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Berlusconi

Perché Israele dovrebbe entrare nell’Unione europea?

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  • Tags: Berlusconi, Generazione Tel Aviv, Israele, Unione-Europea
  • 59 commenti
Anna Momigliano è una scrittrice e giornalista milanese di 29 anni. Va spesso in Israele a trovare amici e parenti. Per Marsilio ha scritto Karma Kosher.
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Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu con il presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu con il presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi

Italia e Israele non sono mai state così vicine. Fa molto piacere sapere che in questi giorni i due governi stanno firmando una serie di accordi bilaterali (che si spera aiutino tutte e due le economie in questa fase delicata), e fa molto piacere sapere che Silvio Berlusconi domani parlerà alla Knesset, il Parlamento israeliano: un onore già capitato, negli ultimi anni, solo ad Angela Merkel, George Bush e Nicolas Sarkozy.  Continua

  • annamomigliano
  • Martedì 2 Febbraio 2010

L’Italia non nega le truppe a Obama

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  • Tags: Afghanistan, Barack Obama, Berlusconi, contingente militare, Guerre di pace italiane, La Russa, rinforzi
  • 4 commenti
Bolognese, 46 anni, ha seguito tutte le missioni italiane degli ultimi 20 anni. Dirige Analisi Difesa ed è opinionista del Giornale Radio RAI. Ha scritto "Iraq Afghanistan: guerre di pace italiane".
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Soldati italiani a Kabul (Foto: Lapresse)

Soldati italiani a Kabul (Foto: Lapresse)


L’Italia non sa dire di no a Obama.
Il presidente americano renderà nota solo tra qualche giorno l’entità dei rinforzi che invierà a in Afghanistan ma ha già iniziato a consultare informalmente gli alleati europei per chiedere un contributo che secondo indiscrezioni potrebbe raggiungere i 10.000 militari. I primi incoraggianti risultati Washington li ha ottenuti proprio in Italia con le telefonate di mercoledì tra Barack Obama e Silvio Berlusconi e tra i due ministri della Difesa, Ignazio La Russa e Robert Gates. Tutti d’accordo a rispondere  “Yes, we can” alle richieste americane e della Nato, ufficializzate al premier italiano dal segretario generale dell’Alleanza Atlantica, Anders Fogh Rasmussen.
Continua

  • gianandrea gaiani
  • Giovedì 26 Novembre 2009

Mazzette ai talebani: nel mirino del Times c’è Berlusconi

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  • Tags: Afghanistan, Berlusconi, Guerre di pace italiane, Herat, Times
  • 4 commenti
Bolognese, 46 anni, ha seguito tutte le missioni italiane degli ultimi 20 anni. Dirige Analisi Difesa ed è opinionista del Giornale Radio RAI. Ha scritto "Iraq Afghanistan: guerre di pace italiane".
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Paracadutisti italiani combattono a Bala Murghab

Paracadutisti italiani combattono a Bala Murghab (Afghanistan)

I continui “rilanci” del quotidiano Times che accusa gli italiani di pagare i capi talebani per non subire attacchi e attentati in Afghanistan sembrano tradire un obiettivo politico preciso: attaccare l’attuale governo italiano. Alcuni dettagli resi noti negli ultimi giorni sembrano dimostrarlo in aggiunta ai punti deboli della tesi sostenuta dalla testata londinese già evidenziati nel precedente post. Continua

  • gianandrea gaiani
  • Lunedì 19 Ottobre 2009

Summit Ue, Berlusconi non molla sul clima

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  • Tags: Berlusconi, clima, emissioni, ue
  • Un commento

