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Il Papa: cristiani e musulmani respingano odio e pregiudizio

Papa Benedetto XVI

Papa Benedetto XVI

Da Nazareth

Il Papa, alla vigilia del ritorno in Italia, comincia a tirare le somme del suo viaggio-pellegrinaggio in Terra Santa. E la prima partita è quella diplomatica: la visita di Benedetto XVI è un importante apertura di credito nei confronti del discusso governo israeliano guidato da Benjamin Netanyahu. Ma, come accade in diplomazia, nessun atto di disponibilità può rimanere senza contropartita.
Per questo Ratzinger chiede al premier israeliano un deciso impegno per accelerare il processo di pace. L’incontro si svolge in una sala del convento dei francescani a Nazareth. Netanyahu è reduce da un faccia a faccia con il re di Giordania, Abdullah II e si prepara a vedere il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. C’è attesa per questo dialogo privato tra il pontefice e il falco del Likud, dopo gli appelli in favore dei palestinesi, pronunciati il giorno prima da Ratzinger. E, nel poco tempo a disposizione, Benedetto XVI mette immediatamente sul tavolo il tema principale: “Il Papa e Netanyahu hanno parlato di come far progredire il processo di pace in Medio Oriente”, dichiara il portavoce del Vaticano, padre Federico Lombardi. Da parte sua, il premier israeliano ha chiesto al Papa appoggio nei confronti dell’Iran.
Poi, l’incontro viene allargato alla commissione bilaterale tra la Santa Sede e lo Stato di Israele che sta negoziando l’attuazione dell’accordo fondamentale sul fronte economico e fiscale. Sul tavolo, la questione delle esenzioni fiscali per la Chiesa, l’accesso ai luoghi santi, la concessione dei visti per i religiosi, la riunificazione delle famiglie. Al termine del confronto, nel corso del quale vengono passati in rassegna questi problemi, diversi membri della commissione esprimono la speranza che si possano registrare passi avanti nella trattativa prima della prossima sessione ufficiale di lavori, prevista a dicembre.

Il Papa, il rabbino e l’imam cantano “pace”. Al mattino il Pontefice celebra la messa presso il Monte del precipizio a Nazareth. È la principale funzione pubblica del viaggio papale: circa 35 mila cristiani arrivano da tutta la Galilea e dal resto del Paese. Nazareth è la città di Israele che raccoglie più cristiani, il 35 per cento della popolazione, circa 20mila persone. La maggioranza, invece, è musulmana e negli anni scorsi la convivenza non è stata facile. Anche nei giorni scorsi sono stati distribuiti volantini contro la visita del Papa e sulla facciata della moschea, di fronte alla basilica dell’Annunciazione, era comparso uno striscione di protesta. Nell’omelia il pontefice ricorda queste difficoltà: “Nazareth ha sperimentato tensioni negli anni recenti che hanno danneggiato i rapporti fra le comunità cristiana e musulmana”. Perciò Benedetto XVI chiede alle “persone di buona volontà di entrambe le comunità di riparare il danno che è stato fatto, e in fedeltà al comune credo in un unico Dio, Padre dell’umana famiglia, operare per edificare ponti e trovare modi per una pacifica coesistenza. Ognuno respinga il potere distruttivo dell’odio e del pregiudizio, che uccidono l’anima umana prima ancora che il corpo”. Nel pomeriggio, salutando i capi religiosi della Galilea (ebrei, cristiani e musulmani), Benedetto XVI lascia una bella immagine di questo viaggio: in piedi, tenendosi per mano con il rabbino David Rosen e con l’imam di Nazareth, le braccia alzate, cantano “Shalom”, “Salam”, “Pace”.

Il Papa da Sidney: I preti pedofili siano puniti

Il Papa in Australia
“Sono profondamente dispiaciuto per il dolore e la sofferenza delle vittime e assicuro loro che, come loro pastore, anch’io condivido la loro sofferenza”, con queste parole, aggiunte al testo ufficiale dell’omelia nella St.Mary Cathedral di Sidney, di fronte alla Conferenza episcopale australiana al completo, Benedetto XVI ha voluto dare il massimo risalto possibile alle scuse rivolte alle vittime dei sacerdoti pedofili in Australia. Il Papa ha voluto “sottolineare personalmente” e con il massimo rilievo possibile il suo dispiacere per gli episodi di pedofilia che già da anni hanno macchiato la Chiesa australiana, ha spiegato il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi.

