
Il premier israeliano B. Netanyahu (Credits: AP Photo/Jack Guez, Pool)
Mentre l’America si sta scaldando per la sfida interna al partito Repubblicano, è tempo di primarie anche in Israele. Oggi (martedì) si decide chi sarà il nuovo leader del Likud, il partito di destra che si trova attualmente al governo. Mentre presto si sceglierà anche chi guiderà Kadima, il partito di centro che attualmente rappresenta la prima forza in Parlamento, ma che per scelta dell’attuale leader non fa parte della grande coalizione al governo. Continua

Un tiratore scelto dell'esercito israeliano (Credits: Israeli Defence Forces)
Il Primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha annunciato domenica un aumento del budget della Difesa di 700 milioni di dollari. Un annuncio che ha sorpreso un po’ tutti poiché da mesi negli ambienti governativi dello Stato ebraico e lo stesso ministro della Difesa, Ehud Barak, avevano evidenziato la necessità di ridurre le spese militari per far fronte alla crisi economica e alle sue pesanti ricadute sociali. Un rapporto redatto dietro richiesta del premier dall’economista Manuel Trajtenberg raccomandava una riduzione del budget della difesa pari almeno a quei 700 milioni di dollari che costituiscono invece un incremento alle spese militari per il 2012. Un taglio preannunciato che aveva però sollevato forti critiche da parte dei militari.
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(Credits: AP Photo/ GPO, HO, File)

Noam Shalit, il padre del soldato israeliano che dopo cinque anni nelle mani di Hamas è stato liberato lo scorso ottobre, ha annunciato che scenderà in campo per le prossime elezioni in Israele. Correrà per un seggio alla Knesset sotto la bandiera del partito Laburista.
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(Credits: AP Photo/Kevin Lamarque, Pool)
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu si è beccato una bella lavata di capo da Hillary Clinton. Il segretario di Stato americano in fatti gli ha telefonato per chiedergli, in breve, di restituire al più presto i cento milioni di dollari che spettano all’Autorità Nazionale Palestinese ma che al momento si trovano nelle casse dello Stato israeliano. In un primo momento, Netanyahu avrebbe temporeggiato, sostenendo di non essere in grado di convincere il Parlamento, ma poi si sarebbe impegnato a trasferire il denaro. Continua

Il premier israeliano B. Netanyahu (Credits: AP Photo/Jack Guez, Pool)
C’è una guerra aperta a Gerusalemme. Solo che non si tratta del “solito” conflitto tra arabi e israeliani: questa volta la lotta è tra il primo ministro conservatore Benjamin Netanyahu e la galassia delle Organizzazioni non governative (Ong) israeliane. In questi giorni infatti la Knesset, il parlamento unicamerale di Gerusalemme, sta discutendo due leggi che limitano severamente il finanziamento delle Ong e che il direttore dell’Associazione israeliana per i diritti civili, Hagai El-Ad, ha definito come “un attacco ai fondamenti della democrazia.” Continua

Barack Obama e Benjamin Netanyahu (Credits: Ansa/Moshe Milner)
Quanto è verosimile un bombardamento di Teheran da parte di Israele e degli Stati Uniti? Per ragionare su questo tema, la stampa iraniana si affida - in parte - ai giornali dello Stato ebraico. E infatti sulla homepage di Presstv.ir, l’emittente televisiva della Repubblica islamica in lingua inglese, si legge un articolo con le dichiarazioni (e la fotografia) dell’ex capo del Mossad Ephraim Halevy, secondo cui “un attacco all’Iran avrebbe un impatto sull’intera regione per i prossimi cento anni“. E in ogni caso, aggiunge Halevy, l’Iran “è lontano dal posare una minaccia esistenziale a Israele“.
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(Credits: AP Photo/Majed Hamdan)

Mentre Israele festeggia il ritorno a casa del soldato Gilad Shalit, nei Territori i 477 palestinesi rilasciati vengono accolti come eroi. Scene di giubilo in piazza a Gaza e anche a Ramallah. Le “due Palestine” si uniscono nella gioia, ma questa volta è Hamas ad avere avuto la meglio sui moderati di Fatah.
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(Credits: Epa/Abir Sultan)

Il soldato Shalit torna a casa. Il militare israeliano sequestrato da Hamas nel 2006 è già in Egitto e riabbraccerà presto la sua famiglia dopo cinque anni di prigionia. Liberati dal governo israeliano 477 prigionieri palestinesi. Altri 550 verranno messi in libertà entro due mesi. Il presidente Shimon Peres firma il condono, aggiungendo una frase finale: “Non perdono e non dimentico“.
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