Ass. Terra a Padova
Le emissioni inquinanti al centro dei negoziati a Bruxelles
Da Bruxelles
Berlusconi l’aveva promesso: “esamineremo le proposte e io avro’ la responsabilità di dire si’ o no: se gli interessi degli italiani saranno colpiti, io opporro’ il diritto di veto e non avro’ nesssuna esitazione a farlo”. Per ora la carta del veto il premier italiano se l’è tenuta in tasca, ma in una notte che si annuncia molto lunga, nessuno a Bruxelles esclude la possibilità che l’Italia, assieme a Germania e ai paesi dell’ex blocco socialista, si opponga al ‘pacchetto energia e clima’ attualmente in discussione dal Consiglio europeo. I capi di Stato e di governo Ue sono chiamati a pronunciarsi sul cosiddetta ‘direttiva 20-20-20′ i cui obiettivi, definiti dalla Commissione europea
nel marzo 2007, prevedono di ridurre entro il 2020 le emissioni di gas a effetto serra del 20% e contemporaneamente aumentare della stessa percentuale l’efficienza energetica e la quota di energia rinnovabile.
Alla vigilia di un Summit definito dal presidente della Commissione Ue, José Manuel Barosso, “tra i più importanti degli ultimi anni”, Silvio Berlusconi si era dichiarato contrario al pacchetto clima proposto da Bruxelles per i danni che avrebbe provocato all’industria italiana in un periodo di grave crisi economica. Di che cosa si tratta? Per ridurre del 20% le emissioni di anidride carbonica rispetto ai livelli raggiunti nel 1990, la Commissione Ue vuole imporre alle grandi industrie di pagare i diritti di emettere CO2 (oggi gratuiti) a partire del 2013 per raggiungere il 100% dei diritti di emissione a pagamento nel 2020. L’ultima bozza preparata dalla presidenza francese prevedeva che il 90% dei diritti di inquinare fossero attribuiti sulla base delle emissioni registrate nel 2005 (e non nel 1990) e il 10% restante in funzione del Prodotto interno lordo.
Di fronte alle pressioni esercitate da Italia, Germania e Polonia (tutti paesi economicamente dipendenti da un settore industriale inquinante, in particolar modo Varsavia), la presidenza di turno francese dell’Ue ha provato a soddisfare la richiesta dei governi italiano e tedesco di non penalizzare le loro industrie (tra cui acciao, alluminio, cemento e chimica), esentando la maggioranza dei comparti industriali dall’obbligo di pagare dei diritti di inquinamento dal 2013 (inizialmente il presidente francese aveva proposto una quota di pagamento limitata al 20% nel 2013 e al 70% nel 2020). Secondo fonti raccolte dall’Ansa, la delegazione italiana sostiene che i “passi avanti” compiuti “non sono sufficienti”. Per ora, le industrie manifatturiere dell’Italia sarebbero garantite da esenzioni per l’85-90%. “Si sta trattando sulla fetta mancante per portare le esenzioni al 100%”, e includere cosi’ i settori della carta, del vetro, della ceramica e della siderurgia (tondino per cemento armato).
Ma la reticenze dell’Italia non si fermano qui. In serata, i rappresentanti italiani hanno presentato un emendamento che, oltre alla richiesta di una maggior tutela dell’industria manifatturiera, chiede di migliorare l’ulilizzo dei meccanismi di flessibilità consentiti dai crediti derivanti dai progetti di sviluppo realizzati in altri paesi, di migliorare la distribuzione dei fondi per i progetti di stoccaggio del carbone, e di ottenere una clausola di revisione generale del pacchetto che tenga conto dei risultati della Conferenza mondiale sul clima prevista a Copenhagen a fine 2009. Su quest’ultimo punto, l’Italia chiede che la Commissione Ue verifichi la disponibilità di paesi super-inquinanti come Cina e Stati Uniti a ridurre le loro emissioni di CO2. Per il governo Berlusconi, la lotta contro i cambiamenti climatici deve essere collettiva, da sola l’Ue corre il rischio di portare avanti una battaglia persa in partenza. Chi contesta la posizione dell’Italia sostiene invece che, in caso di mancato accordo, l’Unione Europea, sin qui all’avanguardia sul fronte ecologico, rischia di presentarsi all’appuntamento decisivo di Copenhagen con posizioni estremamente deboli, al punto di farsi rubare la scena dagli Stati Uniti. Al contrario di Bush, il futuro inquilino della Casa Bianca, Barack Obama, intende infatti porre il clima in cima alla sua agenda politica. Prova ne è la decisione del suo staff di affidare le redini del sistema energetico statunitense a Steven Chu, vero e proprio guru dell’energia rinnovabile.
E proprio sulle rinnovabili domani i 27 Stati membri dovrebbero trovare un accordo che sottoscrive la decisione assunta il 9 dicembre sera durante il negoziato a tre (il cosiddetto ‘trilogo’) tra rappresentanti del Parlamento Ue, la presidenza di turno francese del Consiglio europeo e la Commissione Barroso. In attesa del si’ definitivo previsto durante la Plenaria dell’Europarlamento a Strasburgo (15-18 dicembre), il ‘trilogo’ ha confermato l’obiettivo di portare al 20% la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili entro il 2020 attraverso ‘target nazionali vincolanti’. Ma al pari dei due altri obiettivi iscritti nel pacchetto 20-20-20, non tutti paesi membri Ue possono garantire il raggiungimento di questa quota nei tempi previsti. Da cui la richiesta espressa dall’Italia di fissare tale quota al 17% con una ‘clausola di revisione’ nel 2014. A Bruxelles le deroghe richieste dall’Italia sul ‘pacchetto 20-20-20′ non sorprendono nessuno. L’ultimo rapporto del German Watch sul Climate Change Performance Index, cioè lo studio internazionale che valuta la qualità degli interventi per la riduzione dei gas serra nei Paesi industrializzati ed emergenti realizzato con la collaborazione di Legambiente, colloca il nostro paese al 44° posto sui 57 paesi a maggiori emissioni di CO2. “Una performance disastrosa” tuona Legambiente, “che rispecchia il cronico ritardo dell’Italia nel raggiungimento degli obiettivi fissati dal Protocollo di Kyoto”. A undici anni di distanza dalla sua firma, “l’Italia è uno dei Paesi europei dove i gas serra sono cresciuti rispetto ai livelli del 1990 (+9,9%), nonostante il trattato internazione imponga un taglio del 6,5%”.