Allo stesso tempo Benedetto XVI ha voluto indicare una linea di condotta ai 65 vescovi australiani: “Desidero qui fare una pausa per riconoscere la vergogna che tutti abbiamo sentito a seguito degli abusi sessuali sui minori da parte di alcuni sacerdoti o religiosi in questa Nazione. Questi misfatti, che costituiscono un così grave tradimento della fiducia, devono essere condannati in modo inequivocabile. Essi hanno causato grande dolore ed hanno danneggiato la testimonianza della Chiesa”, ha detto il Papa nell’omelia. Secondo i dati dell’associazione australiania “Broken Rites”, che riunisce familiari e vittime dei preti pedofili, fino a questo momento in Australia sono stati 107 i sacerdoti e i religiosi condannati per questo reato. La Chiesa australiana, infatti, è stata la prima Chiesa nel mondo a misurarsi con questo problema, prima ancora di quella statunitense. “Chiedo a tutti voi”, ha detto il pontefice rivolgendosi a sacerdoti, religiosi e seminaristi, “di sostenere e assistere i vostri Vescovi e di collaborare con loro per combattere questo male. Le vittime devono ricevere compassione e cura e i responsabili di questi mali devono essere portati davanti alla giustizia. La priorità urgente è quella di promuovere un ambiente più sicuro e più sano, specialmente per i giovani. Mentre la Chiesa in Australia continua, nello spirito del Vangelo, ad affrontare con efficacia questa seria sfida pastorale, mi unisco a voi nel pregare affinché questo tempo di purificazione porti con sé guarigione, riconciliazione e una fedeltà sempre più grande alle esigenze morali del Vangelo”.

Parole impegnative dunque, con le quali il Papa auspica per i sacerdoti accusati di pedofilia non solo provvedimenti canonici ma anche un giusto processo dinanzi ai tribunali penali. Non sono però sono bastate all’associazione delle vittime dei preti pedofili. John McNally, portavoce dell’associazione “Broken Rites”, intervistato da Panorama ha sottolineato che “queste parole sono importanti ma non sufficienti. Il Papa infatti continua ad invitare i fedeli vittime di abusi sessuali da parte di sacerdoti a rivolgersi ai vescovi. Ma sono stati proprio loro in questi anni che molte volte hanno insabbiato e rallentato la ricerca della verità e la punizione dei colpevoli”. McNelly oggi ha 56 anni, a 11 è stato abusato da un sacerdote in una parrocchia di Melbourne. Lo ha denunciato, ma secondo il suo racconto, il sacerdote sarebbe fuggito in Inghilterra e non avrebbe subito alcun processo. “Ci deve essere più chiarezza e più trasparenza da parte della Chiesa nel perseguire i preti pedofili”, afferma Stephen Woods, 46 anni, abusato all’età di nove da un sacerdote che insegnava in una scuola nei dintorni di Melbourne. Il sacerdote che lo ha violentato è stato riconosciuto colpevole di altri 40 casi e ora è in prigione. Woods ha ottenuto anche un risarcimento in denaro. Per il momento però il Papa non ha incontrato le vittime dei sacerdoti pedofili, come si attende da giorni l’opinione pubblica australiana.

E mentre i 250 mila giovani partecipanti alla Gmg affluivano nell’ippodromo di Randwick a Sidney per la veglia di preghiera con il Papa, la comunità gay della città insieme con il comitato “No To Pope” è scesa in piazza. Il Comitato è composto da una dozzina di sigle: oltre alle associazioni gay e lesbiche e all’associazione delle vittime dei preti pedofili, ci sono anche i comitati per i diritti civili, le associazioni per la lotta all’Aids e la “Socialist Alliance”, il partito a cui fa riferimento la sinistra radicale australiana. Erano diverse centinaia i partecipanti alla manifestazione che, scortati dalla polizia, hanno marciato fin nei pressi dell’ippodromo di Randwick. Una manifestazione colorata e ironica con slogan, cartelloni, finte suore e finti vescovi, diavoli e persino una papamobile con un manichino del Papa. “Non siamo contro la Giornata mondiale della gioventù”, ha spiegato a Panorama Antony Englund, uno dei portavoce del Comitato, “chiediamo però più rispetto da parte della Chiesa per gli omosessuali, libertà di scelta per le donne sull’aborto, sostegno all’uso del profilattico contro l’Aids e contestiamo l’uso del denaro pubblico per finanziare una manifestazione cattolica come la Gmg”. Rincara la dose l’altra portavoce del Comitato, Rachel Evans: “Il Santo Padre è autore di un editto conservatore sulla contraccezione che condanna milioni di persone a morire di Aids. In più l’anziano Papa Benedetto ha detto che gli omosessuali sono obiettivamente disordinati e il matrimonio tra persone dello stesso sesso è una minaccia alla pace mondiale”. C’è da scommettere che soprattutto il dibattito sull’uso del denaro pubblico per coprire le spese della Gmg (costata oltre 236 milioni di dollari australiani, quasi 170 milioni di euro) continuerà in Australia anche nelle prossime settimane.
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