste, subito commentate da decine di utenti ostili all’indipendenza del Kosovo. Che non conoscono davvero mezze misure. “Bruciate quei cani degli americani. Lunga vita alla Serbia” dice “sovietstalingirl88″. “Gli americani sono dei ritardati degenerati” rincara “laiquement”. “Sarebbe bello vedere la Casa Bianca bruciare” aggiunge “NikktheTrick”.

Il video serbo nazionalista sugli scontri a Belgrado


Qualcuno, come “KjevL” si è limitato a postare in rete le immagini da Dnevik2, una televisione pubblica serba. Ma i video aumentano di ora in ora, in un crescendo di insulti e malcelati odi etnici. Le reazioni dei blogger stranieri, invece, sono state limitate, ma ha preso corpo una interessante discussione nella blogosfera italiana. Un gruppo di ragazzi sta seguendo gli avvenimenti a Belgrado e in Kosovo sotto l’insegna di “Bora.la” con corrispondenze dai Balcani. Un visitatore commenta così i fatti di ieri: “La Russia ha dichiarato che la stabilità mondiale è a rischio. Vuote parole? Serie minacce? Molto interessanti gli effetti a catena in Georgia e il no spagnolo legato al caso basco”.

L’assalto all’ambasciata Usa ripresa da un utente

Non si è fatta attendere la potente corazzata dei mass media: su Youtube sono sbarcati in poche ore la Cnn, Russia Today e la Bbc. Sottolineando gli effetti a catena sullo scacchiere internazionale delle manifestazioni. Se l’Unione europea chiede alla Serbia di fare di più per proteggere le ambasciate, in Croazia la polizia ha arrestato 44 persone che hanno bruciato in piazza una bandiera serba. L’Economist, invece, teme il rischio di isolamento. Decine i commenti sul Washington Post: “Dov’erano i nostri marines chiamati a garantire la sicurezza dell’ambasciata?” si chiede polemicamente WashingtonDame. “OZetaBosio” rincara la dose: “Cosa succederebbe se andassimo a bruciare la sede diplomatica della Bosnia a Washington?”. Ma per ora, per fortuna, la Bosnia non c’entra…
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LEGGI ANCHE: Il dossier Kosovo

  • luca.delloiacovo
  • Sabato 23 Febbraio 2008
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