LEGGI ANCHE: Clima, Italia e Polonia gli ultimi ostacoli di Sarkozy

  • joshua.massarenti
  • Giovedì 11 Dicembre 2008

Clima: Italia e Polonia, gli ultimi ostacoli di Sarkozy

OkNotizie

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  • Tags: Berlusconi, Bruxelles, clima, emissioni, nicolas sarkozy
  • 3 commenti

berlusconmerkel

Silvio Berlusconi, Angela Merkel e Nicolas Sarkozy

Nicolas Sarkozy non rinuncerà al suo “grand final”. Da quando è presidente di turno dell’Unione Europea non si è certo risparmiato: ai già numerosi vertici che prevede il ruolo, ha aggiunto, con il suo attivismo, i viaggi in Russia e Georgia all’epoca della guerra in Ossezia del Sud, il “G4″ europeo nelle prime fasi della crisi economica e il “G20″ dello scorso novembre. Adesso che il suo turno è agli sgoccioli (cederà il posto al presidente della Repubblica Ceca Vaclav Klaus, dopo aver chiesto di poter prolungare il proprio periodo di rappresentanza dei 27), il presidente francese è uno dei personaggi chiave dei vertici in corso a Bruxelles, su Trattato di Lisbona, crisi e clima. Per Sarkozy il pacchetto clima e energia può essere un volano per rilanciare l’economia. Ma la sua visione si scontra con le resistenze esplicite di Italia e Polonia. Silvio Berlusconi lo ha ripetuto più volte: “Con l’economia in questo stato non possiamo metterci a parlare di emissioni”, arrivando a minacciare il diritto di veto se non si otterranno le modifiche richieste agli accordi sulle riduzioni dei gas serra: il governo italiano chiede parametri più ampi che consentono di escludere, del tutto o in parte, certe industrie dal pagamento dei titoli.
Sarkozy ha risposto con una proposta modificata per venire incontro alle esigenze italiane, mentre si è riunito in un incontro bilaterale con Donald Tusk, il presidente polacco, preoccupato dagli effetti delle quote sulle centrali elettriche della Polonia, principalmente a carbone. Nell’ultimo testo di compromesso presentato dalla presidenza francese viene proposto uno sconto per i settori industriali esposti alla concorrenza internazionale o penalizzati da un forte consumo energetico, come chiesto dall’Italia. La bozza francese prevede di non arrivare al 100% dei diritti di emissione a pagamento nel 2020, ma di fermarsi al 70%. I comparti produttivi considerati “a rischio”, entrerebbero in modo graduale nel sistema delle aste dei diritti a inquinare con una quota a pagamento limitata, che salirebbe progressivamente fino al 70% nel 2020, quando il sistema della Borsa di emissioni di anidride carbonica dovrebbe essere a regime. Nella bozza è respinta invece la richiesta italiana per il settore termoelettrico, nel quale i diritti di emissione saranno subito a pagamento dal 2013.
Il governo ha risposto proponendo un altro emendamento alla proposta francese: si chiede una maggiore tutela per l’industria manifatturiera, arrivando a comprendere anche i settori esclusi come tondini per cemento armato, ceramiche, vetro e carta, un utilizzo maggiore dei meccanismi di flessibilità consentiti dai crediti derivanti dai progetti di sviluppo pulito realizzati in altri Paesi, un miglioramento della distribuzione dei fondi per i progetti di stoccaggio del carbone, una clausola di revisione generale del pacchetto, alla luce dei risultati della conferenza mondiale sul clima di Copenaghen, a fine dicembre. Inoltre, secondo l’Italia, bisogna guardare anche a come decidono di comportarsi i grandi attori mondiali come Usa e Cina, che attualmente non hanno ratificato il protocollo di Kyoto. La stessa posizione sostenuta dal ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo a Poznan, dove è in corso il summit dell’Onu sul clima.
I negoziati a Bruxelles proseguiranno nella notte e domani. Le posizioni sono destinate ad ammoribidirsi. In serata il premier Berlusconi ha commentato: “Penso che raggiungeremo un compromesso, stiamo ottenendo tutto ciò che abbiamo chiesto”, ma poi ha aggiunto ”Non posso opporre nessun veto sulla questione del clima perché non posso fare la figura del cattivo nei confronti di una sinistra che utilizzerebbe questa mia posizione per fare lotta politica”. Dal canto suo, Sarkozy ha ammonito: “L’accordo è l’unica strada possibile”. E il presidente francese non vuole certo chiudere il suo trionfale semestre con un “nulla di fatto”.

  • emanuele rossi
  • Giovedì 11 Dicembre 2008

Il G20 trova un accordo contro la crisi, ma Obama è il grande assente

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  • Tags: Berlusconi, g20, Washington
  • Un commento

George Bush al G20

Per Bush è l’ultimo grande vertice internazionale da presidente

La foto-ricordo l’hanno dovuta scattare due volte, i “grandi” della terra. Colpa di Cristina Fernandez Kirchner, la presidente argentina, arrivata in ritardo al National Building Museum di Washington. Ma a parte lei, era un’altra l’assenza più vistosa: quella dell’uomo che guiderà la prima potenza mondiale nei prossimi quattro anni. Barack Obama era a Chicago, a curare la transizione del prossimo gennaio. Ma ha comunque voluto rimarcare il suo interesse per il summit della capitale, a modo suo, con un videomessaggio sul suo “ufficio virtuale”, il sito change.gov: ”Sono lieto che il presidente Bush abbia iniziato questo processo, perché la nostra crisi economica globale richiede una risposta globale coordinata”. Sulla sua scrivania la bandiera, libri di Kennedy e una palla da basket con dedica. Ovvio che l’assenza del presidente eletto limiti di molto le prospettive di questo vertice anti-crisi, non a caso ne è già stato fissato un secondo per marzo. Obama non ha comunque snobbato il vertice, tanto che ha inviato due dei suoi “ambasciatori” più prestigiosi ad incontrare le delegazioni dei vari paesi: Jim Leach e Madeleine Albright (ex segretario di Stato con Clinton).
Le posizioni dei “Grandi” - La parte del padrone di casa è quindi spettata, come ovvio, al presidente Bush, all’ultima grande ribalta internazionale. E la sua è stata una difesa del capitalismo liberista: “La crisi non è finita, ma il libero mercato è il cammino più sicuro. Non dobbiamo cadere nel pericolo delle misure protezioniste”. Insomma, chi si aspettava una “rivoluzione” del mercato globale probabilmente resterà deluso, almeno per ora. I commenti dei leader alla vigilia della seconda giornata di lavori erano comunque improntati a un cauto ottimismo. Di “progressi in corso” ha parlato il premier britannico Gordon Brown, mentre la cancelliera Angela Merkel ha sostenuto che il vertice “adotterà un piano d’azione per rilanciare l’economia mondiale il più rapidamente possibile, con cinquanta misure da realizzare entro marzo”. La Germania insiste molto sulla regolamentazione: “Nessun mercato, nessun prodotto sia senza supervisione” ha detto la Merkel. “E’ finito il capitalismo del fai da te, visto che le banche sono state costrette a rivolgersi all’aiuto statale” così si è espresso Nicolas Sarkozy, il principale promotore dell’incontro. “Non aspettiamoci ricette miracolistiche” ha avvertito Silvio Berlusconi, che ha commentato la cena offerta da Bush, “C’era un buon clima”, ha spiegato il premier, ”Si è parlato di misure concrete” come il ‘’sostegno alle banche” o la possibilità di usare le leve fiscali per alleggerire il peso che già grava sui cittadini. Tra le “facce nuove” si è distinto il presidente brasiliano Lula: “Grazie alla crisi dobbiamo correggere cose che erano sbagliate da prima della crisi; dobbiamo rafforzare le entità multilaterali perché in un mondo globalizzato abbiamo bisogno di organizzazioni serie e rappresentative per prendere decisioni globali”.

Il documento - I leader dei 21 paesi presenti (più l’Ue, le Nazioni Unite e le autorità monetarie mondiali: Fondo Monetario, Banca Mondiale, Financial Stability Forum) hanno raggiunto un accordo su di un documento del quale già si conoscono i punti base:
- La responsabilità del sistema finanziario e della mancata regolamentazione dello stesso nella crisi
- La necessità di dare impulso alla domanda globale con un’azione coordinata e una politica fiscale e monetaria espansiva
- La necessità di una riforma delle autorità di supervisione e vigilanza
- Il compromesso della difesa del libero mercato e il rifiuto di un protezionismo eccessivo
- L’avanzamento negli accordi di Doha Round entro l’anno
Il documento finale dovrebbe essere ridotto dalle 25 pagine (”scritte fitte fitte” ha fatto notare Belusconi) previste inizialmente alle 5-8, per renderlo più comprensibile all’opinione pubblica. “Il nostro lavoro sarà guidato - si legge nella bozza del documento - dalla fiducia condivisa che i principi del libero mercato, il commercio aperto e i regimi di investimenti, così come mercati finanziari regolamentati in maniera efficace possano promuovere il dinamismo, l’innovazione e lo spirito di iniziativa che sono essenziali per la crescita dell’economia e dell’occupazione e per la lotta alla povertà”. Tra le anticipazioni filtrate, anche la volontà comune di creare entro il 31 marzo una lista delle istituzioni finanziarie che mettono a rischio l’economia globale.

Leggi anche: Partito il G20 a Washington, “Ma la soluzione è nel Sud del mondo”

  • emanuele rossi
  • Sabato 15 Novembre 2008

Lula, tutti gli obiettivi della sua prima visita ufficiale in Italia

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  • Tags: Benedetto XVI, Berlusconi, Brasile, Italia, luis-ignacio-da-silva, Lula, Santa-Sede
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Quirinale

Da domenica 9 sino a venerdì 14 novembre il presidente del Brasile Luiz Inacio Lula da Silva è in Italia per la una visita ufficiale nel nostro Paese. La prima da quando nel gennaio del 2003 l’emigrante nordestino che a otto anni vendeva arance nella “baixada santista” si è insediato al Palazzo di Planalto, il Palazo Chigi verde-oro. Dopo avere incontrato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano stamane, Lula si riunirà domani con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e giovedì con Papa Benedetto XVI.

Da presidente Lula era già stato altre volte in Italia, l’ultima nel giugno di quest’anno al vertice della FAO, ma mai aveva dato alle sue visite un carattere ufficiale. Una stranezza, sia per i tanti legami tra Brasile e Italia – solo a San Paolo sono sei milioni gli abitanti che hanno almeno un avo del Bel Paese a cominciare dal governatore “calabrese” José Serra – sia per la presenza, fortissima, nel suo entourage di oriundi, tutti in posizioni di potere assai rilevanti. Basti pensare al ministro dell’Economia, il “ligure” Guido Mantega e a quelli del Lavoro Carlos Lupi, dei Diritti Umani Paulo Vannucchi e della Presidenza Luiz Dulci.

Senza dimenticare che la moglie di Lula, Marisa, da anni viaggia in Europa con un passaporto italiano grazie alle sue origini bergamasche: il bisnonno, tal Giovanni Casa, nacque a Pontida nel 1884 e prima di provare l’avventura oltreoceano era residente a Palazzago. Tra i temi in agenda che secondo fonti dell’Itamaraty (il ministero degli Esteri brasiliano) Lula tratterà con Berlusconi ci sarà l’ampliamento del G7 ai cosiddetti BRIC, acronimo che descrive i principali Paesi emergenti tra cui Brasile, Russia, India e Cina; come affrontare la crisi economica in modo coordinato in vista del vertice del G20 di Washington il prossimo 15 novembre, le questioni UE legate agli immigrati ma, soprattutto il rafforzamento del commercio bilaterale e l’incremento degli investimenti italiani nel Programma di Accelerazione della Crescita (PAC) con cui il governo Lula progetta di costruire nei prossimi anni nuove e più efficienti infrastrutture in tutto il Brasile, dalle strade alle ferrovie e ai porti. E che il fattore business sia considerato centrale dal Brasile lo dimostra il fatto che, oltre a sei ministri, nella delegazione verde-oro sono stati inseriti anche una settantina di imprenditori brasiliani. Sull’Italia, invece, Lula ha dichiarato che può avere un “ruolo cruciale” nel “guidare e favorire il dialogo delle grandi economie del pianeta”.

Incontro con il Papa. Tra i temi in agenda per l’incontro con Benedetto XVI, invece, soprattutto la firma dell’accordo Brasile-Santa Sede relativo allo status giuridico della Chiesa Cattolica in Brasile, la cui proposta originale era stata presentata al governo brasiliano nel settembre 2006. Nell’accordo che sarà firmato giovedì sono trattate questioni quali la libertà e la non discriminazione per motivi religiosi, l’insegnamento della religione nelle scuole e lo status finanziario della Chiesa Cattolica. Lotta alla fame del mondo, flussi migratori e incentivi allo sviluppo sostenibile, secondo fonti bene informate, saranno gli altri argomenti che affronteranno Lula e il Santo Padre.

  • paolo.manzo
  • Lunedì 10 Novembre 2008

Europa, un piano comune per il G20. E Obama chiama Berlusconi

OkNotizie

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  • Tags: Berlusconi, g20, Washington
  • 2 commenti

Tour Eiffel illuminata di blu

La Tour Eiffel illuminata con i colori europei per celebrare l’inizio della presidenza francese della Ue (Afp)

Il 15 novembre, data del G20, si avvicina. E al summit tra le principali economie del pianeta (un G8 allargato ai paesi emergenti e alla Spagna, inclusa oggi), l’Europa vuole arrivare con una voce sola. Nicolas Sarkozy, presidente di turno del consiglio europeo, vuole essere quella voce. “Chiederemo subito decisioni forti, ambiziose e operative” ha detto oggi al termine del vertice dei capi di stato dei 27 a Bruxelles, “proposte concrete entro 100 giorni, non sarà una serata mondana”. Contrariamente a quanto era sembrato ieri, il neopresidente americano Barack Obama non sarà presente al vertice, anche se probabilmente concorderà con gli uomini di Bush le decisioni per il futuro, “La crisi è grave, non potevamo aspettare il suo insediamento” ha detto il presidente francese. Ma certo Obama sarà a Washington nei giorni del vertice per incontrare bilateralmente i leader mondiali e gettare le basi del secondo G20, che si terrà quando ormai sarà insediato alla Casa bianca.
L’obiettivo dell’Ue è riscrivere le regole dei mercati: nella dichiarazione conclusiva del vertice informale dei leader si parla di rafforzare le regole e la vigilanza, ”combattendo ogni forma di protezionismo”, ”trasformando il Fondo monetario internazionale nella principale istituzione responsabile della stabilità finanziaria mondiale” e realizzando un ‘’sistema di allerta globale” contro i rischi. Tra i cinque punti indicati affinché si traducano in decisioni al G20, oltre alla fine dei paradisi fiscali, c’è una riforma delle agenzie di rating, delle norme contabili, un codice di condotta per evitare che nell’industria finanziaria siano presi rischi eccessivi, senza escludere il sistema remunerativo.
Infine si chiede di “affidare all’Fmi la responsabilità prima, con l’Fsf, di raccomandare misure per ristabilire la fiducia e la stabilità. Il Fondo dovrà inoltre essere dotato delle risorse necessarie e degli strumenti appropriati per sostenere i Paesi in difficoltà ed esercitare pienamente il suo ruolo di sorveglianza macroeconomica”.  ”Partiamo con un mandato unanime per portare la posizione comune dei 27 al G20 del 15 novembre”, ha assicurato Silvio Berlusconi, giudicando buono il documento ”in cinque punti concreti” di fatto formalizzato oggi dai leader europei.  Il premier è stato chiamato questa notte dal presidente eletto Barack Obama, dopo la conferenza stampa tenuta da quest’ultimo a Chicago. “Una lunga e cordiale telefonata” così la definisce una nota di Palazzo Chigi, “in cui è stato confermato lo stretto rapporto di amicizia e collaborazione fra i due paesi anche in vista dell’imminente presidenza italiana del G8”. Il colloquio con il premier era atteso dopo che, in giornata, il nuovo “commander in chief” aveva chiamato tutti gli altri leader del G8.

  • emanuele rossi
  • Venerdì 7 Novembre 2008
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